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July 31 De legibus italioticis Maurizio Blondet 30 luglio 2008
Settimana densa di avvenimenti istruttivi. Anzitutto: Gloria al leghista-legislatore che, nel tentativo di fare qualcosa di cattivo contro gli immigrati, ha tolto l’assegno di sussistenza ad 800 mila italiani poverissimi, misere suore anziane, preti ottantenni, casalinghe vedove in quarta età. Ciò dimostra in modo inequivocabile la natura intimamente italiota - starei per dire terrona - del Nordismo padano: analfabetismo giuridico, pressapochismo e meschinità.
Andiamo per ordine.
Il processo legislativo italiota comincia dalla volontà del Legislatore. Ossia non nella sua mente, ma in qualche viscere più italiota: la bile, o l’apparato gastrico-mangiatoio. Il Mastella si proporrà: come posso dare un privilegio ai miei clientes, e negarlo agli altri? Il Visco dirà: come posso bastonare fiscalmente i tassisti e benzinai, ma non le COOP? Il Leghista: come posso nuocere agli «immigrati» in generale? L’impulso è, nella sua essenza, identico.
Il Legislatore italiota, sia nordico o meridionale, ignora anzitutto un principio elementare del diritto: che le leggi sono «erga omnes». Esercitano i loro effetti verso tutti i cittadini indistintamente - ciò che si chiama «giustizia» - e perciò ci guadagnano ad essere formulate con laconica esattezza, in pochi limpidi articoli.
Diciamo meglio. Non è che il Legislatore italiota ignori questo carattere delle leggi. E' che lui, precisamente, vuole togliere alle leggi questo carattere. La sua proliferante attività legislativa mira infatti ad uno scopo: fare leggi che favoriscano «i nostri» e danneggino «loro», gli altri. Altrimenti che gusto c’è a fare le leggi, se «noi» non ci guadagnamo? A che serve il potere, se non si possono fare leggi ingiuste?
Il guaio è che le leggi restano, ostinatamente, erga omnes. E' nella natura stessa delle leggi, possiamo dire nella natura delle cose (de rerum natura). L’Italiota però non demorde, e ancor più ostinatamente cerca di togliere alle leggi questo carattere, che è poi la giustizia. E come lo fa? Infarcendo le leggi di condizioni e clausole, nel tentativo di limitarne l’azione benefica ad alcuni (i nostri) e di renderle ferocemente dannose, nei loro effetti, solo agli «altri», o meglio ancora, a certi «altri», che sono ben chiari nella mente (o nella bile) del Legislatore.
E' per questo che le leggi italiane sono complicatissime, torbidamente oscure e intorcinate, fino ad essere in molti casi inapplicabili.
Qualcuno ha detto al Leghista-legislatore che certi immigrati, o vecchie mamme di immigrati che sono entrate in Italia per i «ricongiungimenti familiari», chiedono ed ottengono l’assegno «sociale». Allora si è proposto di toglierlo alle vecchie marocchine. Dunque ha escogitato una clausola, tipo: niente assegno a chi non ha lavorato in Italia per dieci anni. A chi non ha 10 anni di contributi. A chi non risiede qui da 10 anni. Eccetera. Non è una bella pensata?
Ma la legge, automaticamente, scatta «erga omnes», contro tutti quelli che si trovano nelle nuove condizioni così definite dal leghista: colpendo casalinghe italianissime che non hanno mai «lavorato» secondo l’INPS anche se hanno sgobbato per la famiglia e per i nipoti, e suore ormai in carrozzella che hanno dato la vita negli ospedali, gratis e senza contributi.
Non è colpa della legge, è la sua natura. E' colpa del legislatore.
Un nordico - uno svedese, intendo - queste cose le sa. Un leghista, se fosse del Nord come sostiene, dovrebbe saperlo e vegliare aspramente contro la legislazione italiota, che è tutta fatta - dall’unità in poi - «contro» gruppi particolari e a favore di altri gruppi particolari. A favore dei massoni contro i gesuiti, o dei piemontesi contro i napoletani, le leggi risorgimentali; dei padroni contro gli operai, le leggi «di destra»; a favore della «classe proletaria» ossia del PCI (la legislatura «di sinistra» di classe); a favore dei trans e dei finocchi contro gli eterosessuali («nuova sinistra»); a favore di Ceppaloni contro i contribuenti, o dei furbi contro i fessi, le leggi mastelliane. Sono solo alcuni esempi, si potrebbero moltiplicare all’infinito.
Invece, il nordico italiota, appena al potere, che fa? Cerca di superare il meridionale italiota nell’emanazione di leggi «ad personam». Non è solo Berlusconi. Insisto: tutte le leggi italiote, anche (e soprattutto) quelle di Prodi e Visco, sono sempre state ad personam, o «ad Nomismam», ad Goldman, o «ad COOP rosse».
Ci si aspettava un diverso comportamento, più nordico? Togliamocelo dalla testa. La grande tradizione del giure italiota continua. Anzi s’approfondisce, puntando ad ulteriori vette verso il basso. La legge ideale è chiara nella mente (intestinale) del Leghista giuridico: essa è limpida, e laconica.
Per esempio: «Articolo 1: il figlio di Bossi va promosso agli esami, specie se gli esaminatori sono meridionali. Articolo 2: si pubblica la foto del figlio di Bossi per identificazione, onde non venga promosso il figlio di Gheddafi che gli somiglia».
Il colonnello Gheddafi, di recente, ha minacciato di interrompere le forniture petrolifere all’Inghilterra, perchè la polizia di Londra ha arrestato uno dei suoi figli scapestrati e pieni di soldi: ecco i vertici giuridici che il leghismo parlamentare si propone di superare. Decisamente, la somiglianza di Bossi con Gheddafi non è solo fisica: essa implica tutto un livello di civiltà. Le leggi con foto segnaletica sono del resto un ideale ampiamente applicato, o almeno desiderato, a sinistra.
In quella cultura cova un antico ideale. «Articolo 1: Valpreda è innocente. Articolo 2: il commissario Calabresi è colpevole e se l’è meritata». Oppure: «Gli imprenditori che sono nostri amici hanno diritto a non pagare le tasse; tutti gli altri sono evasori fiscali reazionari punibili ai sensi di legge. Articolo 2: ecco le foto degli uni e degli altri».
Ed Alitalia? Vogliamo parlarne? Iberia si sta fondendo con British Airways. United Airlines licenzia 7 mila dipendenti e lascia a terra - perchè consumano troppo carburante rincarato - tutti i suoi Boeing 737 e 747, ossia 104 velivoli. La Ryanair lascia a terra il 10% della sua flotta, e fa pagare i bagagli a peso. Sas e Qantas, nonché Thai, licenziano e tagliano. Dall’inizio dell’anno, 25 compagnie aeree hanno chiuso.
Quella di Air France per Alitalia era, come dice la pubblicità, un’offerta da prendere al volo. L’ultima pompa di kerosene prima del deserto del Mojave. Palesemente, una cordata di coglioni vogliosi di prendersi il ferrovecchio pieno di sindacalisti, non si sta coagulando: nonostante i favori promessi a strizzatine d’occhio. Cose molto italiote.
Tipo: se il signor Benetton si prende un pezzo del catorcio, gli lasciamo aumentare i pedaggi autostradali. Anche così, niente. I soli disposti ad entrare nella cordata sono quelli che da italioti furbi, sperano di portarci la loro propria compagnia aerea decotta, onde farla salvare a spese nostre. Ma il Salame resta ottimista. Annuncia: la cordata c’è, ma ci vorranno 5 mila esuberi. Cioè 2 mila più dei tagli di Air France. Ma l’ottimismo italiota è senza confini. Ali-taliota.
Qui, il carattere italiotico si mostra nella versione «imperiosa». Il Cavaliere si crede un imprenditore. Ma da 40 anni non fa che «imperare», il che lo esime dall’imparare qualcosa. Ossia dice: voglio andare là, e subito si mobilita la filiale-elicotteri di Mediaset, i piloti sono chiamati al telefono, il carburante è messo nei serbatoi, i piani di volo e tutto in un attimo è pronto. Oppure: facciamo uno spetttacolo così, e tutta Mediaset, da Confalonieri in giù, si danna l’anima per assoldare le veline e i cantanti; decine di autori di testi stanno su la notte per dare forma alla «idea» del Capo, per renderla da scema ad almeno potabile, per trovare battute da rimpinguare l’eterno varietà mediasettista. Uno stuolo di segretarie e direttori di giornali sono lì per trasformare in realtà i suoi desideri. Poi lui, il Salame, chiamerà i risultati «le mie realizzazioni», o «ciò che io so fare nella vita». Ma non sono le sue realizzazioni; sono quelle dei suoi dipendenti, da lui stipendiati.
Il prezzo del kerosene non è alle sue dipendenze. La situazione internazionale delle compagnie aeree è una realtà meno virtuale di Mediaset: lì non basta selezionare qualche velina in più. E non c’è un Craxi che ti para il sedere con le «leggi» necessarie per «farti crescere». E' la dura realtà del mondo reale. Una realtà - quella del trasporto aereo - di cui possiamo essere certi che Berlusconi non sa nulla, ma proprio nulla. Ma ha parlato («Salverò Alitalia, via da Air France»), e centinaia di persone - banchieri e finanzieri - si danno pur da fare per esaudire il suo imperio: ma non ci riescono. E' la dura realtà, che l’imperioso Salame non conosce.
Per fortuna la sinistra italiota non si lascia scoraggiare. Infaticabile, continua a dare il suo contributo alla idiozia. Come di chiamare «fascista» un provvedimento di emergenza sugli «immigrati». Oddio, le leggi d’emergenza su tutto il territorio nazionale! Berlusconi aspira alla dittatura! E' il nuovo Pinochet! Il suo governo reprime i rom e il loro diritto di rubare! Fascismo, fascismo!
Si è capito subito che lo stato di emergenza ha un preciso scopo: requisire qualche vecchio albergo senza le lungaggini delle «leggi italiote», per alloggiarvi un tipo speciale di «immigrati». Perchè gli immigrati non sono tutti la stessa zuppa, come ritiene il profondo pensiero leghista. A volte, quelli che vengono sulle barche a «rubarci il lavoro» vengono da zone di guerra - Sudan, Somalia - e allora si chiamano «profughi». Si chiamano così secondo il diritto internazionale. E per il diritto internazionale, non devono essere alloggiati come capita, in attesa di espulsione. Anzi, bisogna dargli alcuni mezzi di sussitenza, superiori all’assegno di povertà che il nostro Stato italiota dà ai suoi vecchi italioti. Anzi, quando si chiamano profughi, non devono essere mandati al «Paese d’origine». E' vietato dal diritto. Non è quello italiota, ma bisogna obbedirgli.
L’ha capito persino un ministro leghista come Maroni. Ed ha requisito qualche albergo al Nord, solo grazie allo stato di emergenza. E si è sentito la sinistra gridargli: «Fascista! Fascista!». La sinistra di Vlad Luxuria, prossimamente a L’Isola dei Famosi, vuole dare ancora delle lezioni di civiltà. E sbaglia pure il momento e il tema.
Molto istruttivo. Ci ricorda che, alla fine, fatti tutti i conti, la sinistra riesce sempre ad essere peggio.
July 29 Il federalismo ci rovinerà Maurizio Blondet 28 luglio 2008
Ricevo questa lettera:
«Non serve a chi ha gli occhi aperti e guarda la vita di un uomo, non gli episodi e la banalità:
1. E’ stato il primo a denunciare il problema dell’immigrazione incontrollata quando si inneggiava il decreto Martelli negli anni ottanta; ora il problema è esploso, risusciremo a risolverlo a questo punto? 2. Vorrebbe difendere le tradizioni della sua regione. Perchè un siciliano o un calabrese può dire di essere fiero di essere tale e considerare di essere migliore degli altri in questa o quella cosa e un lombardo no, neanche per scherzo, è un argomento tabù. Se lo fa è un razzista? 3. Denuncia da sempre gli sprechi di Roma e del Sud (mi viene come esempio quello dei forestali calabresi o degli spazzini a Napoli) quando gli altri invece ne convivono apertamente e non se ne fanno un problema, tanto meno si impegnano a risolerli. Da 26 anni si prende le accuse di essere ignorante, volgare e razzista, ma lui va avanti; dopo 26 anno si sono accorti tutti che l’immigrazione è un problema, che gli sprechi in tempi di crisi riducono i nostri redditi a causa della elevata pressione fiscale. Ora sta chiedendo con tutte le sue forze il federalismo, una riforma che può permetterci di sopravvivere e responsabilizzare quella parte della popolazione che sopravvive solo grazie ai sussidi di quell’altra. Spero di non dover aspettare 26 anni; vedrei questa nazione affondare. Saluti Blondet,
con stima comunque, lei ha le sue opinioni. Walter» Grazie per la stima, Walter. Rispondo:
1. Adesso Bossi è al governo. Dove non basta «denunciare l’immigrazione incontrollata», ma si ha il dovere, se lo si ritiene giusto, di «controllarla». La cosa è impossibile a Bossi, che non ha alcuna capacità realizzatrice, ed è impossibile in generale, visto che gli stessi piccoli imprenditori del Nord, quelli stessi che votano Lega magari, assumono a manbassa africani, serbi e romeni, di preferenza i clandestini perchè possono farli lavorare in nero. La politica della «denuncia» utopica e in malafede, senza nè volontà nè capacità di arrivare a una soluzione, è demagogia del tipo più basso, l’appello in malafede degli umori incivili italioti. Il dito alzato non è una soluzione, serve solo per eccitare le ridicole tifoserie valligiane.
2. Non ho mai detto che Bossi è un razzista; dico che è un pirla inconcludente e un bauscia parolaio, ossia un tipico «italiota». Quanto alle tradizioni della sua regione, scusi, è anche la mia: io sono nato e cresciuto a Milano, da genitori «nordici», e ci ho lavorato sempre. La «tradizione» di Milano sta nella sua storica apertura, nell’essere stata fin dalla romanità un centro di strade e commerci con Francia, Svizzera ed Austria, e di scambi di idee; ha avuto la prima classe possidente in Italia che ha trasformato le sue tenute agricole in industrie (il baco da seta e le filande, e le risiere); già dall’ottocento ha avuto la grande industria avanzata, in collegamento permanente con le novità dei politecnici tedeschi ed elvetici.
Mi sa dire che cosa c’entra tutto questo con «la Padania», il «rito celtico», l’ampolla sacra del Po, ed altre coglionate da quattro soldi sui prati? Queste sono «tradizioni» da film di serie B, tipo Conan il Barbaro, e del tutto inventate. Per di più, Milano è gravemente peggiorata, in iniziativa e in idee e cultura, in coincidenza con il trionfo del «regionalismo» e con l’andata al potere della Lega; nei comuni di provincia ci sono buoni sindaci leghisti ma, appunto, provinciali: danno il meglio di sè nella dimensione paesana. Milano non era provinciale. Ora lo è.
La Regione prolifera come il cancro sulla società, è quasi la sola attività economica rimasta, tutte le attività private dipendono dalla Regione più o meno direttamente... Milano è diventata, in questo, come una città del Sud, dove appunto gli uffici pubblici sono i massimi datori di lavoro.
Infine: se un individuo siciliano o un calabrese sostengono di essere migliori dei lombardi o dei piemontesi, non me la prendo; ciò indica solo che sono provinciali, di vedute ristrette e non conoscono il mondo. Ora lei vuole che i lombardi diventino parimenti provinciali e ristretti... non vedo il progresso. Come milanese, mi vergogno di poter essere rappresentato, da Bossi e dai suoi yes-men di strapaese.
Ancora una volta: denunciare «Roma ladrona» è facile, il difficile porre rimedio agli sprechi. Bossi non sa nemmeno da che parte cominciare (per questo offre ai suoi fan qualche soddisfazione, tipo il dito alzato o il gesto dell’ombrello: gli costa poco, è il suo genere). Detronizzare le caste parassitarie, super-difese dai giudici come dai sindacati e dai partiti di sinistra, esige carattere (i famosi coglioni), volontà e organizzazione. E’ una lotta dura, che richiede azioni e non qualche gestaccio - ma la platea lumbard si eccita per i gestacci, sapendo che sono commedia... i fucili, i proiettili e tutto il resto. Nessuna capacità di usarli, del resto. Solo chiacchiere da osteria, fra ubriachi.
E veniamo un attimo al «federalismo»: si è sparsa la illusione, tra i leghisti, che esso consista e si riduca nel fatto che le regioni del Nord potranno tenersi la gran parte delle tasse che pagano e che vanno nel buco senza fondo del Sud, alle «Regioni» che sono sotto il dominio di mafia, camorra, n’drangheta e Sacra Corona.
Invece, tanto per cominciare, il vero federalismo richiede una profonda riforma - da fare contro gli interessi costituiti e forti dei parassiti - delle Regioni stesse. Le Regioni attuali, non so se se n’è accorto, sono in pratica aziende sanitarie, perchè alla Sanità dedicano il 90% dei loro introiti. Furono i democristo-comunisti dell’epoca a volerle così: costretti dalla Massoneria internazionale (rappresentata in Italia dal Partito repubblicano di Ugo La Malfa) a dare allo Stato un assetto regionale - la Massoneria sta distruggendo gli Stati nazionali che aveva creato, insieme al nazionalismo, per distruggere gli imperi europei - i furbi democristi hanno ingolfato le Regioni di compiti sanitari, con l’idea seguente: gli ospedali e le siringhe le terranno occupate al cento per cento, non avranno tempo di esercitare più ampie autonomie.
Le classi regionali al potere le autonomie se le sono prese, come tutte le burocrazie, «allargandosi» in compiti indebiti, «condizionando» la società a poco a poco, rendendola dipendente. Coi risultati che vediamo. Le Regioni sono un disastro e un buco nero della spesa pubblica e della corruzione, si vede da come gestiscono la sanità. Un vero federalismo dovrebbe dunque rifondarle radicalmente, farle divenire piccoli Stati (non s’è mai visto uno Stato costituto essenzialmente da un solo ministero la Sanità): e senza alcuna rete di salvataggio «pubblica» per le malversazioni e gli sprechi.
In California, stante la recessione, il governatore - il vero Conan - ha ridotto le paghe dei 200 mila dipendenti pubblici a 4 euro l’ora: le pare una cosa che si possa fare in Italia, senza una lotta durissima? Ma no, visto che non si riesce nemmeno ad abolire una provincia sola, anzi ne nascono sempre nuove. E lei crede che il Nord potrà cessare i suoi contributi fiscali al Sud ufficiale e malavitoso? Non so cosa si fumi sulle rive celtiche del Po...
Il vero federalismo dovrebbe porsi come primo compito l’otturazione di almeno alcuni dei mille buchi di questo colabrodo che è l’ordinamento statale-regional-provinciale e comunale italiota. L’abolizione delle provincie. L’accorpamento in tre macro-regioni, magari. La Sanità restituita alla nazione, come dice il suo nome falso (servizio sanitario «nazionale», e invece così diverso in Calabria e in Lombardia). E non già la privatizzazione e flessibilizzazione dei pubblici impiegati, anzi il contrario: la privatizzazione dei dirigenti pubblici, ministeriali e regionali, li ha resi dipendenti più di prima dai politici (se non glielo leccano, si sognano il rinnovo del contratto triennale...).
La vera soluzione è la garanzia del posto di lavoro pubblico, ma compensata dalla mobilità (là dove servono, non dove piace a loro) e dalla possibile riduzione degli stipendi per necessità di bilancio, specie per quelli altissimi. In California si fa; chissà perchè, invece, da noi il modello proposto è non so quale Celtia preistorica o da fiction, mai la California.
Sono solo alcune idee, buttate lì alla rinfusa. Non mi risulta che Bossi e i pensatori della Lega abbiano nemmeno accennato a queste necessarie riforme «federaliste». Nemmeno ad una. Solo l’idea: ci teniamo i soldi, «padroni a casa nostra» e via cazzeggiando. Guardi, non è che non lo sappiano. Solo che sono ben conscienti che la lotta per il federalismo sarebbe durissima, contro quelle forze che, contrariamente ai baùscia leghisti, i «fucili» e i «proiettili» li hanno eccome (camorra, n’drangteta, per non parlare di Carabinieri e Polizia); che hanno capi di poche parole e parchi di gesti inutili, e tutti gli appoggi politici che contano, e i grumi di interesse da non sfidare. Sfidarli richiede coraggio civile.
Volete capire, voi leghisti, che i sudisti sussidiati non solo la secessione l’hanno già fatta, ma che sono anche i più forti e i più criminalmente decisi a mantenere i loro poteri e i loro (nostri) soldi? Ci vuol altro che il dito alzato. Ma i Bossi e soci lo sanno benissimo.
Guardi la famosa e giusta proposta di prendere le impronte digitali ai bambini Rom: Caritas e Massoneria unite hanno gridato al razzismo, e si sono rimangiati tutto. Anzi, le impronte le devono dare tutti i cittadini onesti (meno i rom). Lo sanno benissimo, di non avere le palle, e che gli urlacci e i gestacci non sono un sostituto delle palle. Sanno che faranno un pasticcio, aggiungendo una concrezione in più ai mostri giuridico-politici che sono le Regioni, il che sboccherà in un aumento generale della spesa pubblica e della tassazione.
Infatti Tremonti sta cercando di metter da parte un tesoretto, dalle dissanguate finanze dello Stato più corrotto e inefficiente d’Europa, per accontentare Bossi: perchè, «il federalismo» dovrebbe ridurre la spesa? Quanto ci costerà alla fine?
La «cultura» della inciviltà e della rozzezza, o il culto della maleducazione, mi creda, non portano a nulla di buono. Solo ad altra inciviltà, altro disordine, altro spreco. Ne abbiamo già abbastanza, grazie. July 26 Sale la spesa al senatoAl Senato spesa senza freni, quest'anno sale di 12 milioniScritto da: Sergio Rizzo - Gian Antonio Stella alle 14:59
Quattro milioni l’anno: tanto il senato avrebbe risparmiato grazie alla riduzione dei gruppi parlamentari. Il calcolo l’aveva fatto l’Ansa, quarantottore dopo le elezioni, citando “fonti parlamentari”. Quattro milioni: sui circa 600 che ogni anno spendiamo per la Camera alta non è una gran cifra. Ma sarebbe stato sempre meglio di niente. Invece di quei quattro piccoli milioni, nel bilancio che il Senato approva oggi, non c’è nemmeno l’ombra. Anzi. Nonostante il numero dei gruppi si sia dimezzato, passando da 11 a sei, e quest’anno ce ne siano stati quindi cinque in meno per otto mesi (la nuova legislatura è iniziata il 23 aprile), spenderemo addirittura 750 mila euro in più. Il conto salirà dai 39 milioni 350 mila euro del 2007 a 40 milioni 100 mila euro: è scritto nero su bianco a pagina 65 del bilancio. L’aumento è dell’1,91%, superiore anche a quell’inflazione programmata che doveva rappresentare il limite invalicabile delle spese. Chiamiamola col suo nome: un’autentica beffa.Eppure ci avevano provato, alla fine dell’anno scorso, a contenere le spese del Senato almeno entro quel tetto. C’era voluta, è vero, la spallata di un emendamento alla Finanziaria presentato da Massimo Villone e Cesare Salvi, due senatori della sinistra rimasti senza seggio al pari dei loro colleghi di schieramento, per costringere l’amministrazione delle Camere, ma anche quella del Quirinale, ad assumere come riferimento l’inflazione programmata e non più, com’era stato fino ad allora, il prodotto interno lordo nominale, che consentiva agli organi costituzionali, in realtà, di fare i furbetti. Tagliare di oltre 5 milioni le previsioni di uscita del Senato per quest’anno, tuttavia, non era stato affatto facile. Ma alla fine il senatore del Pd Gianni Nieddu (non ricandidato dal suo partito) era riuscito a convincere la presidenza di Franco Marini a disdettare un contratto del personale che prevede scatti e automatismi tali da avere spinto le retribuzioni dei dipendenti del Senato a una media di oltre 131 mila euro lordi pro capite, e con un aumento di oltre mille euro al mese in un solo anno. Da quell’intervento dovevano arrivare risparmi per almeno 3 milioni e mezzo di euro, a coronamento di un impegno solenne assunto per iscritto dal consiglio di presidenza del Senato: quello di ridurre in modo significativo l’incidenza del costo del personale sulle spese correnti, che aveva ormai superato il 40%. E la manovra sugli stipendi sarebbe stata appena l’antipasto, seguito da un piatto ancora più sostanzioso: l’innalzamento dell’età minima pensionabile per tutti i dipendenti di Palazzo Madama a 53 anni. Sappiamo com’è andata. La fine anticipata della legislatura ha mandato in soffitta quel progetto, così chi è entrato al Senato prima del 1998 potrà continuare a ritirarsi dal lavoro anche a 50 anni, infischiandosene di scaloni e scalini. E ha mandato in soffitta anche la disdetta del contratto del personale: lo ha deciso la commissione contenziosa, uno speciale organismo interno, motivando la revoca con un vizio di forma. Il risultato è che la spesa per gli stipendi, invece di diminuire, salirà ancora: dell’1,14%. E non basta. La somma dei costi per il personale in attività e per i pensionati, che beneficiano come i dipendenti degli aumenti retributivi, ha raggiunto il 42,92% delle uscite complessive, contro il 42,74% del 2007 e il 41,52% del 2006. Numeri che hanno indotto i tre questori Romano Comincioli (Pdl), Benedetto Adragna (Pd) e Paolo Franco (Lega Nord) ad ammettere una resa senza condizioni: «Non è stato possibile conseguire l’obiettivo di inversione dell’andamento della spesa in proposito fissato dal documento sulle linee guida», hanno scritto nel bilancio. Quest’anno, poi, c’è anche la ciliegina sulla torta dei nuovi vitalizi a 57 parlamentari non rieletti e dei 7 milioni 251 mila euro per pagare gli «assegni di solidarietà» (si chiamano proprio così) ai senatori che hanno perso il posto.Risultato: le spese correnti del Senato raggiungeranno quest’anno 570,6 milioni, 12 milioni 273.500 euro in più rispetto al 2007, con un aumento del 2,20%. Alla faccia di un’inflazione programmata dell’1,7%. Si dirà che il costo della vita è salito molto di più, e comunque nel bilancio c’è l’impegno a non far salire nel 2009 le spese oltre l’1,5% programmato dal Tesoro. Ma questo cambia poco. La sostanza è che le spese continuano ad aumentare, con poche eccezioni. Il costo per i servizi di ristorazione, per esempio cresce dello 0,76% a 2,8 milioni. Quello per le pulizie e il facchinaggio aumenta invece del 6,53%, da 4,3 a 4,6 milioni. La bolletta dell’acqua, poi, non si schioda dai 300 mila euro. Mentre la spesa per «servizi informatici e riproduzione» si incrementa addirittura del 13,44%, raggiungendo 9,3 milioni. E continua anche l’espansione immobiliare. A pagina 44 del progetto di bilancio si parla di una trattativa che sarebbe stata in corso al momento in cui è stata predisposta la prima versione del documento contabile, a fine febbraio 2008, per «l’acquisizione in locazione dell’intero secondo piano di un immobile situato in piazza del Pantheon». Senza peraltro menzionare il costo dell’operazione. Soprattutto, come denuncia Antonio Paravia, che già si era astenuto sui precedenti bilanci, ci sono sempre i soliti problemi di trasparenza: «Il finanziamento dei gruppi, per esempio, non è sufficientemente dettagliato, e non si capisce bene come vengono impiegati i soldi. Il fatto è che i bilanci di Camera e Senato vengono scritti da tre questori, approvati dall’ufficio di presidenza, resi disponibili ai parlamentari quarantotto ore prima di essere portati in assemblea e ratificati dalle aule solitamente semideserte. Il che, per un bilancio come il nostro da 600 milioni, non è proprio un dettaglio». Si tranquillizzi, il senatore del Pdl. Comincioli, Adragna e Franco promettono una «rigorosa gestione delle risorse di bilancio, attenti all’obiettivo prioritario del contenimento della spesa». E se lo dicono loro... July 25 Bossi, il terrone del NordMaurizio Blondet 21 luglio 2008
Un lettore dall’Africa manda la seguente lettera: «Gentilissimo Direttore, sono, da anni, un lettore assiduo di EFFEDIEFFE, trovo i suoi articoli interessantissimi anche se non concordo, a volte, al 100%. Vivo e lavoro in Africa subsahariana da due decenni, sono medico e docente universitario. Negli ultimi tempi leggo sempre piu’ spesso su questo Bossi che minaccia di prendere i fucili, di fare le marce sui Rom ed ultimo, intollerabile atto, mostrare il dito al nostro Inno Nazionale. Mi chiedo: ma tutto questo non e’ contro la legge? Se si, perche’ nessuno denuncia questo delinquente. Dal punto di vista professionale credo sia un caso psichiatrico molto piu’ che conclamato... se vi mancano letti in psichiatria ve ne riservo uno gratis da me... con moto piacere. E’ finita in una battuta ma la tristezza mi e’ rimasta dentro...
Alberto» Benchè la sua proposta sia tentatrice - Bossi internato fra psicolabili negri, sarebbe quel che merita - mi permetto di dissentire dalla sua diagnosi, pur non priva di indizi sintomatici.
Bossi non è pazzo, è solo di una rozzezza, maleducazione e ignoranza enormi: in ciò, il perfetto modello dell’italiota o, come direbbe lui, del «terrone»; e difatti è molto votato dai «terroni del Nord», che abitano vallate alpine e subalpine, e nelle cui case non si trova un libro, anche se nel garage hanno un paio di BMW.
In questo, Bossi dà un suo decisivo contributo alla nostra comune inciviltà, quella di chi piscia sui sagrati, di chi graffita i muri e di chi passa col rosso, di chi lascia in strada i preservativi che ha usato in auto con il travestito (una specialità nordica), di chi brucia la monnezza o fa i blocchi stradali per qualche interesse marginale (e di solito indebito).
Bossi rappresenta un certo tipo di settentrionale, che fu l’oggetto delle macchiette di Tino Scotti: il «baùscia».
In italiano, sta per vanaglorioso, spacca-montagne inconcludente. Spesso il bauscia è un piccolo malavitoso marginale, per palese incapacità di successo: come il personaggio cantato da Giorgio Gaber, («Lo chiamavan drago», i compagni all’osteria) o il «palo della banda dell’Ortica» immortalato da Jannacci.
Tipico del bauscia lombardo è quello di far uscire la sua forza dalla bocca, a forza di parole, «fucili», «pallottole», «federalismo», sono tutte cose che non ci sono e non ci saranno, per incapacità realizzativa. Anche questo non è molto «settentrionale», secondo il mito del nordico laconico, pratico e fattivo. Mito che penso si riferisca agli svedesi, non ai «lumbard» che votano un simile energumeno, oltretutto inefficace.
Il consumare la forza con le parole è un sintomo di anima debole. Tutte le ascetiche, di ogni religione, consigliano infatti il silenzio.
L’ultima uscita di Bossi contro gli insegnanti meridionali è dovuta al fatto che un insegnante di nome Caracciolo ha bocciato suo figlio (quasi certamente un semi-analfabeta come lui), a dire del papà perchè la bestia da lui generata ha presentato «una tesina sul Cattaneo», anzichè su «Sciascia o Pirandello».
Insomma, anche questo molto «terrone»: i figli so’ piezz’e core. E l’interesse privato viene prima di ogni interesse pubblico.
La Lega di governo ha appena cercato di salvare le aziende locali del gas e della luce, chiaro esempio di clientelismo e chiara fonte di mazzette nei comuni leghisti, per il partito. Il che dice tutto sulla superiore onestà dei nordici.
Bossi vuole che gli insegnanti al nord siano solo nati del Nord, perchè i professori «terroni» portano via il lavoro «ai nostri»: ignaro che non ci sono abbastanza laureati al Nord, specialmente nel suo nord valligiano, capaci di coprire i ruoli. Quel nord, da generazioni, manda i figli a lavorare a 14 anni, nella fabbrichetta di famiglia; poi la fabbrichetta viene schiacciata dalla concorrenza internazionale, perchè padri e figli non parlano altra lingua che il bergamasco o il veneto, convinti che la cultura non serva, e che l’ignoranza sgobbona basti a se stessa…
Sì, anch’io voglio il governo del Nord: proporrei l’arruolamento di podestà norvegesi, presidiati da fucilieri lettoni in uniforme SS e da amministratori finlandesi. Gente di poche parole, mi dicono. Ma forse persino dei catalani andrebbero bene, come governanti di questo Paese.
Lodo Alfano: verso il ReferendumDal blog di Di Pietro:
Da ieri, con la promulgazione del Capo dello Stato della legge, il Lodo Alfano è operante nel nostro Paese. L'abbiamo detto in tutti i modi che questa legge ci rende ridicoli e allo stesso tempo non credibili. Non è possibile che quattro persone in Italia possano fare quello che a loro piace e non possono essere processate. Non so se vi è chiaro, ma il Lodo Alfano permette a quattro persone, il Capo del Governo, il Capo dello Stato, il Presidente della Camera e il Presidente del Senato, di fare quello che vogliono durante i loro mandati. Hanno una moglie che non va più bene? L'ammazzano e non li possiamo processare. Hanno una ragazzina da stuprare? La stuprano e non li possiamo processare. Vogliono spacciare qualche chilo di droga? Vanno a fare un viaggio di lavoro in Colombia per visitare il Parlamento colombiano e di ritorno si portano una valigia di cocaina che nessuno può dire niente. E' chiaro che sto estremizzando il concetto per dire che è bene che tutti siano uguali davanti alla legge, e soprattutto se nei confronti di qualcuno c'è un dubbio di reato proprio per la funzione che ha è meglio saperlo prima, non dopo. Se il mio vicino di casa stupra i bambini e io ho un bambino lo voglio sapere subito, non aspettare dieci anni. Mi potranno anche dire che quello fa un lavoro particolare, ma mio figlio poi chi glielo racconta? Stabilito questo concetto, noi riteniamo che questa legge sia incostituzionale. Il Capo dello Stato ha detto no. Rispettiamo la sua decisione, ma non la condividiamo per niente. Cento costituzionalisti hanno già firmato un documento in questo senso. Cosa c'entra la incostituzionalità con la immoralità? Non è che se si scrive nella Costituzione che si possono ammazzare tutti quelli con i capelli biondi noi li ammazziamo. E' immorale farlo. Che facciamo a questo punto che la frittata è fatta? Dobbiamo cancellarla, e l'unica arma che abbiamo è il Referendum. E come si fa? Con la legge che prevede i Referendum, la quale ha delle “finestre” particolari: le firme di presentazioni devono essere almeno 500 mila e per ogni persona che firma deve essere raccolto il suo certificato elettorale. Non è una cosa facile, non basta solo trovarci in piazza a firmare, qualcuno poi deve andare a raccogliere i certificati nei comuni. Ce ne vogliono almeno 500 mila, ma per non sbagliare bisogna raccoglierne 600, 700 mila. La legge dice che le firme devono essere raccolte in una data che va dal primo di gennaio al 30 settembre. Le dobbiamo raccogliere in questo tempo perché la legge dice cosi. Da adesso al 30 settembre ce la facciamo? Ce la facciamo se si muovono le organizzazioni strutturate, perché il problema non siete voi che dovete firmare, ma chi opera nella raccolta dei vostri certificati elettorali. Il Partito Democratico vuole fare le petizioni di 5 milioni di firme, ma con la petizione che ci fai? Te la mangi? Questo è un atto che serve perché produce un Referendum, mentre la petizione dice soltanto “quanto sei brutto e cattivo brutto lupo” e quello dice “chi se ne frega, io intanto faccio il lupo”. Vogliamo, nei prossimi giorni, prima supplicare, e poi se necessario mettere in mora tutti coloro che hanno detto fino ad ora che questa legge non andava bene, di darsi con noi da fare. Insieme ce la possiamo fare. Ce la faremo? Ve lo diremo alla prossima puntata, ma una cosa è certa: che se ci dovessero dire di no non ci arrenderemo lo stesso, perché partiremo prima e subito dalla prima settimana di agosto. Tra qualche giorno troverete su questo Blog tutte le procedure, come fare per dare la vostra firma e soprattutto per chi di voi vuole aiutarci a raccogliere le firme ed essere a nostra disposizione. E' un po complicato, ma ce la faremo. Ce la faremo perché è possibile se tutti voi ci date una mano. Leggerete a breve tutte le indicazioni per la raccolta di queste firme, la tempistica e le modalità.
A tutela dei forti e dei furbiDal blog di Di Pietro:
Riporto il video ed il testo della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sul decreto-legge per lo sviluppo economico. "Sig. Presidente del Consiglio che non c’è, Suvvia, abbia un po’ di rispetto per il Parlamento. Si presenti almeno il giorno che chiede la fiducia! Ma oramai l’abbiamo capito: a Lei non glie ne frega niente del Parlamento. Tanto sa che la maggioranza delle persone che sono qui – almeno fino a quando ci sarà questa legge elettorale – saranno sempre pronte a votare qualsiasi porcheria pur di assecondarLa e così riguadagnarsi il posto a tavola la prossima volta. Lo so, fa male sentire queste parole ma purtroppo questa è la nuda e cruda verità, specie dopo l’approvazione della legge con cui la sua maggioranza le ha regalato l’impunità. Una “impunità provvisoria”, però, se lo metta bene in mente perché il Referendum che stiamo preparando spazzerà via questa vergogna tutta italiana che ci ha costretto a subire. Oggi, sig. Presidente del Consiglio, sistemati i suoi affari personali, ci propone un altro decreto legge, anch’esso fatto in casa, alla chetichella, tutto da sé, come se a fare le leggi ci debba pensare sempre e solo Lei e non il Parlamento, come prevede la Costituzione. E ce lo propone chiamandolo pomposamente “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. Eh la miseria! – mi sono detto – sta a vedere! Andiamo subito a leggere le carte e giù subito a leggere il testo che ci ha mandato in aula. Impresa impossibile: ci siamo trovati di fronte a 600 pagine di articoli, richiami ad altri articoli, rinvii, rimandi. Insomma, un testo che non si capisce nemmeno da dove cominciare a leggerlo. Poi abbiamo capito: non c’era bisogno che lo leggessimo. Infatti nemmeno i suoi Ministri l’avevano letto, tanto che lo avevano approvato ad occhi chiusi – come loro solito – durante un Consiglio dei Ministri durato solo nove minuti. Era, insomma, tutta una finta. Ed infatti, di lì a qualche giorno, il Governo ci ha inondato di una marea di emendamenti e così via, cambiando ogni giorno le carte in tavola tanto che al Parlamento non è stata data nemmeno la possibilità di discuterlo nei tempi pur ristretti che un decreto legge prevede per la conversione. Ci avete messo di fronte al voto di fiducia. Fiducia che noi dell’Italia dei Valori – che non abbiamo scritto “Giocondo” sulla fronte - non siamo affatto disposti a darvi. E veniamo al merito della manovra economica di cui abbiamo ascoltato con attenzione la recensione fatta dal Ministro dell’economia Tremonti l’altro giorno in quest’aula. Indubbiamente, si è trattato di una interessante lezione di scuola e sono stati anche forniti spunti di riflessione interessanti sul piano culturale. Anch’io, come Tremonti, mi sto convincendo che la moderna economia liberale – se lasciata solo alla “libera globalizzazione dei mercati” rischia di trasformarsi solo in un anarchico coacervo di monopoli, oligopoli, cartelli d’impresa, intricati conflitti di interesse. Insomma è vero che c’e’ necessità di ritornare ad una maggiore responsabilizzazione della mano pubblica per evitare che a guadagnarci siano solo i colossi imprenditoriali e non l’intera collettività. Ma se questa è l’analisi politica delle mille difficoltà nazionali ed internazionali su cui la nave Italia deve navigare, le soluzioni che avete proposto sono come il cianuro per l’ammalato: invece di far soffrire ancora i cittadini italiani, li uccidete all’istante. La manovra economica che avete proposto nel suo complesso - pur con qualche pregevole distinguo, scopiazzato qua e là da proposte altrui – è irrazionale. Essa – per dirla in soldoni - toglie ai deboli per dare ai forti ed ai furbi. Sappiamo bene che alle Casse dello Stato mancano soldi e che questi bisogna assolutamente trovarli sia perché dobbiamo ripianare debiti enormi sia perché dobbiamo riprogettare il futuro del nostro Paese. La diagnosi – ripeto, anche noi dell’Italia dei Valori la conosciamo e non solo il Ministro Tremonti. E’ la terapia che proponete che non condividiamo. Voi avete preso atto che vi servivano i soldi e li avete presi dove era più facile prenderli: dai poveri cristi che non hanno voce, che non hanno mezzi per contrattaccare, che non possono ribellarsi, che addirittura, come le forze dell’ordine ed i Carabinieri devono “ubbidir tacendo”! Vi servivano soldi? Dovevate prenderli dagli evasori fiscali, dai truffatori, falsificatori di bilanci, corrotti e corruttori pubblici specie se di testimoni giudiziari. Non siamo solo noi a dirvelo. Ve lo ha detto anche il Procuratore generale della Corte dei Conti che non più tardi di un mese addietro vi ha espressamente avvertito che “…l’area dell’evasione fiscale rappresenta la principale riserva per incrementare le pubbliche risorse…?” Vi ha anche indicato come fare: incentivare il lavoro e l’attività di riscossione delle società pubbliche e degli Uffici finanziari addetti allo scopo. Invece avete addirittura depotenziato l’amministrazione finanziaria con macroscopici tagli alle risorse dei lavoratori delle Agenzie Fiscali, come vi stanno ricordando i tanti lavoratori del settore che proprio oggi sono qui fuori a protestare per l’assurdità di tale decisione. La verità e che Voi non volete combattere l’evasione fiscale ma coloro che vogliono contrastarla. Anzi Voi non volete proprio il controllo di legalità ed ogni volta che qualcuno ci prova, subito vi fate una legge per fermare gli accertamenti se non addirittura per fermare e delegittimare i controllori. A tutti gli addetti al controllo di legalità ed alla repressione degli illeciti voi riservate lo stesso trattamento: colpirne uno per educarne cento! Vi servivano soldi? Dovevate toglierli dai favoritismi di cui la casta si è ingrassata in tanti anni di malaffare e non dagli stipendi di chi non riesce ad arrivare a fine mese (ammesso che lo stipendio ce l’abbiano ancora, visto come state trattando i precari)! Vi servivano soldi? La Corte dei Conti vi ha indicato anche un altro settore su cui intervenire per fare cassa: riprendere -con trasparenza questa volta- la graduale vendita del patrimonio pubblico inutilizzato ed il più delle volte lasciato marcire in molte parti d’Italia. Vi servivano soldi? Bene! Dovevate, allora, affrontare con coraggio la liquidazione totale degli Enti inutili, che ancorché dichiarati tali da anni, la Corte dei Conti ha fatto rilevare che ve ne sono ancora 110 in piedi tra cui molti carrozzoni spreca soldi. Vi servivano soldi? Bene! Dovevate intervenire seriamente sulla spesa sanitaria e non con tagli a pioggia come avete fatto in questa manovra. Seguite le risultanze delle indagini giudiziarie che si susseguono - giorno dopo giorno, regione dopo regione - e scoprirete che quello che dovete tagliare non sono i fondi ma gli sprechi, le inefficienze, le ruberie nei rimborsi sanitari, nelle procedure di spesa e nelle consulenze. Ai magistrati che stanno scoprendo tutto questo malaffare dovreste -dovremmo tutti qua dentro- mandare bigliettini di solidarietà e non a chi in galera ci sta perchè accusato di aver commesso dei reati. Ministro Tremonti, Lei nel suo discorso ha responsabilmente riconosciuto l’importante ruolo della magistratura in questo campo. Ed allora lo dica al suo Presidente Berlusconi che anche ultimamente si è prodigato in “pizzini” inviati ai carcerati ed in denigrazioni ai magistrati che hanno scoperto le ruberie, accusandoli di insistenti teoremi. Vi servivano soldi? Bene! Ed allora - invece di propugnare gli appalti in house, quelli fatti in casa, senza gara e senza controlli, come vorrebbero quelli della Lega – dovevate spazzare via le 4.880 società pubbliche partecipate da Regioni, Province e Comuni, dove si annidano i più beceri sistemi di familismo con i suoi 255.000 addetti, 26.000 amministratori e 12.000 componenti dei collegi sindacali, nella maggior parte dei casi di nomina politica clientelare? A che servono tutte queste società se l’esternalizzazione dei servizi e delle attività verso queste strutture non ha comportato alcun ridimensionamento degli apparati pubblici, sicché ora – oltre al danno economico si aggiunge anche la beffa del raddoppio delle procedure burocratiche? Ecco: invece di combattere la casta, avete preferito prendervela con i poveri cristi. E tra le “perle” di ingiustizia sociale che avete tirato fuori dal cappello ce ne sono alcune davvero inaccettabili. Mi riferisco, ad esempio, ai tagli alla scuola, alle forze dell’ordine, al pubblico impiego ed all’Università. Ma lo sapete o non lo sapete che il 60% degli agenti di Polizia ricevono meno di 1.200 euro al mese? E come pensate di farli campare? Facendo fare pure a loro i delinquenti? E soprattutto, come pensate di dare più sicurezza ai cittadini, a cominciare da quelli del Nord, - a parole, ma solo a parole - tanto cari alla Lega? Forse, raccontando loro la favoletta dell’inno d’Italia? Alla scuola decurtate oltre 8 miliardi di euro con una riduzione di oltre 100 mila insegnanti e 43 mila lavoratori tecnici ed amministrativi (ATA). Ma non fate prima a dire che volete che solo la scuola privata vada avanti e che a scuola ci vadano solo i figli di papà? E dei precari a vita – soprattutto quelli della scuola pubblica che con questo decreto mandate a casa a decine di migliaia – che ne facciamo? Li mandiamo una volta per tutti alla rottamazione? Li cremiamo ai forni inceneritori? No, sig. Presidente del Consiglio che non c’è, Lei ancora una volta si comporta come un Giano bifronte: con la faccia davanti vuol fare credere di stare dalla parte del popolo, con quella di dietro traffica solo per farsi gli affari suoi e quelli dei suoi amici, come sta facendo, da ultimo, anche per la vicenda Alitalia. Noi avevamo trovato un compratore che salvava azienda e personale. Lei ha trovato una soluzione che prevede il fallimento dell’azienda ed il licenziamento di oltre 5.000 dipendenti. Complimenti! E Lei sarebbe un grande imprenditore? Sì, ma con i soldi degli altri, dei contribuenti italiani! l’Italia dei Valori – che ha capito bene e per tempo di che pasta Lei è fatto – per tutte queste ragioni le nega la fiducia sempre più convintamene e sempre meno pacatamente."
Morti Bianche, il libroDal blog di Grillo:
Vi consiglio di non leggere il libro: "Morti Bianche". E’ un libro pericoloso. Le testimonianze dei famigliari delle vittime sul lavoro, assassinati sul lavoro, sono così sconvolgenti che dopo non sarete più gli stessi. Dopo, se il vostro padre, figlio, fratello. Se la vostra madre, figlia, sorella si recheranno al lavoro conterete le ore che vi separano dal loro ritorno. Forse, vi verrà spontaneo chiedergli di accompagnarli, per proteggerli. Quando una persona muore, la parola più usata è fatalità. Quando una persona muore, l’aggettivo più usato è tragico. Tragica fatalità. 1300 tragiche fatalità ogni anno, cinquantamila invalidi ogni anno. Migliaia di famiglie sul lastrico, vedove con figli piccoli da educare, sfamare, amare trattate come delle questuanti. Liquidate con qualche migliaio di euro. Non siamo nel Medio Evo, siamo nel Nuovo Evo Italiano. In un punto del tempo e dello spazio dove se un rumeno stupra una donna il Paese si indigna, ma se muoiono cinque operai al massimo, e comunque per poche ore, il Paese si rattrista. Una lacrima scende dal Palco delle Autorità. Il nostro Evo Moderno non nasce dal nulla, ha un’origine chiara, solare: il lucro. La morte di un uomo è un rischio di impresa. Quanto costa mettere in sicurezza un impianto, la formazione per i propri dipendenti, le attrezzature per la loro incolumità? Molto di più, enormemente di più, dell’eventuale risarcimento per la morte di una persona. Le aziende lo sanno, lo mettono in conto. Può succedere. In quel caso, sfortunato, si paga il minimo necessario. Gli studi legali della società contro l’avvocato della vedova o della madre. Dovrebbe essere lo Stato a tutelare legalmente le famiglie dei caduti. Se la morte di un dipendente costasse alle aziende più degli investimenti in sicurezza, non morirebbe quasi nessuno. E’ l’economia della morte. Se vale poco, si può rischiare. E’ il prezzo della vita, che vale meno della produzione. Il trionfo dell’autoregolazione del mercato. La mancanza di regole. La classifica del sangue. Un militare ferito in Afghanistan merita la prima pagina del giornale. Tre morti sul lavoro un riquadro in quindicesima pagina. La legge Maroni (fatta quando lui era ministro del Lavoro),detta 30, detta Biagi ha una grande responsabilità nelle morti bianche. Un precario è un candidato naturale a morire sul lavoro. I motivi sono due. Il primo è che non può lamentarsi per le condizioni in cui si trova, sarebbe subito licenziato. Un sopravvissuto al rogo della Thyssen Krupp ha dichiarato che gli estintori erano vuoti, i turni massacranti, ma non si poteva dire se si voleva conservare il proprio lavoro. Chi ha una famiglia pensa ai figli, china la testa e spera che non tocchi a lui. Il secondo motivo è che un precario non ha tempo per essere istruito, formato. E’ assunto per pochi mesi o anche per qualche settimana. Non è economico investire su qualcuno che è di passaggio.Molte morti bianche avvengono nei primi giorni di lavoro, tra i precari, tra gli extracomunitari assunti in sub-sub-appalto al cui vertice della catena ci sono le amministrazioni pubbliche. “Morti Bianche” è il seguito di “Schiavi Moderni”, un libro che descriveva lo sfruttamento totale delle persone, ma le lasciava in vita. “Schiavi Moderni” era, a suo modo, un libro ottimista. La sera, con pochi euro, senza pensione, senza un’idea del futuro, si tornava comunque a casa con le proprie gambe. Forse anche “Morti Bianche” è un libro ottimista. Il proprietario della Umbria Olii, dove sono morte quattro persone sul lavoro in un’esplosione, ha citato le loro famiglie per 35 milioni di euro per i danni causati allo stabilimento. E’ la nuova via del capitalismo italiano, assistito dallo Stato e supportato dai sindacati. I dipendenti li sfrutti, li uccidi e chiedi il risarcimento. Del lavoratore, come del maiale, non si butta via niente. Lezione di legalita' dall'AlbaniaTesto dell'intervento di Marco Travaglio. Allora, io e tre colleghi, Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Lillo, abbiamo preparato questo libretto che esce oggi che si chiama "Bavaglio" e che presentiamo questa sera. Ve lo dico perché i giornali, purtroppo, hanno nascosto la nostra presentazione, quindi fa parte del nostro stile di passare parola: se qualcuno vuole sentir parlare di queste cose, stasera lo presentiamo a Milano alla Camera del Lavoro in Corso di Porta Vittoria 43 davanti al Tribunale. Perché ve lo cito? Perché vi voglio dare una piccola anticipazione.
July 19 Brunetta e l'assenteismo dei parlamentariDal blog di Grillo:
I dipendenti pubblici hanno una cattiva fama. Su di loro si dice di tutto. Assenteisti, con il doppio lavoro, raccomandati dai politici, scortesi con i cittadini. Il ministro della Funzione Pubblica Brunetta ha deciso di dare un giro di vite all’assenteismo. La visita del medico fiscale sarà sempre obbligatoria anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno. Nessuno potrà più sgarrare. Brunetta chiarisce che il medico potrà piombare a casa del dipendente pubblico a qualsiasi ora “al fine di agevolare i controlli”. Ad ogni malattia si applica la decurtazione di “ogni indennità o emolumento, aventi carattere fisso e continuativo e trattamento economico accessorio” quantificabili nel 25-30% della retribuzione.
Brunetta mi piace, è uno tosto, che sa farsi rispettare, come Napoleone di cui ha la stessa statura. Le sue direttive, ne sono sicuro, colpiranno come la folgore anche i dipendenti pubblici per eccellenza, i parlamentari. Da una elaborazione de Il Sole 24 Ore, con riferimento ai dati Camera e Senato a fine 2007, si può scoprire chi sono gli assenti alle votazioni parlamentari. Brunetta mandi subito un medico fiscale ad Arcore. Silvio Berlusconi è infatti il primo assoluto con il 98,5% di assenze alla Camera. Se non è primo non è mai contento. L’attuale portavoce del PDL, Capezzone, ha totalizzato il 67,6%. Nei primi 10 c’è Sandro Bondi, in settima posizione, con l’87,5% e in quinta l’ex piduista Cicchitto con l’89,9%. Tutti pidilellini in fuga dal lavoro. Brunetta li faccia pedinare, vorremmo tutti sapere dove vanno, cosa fanno, se incontrano Veltroni. Al Senato per il PDL le cose non migliorano. La posizione numero uno è di Marcello Dell’Utri, 41,1% di assenze. Secondo assoluto il doppiolavorista Ghedini con il 38,7%. Un avvocato pagato dai cittadini con lo stipendio da parlamentare per difendere Berlusconi in tutti i tribunali d’Italia. Il re del doppiolavoro, un mito. Una soffiata per Brunetta: mandi subito un medico al tribunale di Milano, coglierà il Ghedini sul fatto mentre difende lo psiconano al processo Mills. Se i dipendenti pubblici avessero le percentuali da desaparecidos dei parlamentari potremmo chiudere i ministeri e nessuno se ne accorgerebbe. Ma il Parlamento esiste veramente? Se un parlamentare non va a lavorare per un solo giorno Brunetta mandi il medico fiscale. Nel caso sia un condannato, un prescritto, un inquisito (quindi spesso) faccia accompagnare il medico dai Carabinieri (per proteggerlo). Il Salame ha regalato più poteri ai magistrati Maurizio Blondet 14 luglio 2008
Mi dev’essere sfuggito qualcosa. Sicuramente qualche grande commentatore di qualche grande giornale l’avrà fatto notare. Ma se non è così, provo a dirlo io: il risultato di tutta l’ammuina del Salame per non farsi processare, di tutti i suoi attacchi alla magistratura, è stato quello di dar più potere alla magistratura. Provo a ricostruire: il governo introduce «l’emendamento blocca-processi», ossia un articoletto che blocca per un anno i processi in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002: una data a caso, che guarda caso sospende proprio il processo Mills-Salame. Subito battezzato dai giornali amici della Casta «emendamento salva-premier» (il che è vero), viene aggredito dal Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), con motivazioni tecniche («viola il principio della ragionevole durata dei processi, perchè tutto il carico dei processi sospesi si riverserebbe a sommarsi su quelli nel frattempo pervenuti».
Ma fra quelle addotte, spicca la seguente motivazione giuridica: «Pregiudica la obbligatorietà dell’azione penale». Già, perchè i giudici, nel nostro diritto, sono «obbligati» a incriminare, non possono scegliere i loro imputati preferiti, quelli che è più piacevole e gratificante perseguire. Le pratiche, le devono aprire nell’ordine in cui arrivano sulla loro scrivania; automaticamente, obbligatoriamente. Lo sappiamo che fanno così, lo sappiamo.
Se sbattono in galera un Tortora o intercettano il Salame, è perchè ci sono obbligati per legge. Ci tengono moltissimo ad assoggettarsi alla obbligatorietà. Sono contro la «discrezionalità dell’azione penale», ossia quel che fanno i procuratori USA, che «scelgono» quali reati perseguire a preferenza di altri. Il fatto è che i procuratori USA non sono magistrati di carriera; sono eletti a quella carica dal pubblico, e fanno una campagna elettorale per annunciare prima al pubblico quali reati perseguiranno di più. Un aspirante proclama: perseguirò i rom. Il suo concorrente: perseguirò gli evasori. E il pubblico sceglie fra i due quello che promette di perseguire ciò che provoca, in quel momento, più allarme sociale.
Ma quella dei procuratori americani è una carica politica, non una carriera; una tappa di una vita politica che porta a diventare, se si ha fortuna e il favore del popolo, governatore. I procuratori italian invece sono di carriera, ossia inamovibili, insindacabili, al riparo dal giudizio popolare.
Possono diventare quando vogliono giudici giudicanti, sono la stessa categoria. Per questo è giusto che non scelgano - non compiano l’atto politico di scegliere quale reato colpire prima. E che perseguano «tutti» i reati, obbligatoriamente, nell’ordine di data in cui vengono denunciati. Almeno in teoria.
Insomma: la discrezionalità nell’azione penale è tutt’uno con la elettività dell’accusatore pubblico, le due cose non possono essere separate. Anzi, i due sistemi giuridici - l’italiota e l’anglosassone - non possono essere mescolati e ibridati. Non può nè deve essere concesso a un procuratore italiano, che non è eletto, di scegliere lui. Deve restargli vietato, almeno sulla carta. Fino a quando non si cambierà l’ordinamento, e il procuratore sarà elettivo anche da noi; ossia non più magistrato, ossia sarà in atto la separazione delle carriere fra giudicanti e accusatori.
Invece, che cosa è successo? Il Salame, che è un pusillanime, su pressioni aperte ed occulte anche da altissimi colli, fa modificare l’originaria versione del blocca-processi. Lo stop di un anno di tutti i processo ante 2002 non è più automatico e imperativo; adesso, è affidato al buon cuore dei magistrati. Decidano loro quali rinviare. Il Colle farà la delicata «suasion» necessaria, per indurli a ritardare un po’ il processo al Salame. Così, il Salame si salva. Perdendo, come al solito, la battaglia giusta e degna, per vincere quella personale. Eletto per ridurre lo strapotere giudiziario, gliene ha aumentato la dose.
Infatti, la ANM non sta nella pelle dalla contentezza: «Un netto miglioramento», si rallegra quasi incredulo il presidente ANM Luca Palamara, perchè «la sospensione dei processi non è obbligatoria ma facoltativa, e prevede una responsabilizzazione dei capi degli uffici giudiziari». Conferma Giulia Bongiorno, fatta eleggere dal Salame ed oggi presidente della Commissione Giustizia: «Il controllo dei rinvii e la decisione su di essi è a discrezione della magistratura, come chiesto da più parti». Andrà bene per Berlusconi, ma non va bene per il cittadino.
Oggi, questo ha sul collo una magistratura che può scegliere «facoltativamente» se perseguirlo oppure lasciar dormire la sua pratica sotto la polvere, a giudizio dei «capi degli uffici» che sono «responsabilizzati». E se non gli piace la discrezionalità che «il capo» della procura sta usando, non può farci niente: perchè il procuratore non è stato eletto, e quindi non può essere bocciato nelle urne, cambiato, mandato via.
La cittadinanza avrà sempre addosso la discrezionalità del magistrato, finchè questo non andrà in pensione con lo stipendio massimo, di presidente di Cassazione. E il suo successore, sarà comunque inamovibile, irresponsabile davanti al pubblico, e starà al suo posto per trenta-quarant’anni.
Insomma il Salame ci ha messo nelle mani di accusatori che sono insieme insindacabili, irresponsabili - come prima - ma in più possono gestire discrezionalmente il loro potere non elettivo.
Almeno su centomila processi arretrati, che rientrano nell’indulto del 2006. Ma nulla esclude che la discrezionalità si allarghi: una volta socchiusa la porta, sarà spalancata, il corpo giuridiario è bravissimo ad allargare le proprie prerogative. Ma la colpa è del Salame. Ha unito il peggio dei due sistemi, quello italiano e quello americano. O ha dato ai magistrati il meglio dei due sistemi (meglio per loro), liberandoli dei freni al loro potere previsti nell’uno e nell’altro.
All’ANM piace molto, questo: inamovibilità della carriera, e insieme non-obbligatorietà dell’azione penale. Quella a cui teneva, in apparenza, così gelosamente. Invece si rallegra della trovata «discrezionalità», un bel regalo.
Forse un giorno anche il Salame si accorgerà che la cosa si ritorce, alla fine, contro di lui. Speriamo almeno questo.
Magari qualche «grande firma» l’ha fatto notare prima di me. Però, salvo errori, non mi sembra. Ed ecco, una nuova baldanza ha colto i procuratori non-eletti.
Hanno arrestato Ottaviano del Turco, l’ex sindacalista ora presidente dell’Abruzzo (bisognava pur dargli uno stipendione), per malversazioni della Sanità: si parla di sei milioni di euro di tangenti. Magari è vero, magari no. Se risulterà non vero, ai procuratori che hanno incastrato Del Turco non succederà niente, perchè sono di carriera e inamovibili.
Potranno sempre dire: «obbligatorietà dell’azione penale», anche se a Napoli, i loro colleghi procuratori hanno esercitato la discrezionale «facoltà» di non perseguire la Camorra Regionale. Possono giocare su due scacchiere, più di prima: fare politica restando magistrati, a forza di arresti. Il ministro Brunetta esprime «dolore per un amico». Di Pietro annuncia: «E’ una nuova Tangentopoli». Forse sì, e i mezzi li ha forniti il Salume.
Allegria, la nuova giustizia avanza. Con benefici quasi miracolosi.
Per esempio, prendiamo Marina Petrella, la brigatista colpevole dell’omicidio di un commissario di polizia nel 1983. Riparata in Francia da allora, libera come un passero. Finalmente, Sarkozy la rimanda in Italia: concede l’estradizione, ma a patto che la Petrella sia graziata. Una bella estensione della «discrezionalità», non c’è che dire: persino un capo di Stato estero ci può dire quando e come essere discrezionali, facoltativi e benevoli. Tanto più, come scrive oggi Le Monde e come attesta il medico curante della brigatista, la Petrella, 52 anni, è malatissima. Anzi «in pericolo di morte, e le cure che le devono essere somministrate sono incompatibili con il suo mantenimento in detenzione».
Presto, presto in Italia la Petrella. L’aria di casa, e la grazia immancabile, farà il miracolo: la morente uscirà del letto della sua agonia, di colpo sana come un grillo, e si metterà a collaborare con «Liberazione», e forse anche con «Repubblica» o «Il Foglio».
E’ un miracolo cui abbiamo assistito tante volte: dalla Baraldini al Sofri, è tutta una galleria di moribondi agli ultimi respiri che hanno ritrovato la salute insieme alla libertà e la discrezionale giustizia italiota, ed imperversano tra noi come «giornalisti», opinionisti o almeno operatori sociali, nonchè invitati fissi di talk-show, dove possono ripetere che non sono pentiti di quel che hanno fatto, che non hanno niente di cui pentirsi, eccetera, eccetera.
Peccato che il miracolo non si possa ripetere nè col commissario Calabresi nè con il commissario Vinci, quello al cui omicidio la Petrella partecipò. Lì, la discrezionalità dell’azione penale non ha effetto: restano sottoterra.
La Sanità è da togliere alle Regioni Maurizio Blondet 15 luglio 2008
Ottaviano Del Turco è cotto e cucinato a puntino. Con prove schiaccianti. Pre-costituite accuratamente da quello stesso che gli versava le mazzette. Questo personaggio,Vincenzo Angelini, proprietario di cliniche private (nate apposta per lucrare sulla Sanità), un giorno del 2007, esegue le seguenti operazioni:
• chiede al Banco di Roma, di cui è cliente, di ritirare 200 mila euro in contanti;
• conserva l’estratto conto del prelievo; • con una fotocamera digitale (vantaggi delle nuove tecnologie) fotografa i numeri di serie delle banconote; • fotografa persino le fascette che legavano le mazzette di soldi; • parte in auto per la casa di Del Turco con il sacchetto da shopping pieno di banconote. • dice al suo autista che dovrà ricordare questo viaggio, anzi; • si fa fotografare dall’autista mentre entra in casa Del Turco e poi mentre ne esce, sempre con il sacchetto, stavolta vuoto delle mazzette e riempito con quattro mele; • infine, Angelini si autodenuncia. Lo fa perchè nemmeno le convenzioni di favore che le sue cliniche hanno con la Regione, e le prestazioni gonfiate che addebita, sono riusciti a salvarlo; soprattutto perchè la Regione Abruzzo, i suoi debiti verso di lui, li lascia accumulare e non li onora. Ormai perduto, il faccendiere trascina con sè i Del Turco e i suoi complici. Ai quali ha pagato fra i 6 e i 15 milioni di euro, sempre in contanti a botte di centinaia di migliaia di euro, contando di ricavarne benefici per 80-150 milioni. Per confronto: la Regione Abruzzo, per la sanità, ha un disavanzo di 328 milioni.
Il tutto è estremamente istruttivo. Anzitutto, provate voi a chiedere alla vostra banca di prelevare non 200 mila, ma 20 mila euro in contanti. Sono soldi vostri, ma la banca cerca in tutti i modi di non scucirli. Al minimo, vi fa aspettare una settimana («Non abbiamo quella cifra in cassa»), e naturalmente avverte la Guardia di Finanza.
Voi, comune cittadino, piccolo artigiano, dovete tenere due conti distinti - quello privato e quello aziendale; dovete pagare sempre con assegni, e che siano «non trasferibili», ed adempiere a tutte le altre cervellotiche punitive norme «anti-evasione» escogitate da Visco per farvi la radiografia fiscale. Non potete pagare o ricevere in contanti nemmeno cento euro; se siete salumiere, dovete battere lo scontrino anche per il panino al salame che date al vostro nipotino. Bene, giusto: «Lotta agli evasori!», come strillano i media di sinistra.
Invece, per le tangenti ai politici, tutto cambia. Nessun obbligo contabile, nessuna girata obbligatoria, nessun cervellotico «adempimento» anti-evasione, anti-riciclaggio e anti-nero. La banca vi scuce 200 mila euro in banconote da grosso taglio senza fiatare, abituata alla cosa (è chiaro che sono mazzette, anche perchè i prelievi sono periodici e costanti). Non avvisa le Fiamme Gialle (chissà come farà). Il corrotto non vi dà nessuna ricevuta, ma vi passa convenzioni e contratti gonfiati a spese dei contribuenti.
E niente tasse, niente dichiarazioni, niente spese inutili: d’incanto, tutta la burocrazia e l’esazione che ci schiaccia ed ostacola, si è volatilizzata. Tutto avviene con un’efficienza e una facilità da paese-modello. In nero. Nero assoluto. E tutti prendono, di destra o di sinistra - senza differenze e in piena concordia.
Se Del Turco è di «sinistra», fra gli arrestati c’è l’ex direttore dell’ASL di Chieti, tale Luigi Conga, nominato dal centro-destra. A lui Angelini dice di aver versato in varie riprese 6 milioni di euro, 12 miliardi in vecchie lire, sempre i contanti e nel rapido giro di 18 mesi. Difatti, gli agenti hanno trovato sulla Porsche Cayenne di Conga una valigia con ancora 110 mila euro in contanti. E anche questo è istruttivo.
Perchè risolve un mistero che mi assillava da tempo: chi compra tante Porsche Cayenne, che vedo circolare anche qui a Viterbo, anzi a Viterbo più che a Milano? Sono assurdi gipponi da 490 cavalli, 100 mila euro di costo medio, 5 chilometri con un litro. Chi c’è a bordo? Un notaio? Un famoso chirurgo plastico? Un imprenditore di successo?
Ora lo sappiamo: c’è un pubblico funzionario della ASL. Con valigetta porta-liquidi sul sedile posteriore.
Istruttiva anche l’insaziabilità dei corrotti, le cifre enormi che pretendevano, astronomiche rispetto alle finanze modeste e indebitatissime di una regione piccola come l’Abruzzo. Qui non si tratta più di «tangenti», di scremature rispetto all’attività principale (che sarebbe, a ben ricordare, dare cure e servizi sanitari alla gente); qui l’attività principale della Sanità consiste proprio nelle mazzette, e per i letti d’ospedale e gli ambulatori, solo le briciole.
Anzi, nemmeno le briciole: il disavanzo si lascia crescere, nemmeno i privati corrotti vengono pagati per i servizi che bene o male (male) forniscono, tanto poi lo pagherà lo Stato centrale, ossia i soliti contribuenti. Che se ne fanno di tanti soldi, 30 miliardi in nero, miracolosamente sottratti alle occhiute regole anti-evasione di Visco?
Del Turco me lo ricordo accanto a Craxi; ma passava per la faccia pulita del PSI, tanto che fu miracolato da Tangentopoli e potè dirigere il partito dei ladri, finchè non fu liquidato dagli elettori.
Ora, si dice che Del Turco raccoglieva tutto quel denaro per «un progetto politico». Un progetto politico, finalmente! Ciò di cui l’Italia manca! Ecco uno scopo degno di tanto costo!
Anche Giulio Cesare intascò molte tangenti, ma lo faceva per uno scopo politico grandioso: doveva togliere il potere all’oligarchia senatoria che s’era accaparrata le ricchezze di Roma e aveva falsato la democrazia, e fondare l’impero popolare. Ma qual era lo scopo politico di Del Turco? Doveva essere altrettanto grandioso, visti i soldi che gli servivano.
Invece leggiamo la deposizione di Angelini: «Del Turco aveva bisogno di tanti soldi per mettere in difficoltà Boselli e portare con sè 8 senatori dello SDI nel PD».
Ecco: era la lotta del potere per un partito microscopico, e praticamente estinto. Per comprare otto senatori dello SDI di Boselli e portarli a Veltroni come cacciagione. Fra l’altro, otto senatori otto, lo SDI non ne ha mai avuti. Ne mai ne avrà.
Ci vorrebbe una punizione speciale per politici che hanno scopi politici così piccini e meschini: di fatto, riducibili a ripicche e invidie fra un «segretario» di un partitino molecolare e inutile e un assessore di una regionella rurale.
Da questa faccenda, non possiamo trarre che una conclusione: che i senatori sono in vendita. Poveretti, non ce la fanno con i 300 mila euro che gli pagano milioni di contribuenti che, loro, guadagnano 15 mila euro annui. Perciò sono pronti a passare all’altro campo: gli servono un paio di milioni di euro, la vita è rincarata anche per loro. Non chiedono nemmeno qual è il progetto. Gli basta vedere i contanti nella valigetta. Con le fascette della banca.
La devastazione della sanità, i posti letto mancanti e carissimi, i pazienti morti ammazzati, gli assunti fancazzisti ma tesserati, la mancata assistenza a milioni di anziani poveri, sono il prezzo che ci fanno pagare. Senza il minimo di scrupolo. Altro che «teorema», come ha detto Berlusconi.
Siamo dunque alla «nuova tangentopoli»? Ha ragione Di Pietro? Temo proprio di no. E’ certo che queste cose avvengono non solo in Abruzzo. Che in ogni Regione, la Sanità è la più grossa e regolare fonte di mazzette, di passaggi di pacchi di contanti a 200 mila a botta, per acquistare un posto di primario, per ottenere una «convenzione» per una clinica privata fatta nascere apposta per succhiare. Questo è sicuro.
Se questo avviene in Abruzzo, pensate a cosa avviene in Campania, dove tutti i pubblici funzionari hanno la faccia inconfondibile del pregiudicato camorrista; o in Lazio; o in Emilia, dove dominano le COOP ammanicate alla Regione, o in Lombardia, dove si accaparra tutto la Compagnia delle Opere, da ben 15 anni.
Il fatto è che solo in Abruzzo c’è stato un imprenditore che si è autodenunciato. E che per di più, sapendo come vanno le cose in Italia, si è precostituito le prove a carico dei corrotti, fotografando il denaro, tenendo i documenti contabili del prelievo, facendosi riprendere mentre andava a pagare Del Turco. Ha fatto tutto lui, Angelini, e poi è andato a mettere sul piatto del Gip la sua preda, già cucinata, col rosmarino nel didietro e la mela in bocca.
Tutte le azioni d’inchiesta fatte poi dagli inquirenti sono stati solo «riscontri» dei fatti denunciati. Persino le intercettazioni telefoniche a tappeto sono servite a poco o nulla, e infatti non servono a incastrare i corrotti, ma gli scemi che parlano al telefono delle loro performances sessuali. I magistrati hanno avuto la pappa fatta.
Ora, è chiaro che uno del giro, e che dal giro guadagna, che si auto-denunci, è un caso più che raro: è unico. Ci vorrebbe un Angelini per ogni Regione. Ma ovviamente non c’è. E in ogni regione, le intercettazioni a tappeto - senza un Angelini - non portano mai a nulla di fatto. Nè le indagini ordinate dai procuratori; quanto alle irruzioni delle Fiamme Gialle servono solo a punire artigianelli, benzinai, panettieri.
Non facciamo del moralismo. Una corruzione così totale, non dipende nemmeno più dalla disonestà dei singoli. E’ il sistema stesso che è stato congegnato per il furto totale del denaro pubblico. La Sanità costituisce il 90% del bilancio delle regioni, e offre infinite occasioni discrezionali di gestione. Inoltre, è gestita da consigli d’amministrazione dove loschi affaristi con cliniche si mescolano e inciuciano con deputati trombati, amici degli amici da sistemare.
Ai più giovani, bisogna ricordare che non è sempre stato così. C’è stato un tempo in cui grandi enti pubblici previdenziali - dall’INPS all’INAIL alle mutue sanitarie, per non parlare dell’IRI - erano enti «tecnici», gestiti da competenti del settore. Ci sono voluti decenni per trasformare questi istituti onesti e neutrali in cosche.
La politica non aveva la gestione di questi enti; dava solo le direttive generali. Poi, ha voluto gestirli, ha cambiato le regole, ha inserito sempre più amici suoi nei vertici, nei gradi intermedi, nelle ASL, dappertutto: sindacalisti, ex deputati, parenti e ballerine. I mascalzoni hanno stravolto tutto a loro vantaggio.
Persino i rimedi escogitati, le cosiddette «iniezioni di privato» nel pubblico servizio, sono serviti solo ad aumentare il potere indebito, a scavalcare le norme sui concorsi pubblici e sulle pubbliche aste, a rendere possibili conflitti d’interesse a beneficio della Casta.
Il rimedio è chiaro.
Una riforma che renda il servizio sanitario «nazionale», invece che regionale, per diminuire i centri di malversazione; insomma, ristatalizzarlo, e affidarlo a tecnocrazie competenti, come era una volta, il cui posto e stipendio non dipenda dai politici. Creare paratie stagne fra «la politica» e l’amministrazione che serve alla salute dei cittadini. Istituire ferme incompatibilità fra le cariche «politiche» e quelle gestionali.
Tutto ciò esisteva. La democrazia ereditò dal fascismo queso tipo di amministrazione, dove la ruberia era inattuabile, almeno in queste proporzioni. E per qualche anno - non molti - è durato. Ma è tornare a quella onestà che è utopico.
La riforma necessaria, la devono fare i «politici», ossia i beneficiari del malcostume. Il sistema dovrebbe riformare se stesso. Non s’è mai visto nella storia.
July 16 La faccia di dietro di BerlusconiDal blog di Di Pietro:
Di seguito la mia dichiarazione di voto al pacchetto sicurezza. "Sig. Presidente del Consiglio, anche oggi Lei non c’è! Peggio ancora ha fatto e sta facendo con l’Amministrazione della Giustizia. Alitalia "è sull'orlo del fallimento": Ora lo scoprono anche i ministriEcco un'altra prodezza dei ministri di questo governo:
Scritto da: Sergio Rizzo alle 19:42
Per salvare l'Alitalia, come ha raccontato Dario Di Vico sul Corriere del 6 luglio, si sta studiando un piano che prevede la fusione con Air One, iniezioni di capitali per 7-800 milioni di euro e 5-6 mila esuberi. Con aria comprensibilmente grave, il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola ha avvertito pubblicamente mercoledì 2 luglio gli italiani che “il piano industriale di Alitalia richiederà sacrifici al Paese nel suo complesso”. Perché “Alitalia non è un'azienda sana, non va bene ed è sull'orlo del fallimento”. Avete capito bene. Proprio così ha detto: “E’ sull’orlo del fallimento”. Ma questa non è certamente una novità. Sull’orlo del fallimento “tecnico” l’Alitalia c’era già nel 2001, quando Scajola aveva nel secondo governo di Silvio Berlusconi responsabilità forse ancora più rilevanti di quelle che ha oggi: prima ministro dell'Interno, poi ministro per l'Attuazione del programma, quindi ministro per le Attività Produttive. E si verificarono alcune coincidenze che vale la pena di ricordare. Scajola era ministro dell’Interno da pochi mesi quando la boccheggiante Alitalia affidò ai propri esperti il compito di studiare l’istituzione di un volo giornaliero dall’aeroporto di Albenga (33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale) a quello di Roma Fiumicino. La notizia fu diffusa dall’agenzia Ansa il 4 dicembre del 2001 con una nota nella quale si precisava: “Secondo il sindaco di Villanova d’Albenga e presidente dell’Ava, la società di gestione dell’aeroporto, Pietro Balestra (di Forza Italia come Scajola, ndr), la linea potrebbe entrare in funzione la prossima primavera anche grazie all’interessamento del ministro Claudio Scajola”. Cosa che puntualmente accadde. Il 17 maggio 2002, come informò diligentemente ancora l’Ansa, il nuovo collegamento fu “presentato ufficialmente dall’amministratore delegato dell’Alitalia Francesco Mengozzi e dal ministro dell’Interno Claudio Scajola”. Ma con la stessa solerzia con cui era stato istituito, il collegamento diretto Albenga-Fiumicino venne soppresso dall’Alitalia poco dopo le dimissioni di Scajola dal Viminale: Dimissioni, come ricorderete, conseguenti alle sue dichiarazioni su Marco Biagi, il giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse da lui definito incautamente “rompicoglioni”. Forse si trattò di una semplice coincidenza. Ma qualcuno lo mise pubblicamente in dubbio: l’ex deputato di Rifondazione comuinista Gigi Malabarba, il quale presentò una interrogazione parlamentare sostenendo pure che il massimo storico di passeggeri registrati su quel volo era stato di 18 unità. “Era un volo ad personam per il ministro Scajola”, sottolineò. Poco dopo il rientro di Scajola al governo, questa volta come ministro per l’attuazione del Programma (28 agosto 2003), ricomparve anche il volo. Altra coincidenza. Agenzia Ansa del 13 febbraio 2004: “Dal prossimo 29 marzo sarà istituito un collegamento giornaliero dall’aeroporto Clemente Panero di Villanova d’Albenga con Roma Fiumicino. A comunicarlo ai vertici dell’Ava, la società che gestisce l’aeroporto, è stato il ministro per l’attuazione del programma Claudio Scajola”. La differenza è che non si volava più con Alitalia (almeno quello), ma con Air One. In regime di continuità territoriale, che significa con i contributi dello Stato: un milione di euro che il governo Berlusconi aveva messo a disposizione dei collegamenti aerei fra le aree più “decentrate”. “Mi ha telefonato Scajola qualche minuto fa per dirmi che i soldi sono stati stanziati”, disse Balestra comunicando a tutti la buona novella. Ma evidentemente nemmeno con i contributi pubblici poteva funzionare. Così si è andati avanti ancora un po’, e anche il volo Air One è stato soppresso nel 2007, quando Scajola non era più al Governo. Domanda: non sarebbe stato meglio che i ministri si fossero impegnati un po' di più a cercare di risolvere seriamente il problema dell'Alitalia e del trasporto aereo anziché perdere tempo a inaugurare costose e inutili rotte? Trenitalia, l'alta velocità dei costiDal blog di Stella e Rizzo sul Corriere:
I costi dell'Alta velocità ferroviaria saliti persino del 300%Scritto da: Sergio Rizzo alle 18:59
Quando era ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro portò un giorno in Parlamento alcuni dati sconcertanti sui costi dell'alta velocità ferroviaria all'Italiana. L'operazione fu avviata dall'ex amministratore delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci nel 1991, i primi cantieri vennero aperti (Roma-Napoli) il 14 aprile 1994, e oggi, a 14 anni dall'inizio materiale della costruzione non c'è ancora un tratto definitivamente completato. Nel frattempo, il costo a chilometro è salito a 44 milioni di euro, che detto per inciso sono pur sempre oltre 85 miliardi di lire. Domanda inevitabile: e negli altri Paesi? In Spagna, dove nel 1992 c'erano già operativi 460 chilometri di linea, il costo medio è di 15 milioni di euro a chilometro. In Francia, dove il primo tratto ad alta velocità fu inaugurato nel 1983, il costo medio è invece di 13 milioni a chilometro. La differenza è tale che nemmeno la diversità dei territori può giustificarla. Per capire come tutto questo sia possibile consiglio di dare un'occhiata all'ultima relazione dell'Autorità per la vigilanza dei lavori e delle forniture pubbliche presieduta da Luigi Giampaolino. Il costo della tratta Roma-Napoli, per esempio, è lievitato dai 2.095 milioni di euro previsti dalla convenzione del 1991 a 4.463,9 milioni nell'ottobre 2007: l'aumento è del 113% e come se non bastasse "pendono", c'è scritto nella relazione, "ancora numerose richieste economiche di consistente entità": Altro esempio. Il costo della tratta Bologna -Firenze, circa 75 chilometri quasi tutti in galleria, è salito dai 1.053 milioni dell'ottobre 1991 ai 4.189 milioni del luglio 2007, con un aumento in questo caso del 300%. E come se non bastasse, anche in questo caso sono state formulate dall'esecutore dell'opera "ulteriori riserve" per circa 700 milioni di euro. July 15 I maiali sono più uguali degli altriPubblico il testo dell'intervento di Marco Travaglio: Buongiorno a tutti. Questa è stata un'altra grande settimana per l'informazione italiana. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona c'era poca gente, mentre Piazza Navona era piena l'8 luglio. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è fatto un grosso favore a Berlusconi, poi Berlusconi ha smentito chiamando spazzatura chi ha manifestato contro di lui. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è insultato e vilipeso il Capo dello Stato, il capo di uno Stato straniero cioè Papa Ratzinger, il povero Veltroni. Invece ci si è dimenticati di parlare dell'argomento che aveva dato il via alla manifestazione cioè le leggi canaglia e, in realtà come tutti sanno, si è parlato quasi esclusivamente di Berlusconi, del Caimano e delle sue leggi canaglia e se si è parlato di altri è perchè gli altri sono i suoi volontari o involontari alleati e aiutano meglio a spiegare la sua resistibile terza ascesa o meglio seconda resurrezione. Ci hanno raccontato che la gente scappava spaventata da Piazza Navona invece non se n'è andato nessuno. Che la gente non applaudiva, mentre in realtà applaudiva entusiasta. E alla fine ci hanno raccontato che per il cittadino italiano le priorità non sono queste, il cittadino italiano se ne infischia della giustizia, della legalità, della legge uguale per tutti. E' indifferente al lodo Alfano sull'immunità delle quattro cariche dello Stato o meglio a seguire Berlusconi, che definisce le manifestazioni "spazzatura", le alte discariche dello Stato. Poi, per fortuna, è uscito, molto nascosto sul Corriere della Sera, con un titoletto piccolo, un sondaggio di Renato Mannheimer che dimostra quanto segue: gli italiani, per il 29.4%, hanno condiviso la manifestazione. Badate che gli italiani rispondevano non su quello che è effettivamente accaduto perchè i telegiornali e i giornali non hanno raccontato quello che è effettivamente accaduto ma quello che volevano far credere che fosse accaduto. Bene, anche su quell'immagine completamente distorta di un'orgia di insulti, di attacchi, di violenze, di oltraggi alla democrazia e alle istituzioni, un terzo degli italiani si è detto favorevole. La cosa più stupefacente è che di questo terzo degli italiani che erano favorevoli alla manifestazione così com'è stata presentata ci sono un elettore del Partito Democratico su due - il 48% - e solo un terzo degli elettori del Partito Democratico ha seguito Veltroni nella sua dissociazione totale - tra l'altro non si capisce bene da cosa si dissocia perchè non si è mai associato, questi qua che prendono le distanze senza mai essere stati vicini fanno abbastanza ridere. Ma addirittura che quella piazza, quella manifestazione contro le leggi canaglia, contro l'immunità per le alte cariche, contro la legge bavaglio sulle intercettazioni e la libertà di stampa, contro il blocca processi, è piaciuta al 22% degli elettori leghisti - un elettore leghista su cinque - ed è piaciuta al 12% degli elettori del Popolo delle Libertà, cioè del partito di Berlusconi e di Fini. La piazza, a differenza dei leader del centrosinistra, è riuscita a parlare a una parte importante e a convincere una parte importante degli elettori del centrodestra. Questa è la realtà rispetto alle fantasie, agli incantesimi messi in moto dal sistema mediatico alla greppia dei partiti. Abbiamo, per fortuna, affermato che in questa democrazia malfamata, sempre più menomata, c'è qualcuno che vuole ancora esercitare fino in fondo non il suo diritto all'insulto - perchè nessun insulto è stato lanciato - ma il suo diritto alla critica anche forte come avviene nelle democrazie: più alta è la poltrona dove il politico si siede, più ampio è il diritto-dovere di critica che hanno i cittadini, gli intellettuali, gli scrittori, i comici, i falegnami, i salumieri o chiunque voglia esercitarlo. La libertà di parola non è stata conquistata al prezzo del sangue per applaudire il potere, perchè quel tipo di libertà di parola c'è anche nelle tirannidi. La libertà di parola è stata conquistata al prezzo del sangue per poter criticare il potere e la satira, con il suo linguaggio, può fare molto di più rispetto alla critica - magari spesso paludata - dei professori, degli intellettuali e dei giornalisti. La satira si è sempre potuta permettere ciò che gli altri non si potevano permettere, proprio perchè la satira è la satira. Come dice Daniele Luttazzi, la satira fa esattamente quel cazzo che le pare, l'unico limite è il codice penale. Insomma, abbiamo affermato il diritto di critica e lo abbiamo esercitato fino in fondo. E' il contrario del diritto all'applauso ed è la ragione per cui le democrazie si distinguono dalle dittature, dove è possibile parlare per applaudire il potere ma non per criticarlo. Nelle democrazie si possono fare entrambe le cose senza, in teoria, subire conseguenze. Che cosa è accaduto? Questo sondaggio non ha suscitato nessun dibattito, è stato immediatamente accantonato perchè gli elettori, quando si dimostrano maturi, debbono essere criminalizzati, occultati, bisogna fare in modo che la gente non sappia di essere un popolo matura, quando si comporta in maniera matura. Quindi quando arrivano buone notizie dai sondaggi, per i cittadini, vengono nascoste. La teoria è sempre la stessa: i partiti hanno sempre ragione, la gente se segue i partiti bene se no ha torto, non capisce, va educata. Va educata al culto dell'impunità, della legge diseguale per tutti, delle violazioni della Costituzione. Va abituata, poco alla volta. Va tenuta in uno stato di torpore per evitare che si svegli, che capisca, che reagisca e anche che si incazzi visto quello che sta succedendo. Da questo punto di vista è spettacolare quello che accade a meno di una settimana dalla manifestazione, cioè che i partiti sono tornati a fare esattamente quello che facevano due-tre anni fa prima dell'uscita del libro "La Casta", prima del V-Day, prima di tutta la polemica salita dal basso nei confronti di una classe dirigente ormai chiusa, autoreferenziale, che parla soltanto a se stessa e di se stessa... Ne è dimostrazione questo spettacolare convegno indetto da Massimo D'Alema, questo Andreotti perdente, che ritorna continuamente, ciclicamente dalle sue ceneri ma non riesce mai a vincere un'elezione a differenza di Andreotti che, se non altro, le elezioni le sapeva vincere. Questo è un Andreotti, perchè è eterno, ma è un perdente perchè non ha mai vinto niente. Ora ha lanciato un'idea davvero da leccarsi le dita: partire con un bel dibattito sulla riforma elettorale alla tedesca! Un tema appassionante: chiunque frequenti bar, cinema, metropolitane, autobus sente un chiacchiericcio, la gente non parla d'altro! "A quando un sistema tedesco? Evvai, finalmente! Torna D'Alema e ci darà il sistema tedesco!" E tutti a parlare del sistema tedesco come se fosse il problema numero uno del Paese. Perchè? Perchè costoro ritengono che, dato il salvacondotto a Berlusconi con il lodo incostituzionale Alfano, lodo che ancora prima di essere firmato già ci hanno fatto sapere dal Quirinale che verrà firmato, anche se tutti scrivono e sanno che è incostituzionale, adesso la Casta si può rimettere comoda. Perchè? Per il passo successivo. Ne parlano già i giornali, c'è un altro genio del centrosinistra, tale Mantini... bisogna dare l'immunità anche agli altri. Perchè soltanto a Berlusconi e agli altri no? Tra l'altro oggi hanno arrestato Del Turco con mezza giunta della regione abruzzese. Anche questo è ciclico: già nel '93 fu arrestata in blocco e l'andarono a prendere con l'accalappiacani, li portarono tutti in galera per abuso d'ufficio e infatti si dovette depenalizzare l'abuso d'ufficio per tirarli fuori dal processo. Purtroppo uno restò dentro lo stesso. Era il presidente Salini, aveva anche una condanna per falso, non solo per abuso, e dato che con la condanna non poteva più fare il presidente della regione, nemmeno il consigliere regionale ma neanche il sindaco del suo paese, il presidente della sua provincia, nemmeno il consigliere circoscrizionale, si decise di promuoverlo in Parlamento. Voi sapete che con una bella condanna non si può più entrare negli enti locali ma nel Parlamento nazionale si. Quindi tornò trionfalmente in Parlamento da pregiudicato, perchè non gli era mai capitato da incensurato. Ce lo portò Forza Italia, poi Mastella lo vide e, invidioso - voi sapete che Mastella quando vede un pregiudicato in un altro partito gli viene subito voglia di abbracciarlo e di portarlo da se - riuscì a convincerlo e a portarlo nell'Udeur. Adesso hanno arrestato Del Turco, degno successore di questo Salini. Non sappiamo ovviamente come andrà il processo, si parla addirittura di una tangente di 6 milioni di euro - cosa volete che sia? Sarebbe il caso di bruciare le tappe. Tanto lo sappiamo che se dovessero, sventuratamente, condannarlo o dichiararlo colpevole ma salvo per prescrizione come spesso è accaduto - Andreotti, Berlusconi, D'Alema stesso sono tutti prescritti eccellenti - poi lo porterebbero in Parlamento per premiarlo. Allora, io direi: è inutile fare il processo. Invece di processarlo, rinviarlo a giudizio, fare le indagini, fare le udienze che costano un sacco di soldi, facciamo così: dichiariamolo immediatamente parlamentare di diritto. Evitiamo questa lunga fase di perdita di tempo che è il processo: quando uno viene arrestato per tangenti va di diritto al Parlamento nazionale. Potrebbe essere una riforma che snellisce le procedure giudiziarie, libera i magistrati da questi processi inutili che vengono fatti ai pubblici amministratori e ai politici, tanto lo sappiamo che se lo condannano lo promuovono al Parlamento. E' inutile aspettare: promuoviamolo subito! Diamolo già per condannato e promuoviamolo subito, visto che la sanzione accessoria in caso di condanna per tangenti di solito è un seggio sicuro alla Camera o al Senato. L'alternativa, naturalmente, è il ritorno all'immunità parlamentare come ai bei tempi di Tangentopoli, quando i parlamentari se ne stavano trincerati nel loro castello, alzavano tutti i ponti levatoi onde evitare che potessero entrare Carabinieri, Polizia o Guardia di Finanza: non sia mai che le forze dell'ordine o il magistrato violino il sacro suolo del Parlamento e quindi gettavano olio bollente sotto forma di dinieghi dell'autorizzazione a procedere ai magistrati che volevano perseguire i parlamentari per reati comuni. Questo sarebbe il replay di una scena già vista e già se ne sta parlando. A questo punto io dico: ma perchè limitare l'immunità parlamentare soltanto a mille uomini politici, quelli che hanno avuto la fortuna di autonominarsi nell'ultima legislatura? Perchè tener fuori, ad esempio, i presidenti delle regioni? Abbiamo Del Turco in carcere, Cuffaro che, poveretto, è dovuto scappare quando è stato condannato per favoreggiamento di alcuni mafiosi e quindi ha trovato rifugio al Senato, abbiamo Bassolino che è stato rinviato a giudizio per lo scandalo della monnezza, abbiamo un altro ex presidente di regione, Fitto, che poco prima che chiedessero il suo arresto ha trovato scampo alla Camera e adesso è anche ministro - perchè non ci facciamo mancare nulla -, abbiamo il presidente della Regione Lombardia Formigoni ancora imputato - hanno proprio chiesto la sua condanna pochi giorni fa per lo scandalo della fondazione Bussolera Branca. Altri magari ne verranno, non poniamo limiti alla Provvidenza: abbiamo indagato anche il Presidente della Regione Basilicata nelle indagini di De Magistris, abbiamo una Regione come la Calabria che ha 33 consiglieri su 50 sotto inchiesta, sotto processo o già condannati - sono il 66% - compreso il Presidente Loiero, anche lui pluriindagato. Allora facciamo così: facciamo un'immunità parlamentare extra-large che abbracci anche tutti gli amministratori locali. Si potrebbe arrivare addirittura al numero di 400.000: voi sapete che, secondo il libro "La Casta", coloro che vivono di politica in Italia fra incarichi elettivi, incarichi di giunta e consulenze, sono 400.000 le persone che vivono a spese nostre di politica. Potremmo stabilire che queste 400.000 persone possono fare o aver fatto tutto quello che vogliono ma il patentino di politici gli regala l'immunità, così almeno non si parlerà più di privilegi per quelle quattro alte cariche, tre delle quali tra l'altro ancora non hanno processi e quindi non si è capito per quale motivo vengano immunizzate. Così facendo, si farebbe qualcosa di un po' più equo perchè effettivamente è un po' poco ripristinare l'immunità soltanto per mille parlamentari lasciando tutti gli altri alla mercè dei magistrati. In fondo, come il Cavaliere ha bisogno di serenità, di tranquillità e anche di tempo per potersi fare i cazzi suoi senza che i magistrati lo disturbino con dei processi, è giusto che anche un sindaco, un presidente di circoscrizione, un consigliere provinciale abbiano la giusta serenità e il giusto tempo per farsi a loro volta i cazzi propri derubandoci. Rendiamoli immuni tutti, creiamo una categoria di immunodeficienti acquisiti o immunodelinquenti acquisti. Come diceva il grande Claudio Rinaldi su L'Espresso, l'autorizzazione a procedere, in Italia, diventa immediatamente autorizzazione a delinquere. Sappiamolo, che se vogliamo delinquere tranquillamente dobbiamo almeno arraffare un posticino in un consiglio comunale, altrimenti pazienza: ci rassegniamo a fare il ruolo dei derubati, che tra l'altro è il ruolo che esercita ciascuno di noi da decine e decine di anni a seconda della nostra data di nascita. Ecco, l'importante è sapere - e lo stanno già facendo - che quando ci verranno a raccontare di una volta, ai tempi belli, quando la Costituzione veniva rispettata c'era l'immunità parlamentare che metteva al riparo i parlamentari dalle indagini, mentono. Nel senso che l'immunità parlamentare come la raccontano loro non è mai esistita. L'immunità parlamentare intesa come scudo spaziale che protegge il parlamentare dalle indagini non è mai esistita nel Parlamento italiano. Esisteva un'altra cosa, molto diversa, molto più limitata che era l'autorizzazione a procedere. Cosa vuol dire? Che un magistrato, prima di poter indagare su un politico doveva chiedere al Parlamento se avesse nulla in contrario. Il Parlamento non poteva bloccare l'indagine: aveva il dovere di concedere l'autorizzazione a procedere, salvo un caso eccezionale, cioè che ci fossero le prove che quell'indagine a un parlamentare aveva finalità politiche. Cioè, non c'erano elementi di accusa - non avevano trovato soldi, non avevano trovato prove, non avevano testimoni, non avevano collaboratori, non avevano chiamate in correità - ma avevano semplicemente un teorema che faceva pensare a una persecuzione. Cioè non c'erano i soldi a Mills, non c'era la lettera di Mills che dice "Mr. B. mi ha dato i soldi", non c'erano le telefonate di Berlusconi a Saccà che mercanteggia ragazze in cambio di soldi o di senatori che fanno il ribaltone, non c'erano telefonate di politici che scalavano banche. Ecco, non c'era niente se non, appunto, un'invenzione di un magistrato probabilmente politicizzato che voleva colpire questo parlamentare per finalità politiche. Su chi era ritagliata questa norma? Era ritagliata su eventuali esponenti dell'opposizione che, magari, avessero fatto qualche gesto un po' estremo: una denuncia pubblica un po' esagerata, un blocco stradale, un'occupazione delle terre, un picchettaggio, uno sciopero, una manifestazione in ferrovia per bloccare i treni a fini dimostrativi, un'obiezione di coscienza in piazza come quelle di Pannella che distribuiva gli spinelli contro il proibizionismo. Cose di questo genere: indagini su reati politici magari fatti da magistrati che, si temeva nel '46-'48 da parte dei Padri Costituenti, fossero talmente omologati, asserviti alla cultura, al ceto sociale del potere, del governo da poter fare un servizio al governo per liberarlo da qualche oppositore scomodo. Questa era la "ratio" di questa norma. Tant'è che finchè il Parlamento è stata una cosa seria questa norma è stata usata con estrema prudenza. Poi si cominciò a svaccare: negli anni Settanta e Ottanta, quando partirono seriamente le indagini sulla corruzione, sui rapporti mafia-politica, quell'autorizzazione a procedere cominciò a essere negata noi in quei casi eccezionale, quando la Costituzione prevedeva che potesse essere negata, ma quasi automaticamente, quasi sempre per coprire indagini che di persecutorio e politico non avevano niente ma in compenso avevano i soldi, i rapporti con la mafia, tutte le accuse, tutte le prove e i riscontri. Si diceva che c'era comunque un fumus persecutionis e si negava l'autorizzazione a procedere. Lo scandalo era tale che la gente non ne poteva più, tant'è che nel '92 questi signori erano asserragliati nel Palazzo non solo per proteggersi dai giudici ma anche per proteggersi dai loro stessi elettori che, avendo scoperto come usavano il potere, volevano fargli la pelle. Qualcuno ricorderà degli episodi molto spiacevoli come lanci di monetine, politici inseguiti per le strade al grido di "ladro! ladro!". Fu l'ultimo momento felice di una democrazia dove i cittadini ancora avevano a cuore le sorti del proprio futuro e andavano a dire quello che pensavano direttamente ai loro rappresentanti. A quel punto, nel tentativo di recuperare un minimo di credibilità, il Parlamento si spogliò di quell'istituto che era diventato abusivo. Un po' come adesso che votano per il loro vicino - fanno i pianisti - e fanno una legge per impedirsi di votare per il loro vicino. Si rendevano conto che la tentazione era troppo forte: o facevano una legge per tagliarsi le mani oppure quelle mani avrebbero continuato ad usarle per rendersi immuni. Quindi, con legge Costituzionale, fu abrogata l'autorizzazione a procedere per le indagini. Rimase, naturalmente, per l'arresto - non si può arrestare nessun parlamentare senza il consenso del Parlamento -: il Parlamento non da mai il consenso. Proprio l'altro giorno il Parlamento ha negato l'autorizzazione all'arresto per il senatore del Popolo delle Libertà Nicola De Girolamo, eletto nella circoscrizione Europa candidandosi all'estero e dichiarando di essere residente in Belgio, mentre non era per niente vero. Cioè, si è travestito da straniero mentre risiedeva assolutamente non in Belgio. Stiamo parlando di una truffa agli elettori, se fosse dimostrata, ma essendo lui stato eletto non può essere arrestato. Quindi, per l'arresto la negano sempre perchè ci vuole ancora l'autorizzazione a procedere. Per le intercettazioni la negano sempre perchè ci vuole ancora. D'altra parte, a nessun magistrato verrebbe in mente di avvertire un parlamentare dicendo "guarda, ti stiamo per intercettare, tant'è che chiediamo a te e ai tuoi amici o compari il permesso di intercettarti". O si fa a sorpresa o non si fa. Idem per quanto riguarda le perquisizioni. Rimase, quindi, l'autorizzazione salvo che per fare le indagini. Poi rimase un ambito di insindacabilità quando parli nell'ambito delle tue funzioni o quando voti nell'esercizio delle tue funzioni. Non ti posso processare perchè hai votato in un modo anzichè in un altro, in Parlamento, e non ti posso processare nemmeno quando hai parlato da parlamentare, facendo una denuncia, un esposto, un'interrogazione parlamentare. Anche di questo si è stra-abusato facendo rientrare nelle esternazione nell'esercizio delle funzioni tutta una serie di insulti - pensate a Sgarbi mentre insulta mezzo mondo: finchè era parlamentare si piccava di essere immune dalle conseguenze degli insulti. Lui insulta un cittadino e quello non può avere giustizia. Il cittadino critica lui e lui lo querela, perchè "io so' io e voi non siete un cazzo", come diceva giustamente il Marchese del Grillo citando Gioacchino Belli. Ecco, questa immunità c'è in quasi tutti i Paesi solo che per le parole dette e per i voti espressi, mentre l'immunità che vogliono ripristinare è pessima, nel senso che mette al riparo, preventivamente, il parlamentare da indagini che possono riguardare reati comuni, reati legati alla funzione, reati commessi durante l'esercizio del mandato parlamentare ma anche prima. E' quindi l'autorizzazione a delinquere, l'incentivo a delinquere e poi a buttarsi in Parlamento. Oppure, l'incentivo a quelli che già stanno in Parlamento a delinquere impunemente perchè tanto poi si nega l'autorizzazione a procedere. Il fatto che la vogliano ripristinare e che abbiano dichiarato di volerla ripristinare perchè così non sarebbe nemmeno necessario il lodo Alfano, in quanto Berlusconi verrebbe coperto dall'immunità anche retroattivamente per i processi già cominciati prima - che si bloccherebbero insieme a quelli di Dell'Utri, di Cuffaro, di tutti gli esponenti di centrodestra e centrosinistra che abbiamo raccontato nel libro "Se li conosci li eviti" - vuol dire che non vogliono ripristinare quello che i Padri Costituenti avevano istituito, cioè quella possibilità eccezionale di bloccare le indagini persecutorie per fini politici. Vogliono ripristinarne la versione che loro avevano trasformato in un abuso, quella che automaticamente bloccava i processi. Perchè evidente che mai, nemmeno col vecchio articolo 68 della Costituzione abolito nel '93, si sarebbe potuto pensare di bloccare il processo Mills o il processo Saccà. Per quale motivo? Perchè il processo Saccà è pieno di prove e le hanno fornite proprio Berlusconi e Saccà con le loro telefonate, non c'è ombra di politica in tutto quello perchè sono loro che parlano! Dove sta il fumus persecutionis? Sono loro che si sono incastrati da soli con le loro parole. Allo stesso modo mai il processo Mills potrebbe essere bloccato in base all'articolo 68 reintegrato com'era prima del '93 perchè nel processo Mills c'è la confessione di Mills al suo commercialista nella quale dice appunto "Mr. B. mi ha fatto avere 600.000$ in cambio della mia testimonianza falsa o reticente". Quella che loro vogliono ripristinare non è la norma dei nostri Padri Costituenti, che oggi non ha più nessun senso perchè per fortuna non abbiamo più una magistratura asservita al governo che potrebbe colpire uomini dell'opposizione, ma abbiamo l'esatto contrario. Un governo che vorrebbe bloccare le indagini della magistratura contro membri del governo, non contro membri dell'opposizione. Una magistratura accusata di essere troppo indipendente dal governo e dalle maggioranze del momento. Prepariamoci, naturalmente, perchè io credo che ci proveranno e probabilmente ci riusciranno: c'è un ampio consenso trasversale, credo che finora soltanto Di Pietro abbia detto che dell'immunità non se ne parla neanche mentre nel centrosinistra ci sono vaste aree di permeabilità a questo richiamo della foresta. Tutti immuni e non se ne parla più. Tant'è che il PD vuole allearsi con l'UDC che viene sempre presentato come il partito dell'avvenente Casini e ci si dimentica che l'UDC non esisterebbe se non avesse Cuffaro e i suoi amici degli amici in Sicilia e se non ci fosse quell'altra praeclara figura di moralità pubblica che è Lorenzo Cesa, leader dell'UDC molto attivo - come voi sapete - anche in Calabria, vedi indagini di De Magistris che adesso stanno smontando i suoi cosiddetti colleghi. Quindi, parlano di legge elettorale tedesca, parlano di dialogo con l'UDC, preparano un'immunità urbi et orbi, plenaria in secula seculorum. Come se il libro "La Casta" non fosse uscito, come se i V-Day non ci fossero mai stati per la classe politica. Per fortuna, come abbiamo detto, per i cittadini "La Casta" è un libro importante, il V-Day è una cosa importante, manifestazioni come quelle di Piazza Navona sono applaudite da un terzo degli italiani, dalla metà degli elettori del PD e addirittura da un quinto degli elettori della Lega e da un decimo di quelli del centrodestra. Insomma, gli elettori sono qualche chilometro più avanti della nostra classe dirigente, basta semplicemente non farli sentire soli e non farli sentire stupidi. Fargli capire che pensare così e sentire così è cosa buona e non cosa di cui vergognarsi. Come al solito, passate parola e prepariamoci a un autunno di referendum. Grazie. July 13 Lettera a una Lega mai nataDal blog di Grillo:
Un leghista mi ha chiesto di pubblicare la sua lettera.
"Gentile Beppe Grillo, le invio questa lettera aperta per Umberto Bossi, se lei la pubblica probabilmente Bossi la leggerà. Grazie in anticipo." Dante. “Umberto, mi permetto di darti del tu, ti ho seguito dal 1987 da quando disegnavi le galline per i manifesti di Roma Ladrona, oggi sei scappato di casa, ma io comunque ti aspetto. La porta è aperta. Non ti voto più da quando sei andato con Berlusconi, quello che chiamavi il mafioso di Arcore e allora, se ricordi, tutta la base era d’accordo con te. Non so perché lo hai fatto, non credo per i soldi, per i miliardi che avrebbe usato per comprarti e non credo neanche che tu abbia avuto paura di minacce di morte per te e per la tua famiglia da parte della mafia. Sono cose che si dicono. Sono convinto che abbiano cercato di comprarti e di intimidirti, ma per me tu non sei uno in vendita e hai sempre avuto un certo coraggio. Io credo che tu abbia abbandonato la Lega delle origini per motivi tattici, per arrivare più presto al federalismo e per questo hai fatto un patto con il diavolo, con chi rappresenta l’esatto contrario della Lega, l’uomo di Dell’Utri e di Licio Gelli, il figlio di Bettino Craxi, l’erede di quell’Andreotti che abbiamo mandato a fanculo nel prato di Pontida in quarantamila quando al vaffanculo Beppe Grillo non ci pensava ancora. Il vaffanculo lo ha inventato la Lega, lo hai inventato tu. Io penso che Berlusconi, scusa il termine, abbia fottuto te e la Lega e abbia incassato solo lui. Gli hai regalato cinque anni di governo senza cavare un ragno dal buco. Mentre lui ha fatto le leggi per sé, la Lega non ha ottenuto niente, meno di zero. Adesso hai promesso che porterai a casa il federalismo fiscale, se lo otterrai avrai avuto ragione tu. Ma non te lo faranno fare. Non possono chiudere per fallimento il Centro Sud che vive delle tasse della produzione del Nord, ci sarebbe la rivoluzione in Sicilia, in Calabria, in Campania dove le uniche imprese importanti sono la Regione, le province e i comuni. Morirebbero di fame. Il federalismo fiscale avrebbe come conseguenze la rivoluzione e la secessione. Tu lo sai benissimo, e lo sanno anche loro. Da quando sei con Berlusconi la base ha dovuto ingoiare dei rospi, ma in questa legislatura sono rospi giganti: i sussidi pubblici all’Alitalia, il Ponte di Messina, la spazzatura di Napoli portata al Nord. In tre mesi avete discusso solo di leggi per evitare i processi a Berlusconi, la sicurezza dei cittadini della campagna elettorale è stata sacrificata all’impunità di Berlusconi. I rom c’erano prima e ci sono adesso. I clandestini sbarcavano prima e ora pure. L’unica tassa che rimaneva ai comuni del Nord, l’ICI, è stata cancellata. Le imprese del Nord chiudono, la Lega lo sa bene, per la pressione fiscale, gli anticipi dell’IVA mai rimborsati, l’IRAP e per le mille rotture di balle della burocrazia italiana. Le nostre aziende chiudono, Umberto, e tu passi il tempo a parare il culo a Berlusconi sperando nel federalismo. Una volta che Berlusconi avrà sistemato i suoi problemi giudiziari potrai scordarti il federalismo fiscale. Spero (lo spero veramente) di sbagliarmi, ma ti troverai con un pugno di mosche in mano e il movimento sfasciato. Se alzerai la voce, Berlusconi ti scaricherà e imbarcherà Veltroni o Casini o tutti e due. E tratterà te e la Lega sulle sue televisioni come oggi tratta Di Pietro. Mi ricordo una volta nell’Oltrepò Pavese eravamo in trenta ad ascoltarti, parlasti per quelle poche persone per ben due ore. Ci spiegasti come la Chiesa intimidiva i liberi pensatori e come bruciava gli eretici. Sabina Guzzanti avrebbe preso appunti, al tuo posto rimane un’educanda. Non è mai troppo tardi per ritornare indietro da una strada sbagliata.” Dante July 12 Ingiustizia approvata
Dal blog di Di Pietro: Oggi ho pronunciato in aula la nostra dichiarazione di voto contraria alla "salvapremier", o lodo Alfano, perché viola il principio secondo cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, nessuno escluso. "Sig. Presidente del Consiglio che non c’e’, Quindici anni di "Forza DS"Dal blog di Grillo: Riporto il testo del mio intervento di ieri, in piazza Navona a Roma: "Italiani! Non siamo collegati per un incidente “tecnico”. Ero collegato fino a quattro, dieci minuti fa. Andava tutto bene. Poi, stranamente, manca il segnale. Allora, voi vi dovete immaginare. Io mi devo immaginare voi e voi dovete immaginare me. Non immaginatemi più grasso, cattivo, sudante e che spara parolacce. Ho fatto un corso “gandhiano” e la parola più schifosa che mi è uscita negli ultimi sei mesi è: “belin!”. Quindi, immaginatemi più snello, dimagrito e molto “per bene”. Non ho intenzione di offendere nessuno. Io voglio cercare di immaginare voi; il perché siete lì. Voi che siete quaranta, settantamila – la Questura dirà 2.500 – perché siete li? Siete lì anche per dimostrare la vostra esistenza, cari amici. Io forse ce l’ho più con voi che con gli psiconani, ballerini e affini. Io ce l’ho con questa grande, straordinaria presa per il culo, che da quindici anni fanno ai cittadini italiani. Una grandissima presa per il culo di questo governo finto e di questa opposizione finta. Ecco perché ci troviamo in questa situazione. Voi siete lì e io sono qua a parlare, non so a chi. Ormai c’è un delirio totale. Lo psiconano, Berlusconi, è andato in Giappone per il G8 e ha collezionato un’altra figura di merda, in nome e per conto del popolo italiano. Io con questa parola, “Popolo Italiano”, non mi ci identifico più, cari signori. E io vorrei – ho parlato anche col mio avvocato – che ogni volta che Berlusconi nomina il popolo italiano, faccia una postilla: “tranne la famiglia Grillo!”. Bene, ma non è neanche colpa dello psiconano. Lo psiconano è solo l’effetto. La causa è quella che ho detto prima. C’è stato un partito unico. Un partito unico per quindici anni. Hanno fatto finta. Prodi, Berlusconi, D’Alema, Berlusconi. È tutta una presa per il culo. Allora, cosa bisogna fare? Non lo so cosa bisogna fare. Questo è un governo, cari amici, che vive con marchette televisive. In qualsiasi popolo, in qualsiasi paese del mondo, totalitario o democratico, se un premier avesse telefonato per vendere della fica in leasing, come ha fatto il nostro premier, per corrompere dei senatori, per far cadere il governo, sarebbe arrestato per colpo di stato. Non è importante la fica, cari amici, è importante quello che vuole la gente. E lui dà quello che vuole la gente. Un certo tipo di gente. In nessuno Stato del mondo ci sarebbe un premier che ha corrotto col suo legale, Previti, un giudice per acquistare la più grande compagnia editoriale del Paese. Che Paese è diventato questo? Ecco perché ce l’ho. Parliamo di giustizia o di che cosa? Abbiamo 18 condannati in via definitiva in Parlamento. Cazzo, 18 condannati sono ancora lì e se Mangano, lo stalliere di Arcore, era un eroe questi 18 condannati in Parlamento sono i supereroi. Grandi supereroi con i super poteri. Sapete qual è il loro super potere? È il silenzio: non parleranno mai contro il loro padrone. Io che sono un comico devo incazzarmi e devo dire questo, devo dire che questo Paese non c'è più! Quale giustizia? Dov'eravate voi? Vi vorrei guardare in faccia DS e Margherita, dov'eravate quando hanno fatto l'indulto? Che differenza c'è tra le leggi di Berlusconi che ammazza 100 mila processi e l'indulto? Non c'è nessuna differenza.
Lite tra i ministri per i soldi degli agentiIn Consiglio Brunetta «sfida» Tremonti. Lui non cede: rigore, no ad altri costi
E racconta che per mettere fine alla discussione, a tratti anche piuttosto animata, è dovuto intervenire il premier Berlusconi: «Calma, ragazzi. Abbiamo preso degli impegni e dovremo trovare una soluzione». Intanto però il primo round se lo è aggiudicato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, visto che l'emendamento del suo collega Brunetta è finito in ghiacciaia. È una piccola norma che il ministro della Funzione pubblica aveva scritto con il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto perché venisse inserita nel decreto legge della manovra economica. Poco più di un'affermazione di principio, ma che era stata esplicitamente chiesta al governo dai Cocer, (cioè i rappresentanti) delle forze dell'ordine, durante una riunione alla quale avevano partecipato Brunetta, Crosetto e il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. Si sarebbe trattato di introdurre nella manovra un articolo con il quale si riconosceva a poliziotti e carabinieri, ma anche a finanzieri, guardie forestali e alle altre categorie classificabili come forze dell'ordine, una «specificità» negli stipendi, nella progressione delle carriere e nel trattamento pensionistico rispetto a tutti gli altri dipendenti pubblici. Quando però Brunetta ha tirato fuori quelle poche righe Tremonti ha eccepito che la norma avrebbe avuto un costo e sarebbe stata difficilmente compatibile con le esigenze di rigore nei conti pubblici. Il ministro della Funzione pubblica gli ha risposto negando che l'emendamento avrebbe avuto un costo. E gli ha risposto per le rime, secondo abitudine. I loro rapporti sono sempre stati piuttosto ruvidi, ma finché le scaramucce si consumavano a distanza in qualche dichiarazione alle agenzie di stampa, le conseguenze erano limitate. Ma ora sono al governo, e una scintilla può dare anche fuoco a tutto il pagliaio. Soprattutto se c'è chi non aspetta altro: anche se com'è noto il fuoco di paglia si spegne in fretta. A quel punto è saltato su a dare man forte a Brunetta anche Ignazio La Russa, che già masticava amaro per i tagli imposti al suo ministero, quello della Difesa, i cui consumi intermedi sarebbero stati ridotti ad appena un miliardo e mezzo, contro i 5 miliardi del 2002. E neanche il responsabile delle Infrastrutture, Altero Matteoli, è rimasto fuori della mischia. Ponendo una questione politica: «Questa cosa non è una faccenda privata di un ministro. Ricordatevi che interessa ad Alleanza nazionale, che è un pezzo fondamentale della coalizione». Chissà quante volte Tremonti avrà sentito, nel passato, pronunciare una frase del genere in Consiglio dei ministri. Probabilmente un numero tale da non farsi impressionare più di tanto. E magari già sapeva come sarebbe andata a finire, con Berlusconi che invitata alla calma e l'emendamento che scivolava lentamente nel freezer. Per essere tirato fuori un giorno, ma chissà come, e soprattutto quando. O magari ricomparire in Parlamento, dove però è tutta un'altra storia. Sergio Rizzo Tremonti mi ispira fiducia, speriamo riesca a tenere stretti i cordoni della borsa, questi stavano già cercando di creare l'ennesima casta mantenuta coi soldi pubblici!
July 08 Gaffe Usa: «Berlusconi? Politico dilettante in un Paese corrotto».Nel kit stampa della Casa Bianca «materiale insultante nei confronti del premier e degli italiani»
LA BIOGRAFIA - «Il premier italiano è stato uno dei più controversi leader nella storia di un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio - si legge nel profilo -. Principalmente un uomo d'affari con massicce proprietà e grande influenza nei media internazionali. Berlusconi era considerato da molti un dilettante in politica che ha conquistato la sua importante carica solo grazie alla sua notevole influenza sui media nazionali finché non ha perso il posto nel 2006». La biografia pubblicata sul 'press kit' non si ferma qui: «Odiato da molti ma rispettato da tutti almeno per la sua 'bella figura' (in italiano nel testo) e la pura forza della sua volontà - afferma la biografia - Berlusconi ha trasformato il suo senso degli affari e la sua influenza in un impero personale che ha prodotto il governo italiano di più lunga durata assoluta e la sua posizione di persona più ricca del paese». La biografia di Berlusconi, che cita anche il fatto che da ragazzo «guadagnava i soldi organizzando spettacoli di marionette per cui faceva pagare il biglietto di ingresso», ricorda che il futuro premier italiano mentre studiava legge a Milano «si era messo a vendere aspirapolvere, a lavorare come cantante sulle navi da crociera, a fare ritratti fotografici e i compiti degli altri studenti in cambio di soldi». La Casa Bianca avrebbe prelevato la biografia di Berlusconi dalla 'Encyclopedia of World Biography' che risulta aggiornata al mese scorso. Si possono scusare quanto vogliono per amore di pace, ma questo mi pare chiaramente quello che pensano di Berlusconi e la figura che stiamo facendo nel mondo.
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