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9月15日
Dal blog di Di Pietro:
Il nostro primo ministro Silvio Berlusconi deve pagare 25.000 euro di spese processuali al settimanale britannico l'Economist secondo quanto deciso dal tribunale di Milano. La notizia è passata in sordina. Delle nostre testate nazionali, Repubblica ne ha fatto timidamente menzione a pagina 13 lo scorso 6 settembre affiancando la notizia alla foto del Presidente del consiglio che abbraccia campioni olimpici e delira dicendo di averci salvato dal ritorno del comunismo. Le altre testate il silenzio, nel timore di rompere il clima idilliaco tra governo e ombra di governo. Certamente ad Emilio Fede la notizia nessuno l'ha detta, agli altri Tg forse è sfuggita.
Il 26 aprile 2001 in un articolo copertina dal titolo "Perchè Berlusconi non è adatto a guidare l'Italia"(leggi l'articolo tradotto) si criticava il futuro Presidente del consiglio per essere al centro di un conflitto di interessi, si analizzava il suo impero commerciale e si numeravano i processi in corso contro di lui. Silvio Berlusconi allora partì all’attacco con una querela per diffamazione. Si trattava di un'edizione pubblicata poco prima delle elezioni che alla fine vinse. Poco importa che la querela non avesse alcun fondamento, servì a fare campagna elettorale, a mostrare i muscoli agli italiani. Anche a costo di una figuraccia internazionale dopo 7 anni, tanto, avrà pensato gli italiani dimenticano e i media aiuteranno a non ricordare. El Pais, lo stesso Economist, Reuters e altre fonti internet però la notizia la hanno riportata signor Presidente. Gli argomenti dell'Economist rientrano pienamente nel "libero ed insindacabile esercizio del diritto di manifestazione del pensiero riconosciuto e tutelato dall'art.21 Cost.", ha scritto il giudice nella sentenza del 26 agosto di quest'anno (leggi la sentenza).
La gravità della querela depositata nel luglio 2001 da Silvio Berlusconi non è la sentenza dall'esito scontato leggendo l'articolo in questione, ma il fatto che debba essere un giudice a ricordare a colui che di lì a poco sarebbe diventato Presidente del Consiglio, e che oggi dopo 7 anni lo è nuovamente, cos'è l'articolo 21. Attendiamo il ricorso preannunciato dal nostro Presidente del Consiglio ricordandogli che la stampa degli altri paesi occidentali non è quella della mitraglia mimata nella visita dell'ex premier sovietico Vladimir Putin e che la magistratura italiana non è ancora malleabile come il ministro della (sua) giustizia Angelino Alfano.
7月19日 Maurizio Blondet 14 luglio 2008 Mi dev’essere sfuggito qualcosa. Sicuramente qualche grande commentatore di qualche grande giornale l’avrà fatto notare. Ma se non è così, provo a dirlo io: il risultato di tutta l’ammuina del Salame per non farsi processare, di tutti i suoi attacchi alla magistratura, è stato quello di dar più potere alla magistratura.
Provo a ricostruire: il governo introduce «l’emendamento blocca-processi», ossia un articoletto che blocca per un anno i processi in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002: una data a caso, che guarda caso sospende proprio il processo Mills-Salame. Subito battezzato dai giornali amici della Casta «emendamento salva-premier» (il che è vero), viene aggredito dal Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), con motivazioni tecniche («viola il principio della ragionevole durata dei processi, perchè tutto il carico dei processi sospesi si riverserebbe a sommarsi su quelli nel frattempo pervenuti».
Ma fra quelle addotte, spicca la seguente motivazione giuridica: «Pregiudica la obbligatorietà dell’azione penale». Già, perchè i giudici, nel nostro diritto, sono «obbligati» a incriminare, non possono scegliere i loro imputati preferiti, quelli che è più piacevole e gratificante perseguire. Le pratiche, le devono aprire nell’ordine in cui arrivano sulla loro scrivania; automaticamente, obbligatoriamente. Lo sappiamo che fanno così, lo sappiamo.
Se sbattono in galera un Tortora o intercettano il Salame, è perchè ci sono obbligati per legge. Ci tengono moltissimo ad assoggettarsi alla obbligatorietà. Sono contro la «discrezionalità dell’azione penale», ossia quel che fanno i procuratori USA, che «scelgono» quali reati perseguire a preferenza di altri. Il fatto è che i procuratori USA non sono magistrati di carriera; sono eletti a quella carica dal pubblico, e fanno una campagna elettorale per annunciare prima al pubblico quali reati perseguiranno di più. Un aspirante proclama: perseguirò i rom. Il suo concorrente: perseguirò gli evasori. E il pubblico sceglie fra i due quello che promette di perseguire ciò che provoca, in quel momento, più allarme sociale.
Ma quella dei procuratori americani è una carica politica, non una carriera; una tappa di una vita politica che porta a diventare, se si ha fortuna e il favore del popolo, governatore. I procuratori italian invece sono di carriera, ossia inamovibili, insindacabili, al riparo dal giudizio popolare.
Possono diventare quando vogliono giudici giudicanti, sono la stessa categoria. Per questo è giusto che non scelgano - non compiano l’atto politico di scegliere quale reato colpire prima. E che perseguano «tutti» i reati, obbligatoriamente, nell’ordine di data in cui vengono denunciati. Almeno in teoria.
Insomma: la discrezionalità nell’azione penale è tutt’uno con la elettività dell’accusatore pubblico, le due cose non possono essere separate. Anzi, i due sistemi giuridici - l’italiota e l’anglosassone - non possono essere mescolati e ibridati. Non può nè deve essere concesso a un procuratore italiano, che non è eletto, di scegliere lui. Deve restargli vietato, almeno sulla carta. Fino a quando non si cambierà l’ordinamento, e il procuratore sarà elettivo anche da noi; ossia non più magistrato, ossia sarà in atto la separazione delle carriere fra giudicanti e accusatori.
Invece, che cosa è successo? Il Salame, che è un pusillanime, su pressioni aperte ed occulte anche da altissimi colli, fa modificare l’originaria versione del blocca-processi. Lo stop di un anno di tutti i processo ante 2002 non è più automatico e imperativo; adesso, è affidato al buon cuore dei magistrati. Decidano loro quali rinviare. Il Colle farà la delicata «suasion» necessaria, per indurli a ritardare un po’ il processo al Salame. Così, il Salame si salva. Perdendo, come al solito, la battaglia giusta e degna, per vincere quella personale. Eletto per ridurre lo strapotere giudiziario, gliene ha aumentato la dose.
Infatti, la ANM non sta nella pelle dalla contentezza: «Un netto miglioramento», si rallegra quasi incredulo il presidente ANM Luca Palamara, perchè «la sospensione dei processi non è obbligatoria ma facoltativa, e prevede una responsabilizzazione dei capi degli uffici giudiziari». Conferma Giulia Bongiorno, fatta eleggere dal Salame ed oggi presidente della Commissione Giustizia: «Il controllo dei rinvii e la decisione su di essi è a discrezione della magistratura, come chiesto da più parti». Andrà bene per Berlusconi, ma non va bene per il cittadino.
Oggi, questo ha sul collo una magistratura che può scegliere «facoltativamente» se perseguirlo oppure lasciar dormire la sua pratica sotto la polvere, a giudizio dei «capi degli uffici» che sono «responsabilizzati». E se non gli piace la discrezionalità che «il capo» della procura sta usando, non può farci niente: perchè il procuratore non è stato eletto, e quindi non può essere bocciato nelle urne, cambiato, mandato via.
La cittadinanza avrà sempre addosso la discrezionalità del magistrato, finchè questo non andrà in pensione con lo stipendio massimo, di presidente di Cassazione. E il suo successore, sarà comunque inamovibile, irresponsabile davanti al pubblico, e starà al suo posto per trenta-quarant’anni.
Insomma il Salame ci ha messo nelle mani di accusatori che sono insieme insindacabili, irresponsabili - come prima - ma in più possono gestire discrezionalmente il loro potere non elettivo.
Almeno su centomila processi arretrati, che rientrano nell’indulto del 2006. Ma nulla esclude che la discrezionalità si allarghi: una volta socchiusa la porta, sarà spalancata, il corpo giuridiario è bravissimo ad allargare le proprie prerogative. Ma la colpa è del Salame. Ha unito il peggio dei due sistemi, quello italiano e quello americano. O ha dato ai magistrati il meglio dei due sistemi (meglio per loro), liberandoli dei freni al loro potere previsti nell’uno e nell’altro.
All’ANM piace molto, questo: inamovibilità della carriera, e insieme non-obbligatorietà dell’azione penale. Quella a cui teneva, in apparenza, così gelosamente. Invece si rallegra della trovata «discrezionalità», un bel regalo.
Forse un giorno anche il Salame si accorgerà che la cosa si ritorce, alla fine, contro di lui. Speriamo almeno questo.
Magari qualche «grande firma» l’ha fatto notare prima di me. Però, salvo errori, non mi sembra. Ed ecco, una nuova baldanza ha colto i procuratori non-eletti.
Hanno arrestato Ottaviano del Turco, l’ex sindacalista ora presidente dell’Abruzzo (bisognava pur dargli uno stipendione), per malversazioni della Sanità: si parla di sei milioni di euro di tangenti. Magari è vero, magari no. Se risulterà non vero, ai procuratori che hanno incastrato Del Turco non succederà niente, perchè sono di carriera e inamovibili.
Potranno sempre dire: «obbligatorietà dell’azione penale», anche se a Napoli, i loro colleghi procuratori hanno esercitato la discrezionale «facoltà» di non perseguire la Camorra Regionale. Possono giocare su due scacchiere, più di prima: fare politica restando magistrati, a forza di arresti. Il ministro Brunetta esprime «dolore per un amico». Di Pietro annuncia: «E’ una nuova Tangentopoli». Forse sì, e i mezzi li ha forniti il Salume.
Allegria, la nuova giustizia avanza. Con benefici quasi miracolosi.
Per esempio, prendiamo Marina Petrella, la brigatista colpevole dell’omicidio di un commissario di polizia nel 1983. Riparata in Francia da allora, libera come un passero. Finalmente, Sarkozy la rimanda in Italia: concede l’estradizione, ma a patto che la Petrella sia graziata. Una bella estensione della «discrezionalità», non c’è che dire: persino un capo di Stato estero ci può dire quando e come essere discrezionali, facoltativi e benevoli. Tanto più, come scrive oggi Le Monde e come attesta il medico curante della brigatista, la Petrella, 52 anni, è malatissima. Anzi «in pericolo di morte, e le cure che le devono essere somministrate sono incompatibili con il suo mantenimento in detenzione».
Presto, presto in Italia la Petrella. L’aria di casa, e la grazia immancabile, farà il miracolo: la morente uscirà del letto della sua agonia, di colpo sana come un grillo, e si metterà a collaborare con «Liberazione», e forse anche con «Repubblica» o «Il Foglio».
E’ un miracolo cui abbiamo assistito tante volte: dalla Baraldini al Sofri, è tutta una galleria di moribondi agli ultimi respiri che hanno ritrovato la salute insieme alla libertà e la discrezionale giustizia italiota, ed imperversano tra noi come «giornalisti», opinionisti o almeno operatori sociali, nonchè invitati fissi di talk-show, dove possono ripetere che non sono pentiti di quel che hanno fatto, che non hanno niente di cui pentirsi, eccetera, eccetera.
Peccato che il miracolo non si possa ripetere nè col commissario Calabresi nè con il commissario Vinci, quello al cui omicidio la Petrella partecipò. Lì, la discrezionalità dell’azione penale non ha effetto: restano sottoterra.
7月12日
Dal blog di Di Pietro:
Oggi ho pronunciato in aula la nostra dichiarazione di voto contraria alla "salvapremier", o lodo Alfano, perché viola il principio secondo cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, nessuno escluso.
"Sig. Presidente del Consiglio che non c’e’, Oggi Lei non è soltanto assente. Oggi Lei è contumace! Sì, contumace - sig. Presidente del Consiglio che non c’è - perché oggi in quest’Aula non si sta approvando una legge giacchè una legge per definizione dovrebbe essere una norma generale che riguarda tutti. E non ci venga a dire che non c’è perché impegnato altrove. Possiamo benissimo aspettare che ritorni, giacchè non vediamo proprio alcuna urgenza per approvare una legge del genere. Stiamo approvando, invece uno specifico provvedimento che serve a Lei e solo a Lei! Lei, in altri termini, ha trasformato il Parlamento in “magistrato speciale” che ora è chiamato – ma che dico, obbligato – ad emanare un provvedimento para-giudiziario di proscioglimento perché l’imputato si chiama Silvio Berlusconi! Insomma lei – sig. Presidente del Consiglio contumace – finalmente è riuscito nel suo scopo: scegliersi il giudice che più le piace. Un giudice, diciamo così domestico! Ed appunto perché tratta il Parlamento come suoi domestici, non ci degna della sua presenza neanche oggi che ci chiama a violare la Costituzione per farle un favore. Certo, in quanto suoi domestici, alcuni di noi possono sempre sperare che – poi - alle prossime elezioni Lei, dall’alto della Sua magnanimità, li riconfermi nell’incarico visto che la legge elettorale Le consente questo potere di vita o di morte! Ma, mi creda, sig. Presidente del Consiglio contumace, ci avrebbe fatto davvero piacere guardarla in faccia almeno oggi che la mandiamo in Paradiso. Però attenzione, imputato Berlusconi! Attenzione perché ho l’impressione che qualche suo domestico parlamentare – per la troppa fregola di difenderla – credo abbia sbagliato ancora una volta a scrivere la norma. Se lo ricorda il caso Previti? Anche quella volta, per la troppa fretta di fermare il processo, la legge che si era fatta confezionare venne dichiarata incostituzionale e si risolse in un boomerang tanto che Lei dovette sacrificare il suo fido Previti per salvare se stesso! Anche ora il caso può ripetersi perché anche questa volta Lei è sotto processo insieme ad un altro complice: l’avvocato inglese David Mills. Sì quel “testimone un po’ così” che, purtroppo per Lei, ha già ammesso per iscritto – brutto comunista che non è altro in combutta con altrettanti brutti e cattivi giudici comunisti inglesi – di aver ricevuto da Lei una cospicua somma di denaro per dire il falso ai giudici italiani in un processo dove Lei, Presidente Berlusconi era imputato! Ed allora, come crede Lei di poter svolgere serenamente le sue funzioni nel caso il suo complice venga condannato per un reato che – secondo l’Accusa - avete fatto insieme? Ohh, lo so! Qualcuno, per Lei, andrà dal giudice per dire che anche il processo al sig. Mills si deve fermare. Ma Lei, oramai, dovrebbe saperlo: a Milano non ci sono i giudici domestici che oggi Lei si è nominato in questo Parlamento. Lì ci sono giudici veri che la legge la applicano veramente e seriamente. Ah, certo! A quel punto, Lei andrà a sostenere che – siccome i giudici di Milano non le hanno dato ragione - vuol dire che ce l’hanno con lei e che c’e’ in atto un teorema politico dei soliti comunisti brutti e cattivi per impedirle di camminare sulle acque e di moltiplicare i pani e i pesci necessari per sfamare il popolo italiano! Ma a quel punto – glielo segnalo per tempo – sig. Presidente del Consiglio contumace - i giudici di Milano faranno ricorso alla Corte Costituzionale – non perché lo dico io, ma perché è nella logica delle cose - e vedrà che anche questa volta la norma verrà dichiarata abusiva rispetto alla nostra Carta Costituzionale. A meno che Lei non voglia riservare anche alla Corte Costituzionale lo stesso trattamento che voleva riservare al Consiglio Superiore della Magistratura, allorchè si permise di dissentire dalla sua dissennata proposta di legge tesa a bloccare oltre 100.000 processi e tutti i tribunali italiani solo per bloccare il Suo. Proposta che ora – con una faccia tosta che non ha pari - è disposta a ritirare visto che non le serve più. Ma in quel caso – stiano tranquilli i cittadini italiani – ci vuole una legge di modifica costituzionale e quindi saranno alla fine chiamati loro stessi ad esprimersi se accettare o meno la dittatura dolce che il Governo Berlusconi vuole propinarci! Dica la verità, sig. Presidente del Consiglio contumace, Lei si è pure fatto mettere una norma di “sfogo” nella sua “salvapremier”: la facoltà di rinunciare alla sospensione del processo. Non perché ci voglia rinunciare già da oggi ma solo per tenersi una chance nel caso il coimputato Mills venga assolto. Beh, allora – e solo allora – lei rinuncerà alla immunità. Solo quando avrà letto una sentenza che la proscioglie. Sia chiaro, noi dell’Italia dei Valori votiamo contro il provvedimento “salvapremier” perché siamo contrari a questa norma a prescindere dal fatto che oggi essa serva per favorire Berlusconi e domani chissà chi. Noi dell’Italia dei Valori siamo contrari a questa legge perché riteniamo immorale – prima ancora che incostituzionale – che 4 cittadini italiani 4, per il solo fatto che svolgono un lavoro invece che un altro, possano commettere qualsiasi reato durante il loro mandato senza che nessuno possa dire loro nulla, nemmeno se impazziscono e se si mettono ad uccidere mogli, stuprare bambini, violentare o subornare donne indifese, detenere e spacciare droga, arraffare la cassa dello Stato, costituire nuove P2 e così via. Riteniamo poi un pasticcio giuridico il fatto che – siccome è stato previsto che la sospensione avvenga solo ad azione penale avviata (e cioè solo dopo la chiusura delle indagini preliminari ed a richiesta di rinvio a giudizio depositata) - potremmo un domani avere il caso di un Presidente che viene pure arrestato in flagranza di reato per il quale il provvedimento cautelare è obbligatorio ex art 68 Cost e siccome non può essere processato rimane a svolgere le sue funzioni dal carcere dell’Ucciardone invece che da Montecitorio! E con quali garanzia di terzietà potrà svolgersi l’azione civile al posto dell’azione penale prevista dalla odierna legge per tutelare le parti offese se ad essere offeso dovesse essere lo Stato stesso in caso ad esempio di peculato? Potrebbe mai aver un senso una causa civile intentata mettiamo dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi contro l’imputato Berlusconi Silvio in cui la stessa persona con una mano chiede il risarcimento del danno e con l’altra la nega? Insomma, noi dell’Italia dei Valori siamo dell’idea che tutti i cittadini devono essere considerati uguali davanti alla legge e se una delle alta cariche dello Stato è accusata di aver commesso qualcosa di penalmente rilevante deve essere semmai giudicato prima e non dopo gli altri. Lo dico in modo chiaro non solo ai colleghi della maggioranza ma anche a quegli amici del Partito Democratico che oggi hanno dichiarato la loro disponibilità a considerare possibile in futuro la previsione di una norma generale ed astratta che preveda la sospensione dei processi alle alte cariche dello Stato. Anche di questo ovviamente dovremo tenere conto allorché ci sarà da ridiscutere il modo di stare insieme, come da voi ieri chiesto ed oggi anche – ancora di più - da noi!" 7月8日
Nel kit stampa della Casa Bianca «materiale insultante nei confronti del premier e degli italiani»
ROMA - Una gaffe senza precedenti al G8. Tanto che George W. Bush è stato costretto a porgere le sue scuse a Berlusconi e al popolo italiano. Per quale motivo? Per capirlo, basta leggere la biografia del presidente del consiglio pubblicata nel 'press kit' che la Casa Bianca ha distribuito ai giornalisti al seguito del presidente americano.
LA BIOGRAFIA - «Il premier italiano è stato uno dei più controversi leader nella storia di un paese conosciuto per corruzione governativa e vizio - si legge nel profilo -. Principalmente un uomo d'affari con massicce proprietà e grande influenza nei media internazionali. Berlusconi era considerato da molti un dilettante in politica che ha conquistato la sua importante carica solo grazie alla sua notevole influenza sui media nazionali finché non ha perso il posto nel 2006». La biografia pubblicata sul 'press kit' non si ferma qui: «Odiato da molti ma rispettato da tutti almeno per la sua 'bella figura' (in italiano nel testo) e la pura forza della sua volontà - afferma la biografia - Berlusconi ha trasformato il suo senso degli affari e la sua influenza in un impero personale che ha prodotto il governo italiano di più lunga durata assoluta e la sua posizione di persona più ricca del paese». La biografia di Berlusconi, che cita anche il fatto che da ragazzo «guadagnava i soldi organizzando spettacoli di marionette per cui faceva pagare il biglietto di ingresso», ricorda che il futuro premier italiano mentre studiava legge a Milano «si era messo a vendere aspirapolvere, a lavorare come cantante sulle navi da crociera, a fare ritratti fotografici e i compiti degli altri studenti in cambio di soldi». La Casa Bianca avrebbe prelevato la biografia di Berlusconi dalla 'Encyclopedia of World Biography' che risulta aggiornata al mese scorso.
LE SCUSE - In serata, il portavoce della Casa Bianca, Tony Fratto, ha inviato una lettera nella quale si scusa a nome della Casa Bianca: «Scrivo - si legge nella lettera - in relazione a certi documenti di background che sono stati distribuiti ai giornalisti in viaggio sull'Air Force One per il vertice del G8 che si tiene in Giappone. Una biografia non ufficiale del primo ministro italiano Berlusconi, inclusa nel materiale stampa, utilizza un linguaggio insultante sia nei confronti del primo ministro Berlusconi che del popolo italiano. I sentimenti espressi nella biografia non rappresentano le vedute del presidente Bush, del governo americano e degli americani. Ci scusiamo con l'Italia e con il primo ministro per questo errore davvero sfortunato. Come tutti coloro che hanno seguito il presidente Bush, il presidente ha per il premier Berlusconi e per tutti gli italiani la più alta stima e riguardo».
http://www.corriere.it/esteri/08_luglio_07/materiale_insultante_bush_berlusconi_bb112d28-4c53-11dd-85a4-00144f02aabc.shtml
Si possono scusare quanto vogliono per amore di pace, ma questo mi pare chiaramente quello che pensano di Berlusconi e la figura che stiamo facendo nel mondo.
7月5日 Berlusconi nella trappola del suo inferno
Maurizio Blondet 04 luglio 2008 Dunque Berlusconi ha appeso il governo – un governo che fa benino – alla sua erezione. Oltretutto pericolante, è dato capire. Erezione da settantenne, dipendente quindi da molti accorgimenti.
Rispondo a quei lettori fanatici cui la definizione di Berlusconi come «Salame» pare ancora filo-berlusconismo mascherato, e continuano a ripetere che quello è un mascalzone, un disonesto e un dittatore (1).
Un disonesto normale, un dittatore o aspirante tale, regala all’ennesima velina o passerina con cui va a letto un brillante a 22 carati, pellicce di zibellino, un attico a Montparnasse. Solo un Salame assegna alla passerina un ministero, si fa inoltre intercettare mentre ne vanta le qualità saffiche, mettendo così nelle mani dei suoi nemici la conferma del loro argomento principale: Berlusconi usa la politica per suo privato piacere, per lui è un tutt’uno.
Solo un Salame può strillare sul «gossip», ossia non capire che s’è reso indifendibile: sulle questioni «di gnocca» (per dirla alla Feltri), gli italiani sono indulgenti. Ma quando l’amante delle «gnocche» le mette al ministero a comandarci, allora non è più gossip, è la vergogna politica, la perdita di ogni minima autorità. Non ha più scuse. Deve anzi scusarsi coi suoi elettori. Escano o no le intercettazioni, di cui tutti i media hanno almeno qualcosa e tutti ormai sanno tutto, Berlusconi – per un’erezione – s’è politicamente castrato. E ha castrato il tentativo di Tremonti e di Brunetta, e degli altri ministri non da letto, di riformare l’amministrazione pubblica inadempiente, di mettere al suo posto la casta giudiziaria.
S’è impiccato da sè alle sue ossessioni sessuali da persona anziana, gettando via un’occasione che all’elettorato italiano non si presenterà mai più. Il che conferma l’assunto di Talleyrand: essere un Salame, in politica, è peggio che essere un delinquente.
Mi si darà atto che avevo diagnosticato nel Salame una turba psichiatrica. Molti dei suoi atti si spiegano, avevo scritto, come sindrome maniaco-depressiva, con accento sul «maniacale»: facilismo euforico, eccessiva sicurezza di sè, vanterie sessuali, ottimismo immotivato, sventatezza da sottovalutazione dei problemi (già visto per Alitalia).
Oggi si manifesta il lato depressivo: sotto forma di pusillanimità. Dopo aver minacciato decreti e grandi battaglie mediatiche (andando a Matrix...) contro i giudici che lo perseguitano, rinuncia, si fa piccolo, si mette nelle mani di Napolitano che ha promesso di far sparire le intercettazioni, se lui lascia la Casta al potere reale.
«Con un capo impaurito dalle chiacchiere hard la maggioranza non avrà la forza di attuare il programma», scrive Feltri, e coglie il punto politico essenziale. Una notevolissima maggioranza di elettori l’avevano votato per quel programma necessario. Ora, letteralmente, il Salame ha rovinato tutto, anche se stesso.
Resta solo da decidere se quella del Salame sia più una malattia mentale o una malattia morale. Forse, l’una e l’altra. O l’una dipendente dall’altra.
Chiaramente, quell’assatanamento continuo, quel parlarne incessante e quel vantarsi ossessivo delle sue performances – tanto, si dice, da minargli la salute - è un modo infantile, patologico-salamesco, di esorcizzare il pensiero della morte, inevitabile e quotidiano dopo i 70: guardatemi, sono forte! Macchè vecchio, sono ancora giovane, guardate quanto mi tira! Mi tira tantissimo! Ogni donna mi cede! Brambille e Carfagne, le bastono tutte! (ma poi deve pagarle con un ministero, non basta nemmeno uno zibellino).
Addio riforme, separazione delle carriere, abbassamento della tutela indebita che il sindacato giudiziario si è arrogato sui poteri legislativo ed esecutivo.
Avvertimento per i lettori fanatici che mi accusano di berlusconismo: Berlusconi, il bersaglio del loro odio psichiatrico, cadrà, forse entro pochi mesi. Politicamente è già defunto. La Casta, che ha vinto, ce l’avremo sul collo per i secoli dei secoli; compresa quella magistratura di Napoli che non ha mai intercettato un camorrista sì che ha fatto di Napoli una discarica, ma ha trovato urgente intercettare le vanterie «di «Silvio» a «Fedele» sulle ragioni postribolari dell’ingresso di qualche ministra nel governo, sulle virtù di una giovane signora passata dallo «spettacolo alla politica». Via Silvio, la spazzatura fisica e morale di questo Paese resterà, vittoriosa, anzi invincibile.
A quei lettori che possono accoglierlo, fornisco – essendo la politica perdita – un consiglio spirituale: convertitevi da giovani, finchè la natura è flessibile. Come vedete dal lugubre esempio di «Silvio», da vecchi è quasi impossibile. Solo molto ipoteticamente la vecchiaia è saggezza, è seria e serena preparazione al giudizio eterno. Una vita lunga, mal vissuta, costruisce attorno ai vecchi malvissuti un muro di abitudini, vizii, ossessioni, che diventa sempre più duro e imperforabile; il karma, per dirla con i buddhisti, nell’età senile diventa un binario di ferro verso l’inferno, da cui ogni deviazione è impossibile salvo un miracolo.
Lo dico per esperienza anche personale. A parte che mi sono morti amici, che ho visto arrivare impenitenti all’agonia, incapaci di perdonare, di pentirsi, di smettere di fare ciò che facevano, fosse lavoro folle e ormai insensato, fosse sesso o altro vizio. Vedo la stessa rigidità in me. Prego per quei miei amici, spero – anche per loro – la chiara visione che la Misericordia divina può dare negli ultimi istanti. Ma se fossi in voi, non ci farei conto; imparate da giovani a morire bene.
Vedete Berlusconi, come s’è intrappolato nel suo labirinto, che s’è costruito a forza di «successi» e di «veline»: quello è già il suo inferno personale, il suo eterno lager, e solo perchè è un Salame lo scambia per un quasi-paradiso.
7月4日
Dal blog di Di Pietro:
Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di questa mattina sul decreto sicurezza.
Vi invito a commentare il mio intervento sul blog, commenti che leggerò attentamente per conoscere la vostra opinione.
Antonio Di Pietro: Signor Presidente del Consiglio che non c'è (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Gianfranco Fini: Onorevoli colleghi, per favore! Prego, onorevole Di Pietro.
Antonio Di Pietro: Signor Presidente del Consiglio che non c'è (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Gianfranco Fini: Onorevoli colleghi, vi prego di non disturbare l'oratore! Prego, prosegua pure onorevole Di Pietro.
Antonio Di Pietro: Signor Presidente del Consiglio che non c'è (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Gianfranco Fini: La prego di proseguire, onorevole Di Pietro.
Antonio Di Pietro: Ancora una volta lei fa l'incallito furbacchione. Lei utilizza lo strumento del decreto-legge per farsi ancora una volta i cavoli suoi.
Matteo Brigandì: Presidente, il turpiloquio no!
Antonio Di Pietro: Oddio, è vero che l'articolo 77 della Costituzione ammette che in casi straordinari di necessità e urgenza il Governo può adottare, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, ma certamente i nostri padri costituenti non pensavano mai che tra i casi straordinari di necessità e urgenza vi dovesse essere anche quello di un Presidente del Consiglio in carica che, per paura di una condanna penale per corruzione in atti giudiziari, si emanasse, da sé medesimo, con il suo consiglio di amministrazione una legge per sospendere il suo processo. Dica la verità, signor Presidente del Consiglio che non c'è, lo sapeva e lo sa pure lei che una furbata del genere non si può fare. Per questo ha usato un altro trucchetto. Non ha inserito nel testo originario (il decreto-legge da sottoporre al vaglio preventivo del Presidente) la norma che sospende processi in corso, ma l'ha fatta introdurre da qualche suo dipendente successivamente in Parlamento come emendamento. Bravo furbacchione! Così ha raggirato, sì, ha proprio raggirato anche il Capo dello Stato a cui spettava il primario compito del vaglio costituzionale a norma del quinto comma dell'articolo 87 della Costituzione. Per queste ragioni noi, deputati dell'Italia dei Valori, chiediamo alla Camera dei deputati di non procedere all'esame del decreto-legge n. 92 del 2008, perché quanto disposto dall'articolo 2-ter del decreto in questione viola l'articolo 77 della Costituzione. Sappiamo bene che la maggioranza di questo Parlamento farà finta di non leggere, di non vedere, e di non riflettere sull'articolo 77 della Costituzione, ma il problema è proprio qui: la Costituzione, a una maggioranza parlamentare che ha deciso di servire gli interessi personali del capo del Governo, interessa poco. Ugualmente chiediamo, affinché questa nostra richiesta pregiudiziale rimanga agli atti, che sia dichiarata l'incostituzionalità del predetto articolo 2-ter del decreto n. 92 del 2008, sempre rispetto all'articolo 77 della Costituzione, per estraneità assoluta della norma che dispone la sospensione dei processi. Perché questo? Perché quando avete emanato questo decreto-legge avete detto che questo provvedimento doveva servire ad apprestare un quadro più efficiente per contrastare fenomeni di illegalità diffusa collegati all'immigrazione illegale e alla criminalità organizzata. Ora, ci dica signor Presidente del Consiglio che non c'è, che ci azzecca la sospensione del processo a suo carico con il fatto che così facendo si riesce a combattere meglio la criminalità organizzata o l'illegalità diffusa? O forse ci azzecca, ci azzecca (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! Ancora una chicca, signor Presidente del Consiglio che non c'è, di cui dovrebbe proprio spiegarci la ratio: perché ha scelto proprio la data del 30 giugno 2002 come parametro temporale per individuare quali processi sospendere? Che cavolo sarà mai successo di così importante prima di tale data che deve essere sospeso ad ogni costo, altrimenti la giustizia non funziona più? E perché mai, se gli stessi reati sono avvenuti dopo tale data, non importa più e possono essere perseguiti? Se lo scopo dichiarato di alleggerire il lavoro dei giudici da reati a basso contenuto di allarme sociale fosse vero, ciò dovrebbe valere sia per i reati commessi prima sia per quelli commessi dopo il 30 giugno 2002. Anche per questa ragione, quindi, chiediamo l'approvazione della questione pregiudiziale, declaratoria di incostituzionalità, che sappiamo voi non approverete ma sappiamo anche che resterà agli atti, cosicché, in seguito, quando la Corte Costituzionale ne prenderà atto, qualcuno rifletterà su come ha usato il proprio mandato. Riteniamo, inoltre, che sia del tutto incompatibile con l'ordinamento costituzionale una norma che riconduce un aggravamento obbligatorio della pena alla mera sussistenza di uno status personale. Mi riferisco all'articolo 1, comma 1, lettera f) del decreto-legge in esame, dove è introdotta una circostanza aggravante comune: trovarsi nel territorio nazionale, vale a dire l'aggravante della nazionalità della persona sottoposta ad indagine. Vorrei ricordare che gli articoli 2 e 7 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ma anche gli articoli 3, 10 e 11 della Costituzione non pongono differenza tra nazionalità, sesso, razza e quant'altro. Stabilire un'aggravante semplicemente perché il fatto è commesso da uno straniero, piuttosto che da un italiano, è un'illogicità, una incongruenza e anche una disparità di trattamento inaccettabile in uno Stato di diritto. Andando avanti di questo passo stabiliremo anche aggravanti anche per chi è di colore nero invece che di colore bianco, per chi è di razza ebrea invece che di razza ariana, per chi è zingaro invece che cittadino italiano (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Dunque, mi sembra che questa norma contenga tutti i parametri per una dittatura alle porte. Riteniamo che sia incostituzionale tale norma e, in particolare, l'articolo 2-bis del decreto-legge anche perché, dando precedenza ad alcuni reati rispetto ad altri, viola l'articolo 112 della Costituzione. L'articolo 112 della Costituzione è quello che a voi e a lei, signor Presidente del Consiglio che non c'è, non piace, e che stabilisce il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale; ma a noi dell'Italia dei Valori piace perché l'obbligatorietà dell'azione penale pone tutti in modo uguale di fronte alla legge; non tutti, quindi, meno qualcuno. Noi riteniamo che l'articolo 3 della Costituzione, secondo il quale tutti devono essere uguali di fronte alla legge, sia un articolo di cui essere fieri e che non deve essere calpestato, neanche per ragioni di urgenza, quali sono quelli di salvaguardarsi dai processi in corso. Riteniamo, signor Presidente del Consiglio che non c'è, che la sospensione riguardante un numero ingente di dibattimenti, creerà un'ulteriore dilatazione dei tempi della giustizia e, quindi, in questo senso, violerà ancora una volta l'articolo 111 della Costituzione. Vogliamo che anche questo resti agli atti, perché con questa norma non si dà più efficienza alla giustizia ma si rallenta il corso della giustizia e si impedisce di avere giustizia, soprattutto alle parti lese per le quali il procedimento non prevede la possibilità che venga negata la sospensione su loro richiesta. Le parti lese devono soltanto subire ciò che il legislatore stabilisce e, quindi, non possono difendersi in alcun modo. Si dice che la parte civile costituita può trasferire l'azione in sede civile, come se in sede civile vi fosse la stessa possibilità di acquisire la prova dei fatti penalmente rilevanti che in sede penale. Non capiamo proprio per quale ragione questa norma assegna al presidente del tribunale - mi riferisco al comma 8 dell'articolo 2-ter del decreto-legge - e non al giudice naturale il compito di accogliere la richiesta dell'imputato: il presidente del tribunale in via amministrativa e non il giudice naturale assegnato e precostituito per legge.Vogliamo che resti agli atti anche questo - sebbene sappiamo che a voi non interessa nulla, così come buona parte della Costituzione -, e cioè che questa disposizione viola l'articolo 25, primo comma, della Costituzione, perché viola la disposizione sull'assegnazione al giudice naturale precostituito per legge e viola anche il diritto di difesa, quello che tanto decantate, ma che boicottate quando non vi serve (articolo 24 della Costituzione). Che dire poi della violazione dell'articolo 79 della Carta costituzionale, con riferimento alla sospensione facoltativa, quella cioè ancorata alla prossimità della prescrizione, quella che costituisce una sorta di vera e propria amnistia occulta, applicata al di fuori dell'articolo 79 della Costituzione, appunto, senza prevedere nemmeno un termine preciso per la ripresa dell'attività processuale dopo la sospensione. Si dice: si sospenda, poi anche se non si riprende più, non fa niente. Sicché, alla fine, si realizza un'amnistia occulta senza che una legge sull'amnistia occulta lo possa decidere. Insomma - e concludo - signor Presidente del Consiglio che non c'è, non crediamo, a differenza di altri colleghi, che la vostra sia una scelta politica: crediamo che sia una scelta personale ed un uso personale delle funzioni pubbliche, che lei e il suo Governo state portando avanti.
Gianfranco Fini: Concluda, prego.
Antonio Di Pietro: Per noi dell'Italia dei Valori deve essere chiaro che la via maestra non è quella di ripristinare una generale garanzia costituzionale per tutti: per noi la via maestra è l'articolo 3 della Costituzione, per cui tutti sono uguali di fronte alla legge e lei, signor Presidente del Consiglio, si faccia giudicare come tutti gli altri, e la smetta di cercare, attraverso la legge, di sfuggire alle maglie della giustizia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico). 6月26日
«Guardare il suo nuovo governo in azione è un po’ come sedersi a rivedere un brutto film»
Il Financial Times attacca Berlusconi
Editoriale del quotidiano britannico: «Una volta di più, Berlusconi si concentra su se stesso e non sull’Italia»
LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Oh no, non un'altra volta. Potremmo tradurre così quel «Oh no, not again» apparso come titolo dell’editoriale sul Financial Times, col sottotitolo «una volta di più, Berlusconi si concentra su se stesso e non sull’Italia». Il quotidiano finanziario britannico come sempre non risparmia le parole: «Guardare il suo nuovo governo in azione è un po’ come sedersi a rivedere un brutto film». Se è «troppo presto per dare giudizi netti», però «le ultime dimostrazioni già lasciano prevedere un altro horror show». Perchè «una volta di più il premier 71enne impiega gran parte della sua energia politica a proteggersi dalle pubbliche procure d’Italia».
PROBLEMI GIUDIZIARI - Berlusconi «vuole far approvare una legge che sospenderebbe per un anno la maggior parte delle cause con una possibile pena superiore ai dieci anni» e sta anche «cercando di introdurre una legge che darebbe immunità alle massime autorità dello Stato, lui incluso». Ma tutto ciò «sarebbe di scarso interesse se il signor Berlusconi impiegasse la stessa energia a riformare la pigra economia italiana». Secondo il FT invece ci sono segni che potrebbe ripetere «i suoi peggiori errori, lasciar crescere fuori controllo i livelli del deficit e del debito», poichè «il governo ha presentato una finanziaria che vedrà salire il debito pubblico dall’1,9% del Pil nel 2007 al 2,5% nel 2008». L’Italia conclude il Financial Times «ha bisogno di un governo serio e responsabile. Berlusconi ieri ha detto che la magistratura lo ha sottoposto a un ’calvario’ senza fine. Ma l’unico "calvario" di questa storia è quello che sopporta l’Italia, che ha bisogno di un cambio di rotta estremo nelle sue sorti economiche e politiche».
http://www.corriere.it/politica/08_giugno_26/berlusconi_financial_times_8a3f7296-4351-11dd-bb33-00144f02aabc.shtml
6月25日
Dal blog di Di Pietro:
Oggi si è espresso al Senato il voto della vergogna. La maggioranza ha votato compatta a favore della legge “blocca-processi”, piegando il capo al volere di Silvio Berlusconi.
Non credo che i cittadini che hanno votato la Lega o gli ex An si aspettassero dai rispettivi leader un tradimento della fiducia accordata con il voto del 13 e 14 aprile. Forse, e lo spero nel profondo, neanche gli elettori ex Forza Italia se lo aspettavano un decreto del genere.
Nessun cittadino si aspettava un decreto contro la loro sicurezza, esattamente come nel precedente governo nessuno si aspettava l’indulto. Semplicemente perché nessun cittadino lo aveva chiesto e nessuna forza politica lo aveva inserito nel proprio programma.
Travaglio, durante la trasmissione Passaparola di ieri, ha fornito un elenco esaustivo dei reati che la macchina della giustizia deve obbligatoriamente “ignorare”.
Li riporto di seguito, uno sull’altro, come si fa per un elenco mortuario, perché oggi muore una parte di democrazia di questo Paese.
- aborto clandestino - abuso d’ufficio - adulterazione di sostanze alimentari - associazione per delinquere - bancarotta fraudolenta - calunnia - circonvenzione di incapace - corruzione - corruzione giudiziaria – è quella per cui Silvio Berlusconi ha fatto questo decreto - detenzione di documenti falsi per l’espatrio - detenzione di materiale pedo-pornografico - estorsione - falsificazione di documenti pubblici - frodi fiscali - furto con strappo - furto in appartamento - immigrazione clandestina (“pensate, dopo tutte le menate che fanno con la storia dell’immigrazione clandestina, adesso sospendono i processi” – Marco Travaglio) - incendio e incendio boschivo - intercettazioni illecite - maltrattamenti in famiglia - molestie - omicidio colposo per colpa medica - omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata (“tutti quelli che stendono la gente per la strada ubriachi, bene quelli non li si processa” – Marco Travaglio) - peculato - porto e detenzione di armi anche clandestine - rapina - reati informatici - ricettazione - rivelazioni di segreti d’ufficio - sequestro di persona - sfruttamento della prostituzione - somministrazione di reati pericolosi - stupro e violenza sessuale - traffico di rifiuti - truffa alla Comunità Europea - usura - vendita di prodotti con marchi contraffatti - violenza privata
Tutti questi, essendo puniti con pene inferiori ai dieci anni, vengono sospesi.
Per sospendere il processo di un cittadino, Silvio Berlusconi, l’Associazione Magistrati ha calcolato che neverranno sospesi circa centomila.
La mobilitazione nelle piazze è ormai inevitabile. Sul blog ho deciso di lanciare questa iniziativa contro la blocca-processi, iniziativa appello a tutti gli elettori, perché si dissocino dalle scelte dei rappresentanti del loro partito.
La legalità è la base di ogni democrazia. Senza legalità c’è solo il regime totalitario o l’anarchia.
6月23日
Dal blog di Grillo:
Pubblico il testo dell'intevento di Marco Travaglio.
"Buongiorno a tutti, c’è una parola molto usurata, molto abusata, che ormai semina noi attorno a sé quando qualcuno ne parla. È l’espressione “conflitto di interessi”. Dico subito che bisognerebbe cambiarne il nome. Bisognerebbe chiamarla Pippo, Giuseppe o Giovanni, come ci viene in mente. L’importante è riaccendere l’attenzione delle persone su questo concetto che è diventato noiosissimo e impronunciabile. Chi è di sinistra non ne può più sentir parlare, perché i suoi rappresentanti tradendo il mandato popolare, non lo hanno mai risolto per legge, anzi, lo hanno moltiplicato creando i propri conflitti di interessi. Vedi caso Unipol. Nel centro-destra, appena uno sente parlare del conflitto di interessi dice: “ecco, è arrivato un comunista che ce l’ha con Berlusconi”. Come se il confitto di interessi fosse solo quello delle televisioni di Silvio Berlusconi. Che è il più grosso, ma non è l’unico. E quindi anche il conflitto di interessi che riguarda le dimensioni del campo dove poi destra e sinistra devono giocare la partita, cioè riguarda le regole, è diventato una sorta di guerra politica. Una guerra tra bande per cui è un po’ come quando uno parla di giustizia. Si dice: “ecco, questo è uno di sinistra!”. In realtà parlare di giustizia non è né di destra, né di sinistra. Sono questioni pre-politiche che attengono alle regole. Quindi cambiarne il nome per ridargli sostanza, per ridargli senso. Se ci fosse opposizione politica in Italia, purtroppo non ce la abbiamo, salvo Di Pietro e pochissimi altri, avrebbe un’autostrada di fronte a sé. Perché tutto quello che ha iniziato a fare il governo Berlusconi rientra sotto il capitolo del conflitto di interessi e la gente lo capirebbe benissimo, spiegandole alcune cose. Perché tutti i provvedimenti che vengono presi in materia di sicurezza, legalità e giustizia sono frenati dal fatto che Berlusconi non può far funzionare la giustizia. Quindi non può dare sicurezza ai cittadini, perché, come è noto, se la giustizia funzionasse lui sarebbe rovinato. Quindi continua a far finta di far funzionare la giustizia. In realtà non lo può fare, quindi continua a sfasciarla. Se l’opposizione esistesse e fosse capace di parlare ai cittadini, soprattutto ai cittadini che hanno votato per Berlusconi, potrebbe far loro capire. “Ecco vedete, volevate sicurezza? Avete scelto le persone sbagliate.” Poi magari erano sbagliate anche le altre. Comunque, più sbagliate di queste, era difficile. Si potrebbe fare un piccolo riassunto per incominciare a raccontare questo conflitto di interessi, o meglio, chiamiamolo Pippo. C’era una volta un signore che nel 1994 aveva le sue aziende sotto inchiesta, come tutte le grandi aziende italiane. Soltanto che le altre aziende italiane, rassegnate al fatto che avendo pagato tangenti dovevano comunque renderne conto, andavano dal magistrato, confessavano, patteggiavano, restituivano. Cercavano di sistemare le loro cose, senza strappi. Una di queste aziende aveva un proprietario il quale non ci voleva stare a fare una confessione. Perché non ci voleva stare? Perché avrebbe dovuto confessare troppo, più delle altre. Non solo le tangenti ai partiti. Avrebbe dovuto confessare anche rapporti con la mafia e corruzione di giudici.
Corruzione di giudici per comprare sentenze che dessero ragione a lui che aveva torto e torto alle controparti che avevano ragione. Stiamo parlando di reati talmente gravi che era impossibile confessare e rimanere nel mercato. Persino in un mercato bacato come quello del capitalismo italiano. Quindi optò per la seconda soluzione. Salvarsi dai processi entrando in politica. Infatti disse a Montanelli, a Biagi, entro in politica per non finire in galera e non fallire per debiti. Devo dire che ha mantenuto entrambe le promesse. Questo è il vero contratto con gli italiani. Questo è stato rigorosamente mantenuto. Infatti, 15 anni dopo non è ancora andato in galera e non è ancora fallito per debiti. Anzi, i debiti li ha scaricati sul mercato, cosiddetto, quotando in borsa le sue aziende e nel frattempo ha fatto un sacco di soldi grazie a una serie di leggi innumerevoli. Ma il conflitto di interessi era appunto quello che all’inizio era chiaro. Può una persona che ha le aziende sotto inchiesta andare in politica e sfasciare la giustizia per evitare che le sue aziende, oltre che sotto inchiesta, finiscano anche condannate? Nel ’94 sembrava impossibile, oggi è cronaca quotidiana. Oggi si da per scontato: “certo, sta lì! Di che cosa dovrebbe occuparsi se non delle sue aziende e degli affari suoi. Mica dei nostri, no?”. Ci sono molte persone che lo danno per scontato, senza rendersi conto che loro non fanno parte di quelle aziende quindi apparterrebbero a quelli che hanno interessi opposti. È appunto il conflitto di interessi. O Pippo. Nel ’94 capitò subito un incidente. C’erano un paio di indagini su suo fratello. Glielo arrestarono, il fratello Paolo, quello che va sempre in carcere al posto suo. E il fratello confessò dicendo che aveva fatto tutto lui per certe tangenti della Cariplo. Poi Berlusconi vinse le elezioni e venne fuori un maggiore della Guardia di Finanza che raccontò che il suo capo pattuglia gli aveva offerto un pezzo di una tangente che aveva appena incassato da una società del Gruppo Fininvest. E lui, giovane integerrimo, o forse solo inesperto, rifiutò quel pezzo di tangente e andò a denunciare il suo capo ai suoi superiori e a Di Pietro. Nacque l’indagine sulla corruzione della GdF e si scoprì che molte verifiche fiscali erano addomesticate da tangenti. Furono arrestati un centinaio di ufficiali e sottoufficiali della GdF e coinvolti 500 piccole e grandi aziende soltanto nella zona di Milano. Una di queste 500, anzi tre di queste 500 erano tre società della Fininvest. Le altre confessarono e patteggiarono, le tre della Fininvest non poterono perché il loro proprietario era presidente del Consiglio. E allora il presidente del Consiglio cominciò a lavorare, dato che gli stavano per arrestare il solito fratello e il pagatore, dirigente pagatore della Fininvest Salvatore Sciascia, lui decise di fare un decreto, il decreto Biondi, per impedire ai giudici di arrestare le persone per reati di corruzione e di tangentopoli. Il pool di Milano si dimise pubblicamente dalle indagini su tangentopoli perché disse: “potremo arrestare ancora i ladri di polli, ma non più i ladri di stato. È ingiusto. È una cosa che ripugna alla nostra coscienza e al nostro senso di equità”. Fortunatamente la Lega e AN, non ridotte ancora a protesi, a badanti del Cavaliere, lo costrinsero a tornare indietro rispetto a quel decreto, che fu ritirato. Infatti, suo fratello finì in galera, finì in galera anche Sciascia. Confessarono anche colpe che non erano loro, tanto poi che il fratello fu prosciolto perché si disse che l’autorizzazione non l’aveva data lui a pagare la GdF, ma l’aveva data il fratello maggiore. Cadde il primo governo. Arrivò il centro-sinistra, che per cinque anni fece tutto ciò che Berlusconi chiedeva in materia di giustizia. Prodi aveva un ottimo programma elettorale scritto dal ministro Flick. Giustizia più efficiente. Leggi anti corruzione, anti mafia, ecc. Non gliene fecero passare una. In Parlamento i PDS e popolari, D’Alema e Marini, si misero d’accordo con Berlusconi e approvarono tutte le leggi che erano previste nel programma di Previti, che aveva perso le elezioni. Pazienza. Leggi che mandavano in prescrizione i processi, che buttavano via le prove, che costringevano i giudici a rifare i processi daccapo cambiando le regole nel corso della partita. Leggi contro i pentiti, leggi contro i testimoni, leggi contro i poteri dei magistrati. Leggi che hanno sfasciato per cinque anni la giustizia rallentandola ulteriormente e producendo migliaia di nuove prescrizioni. Erano le famose “leggi ad personas” nel senso che all’epoca ce n’erano a centinaia di “personas” da salvare. Erano tutti gli indagati di tangentopoli che stavano per essere condannati. Nel frattempo si fece la Bicamerale, idea geniale di Massimo D’Alema, per mettere proprio nella Costituzione che i giudici devono essere meno indipendenti e meno autonomi dalla politica. E aggiunse tutta una serie, grazie alle bozze Boato, di interferenze del potere politico dentro la magistratura. Poi alla fine della legislatura Berlusconi gli fece pure saltare la bicamerale, perché dargli pure la soddisfazione di firmare una legge costituzionale quando ormai aveva ottenuto in Parlamento tutto quello che voleva, non gli avevano nemmeno fatto la legge contro il conflitto di interessi, nemmeno la legge antitrust sulle televisioni. Quindi all’ultimo momento fece saltare il banco e lasciò D’Alema con il cerino. Perché lui è così. I capi dell’opposizione li attira. Come la mantide religiosa. Li attira, ci fa un scopatine e poi se li mangia. Ha fatto così con D’Alema negli anni ’90, adesso sta facendo la stessa cosa con Veltroni, che praticamente è già stato mangiato e digerito. Dopo quei cinque anni di disastro del centro-sinistra sui temi della giustizia, perché poi Prodi sull’economia aveva fatto bene, aveva anche portato l’Italia in Europa, infatti l’hanno subito mandato via per sostituirlo con D’Alema, poi con Amato. Berlusconi aveva già la vittoria in pugno e fu la legislatura dei cinque anni famosi durante i quali non ha avuto tempo di fare altro, se non leggi in materia di suoi processi. È il trionfo del conflitto di interessi esattamente come la legislatura precedente. Solo che nella legislatura precedente era il centro-sinistra che gli faceva i favori, stavolta era lui che se li faceva da solo. Fu una legislatura che, a parte la legge antifumo e la legge sulla patente a punti, credo che il grosso delle leggi riguardassero i processi e le televisioni del Cavaliere. Ma era difficile far capire alla gente che quelle leggi erano un danno per tutti i cittadini. Perché erano talmente ritagliate sul suo caso, che soltanto alcune andavano a danno di altri. Quindi, in quel periodo era più difficile far capire il conflitto di interessi. Passò la legge sul falso in bilancio, di fatto depenalizzato, la legge sulle rogatorie – che dovevano essere cestinate tutte quante, perché mancava il timbro, il numero, la cosa – poi, per fortuna, era scritta coi piedi quella legge, contravveniva tutte le prassi e i trattati internazionali quindi fu di fatto disapplicata dai tribunali. Nessun tribunale l’ha mai applicata. Quindi non funzionò. Passò la legge che doveva facilitare lo spostamento dei processi, la legge Cirami. Ma anche quella non bastò, perché bisognava dimostrare che tutto il tribunale di Milano, 300 giudici, era infestato di toghe rosse. Dato che lì Berlusconi l’hanno sempre prescritto o in qualche piccolo caso assolto per insufficienza di prove, proprio tutto si poteva dire tranne che i giudici milanesi fossero prevenuti. Anzi, forse sono prevenuti al contrario, a suo favore. E quindi il processo rimase a Milano e non andò a Brescia. E quindi lui si inventò il Lodo Meccanico Schifani, che ovviamente essendo opera materiale di Schifani era anche quello scritto coi piedi – era di Schifani – e quindi fu immediatamente fulminato dalla Corte Costituzionale. Quindi il processo restò sospeso sei mesi, poi riprese. Fu lì che venne varata una legge devastante, non solo per i processi a Berlusconi, che uno potrebbe dire: “non me ne importa perché tanto sono amico suo!”. No, anche per i processi a carico degli altri delinquenti. Furono di fatto dimezzati i tempi della prescrizione. Quindi, mentre il Parlamento continuava ad allungare i tempi dei processi, la prescrizione – che di solito deve essere commisurata ai tempi dei processi, perché sennò scatta prima che arrivi la sentenza – bene, la prescrizione fu immediatamente dimezzata. Processi lunghi, prescrizione dimezzata. Risultato: tutte le sentenze di condanna si convertono in sentenze di prescrizione. E abbiamo pure gente impunita che se ne va in giro a dire: “mi hanno assolto perché sono innocente, sono una vittima di errori giudiziari, voglio il risarcimento!”. In realtà erano dei prescritti sfottuti, cioè degli impuniti, della gente che l’ha fatta franca. È la legge ex-Cirielli, talmente indecente, che Cirielli, che era un senatore di AN, quando ha visto come gliela avevano snaturata con gli emendamenti salva Berlusconi e salva Previti, rifiutò di prestarle il nome. Per cui ritirò la firma e non si trovò più nessuno che volesse chiamarla col suo nome e la dovettero chiamare ex-Cirielli. Alla memoria. Quella, disse il ministro Castelli, avrebbe prodotto decine di migliaia di prescrizioni in più rispetto all’anno prima. E infatti, da allora si prescrive quasi tutto. I tribunali sono ormai uffici dove entrano vagonate di carta ed escono vagonate di carta senza che succeda niente, un po’ come la macchina per tritare l’acqua. Quella legge passò. Berlusconi e Previti ottennero ovviamente dei benefici, anche perché in quella legge era scritto che chi ha più di settant’anni non finisce più in carcere. A parte Provenzano e i mafiosi. E infatti Previti fu di lì a poco condannato e avendo compiuto settant’anni beneficiò di questa specie di regalo di compleanno che gli avevano fatto e non entrò più in galera, andò agli arresti domiciliari. E poi gli fecero un altro regalo, che arriva fra un minuto. Ma intanto la legislatura si concluse con la legge Pecorella. Perché a Berlusconi era rimasto soltanto il processo in appello dello SME-Ariosto. E allora, dato che era preoccupato, aveva lì l’avvocato in parlamento, Pecorella, che non faceva niente, gli ha fatto una legge, che proponeva da tempo, per abolire i processi d’appello. Non tutti però. Soltanto quando uno viene assolto o prescritto in primo grado, il pubblico ministero non può più fare appello. Se invece uno viene condannato in primo grado, l’appello lo può fare. Ad libitum. “Non hai vinto. Ritenta. Sarai più fortunato la prossima volta”. Perché la giustizia serve ovviamente per garantire assoluzione e prescrizioni, non per garantire la condanna dei colpevoli. Nella loro ottica: conflitto di interessi. Pippo. Anche quella legge faceva schifo. Loro la rifecero uguale. Non ebbero il tempo materiale, perché stava finendo la legislatura. Prorogarono di un mese la legislatura per fare la legge che aboliva il processo d’appello a Berlusconi dopodichè la Corte Costituzionale ha fatto giustizia e ha cestinato anche la legge Pecorella. Finita la legislatura Berlusconi ha naturalmente perso le elezioni perché si era fatto i cazzi suoi per cinque anni. E qualcuno che non aveva proprio gli occhi foderati lo si è trovato alle urne. E quindi ha perso le elezioni, seppure di poco. Dopodichè è arrivato il centro-sinistra e ha continuato a fare esattamente ciò che faceva nel passato. A dargliele tutte vinte e ad occuparsi degli affari suoi, del capo dell’opposizione, invece di occuparsi degli affari dei cittadini. E quindi c’era subito un problema: Previti condannato a sette anni e mezzo, ne aveva già scontato uno e qualcosa. Con la legge ex-Cirielli lo presero dal carcere, lo mandarono ai domiciliari. Doveva rimanere lì almeno tre anni su sei rimasti. Che cosa hanno fatto? I tre anni di domiciliari glieli hanno abbonati con l’indulto. Potevano fare un indulto di un anno? Sarebbe stato giusto. Alleviava un po’ il sovraffollamento delle carceri, liberava dieci, quindicimila detenuti, teneva dentro i criminali grossi. E soprattutto era un piccolo sconto di pena. Un anno. Bene, l’hanno fatto di tre anni mandando fuori quaranta, forse cinquantamila criminali in pochi mesi, compresi quelli che erano in custodia cautelare, perché ne dovevano salvare uno: Previti. Naturalmente in quel momento il centro-sinistra ha cominciato a colare a picco e non si è più rialzato. E io ricordo quando io sull’Unità, Beppe Grillo sul blog, Flores D’Arcais, l’Unità di Furio Colombo e di Padellaro che continuavano a dire “non fatelo, non fatelo. Questo indulto è un disastro. Fatelo più leggero. Non salvato Previti. Guardate che gli effetti saranno devastanti”. Ci siamo presi insulti: forcaioli, giustizialisti, mascalzoni. Risultato finale: chi ha fatto quell’indulto seguito poi dalla legge Mastella liberticida per la libertà di informazione, per fortuna passata solo alla Camera, è stato punito alle urne. Ed è ritornato Berlusconi. Che, naturalmente, cosa doveva fare? Le riforme istituzionali? Il dialogo per un nuovo stato, per una nuova repubblica? Questo se lo può raccontare la sera andando a dormire Veltroni, da solo o assieme alla Finocchiaro e a quei pochi gonzi che avevano creduto al dialogo col Cavaliere ormai trasformato in uno statista. Naturalmente il Cavaliere che problemi aveva? Aveva i soliti problemi. L’Europa e la Corte Costituzionale italiana e forse anche i Consiglio di Stato che gli dicono di cedere le frequenze a chi ne ha diritto e mandare Rete4 sul satellite o venderla. E quindi, primo provvedimento: salva Rete4. secondo problema. Un processo che sta arrivando a sentenza entro l’estate: il processo Mills. Guardate, non è un processo che nasce dalla perfidia delle toghe rosse. Quello è un processo che nasce dal fatto che un giorno l’avvocato Mills, già consulente della Fininvest per la finanza estera, inglese, scrive una lettera al suo commercialista, Bob Drennan. Gli dice: “guarda che mister B. – che sarebbe il nostro presidente del Consiglio – mi ha fatto avere in Svizzera, tramite un suo dirigente, Bernasconi che poi è morto – seicentomila dollari. Me li ha fatti avere in nero, perché quelli sono un regalo in cambio delle mie testimonianze reticenti davanti al tribunale di Milano. Quando sono stato chiamato a testimoniare contro di lui, su di lui, nel processo delle mazzette alla GdF e nel processo dei fondi neri di All Iberian, io non è che proprio ho mentito. Ho fatto lo slalom, ho fatto lo zig zag. Non ho detto tutto quello che sapevo, e l’ho tenuto fuori – dice testualmente Milss al suo commercialista – da un mare di guai”. Questo, in Italia, ma anche in Italia e anche in Inghilterra, si chiama falsa testimonianza perché ha giurato di dire tutta la verità. E se uno in cambio di una falsa testimonianza poi prende dei soldi questa si chiama corruzione giudiziaria del testimone. Perché se corrompi un testimone che deve parlare di te, o lo ricompensi dopo che non ha parlato di te, vuol dire che tu ti sei comprato il processo. Cioè hai fatto in modo che un colpevole venisse assolto mentre era colpevole e meritava un condanna. Quindi, perché noi sappiamo di questa lettera? In fondo è una lettera privata di un cliente a un suo commercialista, direbbe un italiano nella sua mentalità italiana. Attenzione. Qui siamo a Londra. A Londra, il commercialista Drennan, tenuto a regole di comportamento etico strettissime, con un codice deontologico severissimo, letta quella lettera dice: “qui c’è puzza di mazzette. Qui c’è puzza di evasione fiscale”. Che cosa fa? Copre il suo cliente? Ma manco per sogno. Lo denuncia al fisco inglese. Pensate, il commercialista di Mills, pagato da Mills, denuncia Mills al fisco inglese. Parte l’indagine e le carte vengono trasmesse al tribunale di Milano per i reati commessi da quello che gli ha dato i soldi. Secondo Mills, e cioè mister B. Abbiamo quindi la confessione di un ex-consulente della Fininvest. È questo che innesca il processo. Non le toghe rosse… Naturalmente poi Mills, quando scopre che gli hanno trovato la lettera si precipita a Milano, prima dice che è vera, poi smentisce, poi ritratta, poi ritratta la ritrattazione. Ma insomma, fa fede quello che hai scritto quando pensavi che nessuno ti leggesse. A parte il tuo commercialista. Su questo si basa il processo Mills. E alla vigilia della sentenza, Berlusconi teme, sapendo ovviamente di avere fatto quello che ha fatto, una condanna non perché il giudice è rosso, ma perché c’è la lettera di Mills che lo incastra. Oltre al versamento. E quindi cosa fa? Ancora una volta è costretto a difendersi per legge. Anziché nel processo, cioè in aula, lui si difende dal processo stando in un’altra aula, quella del Parlamento, dove ha scritto una lettera al suo riportino Schifani, per farsi benedire e soprattutto per ottenere corsie di emergenza per una legge che è spettacolare. È una legge blocca-processi. Pensate che cosa si sono inventati. Dice: “noi blocchiamo tutti quei processi per fatti commessi fino a giugno del 2002 che si trovino nella fase o dell’udienza preliminare o del dibattimento di primo grado. Naturalmente il processo Mills riguarda fatti commessi entro e non oltre giugno 2002 e nella fase del dibattimento di primo grado. E li blocchiamo per un anno. Pensate che generosità. Ellekappa ha fatto vignetta bellissima, dice: “Berlusconi è altruista. Rinuncia volentieri ai suoi processi, a vantaggio di quelli altrui”. È un samaritano, praticamente. Quelli altrui andranno avanti, i suoi resteranno bloccati. Ma assieme ai suoi, resteranno bloccati tutti quelli come i suoi. E adesso qualcuno dirà: “va beh, saranno le solite quattro o cinque questioni finanziarie di cui siete fissati voi giustizialisti”. No. Vengono sospesi obbligatoriamente i processi per: sequestro di persona, estorsione, rapina, furto in appartamento, furto con strappo, associazione per delinquere, stupro e violenza sessuale, aborto clandestino, bancarotta fraudolenta, sfruttamento della prostituzione, frodi fiscali, usura, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, detenzione di documenti falsi per l’espatrio, corruzione, corruzione giudiziaria – è quella di Mills – abuso d’ufficio, peculato, rivelazioni di segreti d’ufficio, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti, detenzione di materiale pedo-pornografico, porto e detenzione di armi anche clandestine, immigrazione clandestina – pensate, dopo tutte le menate che fanno con la storia dell’immigrazione clandestina, adesso sospendono i processi – calunnia, omicidio colposo per colpa medica – tutti gli errori dei medici – omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata – tutti quelli che stendono la gente per la strada ubriachi, bene quelli non li si processa – truffa alla Comunità Europea, maltrattamenti in famiglia, incendio e incendio boschivo, molestie, traffico di rifiuti, adulterazione di sostanze alimentari, somministrazione di reati pericolosi, circonvenzione di incapace. Tutti questi, essendo puniti con pene inferiori ai dieci anni, vengono sospesi. Per sospenderne uno, l’Associazione Magistrati ha calcolato che ne sospende circa centomila. Esempio, perché poi c’è anche un aspetto psichiatrico in questa legge. Uno straniero violenta una studentessa alla fermata del tram. Secondo esempio, uno studente cede una canna di hashish a un coetaneo. Quale processo viene sospeso e quale invece si fa subito? Si fa subito quello allo studente che ha ceduto la canna. Mentre quello dello straniero irregolare che ha violentato la studentessa viene rinviato a data da destinarsi. Due zingarelle rapiscono un bambino. Oppure, due zingarelle rubano un pezzo di formaggio in un supermercato e uscendo la guardia giurata. Quale processo si fa per primo? Naturalmente quello alle due zingarelle che rubano il formaggio. Non a quelle che rapiscono il bambino. Risposta numero tre. Un chirurgo in un intervento fa un grave errore e provoca la morte di un bimbo. Un giovane ruba il telefono cellulare a un coetaneo e lo minaccia con un coltellino. Quale processo si fa prima? Si fa prima quello del furto del cellulare, non quello dell’errore medico. Esempio numero quattro. Un assessore becca una tangente per truccare appalti. Suo figlio compra un motorino rubato e poi ci cambia la targa. Indovinate quale processo viene sospeso? Naturalmente quello per la tangente. Invece quello per il motorino si fa subito. Infine, uno straniero ubriaco a bordo di un’auto rubata investe tre pedoni sulle strisce. Oppure due parcheggiatori abusivi chiedono un euro a un automobilista e minacciano di rigargli la macchina se non glielo da. Quale processo si fa per prima? Quello al posteggiatore abusivo. Quello allo straniero ubriaco che ha steso le tre persone sulle strisce, no. Questi sono tutti esempi che ha fatto l’Associazione Magistrati in uno studio sugli effetti di questa legge. Una legge che oltretutto non sospende i processi solo per un anno. Dice di sospenderli per un anno, poi in realtà bisognerà rimetterli a ruolo. La prescrizione si blocca per un anno. Dopodichè tutti i tempi morti, anni e anni, che richiederanno ai tribunali per rimetterli nel ruolo, farà sì che tutti quei processi sospesi per un anno riposeranno in pace e finiranno tutti in prescrizione. Compreso quello a Berlusconi. È quello che vi dicevo prima. È facilissimo con questi esempi far vedere come, per bloccare il processo Mills, si bloccano un terzo dei processi che poi realmente si fanno – un quarto, un quinto, stiamo parlando comunque di una quota enorme – che tutte le vittime che aspettavano di avere giustizia da quei processi si dirà loro: “chi si è visto, si è visto. Perché Berlusconi esce, e quindi escono anche tutti quelli come lui”. Il conflitto di interessi è immediatamente chiaro. Lo si capisce benissimo. Il nostro interesse è che quei processi si facciano. Il suo è, ovviamente, che quei processi non si facciano perché così non si fa nemmeno il suo, che non arriva a sentenza. E lui lo sa, come sarà la sentenza. Prossima settimana vedremo, tanto la stanno scrivendo, quali conseguenze comporterà e quali balle ci stanno raccontando a proposito del Lodo Schifani Bis. Il Lodo Schifani bis stanno preparandolo, stanno decidendo quali alte cariche inserire. Perché cinque sembravano poche, quindi pare che adesso ne vogliano mettere diciannove, forse anche il presidente dell’ArciCaccia, chi lo sa, l’Esercito della Salvezza… ci sono varie istituzioni da immunizzare. E probabilmente, da quando si è messo il panama in testa, come Al Capone, e ha chiesto a un vescovo di fargli fare la comunione anche se è divorziato, è molto probabile che nel Lodo Schifani bis ci sia anche il diritto di fare la comunione almeno per i divorziati che hanno il nome che comincia per “S”, il cognome che inizia per “B” e la testa bitumata. Grazie e passate parola."
6月22日 Dal blog di Di Pietro:
Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo “La legge anti-Caselli” (pag.501).
"Il 4 novembre 2004 il Csm bandisce il concorso per la nomina del nuovo procuratore nazionale antimafia: il mandato di Piero Luigi Vigna, dopo due incarichi per un totale di otto anni, scade il 15 gennaio 2005 e non è più prorogabile. Per la successione si candidano, fra gli altri, Caselli e Grasso, che sono i favoriti. Ma il 1° dicembre il Parlamento approva definitivamente la riforma Castelli dell’ordinamento giudiziario, che contiene uno strano codicillo (articolo 10, comma 2):
Il magistrato preposto alla Direzione nazionale antimafia, alla data di entrata in vigore della presente legge, è prorogato sino al compimento dei settantadue anni di età nell’esercizio delle funzioni ad esso attribuito.
Vigna compirà settantadue anni il 1° agosto 2005. Con un inedito regalo di compleanno, la maggioranza berlusconiana lo conferma al suo posto fino ad allora, concedendogli sette mesi in più rispetto alla scadenza canonica. Ma, più che un omaggio a Vigna, quella formuletta è una fucilata per Caselli. La stessa legge sull’ordinamento giudiziario, all’articolo 2/H/17, precisa che le funzioni direttive degli uffici giudiziari possono essere conferite esclusivamente a magistrati che abbiano ancora quattro anni di servizio prima di compiere settant’anni. Anche se la legge in vigore – voluta dallo stesso governo Berlusconi nella speranza di far cosa gradita alla Cassazione che doveva decidere sul trasferimento di certi processi da Milano a Brescia – consente ai magistrati di restare in servizio fino a settantacinque anni. Che senso ha dunque prorogare Vigna fino ai settantadue anni, che imporre al successore di prendere servizio non oltre i sessantasei per andare in pensione a settanta, in un sistema che consente di restare in toga fino a settantacinque? Follia? Schizofrenia? Amore per l’enigmistica? Nulla di tutto questo. La risposta è nella carta d’identità del candidato favorito alla successione di Vigna: Caselli, che compirà i sessantasei anni il 9 maggio 2005. Dopo quella data non potrà più garantire quattro anni pieni. Senza la proroga di Vigna, può tranquillamente partecipare al concorso bandito dal Csm, visto che a gennaio non avrà ancora compiuto sessantasei anni. Con la proroga di Vigna fino ad agosto, invece, sarà tagliato fuori dalla corsa. E l’altro pretendente, Grasso, avrà partita vinta. Sarà un caso, ma mentre l’Anm protesta e sciopera contro il nuovo ordinamento giudiziario, Grasso è tra i pochi procuratori a non attaccare quella norma ad personam (la sua persona) e anzi, isolatissimo nella sua categoria, definisce la Castelli “una riforma con luci e ombre”. Subito, si scatena contro Caselli il consueto fuoco di sbarramento mediatico, a opera della stampa berlusconiana, ma anche dalla sinistra cosiddetta “riformista” e del suo omonimo giornaletto. Gli argomenti sono i soliti: toga rossa, processi politici, persecuzione di poveri innocenti e cosi via. Ma proprio in quei giorni cruciali il partito anticaselliano subisce una serie di duri scacchi giudiziari. Il 15 ottobre la Cassazione conferma la prescrizione per Andreotti, colpevole di associazione a delinquere con la mafia fino al 1980. Il 5 novembre la Corte d’appello deposita le durissime motivazioni della condanna di Mannino. Il 10 dicembre il Tribunale di Palermo condanna Dell’Utri a nove anni. Tre verdetti che confermano la bontà del lavoro di Caselli. Non bastasse, il 16 dicembre il presidente Ciampi rinvia alle Camere l’ordinamento giudiziario perché incostituzionale. La legge è come se non esistesse, e cosi la proroga di Vigna. Che, dunque, “scadrà” regolarmente il 15 gennaio 2005. Caselli rimane in pista. Ma la prospettiva di vederlo tornare a occuparsi di mafia turba i sonni della Casa delle libertà. Cosi la sera del 30 dicembre, mentre l’Italia si prepara a festeggiare il nuovo anno, il Consiglio dei Ministri infila nel decreto legge “milleproroghe” un articoletto di tre righe affogato in una giungla di norme di straordinaria necessità e urgenza: misure per la Croce Rossa, per l’autotrasporto di merci, per gli spettacoli circensi. Tre righe che recitano:
Il magistrato preposto alla Direzione nazionale antimafia alla data di entrata in vigore del presente decreto continua ad esercitare le proprie funzioni fino al compimento del settantaduesimo anno di età […] per garantire l’azione di contrasto alla criminalità da parte dell’Ufficio del Procuratore nazionale antimafia.
Il pericolo che la Superprocura rimanga vacante, naturalmente, non esiste, visto che il concorso del Csm è già avviato da tempo. Si tratta di una scusa. Per la prima volta un governo decide - e per decreto – chi deve e chi non deve dirigere un ufficio giudiziario, in barba alla Costituzione che affida al Csm le nomine dei capi degli uffici giudiziari."
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