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June 24 Pacchetto sicurezzaDal blog di di Pietro
Fin dal primo momento siamo stati chiari su questo tema, e cioè il Pacchetto Sicurezza. In quel Pacchetto Sicurezza, che è fatto in parte da decreti legge e in parte da disegni di legge, ci sono molte cose che condividiamo, tanto vero che oggi abbiamo deciso che farò personalmente da relatore in aula e in commissione, perché non vogliamo essere tracciati come coloro che si mettono sempre di traverso e sempre contro per spirito antiberlusconiano. Non condividiamo, contrastiamo e ci opporremo in ogni sede, sia per ragioni di metodo sia per ragioni di merito rispetto alle proposte che sono state formulate di sospensione dei processi per un anno e la sospensione dei processi delle più alte cariche dello Stato, anche per quanto riguarda il Presidente del Consiglio in carica. Per questioni di metodo perché, in caso di decreto, il decreto legge deve intervenire in via d’urgenza su quello che fa paura ai cittadini, per quello che sono i loro problemi. Risolvere il problema di Berlusconi è una cosa che interessa a lui, non ai cittadini. Ai cittadini interessa intervenire sulla sicurezza per fare in modo che non ci siano più stupri, violenze sessuali, rapine, violenza, e tanti di quei reati al di sotto dei dieci anni che possono creare allarme sociale. Per questo riteniamo che non ci siano quei requisiti di urgenza e che richiede il decreto legge, ma neanche quei requisiti attinenti alla materia sicurezza. Nel merito contestiamo totalmente il principio per cui viene inserito tra i reati gravi per cui non si deve procedere il cosiddetto reato di corruzione in atti giudiziari da parte di una persona che fa il Presidente del Consiglio. Se c’è un reato grave, oltre ai reati sulla persona come l’omicidio, il sequestro di persona, violenza carnale, se c’è un reato grave per eccellenza è proprio la corruzione in atti giudiziari fatte dal massimo esponente dell’esecutivo che interviene sul test. Ora non sappiamo se questo è stato commesso o meno, ma c’è un processo in corso che è arrivato alla fine delle sue battute. Credo che ci sia una ragione, che il processo si concluda, e non che venga bloccato. Questo sarebbe una grande ingiustizia. Noi siamo tra quelli, minoritari o maggioritari, lo vedremo con il referendum da che parte sta la verità, che pensiamo che la legge deve essere uguale per tutti e che se c’è un Presidente del Consiglio che è sotto processo dovrebbe essere giudicato prima, e non dopo.
June 23 Salvare i pesci dall'annegamentoDal libro di Amy Tan "Saving fish from drowning":
"A pious man explained to his followers: "It is evil to take lives and noble to save them. Each day I pledge to save a hundred lives. I drop my net in the lake and scoop out a hundred fishes. I place the fishes on the bank, where they flop and twirl. 'Don't be scared,' I tell those fishes. 'I am saving you from drowning.' Soon enough, the fishes grow calm and lie still. Yet, sad to say, I am always too late. The fishes expire. And because it is evil to waste anything, I take those dead fishes to market and I sell them for a good price. With the money I receive, I buy more nets so I can save more fishes."
"Un uomo pio spiegò ai suoi discepoli: "E' male togliere la vita e nobile salvarla". Ogni giorno mi ripropongo di salvarne un centinaio. Butto la rete nel lago ed estraggo un centinaio di pesci. Metto i pesci sulla riva dove saltano e si contorcono. "Non abbiate paura" dico a quei pesci. "Vi stò salvando dall'annegamento". Poco dopo i pesci si calmano e stanno fermi. Eppure, triste a dirsi, sono sempre in ritardo. I pesci muoiono. E siccome è male sprecare qualsiasi cosa, porto quei pesci morti al mercato e li vendo a un buon prezzo. Coi soldi che ricevo, compro più reti, così posso salvare più pesci."
"Le cose peggiori sono sempre state fatte con le migliori intenzioni." Oscar Wilde La mantide BerluscosaDal blog di Grillo: Pubblico il testo dell'intevento di Marco Travaglio. "Buongiorno a tutti, c’è una parola molto usurata, molto abusata, che ormai semina noi attorno a sé quando qualcuno ne parla. È l’espressione “conflitto di interessi”. Dico subito che bisognerebbe cambiarne il nome. Bisognerebbe chiamarla Pippo, Giuseppe o Giovanni, come ci viene in mente. L’importante è riaccendere l’attenzione delle persone su questo concetto che è diventato noiosissimo e impronunciabile. Chi è di sinistra non ne può più sentir parlare, perché i suoi rappresentanti tradendo il mandato popolare, non lo hanno mai risolto per legge, anzi, lo hanno moltiplicato creando i propri conflitti di interessi. Vedi caso Unipol. Nel centro-destra, appena uno sente parlare del conflitto di interessi dice: “ecco, è arrivato un comunista che ce l’ha con Berlusconi”. Come se il confitto di interessi fosse solo quello delle televisioni di Silvio Berlusconi. Che è il più grosso, ma non è l’unico. E quindi anche il conflitto di interessi che riguarda le dimensioni del campo dove poi destra e sinistra devono giocare la partita, cioè riguarda le regole, è diventato una sorta di guerra politica. Una guerra tra bande per cui è un po’ come quando uno parla di giustizia. Si dice: “ecco, questo è uno di sinistra!”. In realtà parlare di giustizia non è né di destra, né di sinistra. Sono questioni pre-politiche che attengono alle regole. Quindi cambiarne il nome per ridargli sostanza, per ridargli senso. Se ci fosse opposizione politica in Italia, purtroppo non ce la abbiamo, salvo Di Pietro e pochissimi altri, avrebbe un’autostrada di fronte a sé. Perché tutto quello che ha iniziato a fare il governo Berlusconi rientra sotto il capitolo del conflitto di interessi e la gente lo capirebbe benissimo, spiegandole alcune cose. Perché tutti i provvedimenti che vengono presi in materia di sicurezza, legalità e giustizia sono frenati dal fatto che Berlusconi non può far funzionare la giustizia. Quindi non può dare sicurezza ai cittadini, perché, come è noto, se la giustizia funzionasse lui sarebbe rovinato. Quindi continua a far finta di far funzionare la giustizia. In realtà non lo può fare, quindi continua a sfasciarla. Se l’opposizione esistesse e fosse capace di parlare ai cittadini, soprattutto ai cittadini che hanno votato per Berlusconi, potrebbe far loro capire. “Ecco vedete, volevate sicurezza? Avete scelto le persone sbagliate.” Poi magari erano sbagliate anche le altre. Comunque, più sbagliate di queste, era difficile. Corruzione di giudici per comprare sentenze che dessero ragione a lui che aveva torto e torto alle controparti che avevano ragione. Stiamo parlando di reati talmente gravi che era impossibile confessare e rimanere nel mercato. Persino in un mercato bacato come quello del capitalismo italiano. Quindi optò per la seconda soluzione. Salvarsi dai processi entrando in politica. Infatti disse a Montanelli, a Biagi, entro in politica per non finire in galera e non fallire per debiti. Devo dire che ha mantenuto entrambe le promesse. Questo è il vero contratto con gli italiani. Questo è stato rigorosamente mantenuto. Infatti, 15 anni dopo non è ancora andato in galera e non è ancora fallito per debiti. Anzi, i debiti li ha scaricati sul mercato, cosiddetto, quotando in borsa le sue aziende e nel frattempo ha fatto un sacco di soldi grazie a una serie di leggi innumerevoli. Ma il conflitto di interessi era appunto quello che all’inizio era chiaro. Può una persona che ha le aziende sotto inchiesta andare in politica e sfasciare la giustizia per evitare che le sue aziende, oltre che sotto inchiesta, finiscano anche condannate? Nel ’94 sembrava impossibile, oggi è cronaca quotidiana. Oggi si da per scontato: “certo, sta lì! Di che cosa dovrebbe occuparsi se non delle sue aziende e degli affari suoi. Mica dei nostri, no?”. Ci sono molte persone che lo danno per scontato, senza rendersi conto che loro non fanno parte di quelle aziende quindi apparterrebbero a quelli che hanno interessi opposti. È appunto il conflitto di interessi. O Pippo.
Eurostat: Spagna batte Italia 107 a 101Si accentua il divario a favore degli spagnoli del rapporto tra Pil e potere d'acquisto che nel 2006 era 105 a 103
ROMA - Nel 2007 è cresciuto il divario fra Spagna e Italia su fronte del prodotto interno lordo pro-capite misurato in standard di potere d'acquisto. Secondo i dati diffusi da Eurostat, lo scorso anno la Spagna si è attestata su quota 107 mentre l'Italia è scesa a quota 101. Nel 2006 l'Italia era a quota 103 e la Spagna a 105. POLEMICHE - In passato la diffusione del dato 2006 aveva dato adito a una polemica sul presunto sorpasso dell'economuia di Madrid su quella di Roma, che aveva portato l'ex premier Romano Prodi far ricalcolare i dati sulla ricchezza nazionale per replicare al dato Eurostat.
Il nostro arretramento pianificatoMaurizio Blondet 23 giugno 2008
Com’è vecchio Epifani (CGIL): crede di vivere ancora sotto la lira, al tempo della sovranità monetaria. Poichè Tremonti ha posto un «tasso d’inflazione programmato» ridicolo, 1,7%, Epifani ha fatto due conti e scoperto che un salario da 25 mila euro annui perde 1500 euro di potere d’acquisto in tre anni. Bella scoperta. Tremonti gli ha consigliato di telefonare alla BCE: «Vi spiegherà qual’ è il motivo tecnico per cui ci chiede di inserire nei documenti di finanza pubblica questa indicazione». Appunto, non siamo più sovrani della moneta. Viviamo sotto una moneta estera, l’euro, ed è la Banca Centrale Europea a imporre il tasso d’inflazione a quel ridicolo livello. Tremonti però avrebbe dovuto spiegare meglio il motivo tecnico: si tratta del piano di impoverimento programmato, deciso dai gestori monetari, della classe media e lavoratrice europea.
La cosa risponde, in qualche modo, a giustizia: un popolo italiano che è meno colto, meno istruito, meno produttivo del popolo cinese o indiano, non può pretendere di avere un potere d’acquisto superiore. Nel prossimo decennio, ci impoveriremo al livello cino-indiano, mentre gli indiani e i cinesi saliranno tendenzialmente verso il livello attuale europeo. Ci si incontrerà a metà strada. Ma ovviamente, una cosa è essere dalla parte che sale, e ben peggio è stare dalla parte che scende.
Non è solo perdita del potere d’acquisto; è la perdita storica di possibilità che attende le generazioni future (e semi-analfabete); ci saranno meno speranze, e prospettive più ristrette. E se l’istruzione continua a scendere, ci saranno sempre meno competenze, quelle da cui dipende se risaliremo dall’abisso. E’ l’Occidente che diventa terzo mondo (1).
Il fenomeno non è solo italiano. Nè euro-dipendente. In Gran Bretagna, milioni di famiglie si sono accorte che il costo della vita è aumentato per loro del 6,7% annuo (inflazione reale) contro il 3,3% d’inflazione ufficiale. E un’inflazione programmata dal governo britannico del 2% (2). Il che è giusto, visto che i giovani maschi bianchi britannici intendono andare all’università solo in 26 casi su cento, mentre quelli di origine indiana o pakistana proseguono gli studi superiori in 62 casi su cento (3). Si sta evidentemente formando un sottoproletariato permanente di ignoranti bianchi, che saranno comandati e diretti da una classe dirigente di colorati.
Epifani vuole un tasso d’inflazione più alto per ottenere aumenti automatici dei salari; tutto lavoro in meno per i sindacati. Ma - è questo il segreto di pulcinella rivelato da Tremonti - la politica imposta dalla Banca Centrale persegue deliberatamente il progetto contrario: tenere il tasso d’inflazione artificialmente basso, in modo che gli alti salari europei (immeritati) vengano a poco a poco divorati dall’inflazione reale. Chi vuol guadagnare di più - questa la teoria - non si affidi agli automatismi; si metta a sgobbare, a fare più straordinari, il doppio lavoro, o - extrema ratio - a studiare di più. Questa teoria, come tutte le teorie economiche, viene da Washington.
Paul Krugman, economista di Princeton, benchè piuttosto critico del sistema capitalistico terminale, segnala che ormai la sola cosa da fare è scongiurare l’innesco della spirale prezzi-salari degli anni ‘70-‘80 (4). Nel 1981, il sindacato minatori USA strappò un aumento contrattuale dell’11% in 33 anni, seguito da aumenti salariali per tutte le altre categorie. «Lavoratori e datori di lavoro si impegnarono nel gioco della cavallina: i primi chiedevano aumenti di salario per tener testa all’inflazione, le ditte passavano i costi salariali maggiorati sui prezzi delle merci e servizi, e prezzi rincarati portavano ad ulteriori richieste salariali e così via». La spirale della «stag-flation». Da cui l’America è uscita con la deregulation, spietata soprattutto per i lavoratori.
Oggi, dice Krugman, è sciocco temere che l’alluvione monetaria con cui la FED ha salvato le banche d’affari provochi inflazione. «Dove sono i sindacati che chiedono aumenti salariali dell’11 %? Anzi, dove sono i sindacati tout court? I consumatori si preoccupano dell’inflazione, ma bisogna cercare col lanternino lavoratori che chiedano di compensare l’inflazione con salari più alti, e meno ancora padroni disposti. Di fatto le paghe sembrano persino rallentare, data la debolezza del mercato del lavoro».
L’offerta di lavoro - contrariamente all’offerta di petrolio - è sovrabbondante: è «giusto» che costi sempre meno. Quindi la FED fa benissimo a non aumentare il tasso primario per tenere sotto controllo l’inflazione. Non ci sarà inflazione. Il prezzo del disastro finanziario lo pagheranno i lavoratori.
Agisce qui il dogma - sancito da Milton Friedman, l’autore dell’ultraliberismo terminale - che l’inflazione è sempre e solo un problema monetario. I rincari di petrolio e cibo, che hanno altre cause, non sono definiti «inflazione». Basta, dice Krugman, che i prezzi delle materie prime calino. E caleranno perchè, nell’immiserimento generale, ci sarà meno richiesta per esse. Allora «anche l’inflazione si calmerà da sè».
E’ il Washington Consensus - sempre quello - a cui la Banca Centrale Europea sta obbedendo. A modo suo: mantiene interessi altissimi e impone ai Paesi membri più sconquassati «tassi d’inflazione programmata» ridicoli, raccomandando in più «moderazione salariale». Il lavoro italiano ha produttività bassa, e quindi il suo potere d’acquisto deve adeguarsi alla produttività.
Naturalmente non è colpa dei lavoratori se la loro produttività è bassa: è colpa delle imprese che non hanno investito in impianti nè in sviluppo, ed è colpa dell’inefficienza pubblica sprecona, la vera palla al piede.
Perciò, in questo fenomeno storico di arretramento - che dovremo sopportare - il nostro vero problema non è l’erosione del reddito reale. Il vero problema italiano è che potenti categorie si difendono - perchè possono - dall’erosione. Gli stipendi pubblici sono aumentati regolarmente più dell’inflazione reale; e peggio, aumentano meno quelli degli statali utili (poliziotti, insegnanti) e moltissimo quelli dei grandi fannulloni ammanicati.
Epifani ha fatto il calcolo su un salario privato di 25 mila euro l’anno, che perderà 1.500 euro di potere d’acquisto. Incauto: 25 mila euro sono la paga mensile dei deputati, e certo quelli si compenseranno dall’inflazione. E’ solo un esempio fra i tanti: pensate ai notai o agli idraulici, all’ENEL, ai bottegai, ai consiglieri regionali o dirigenti di ASL. Quelli, possono mantenere il loro livello di vita e d’acquisto, facendolo pagare a noi - precisamente a quella parte della popolazione che sta discendendo la china storica verso la miseria da terzo mondo.
Un simile programma di arretramento storico richiederebbe la condivisione dei sacrifici, a cominciare dalle categorie parassitarie, che costano troppo per il nulla che danno. Oltretutto, la loro difesa dei propri livelli di vita indebiti rallenta il processo di discesa dei prezzi - già spasmodicamente lento - che deve seguire l’impoverimento generale. Sappiamo che ciò non avverrà. Ne abbiamo le avvisaglie.
Il governo ha provato ad abolire nove province, e già si sta rimandando tutto, per le forti resistenze dietro le quinte che incontra. Tremonti ha preso provvediemnti timidi verso i profitti eccelsi dei petrolieri; e nessuno verso le banche e le assicurazioni (ho appena visto che, per fare un bonifico, la banca si è prelevata 6 euro, 12 mila lire!).
Nessuno in Italia ha la forza di ridurre alla moderazione le cosche e le caste. Krugman, americano, si domanda «dove sono i sindacati». Noi no, perchè lo sappiamo: sono a fianco di ogni Casta.
1) Ho spiegato più ampiamente questo processo storico in «Schiavi delle banche» (EFFEDIEFFE).
2) Harry Wallop, «Middle class hit as annual bills increase at twice inflation rates», Telegraph, 23 giugno 2008. «Le famiglie di classe media sono quelle più colpite, perchè tendono ad usare più l’auto e a mandare I figli a scuole private e università». In Gran Bretagna la famiglia che l’hanno scorso spendeva 100 sterline a settimana per il cibo, oggi ne spende 406. Il costo dell’istruzione superiore è aumentato del 13,1% in un anno. E il ministro delle Finanze (Cancelliere allo Scacchiere) Alistair Darling raccomanda di non reagire chiedendo più alti stipendi: «L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di tornare alla situazione degli anni ‘70-80, dove qualunque aumento salariale veniva divorato dagli aumenti dei prezzi nei negozi. Gli aumenti sia nel settore pubblico come in quello privato devono essere coerenti con la nostra inflazione programmata del 2%. Sarà difficile, sarà dura». Ma almeno in Inghilterra gli stipendi pubblici saranno trattati come i salari privati. Da noi è ben diverso. 3) Alexandra Frean, «White teenagers are significantly less likely to go university than their peers from ethnic minority gropus», Times, 18 giugno 2008. 4) Paul Krugman, «A return of that ‘70s show?», New York Times, 2 giugno 2008. June 22 Testate nucleari americane in ItaliaDal blog di Beppe Grillo:
Il Dipartimento della Difesa Usa dà ragione al blog. Nel 2005 scrissi che a Ghedi Torre e ad Aviano c'erano novanta testate nucleari americane. Potenza distruttiva pari a 900 volte Hiroshima. Dissi nel mio spettacolo Reset che il livello di sicurezza del sito di Ghedi era inesistente. La televisione svizzera mostrò un gruppo di ragazzi entrato nella base a fare un picnic dimostrativo senza alcun problema. La sicurezza intervenne quasi mezz'ora dopo. Nel caso di un attentato le bombe contenute a Ghedi farebbero sparire l'Italia del Nord insieme a parte dell'Europa Centrale. Il federalismo della Lega sarebbe finalmente realizzato. Il rapporto riservato dell'Air Force è stato pubblicato dalla Federazione degli scienziati americani (FAS). Il rapporto è stato ordinato da Roger Brady, comandante dell'Air Force in Europa, dopo che un B52 trasportò per errore sei testate atomiche sorvolando gli Stati Uniti. Nel rapporto si legge: "problemi di edifici di supporto, alle recinzioni dei depositi, all'illuminazione e ai sistemi di sicurezza, a guardia dellle basi vi sono soldati di leva con pochi mesi di addestramento". Anna Maria Guarneri, sindaco di Ghedi, è sorpresa. "Ora (ORA?) si indica che nella base del mio centro ci sono bombe atomiche". La bella addormentata. In questa situazione di emergenza nazionale (che cosa è infatti emergenza se non la possibile scomparsa dalla cartine geografica dell'Italia?) La Russa e l'ambasciatore USA Ronald Spogli insistono perchè sia allargata la base di Vicenza. Nonostante la sospensione dei lavori a seguito dell'ordinanza del Tar del Veneto. La Russa: "Questa decisione non ci turba. Gli impegni con gli alleati saranno mantenuti". Spogli:"Le truppe USA di ritorno dalle missioni in Afghanistan si eserciteranno a Vicenza con i soldati italiani che si preparano a intervenire nelo stesso teatro". Perchè siamo in Afghanistan? Perchè abbiamo novanta bombe atomiche americani sotto il culo? I discendenti di Mussolini sono i primi ad aver abdicato alla sovranità nazionale. I leghisti vogliono essere padroni a casa loro, ma con le bombe e le basi degli altri e l'esercito per le strade. Fuori le bombe atomiche dall'Italia. Fuori gli italiani dalla guerra in Afghanistan. A ottobre ci sarà un referendum a Vicenza contro l'allargamento della base. Io ci sarò. I bei gestiMaurizio Blondet 21 giugno 2008
Il consiglio di sicurezza ONU ha votato - all’unanimità - la fatwa che dichiara lo stupro delle donne dei vinti un crimine di guerra. Sul Foglio, Adriano Sofri esalta questa decisione come conquista di civiltà. Si attende che il prossimo consiglio di sicurezza voti il divieto ai soldati di fumare in zona d’operazione, per non inquinare i civili su cui si spara uranio impoverito. Sofri è il «politically correct» incarnato, sempre con le opinioni giuste al momento giusto: quando era «giusto» l’assassinio politico, lo esaltava come igiene del mondo. Ma persino lui dovrebbe intuire l’ipocrisia nullista della faccenda.
Le convenzioni di Ginevra vengono violate sanguinosamente ogni giorno da USA e Israele - e sono convenzioni «minime», il meno possibile per mantenere una parvenza di civiltà occidentale. Hanno valore solo se Stati responsabili le sottoscrivono. Il divieto dell’uso di bombe a frammentazione (che USA e Israele non hanno firmato) potrà almeno essere contestato ad autorità sovrane che lo infrangano. Ma lo stupro di massa nelle zone invase avviene in obbedienza ad ordini superiori? Se ne può dubitare. Lo strumento usato per questo crimine di guerra è, per eccellenza, un’arma individuale. Castriamo i combattenti? Influirebbe negativamente sul morale. Dunque, si stuprerà in guerra come s’è sempre fatto. Come fecero i sovietici con le donne tedesche, come fanno i soldati USA persino con le loro commilitone.
Ma è un bel gesto, quello dell’ONU. I bei gesti sono forse tutto ciò che la politica può fare, quando è impotente. O peggio: l’Occidente moltiplica i bei gesti mentre, com’è logico nella sua fase terminale, compie azioni orribili in Iraq, a Guantanamo e a Gaza.
Bel gesto anche quello di Berlusconi. Si è messo di nuovo in rotta di collisione con la magistratura «sovversiva», che «lancia accuse inconsistenti miranti a sovvertire il verdetto popolare». Contro una simile magistratura, potrebbe e dovrebbe fare una cosa: legiferare la divisione delle carriere, e magari la nomina per elezione popolare dei procuratori d’accusa. I numeri li ha.
Ma ha preferito il «bel gesto»: ben cosciente che deve la sua sopravvivenza all’anti-berlusconismo, ed è dunque l’antiberlusconismo che deve accendere, contro il morbido abbraccio di Veltroni. Non ha bisogno di larghe intese, ha una schiacciante maggioranza. Se non riuscirà a fare nulla come governante, potrà sempre dire che gli hanno messo i bastoni tra le ruote poteri non eletti. I giornali di «sinistra», con riflesso condizionato, cascano nel tranello: «E’ tornato il Caimano», il Salame «pericolo per la democrazia», eccetera. Anni di lavoro assicurato per Travaglio, Sartori e simili.
Ma le teste, diciamo così pensanti, della «sinistra», sono terrorizzate. Sanno che la deriva girotondina-giustizialista è perdente. Il perchè è ovvio: hanno tenuto su Prodi con la scusa che sennò tornava Berlusconi, ma il vero scopo era quello di difendere e ingrassare la Casta; il blocco sociale solido della sinistra è infatti il parassitismo che sfonda la spesa pubblica.
Quella in corso è una lotta di «gesti», in perfetta malafede: Berlusconi salva se stesso, certo, ma anche la sinistra ha la coda di paglia. Gli elettori, pur rozzi, lo hanno capito: quando si abbandonano gli operai e la «lotta» passa alle nozze gay, al no alle discariche e sì alla ipertassazione per stipendiare milioni di fancazzisti e delegati sindacali in permesso pagato, non c’è più sinistra alcuna.
Infatti, come ha notato un intelligente ascoltatore nella rassegna stampa di RAI3, non è che ha vinto Berlusconi; hanno vinto le «destre», quelle dei minimi termini s’intende, del teppismo calcistico, della xenofobia occasionale. Il popolo italiano è massicciamente di «destra» in questo senso (specie nei tornei di calcio), e lo resterà per i secoli avvenire. Difatti, il solo partito che sta crescendo a «sinistra» è quello di Di Pietro: ossia una destra, ma antiberlusconiana. Per i secoli a venire, potremo scegliere fra destra-Salame e destra anti-Salame.
Bel gesto anche la retata di arresti dell’FBI contro i manipolatori di titoli subprime. «In America in banchiere ladro va in carcere», esulta Giannino su Libero. D’accordo - da noi i banchieri di Parmalat girano a piede libero e sono anzi intervistati in ginocchio dai giornalisti economici (nel senso che costa poco comprarli). Ma la retata dell’FBI arriva un pochino in ritardo, ci pare.
Da anni i «banchieri americani» davano mutui al 100% a gente che non li poteva pagare, al solo scopo di confezionarli a pezzi in obbligazioni fruttifere da rifilare ad ignari o complici. Anzi, davano mutui al 110% sul valore dell’immobile: chi accendeva un mutuo entrava in una casa, e aveva anche un bel pacchetto di dollari liquidi da spendere. Era chiaro che questo sistema serviva ad attrarre persone che i mutui non li avrebbero mai pagati, non i solvibili. Lo stesso hanno fatto le case automobilistiche: compri a rate oggi l’auto nuova, e ti diamo pure un anticipo liquido.
Almeno questo comportamento doveva essere represso tre o quattro anni fa. Ma il governo USA non lo ha fatto. L’espansione mostruosa del credito faceva comodo, era indicato come segno del «benessere crescente», e «stimolava l’economia». Bastava non inceppare il mercato imponendogli regole di Stato; secondo il dogma liberista totalitario vigente, il mercato «si regola da sè».
Infatti si è autoregolato. Le grandi banche speculative hanno creato le agenzie di rating, Standard & Poors, Fitch, eccetera, e le hanno incaricate - a pagamento - valutare i loro «proddotti strutturati» e «derivati». Le agenzie di rating li hanno valutati al massimo, perchè le banche emettitrici li pagavano per farlo. Era un delitto, da reprimere subito.
Lo si reprime oggi. Oggi, in USA, le pompe della rincaratissima benzina ti fanno uno sconto di 6 cents a gallone, se paghi in contanti; così i gestori delle pompe cercano di salvarsi dalle esose commissioni che esigono le carte di credito. Ciò avviene nell’impero delle credit cards e del «benessere» a vendita rateale. Almeno, i benzinai americani fanno partecipare i clienti al beneficio, retrocedono a loro una parte della mancata perdita che andava a beneficio di American Express. E’ il solo mercato che si auto-regola: quello dove si vendono e comprano merci e beni necessari. Il vero mercato è quello rionale.
Non in Italia, s’intende. Al mercato rionale i prezzi non ribassano nonostante la stretta dei consumi, perchè bisogna pagare infiniti parassitismi e rendite. E il governo non ci fa nulla; il grossista è di «destra», tifa Milan, vota Salame. Del resto, non ci ha fatto nulla nemmeno la «sinistra».
Il ministro all’Agricoltura, il leghista Luca Zaia, ha abolito le livree per gli uscieri e i commessi del suo ministero. «Cancellato un simbolo della Casta», applaude Libero (non più tanto libero oggi che la sua «destra» è al potere). La riforma concreta sarebbe stato vedere quanto guadagnano quei commessi ministeriali - 7 mila euro di stipendio iniziale - e tagliare lì. Ma è il bel gesto quello che conta. Forse la sola politica possibile, è quella dei bei gesti.
Michela Vittoria Brambilla - la coscialunga della repubblica - vuol fare qualcosa di concreto per il turismo. I dati che snocciola sono interessanti: in Spagna il turismo apporta al PIL nazionale il 18%, mentre da noi l’11%, ed è in calo drammatico. Eppure l’Italia attira ancora, tanto che, come prima scelta, il 90% della clientela internazionale si rivolge ai tour operator esteri per venire in Italia; ma poi solo il 36% decide di venire qui davvero. Non è impossibile, dice la Brambilla a ragione, aumentare la quota del turismo sul PIL al 14%: sarebbe la salvezza dei conti pubblici e privati, il ritorno del benessere, forse il boom.
E cosa ha deciso la Brambilla? La riforma dell’ENIT (l’inutile ente per il turismo), e la revisione del sistema delle stelle sugli alberghi. D’accordo, bastava mettersi nei panni del turista. Che sale su treni sporchi e mai puliti, frequentati da figuri che rapinano col metodo del sonnifero. Che arriva a Roma e vede le antiche mura bruttate da graffiti e subito capisce di essere nel Bronx, abitato dalla feccia cafona. Che paga gli alberghi più cari del mondo, eccetto Dubai. Che in Sicilia non riesce ad andare sulla spiaggia, per la fila ininterrotta di casette abusive che orla l’intero litorale come il nero di un’unghia sporca. E che ogni giorno di vacanza ha a che fare con gente maleducata, rozza e ignorante, che non parla alcuna lingua ma ti spilla il quattrino, e con rumori impossibili di giovinastri a motore acceso, con bottiglie di birra spaccate in piazza Navona. Che a Pompei non trova un cesso decentemente tenuto, o anche solo sufficiente, ma trova cammorristi minacciosi che si fingono guide autorizzate con tanto di badge, a 120 euro, prendere o lasciare.
Bisognerebbe cambiare la «cultura» del popolo, quella formatasi sugli spalti degli stadi e nei concorsi per veline e Grande Fratello; insegnare da capo la buona educazione, la gentilezza contro la volgarità. Ma anche la revisione delle stelle alle pensioni Mariuccia va bene, per cominciare. E’ un bel gesto.
La legge anti-CaselliDal blog di Di Pietro:
Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo “La legge anti-Caselli” (pag.501). "Il 4 novembre 2004 il Csm bandisce il concorso per la nomina del nuovo procuratore nazionale antimafia: il mandato di Piero Luigi Vigna, dopo due incarichi per un totale di otto anni, scade il 15 gennaio 2005 e non è più prorogabile. Per la successione si candidano, fra gli altri, Caselli e Grasso, che sono i favoriti. Ma il 1° dicembre il Parlamento approva definitivamente la riforma Castelli dell’ordinamento giudiziario, che contiene uno strano codicillo (articolo 10, comma 2): Vigna compirà settantadue anni il 1° agosto 2005. Con un inedito regalo di compleanno, la maggioranza berlusconiana lo conferma al suo posto fino ad allora, concedendogli sette mesi in più rispetto alla scadenza canonica. Ma, più che un omaggio a Vigna, quella formuletta è una fucilata per Caselli. La stessa legge sull’ordinamento giudiziario, all’articolo 2/H/17, precisa che le funzioni direttive degli uffici giudiziari possono essere conferite esclusivamente a magistrati che abbiano ancora quattro anni di servizio prima di compiere settant’anni. Anche se la legge in vigore – voluta dallo stesso governo Berlusconi nella speranza di far cosa gradita alla Cassazione che doveva decidere sul trasferimento di certi processi da Milano a Brescia – consente ai magistrati di restare in servizio fino a settantacinque anni. Che senso ha dunque prorogare Vigna fino ai settantadue anni, che imporre al successore di prendere servizio non oltre i sessantasei per andare in pensione a settanta, in un sistema che consente di restare in toga fino a settantacinque? Follia? Schizofrenia? Amore per l’enigmistica? Il magistrato preposto alla Direzione nazionale antimafia alla data di entrata in vigore del presente decreto continua ad esercitare le proprie funzioni fino al compimento del settantaduesimo anno di età […] per garantire l’azione di contrasto alla criminalità da parte dell’Ufficio del Procuratore nazionale antimafia. Il pericolo che la Superprocura rimanga vacante, naturalmente, non esiste, visto che il concorso del Csm è già avviato da tempo. Si tratta di una scusa. Per la prima volta un governo decide - e per decreto – chi deve e chi non deve dirigere un ufficio giudiziario, in barba alla Costituzione che affida al Csm le nomine dei capi degli uffici giudiziari."
June 21 Notti bianche, conti in rossoDal blog di Beppe Grillo:
Se il vostro amministratore di condominio spendesse in spese straordinarie un milione di euro senza interpellare i condomini. E se il milione di euro di buco lo pagasse la collettività attraverso le tasse. In questo caso dovreste farvi due domande: perché l’amministratore può spendere i soldi che non ha? Perchè deve pagare la collettività? E’ quello che succede ogni giorno con i sindaci dei nostri comuni. Più dilapidi i soldi che non hai, più voti prenderai in campagna elettorale. Se James Bond aveva il diritto di uccidere, Topo Gigio Veltroni e i suoi colleghi hanno il diritto di spendere.
La Ragioneria generale dello Stato ha trovato una voragine nel bilancio del Comune di Roma. Tra debiti di 8.151 milioni di euro accumulati a fine 2007, finanziamenti sul mercato, completamento metropolitane, debiti fuori bilancio e debiti di società partecipate, il comune capitolino ha raggiunto 10.709 milioni. Un K2 alla romana. Tecnicamente parlando il comune di Roma è fallito, non potrebbe pagare i suoi impiegati. Marco Causi, assessore al bilancio nei due mandati di Veltroni, ha dichiarato: “Non abbiamo occultato un bel nulla. Nel 2001 abbiamo ereditato uno stock di debito pesante, pari a 6,1 miliardi, aggravato dagli investimenti per costruire le nuove metropolitane. E’ un bluff”. Insomma, la colpa del debito è al 60% di Er Cicoria e al 40% di Topo Gigio. Un bluff di 10 miliardi a carico dei contribuenti di tutta Italia. Notti bianche e conti in rosso. Gli ispettori hanno rilevato che: “L’andamento delle entrate e delle spese non garantisce la sostenibilità finanziaria nemmeno nel breve periodo”. Tremonti, senza dare troppo nell’occhio, sta finanziando con qualche centinaio di milioni di euro dello Stato le casse vuote della Capitale dei debiti. I sindaci devono essere messi sotto controllo, non possono spendere i soldi che non hanno. Se lo fanno, paghino loro non i contribuenti. Nel 2009 ci saranno le amministrative. E’ bene prepararsi da ora. Roma è solo la punta dell’iceberg. Da oggi pubblicherò le segnalazioni sui Comuni con le mani bucate. Leggete i bilanci comunali, indagate, scrivete e inviate i documenti al blog. June 18 Come ci rapinano, truffano e spoglianoMaurizio Blondet 18 giugno 2008
Scusate, ma non c’è qualcosa di strano nelle vostre bollette? Dalle mie parti sì. La ragazza romena che mi fa le pulizie in casa ha ricevuto da ENEL Gas una bolletta da 400 euro. Soldi che, semplicemente, non ha: è tanto se mette insieme 700 euro mensili. Il rincaro petrolifero globale? No, non c’entra nulla. ENEL Gas le ha addebitato un consumo «presuntivo» doppio del reale, constatato sul contatore. Al telefono le hanno spiegato: paghi, poi faccia la «autolettura», e le sottraiamo il di più nella prossima bolletta. Siccome lei ha detto che i soldi non li ha, hanno risposto: d’accordo, faccia la «autolettura» e le mandiamo un’altra bolletta.
E’ successo anche a me. Ricevo la bolletta-gas per il mese di marzo: 187,77 euro. Mi hanno addebitato un consumo, per un mese primaverile, di 117 metri cubi. Vado a controllare: ne ho consumato 43. Provo a comunicare, al numero verde, la mia lettura. Mi dicono: può farlo solo dopo il 20 del mese. Chissà perchè, non possono prima. Hanno troppo da lavorare?
Ricevo un’altra bolletta-gas per l’altra casetta, più piccola, che sto cercando di affittare. Anche lì, solo per il mese di marzo. E stesso consumo presuntivo: 117 metri cubi. In realtà, controllo, lì il consumo è di 20 metri cubi. Ma invece è la stessa la cifra addebitata: 187,77 euro.
Coincidenza, guarda caso. E’ chiaro: questi sparano a raffica bollette con gli stessi consumi «presunti». Non fanno nemmeno finta di aver calcolato il consumo ipotetico: cifra fissa, 117 metri cubi a tutti. A centinaia di migliaia di utenti. D’accordo, poi - così dicono al telefono - ti scaleranno quanto hai pagato di più. Ma intanto si sono fatti anticipare una quantità enorme di liquidità. Miliardi.
Se ENEL dovesse chiedere una simila anticipazione ad una banca, dovrebbe pagare interessi passivi ragguardevoli. Invece, ENEL si fa finanziare gratis dai clienti. Quelli che dovrebbe servire. Al contrario: ENEL ha messo i clienti al suo servizio. Sia come finanziatori forzati, e privati degli interessi per il prestito che fanno alla mega-azienda, sia come lettori dei contatori. Non manda più in giro il personale, risparmia: tanto è l’utente che, allarmato, si precipita a fare «l’autolettura» e a comunicarla.
Peggio mi accade con la bolletta dell’acqua: è ancor più indecifrabile, a bella posta. Apparentemente, ho consumato, in 78 giorni, 3 metri cubi. Devo pagare 122,77 euro (sempre questo 77, sarà un’altra coincidenza?). L’acqua è diventata cara come il petrolio, mi dico. Guardo meglio voce per voce: per «Minimo impegnato tariffa agevolata», devo a lorsignori euro 10.67. Per «Minimo impegnato tariffa base», euro 3,84. Per «quota fissa» (qualunque cosa sia), euro 2,86. Per «Tariffe fognature e depurazione», euro 1,38. Insomma, l’acqua costa ancora poco, me la posso permettere. Ma come raggiungo, allora, la cifra di 122,77 euro per meno di un trimestre?
Ecco qui: oltre metà della bolletta - euro 69,28 - è dovuto a «Voci varie». E un altro terzo, 25,36, a «variazione dep. cauzionali».
Voci Varie? Ad euro 69,28 più IVA? Provo a telefonare al «numero verde» per farmi spiegare questa varietà di voci. Ovviamente, non risponde nessuno. Se proprio si insiste, una voce artificiale dice che si può telefonare «dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30». Sono le 11.30 di un martedì. Lorsignori, però, non si danno la pena di rispondere al telefono.
E’ un metodo; è tutto così, come sa chi ha a che fare con Telecom, con ENI, con le banche, con una qualunque municipalizzata pseudo-privatizzata. Ogni Casta che occupa un «servizio pubblico» si ingegna con ogni trucco per mettere i clienti, i cittadini, al proprio servizio, fargli pagare in anticipo il doppio del dovuto, obbligarli alla lettura contatori o alla raccolta differenziata o alle liste d’attesa. Tutto per lavorare meno loro, e arraffare di più. Sempre di più.
Ho la vaga sensazione che approfittino dell’allarme-rincari di cui parlano i giornali (il petrolio, il grano) per intensificare i loro furti, ciascuno il suo.
Lo fanno anche i panettieri. Il grano è rincarato sì, ma il prezzo della materia prima conta solo il 10% dello sfilatino: e allora perchè il pane è triplicato? I pescatori - strozzati dal raddoppio del diesel - si lamentano allo stesso modo: loro vendono il pesce ai prezzi di prima, e lo vedono vendere a prezzi più che triplicati nelle botteghe. 300%. Ma il peggio sono i servizi in qualunque modo «pubblici». Chi se ne occupa, pensa solo a servire se stesso.
All’anagrafe del Comune di Viterbo bisogna provare ad andare: certificati di residenza, di esistenza in vita, di stato civile, carte d’identità. Si scopre che fanno solo 4 certificati al giorno. Non uno di più. L’ufficio, per giunta, apre alle 10. Con comodo. Anche se la fila comincia a formarsi alle 7 del mattino, perchè bisogna arrivare all’alba per sperare di essere uno dei quattro - diconsi quattro - che potranno forse avere il certificato. «Prendete il numerino», ordina l’impiegato. Prendiamo il numerino, ma non c’è il quadro elettronico relativo: il numerino non serve a niente, si entra implorando, si litiga perchè qualcuno passa avanti, e si viene cacciati come bestie. E molti fanno la fila invano, implorando fino alle 12 di avere il documento che serve ed è urgente. A mezzogiorno, l’ufficio chiude.
Viterbo ha il massimo tasso di assenteismo comunale, 37 impiegati su 100 non sono presenti al lavoro in ogni giorno che fa il Signore. La «riforma della pubblica amministrazione», qui, è qualcosa di cui non hanno mai sentito parlare. Neandertalismo municipale.
E il peggio è che bisogna stare sempre sul chi vive, com’è logico non in un Paese civile, ma tra malfattori: bisogna richiedere la bolletta Telecom particolareggiata, perchè ti affibbiano telefonate ai numeri a pagamento che non hai fatto. Se te ne accorgi, rispondono: «Un errore materiale», e ti stornano il non dovuto. Ma se non te ne acccorgi, loro sono contenti. Si incamerano un sacco di soldi rubati. O spalmano i loro costi - e le loro telefonate porno - su migliaia di bollette di pensionati e vecchiette.
E’ un metodo ben collaudato, che oggi ha raggiunto, ne sono convinto, un’intensità feroce: perchè la vita è più cara, la benzina costa di più, e lorsignori devono pur salvaguardare il loro personale potere d’acquisto. Tutti. Chiunque abbia il coltello dalla parte del manico, lo fa.
Anzitutto, i loro stipendi ed emolumenti: che devono salire perchè la benzina costa di più anche per loro. Devono salire a spese nostre. Medici che strappano polmoni per guadagnare di più. Professionisti e imprenditori (e gesuiti) che riescono a far ritardare processi a Trapani, basta pagare: arrestati, dicono, un poliziotto, un medico con un passato di violenze sessuali (bravo, bene), un dipendente pubblico impiegato in Cassazione. Variamente iscritti alla massoneria, si facevano pagare per aggiustare processi e far scadere i termini e le prescrizioni a favore di boss mafiosi. Il «servizio giudiziario». Tutto pagato con le nostre tasse.
Il peso della casta è, in questi mesi, ancora aumentato. Ormai ci grava sul collo come un macigno, spogliandoci e truffandoci in piena impunità. Ci schiaccia. Ci riducono nella miseria che presto sarà nera. Perchè non c’è alcuna autorità, alcun organismo, alcun governo, che la sorvegli o la metta in riga. Anzi, la possibilità di class action è rimandata sine die. Via via che la vita si fa più difficile, loro se la cavano sempre meglio.
Ci sono due Italie, una che aumenta come le pare, pro domo sua, le «tariffe» e le «voci varie» per servizi sempre peggiori, e una che paga, paga e paga.
«In Italia, appena esci di casa, devi pagare qualcosa», dice la mia romena. Ha capito tutto. Si fanno i salti mortali, si risparmia sulla frutta, si riducono i consumi necessari, e se tutto va bene alla fine del mese hai risparmiato 20 euro; poi ti arriva una bolletta indebita da 400. «Paghi e gliela scaliamo nella prossima bolletta», ti dicono. Non è un problema, per loro. Lorsignori vivono in un mondo, dove non è un problema pagare 400 euro imprevisti. Beati loro.
Forse è il segno più chiaro che non siamo una patria. Ognuno per sè contro gli altri, meglio se deboli e innocui, vecchiette, pensionati, badanti extracomunitarie. La criminalità diffusa, incoercibile, di una società dove è scomparsa ogni idea di destino comune, ogni senso di essere «sulla stessa barca», quindi ogni senso di responsabilità e di dovere.
Ricordo ancora una volta: quando si trattò di bonificare la paludi pontine, il governo di allora (sapete quale) stanziò una spesa di 5 mila lire all’ettaro. Alla fine, le paludi bonificate, risultarono spesi 4.300 lire l’ettaro. Nessuno aveva rubato, allora.
Essere senza patria costa moltissimo, è la prima voce di spesa.
Apposta mi indigno quando questo governo (o AN) viene chiamato fascista. Magari lo fosse, Mussolini pur coi suoi difetti aveva presente il bene dell'Italia, non le proprie tasche e proteggersi da furti e reati commessi strada facendo.
Confermo alla lettera quanto è stato scritto su ENEL gas, è successo anche a me, solo che noi abbiamo già chiamato 10 volte per comunicare la nuova lettura e la bolletta successiva continuava a prevedere un consumo ipotetico 4 volte superiore a quello reale. Ci hanno detto di bloccare il pagamento della bolletta alla banca che ci avrebbero riemesso la fattura, la nuova fattura non si è vista, in compenso ci è arrivato a casa il bolletino che ci dice di pagare in posta, cosa che ovviamente non faremo. Un furto legalizzato.
V-Day 3: legge sulle intercettazioniDal blog di Grillo:
Topo Gigio Veltroni, il più imbelle leader dell’opposizione che si ricordi, ha finalmente reagito. Lo psiconano introduce la cortina di ferro tra i politici e la giustizia e l’informazione. Taglia in due il Paese, di qua gli impuniti della politica, di là i cittadini. Topo Gigio dichiara allora: “Guai a farci schiacciare su posizioni girotondine”, ma anche: “Non mi pare che ci sia un clima positivo”, e ancora anche: “Troppi strappi, così il dialogo salta”. June 17 Patto tra mafia e massoneria per ritardare i processiL'inchiesta vede coinvolti professionisti, medici, imprenditori, boss e iscritti a logge massoniche
PALERMO - Massoneria e mafia strette in un patto segreto contro la giustizia, con il primo obiettivo di ritardare i processi ai boss delle cosche di Trapani e Palermo. I carabinieri hanno arrestato otto persone, in diverse città, accusate di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d'ufficio. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Palermo, Roberto Conti, su richiesta del procuratore Francesco Messineo, dell'aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto della Dda, Paolo Guido. COINVOLTI IMPRENDITORI, MEDICI, BOSS. ARRESTATO UN POLIZIOTTO - L'inchiesta vede coinvolti professionisti, medici, imprenditori, boss e alcuni iscritti a logge massoniche e si è sviluppata anche attraverso decine di perquisizioni. Fra le persone arrestate vi sono un'agente della polizia di Stato, un ginecologo di Palermo, imprenditori di Agrigento e Trapani, un impiegato del ministero della Giustizia in servizio a una cancelleria della Cassazione e un faccendiere originario di Orvieto. Dei ritardi dei processi, oltre che gli esponenti delle cosche, si sono avvalsi anche singoli professionisti, come il ginecologo di Palermo, che era stato condannato anche in appello per violenza sessuale su una minorenne. L'uomo avrebbe pagato somme di denaro per tentare di ottenere l'insabbiamento del procedimento in Cassazione, che infatti risulta pendente da tre anni, per poi accedere alla prescrizione del reato. IL PRIMO OBIETTIVO ERA RITARDARE I PROCESSI - Dall'inchiesta emerge che boss mafiosi, grazie all'aiuto di persone appartenenti a logge massoniche avrebbero ottenuto, dietro pagamento di tangenti, di ritardare l'iter giudiziario di alcuni processi in cui erano imputati affiliati a cosche di Trapani e Agrigento. Le indagini che hanno portato alla scoperta dei presunti intrecci fra boss e massoni diretti a ritardare i processi di alcuni affiliati alle cosche mafiose, sono state avviate dai carabinieri nel 2006. L'indagine, denominata "Hiram", coordinata dalla procura di Palermo, è stata coperta dal massimo riserbo, e ha preso il via da accertamenti svolti sulle famiglie mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano, in provincia di Trapani. Oltre alle perquisizioni, che non sono ancora terminate, altri controlli vengono svolti anche su conti correnti bancari intestati agli indagati. Forse per combattere la mafia non serve l'esercito, serve la legalità, quindi Dear Mr. President, mi piacerebbe che invece delle solite leggi ad personam per indultare certi reati, abbreviare i tempi di prescrizione dei processi, imbavagliare la stampa perchè non ci informi su chi è indagato e per cosa, si facesse una riforma del sistema giudiziario per abbreviarne i tempi e farlo funzionare. Che non serve a nulla scomodare l'esercito per acchiappare il delinquentello o il mafioso salvo poi rimetterlo fuori il giorno dopo perchè la tal legge fatta per l'amichetto massone ha le maglie larghe ed oltre a lui ne fa passare altri mille. June 16 Omicidio di Peppino BasileDal blog di Di Pietro (giusto perchè non mi pare che tutti i partiti siano uguali, in alcuni fanno le leggi per salvarsi dalla giustizia in altri muoiono per farla rispettare):Non abbiamo paura Nella notte tra il 14 e 15 giugno è stato ucciso un nostro amico, un fratello di partito, Peppino Basile, consigliere comunale dell’Italia dei Valori ad Ugento e consigliere provinciale a Lecce. Un caro amico, lo ricordo sin dalle origini dell’Italia dei Valori, era sempre presente: voce grossa, determinato, si batteva sempre per i suoi ideali, tutto ciò che era illegale per lui andava combattuto senza avere riguardo a nessuno. Quando aveva preso posto come consigliere comunale aveva detto: “D’ora in poi qua non si farà più nulla di illegale, altrimenti bisogna passare sul mio corpo”. E cosi aveva detto al consiglio provinciale. Se lo ricordano tutti, e io lo ricordo bene perché ad ogni nostra manifestazione arrivava per primo con la bandiera addosso e lo striscione tra le mani, e poi arrivavamo noi. Ha fatto dell’Italia dei Valori il suo punto di riferimento per le sue battaglie di legalità, insomma, era più dipietrista di Di Pietro. Ecco perché noi dell’Italia dei Valori vogliamo ricordarlo come un amico che non c’è più, come un amico che ha rimesso la vita per portare avanti i suoi ideali. Lasciamo alla magistratura scoprire chi sono i colpevoli, crediamo che sia possibile scoprirli, crediamo che non sia difficile scoprirli, perché Peppino non ha mai tenuto nascosti i propri nemici, li ha sempre affrontati a cuore aperto, li ha affrontati nelle aule consiliari, li ha affrontati nelle piazze, li ha affrontati a muso duro, e quindi si può sapere per nome e cognome chi ha ritenuto di chiudere la partita con una decina di coltellate, evidentemente date perché non andava bene come lavorava Peppino. Non è la prima volta e non è il solo dell’Italia dei Valori che viene minacciato. Lui era già stato minacciato in precedenza. Se ne sa poco, ma settimana scorsa un altro nostro consigliere, Vittorio Giunta, al terzo municipio di Roma, apre la posta e trova un bossolo con minacce bene esplicite di smetterla, perché altrimenti fa una brutta fine. Vittorio Giunta si occupa di lotta all’usura, si occupa di un commercio trasparente nel suo territorio. Anche lui ha detto che qui le cose bisogna farle secondo legalità, e questo suo contrasto all’usura lo ha portato a queste minacce durissime. Gli siamo vicini, e a tutti i nostri dell’Italia dei Valori diciamo: mai come in questo momento ci sentiamo tutti una famiglia unita, perché le illegalità, ma soprattutto la prevaricazione, le minacce, e le violenze, possano finire. Non ci intimidiscono e non ci lasceremo intimidire, anche per ricordare in questo modo il lavoro di Peppino Basile, che era una persona vera, con un grande cuore, che credeva nei suoi ideali. Una persona che è morta per i suoi ideali.
Veneto, sì ai portaborse a vitaE Lega e Pd marciano insiemeDopo i precedenti di Calabria e Sicilia la leggina che «stabilizza» i collaboratori approda al Nord
MILANO — Lo fanno in Calabria? «I soliti terroni». Lo fanno in Sicilia? «I soliti terroni». Lo fanno in Campania? «I soliti terroni». Facile, liquidare il tema così. Ma se capita nel Veneto? Ed ecco che l'assunzione dei «portaborse » come dipendenti regionali scatena mal di pancia mai visti. Al punto che il governatore Giancarlo Galan, per protesta, è arrivato a uscire dal gruppo di Forza Italia: «È una leggina vergognosa». Sono anni che i governi, di destra e di sinistra, promettono di mettere la parola fine a questo andazzo. E sono anni che va a finire così. Il punto di partenza è sempre lo stesso: chi viene eletto a una carica pubblica, deputato o presidente provinciale, governatore o sindaco, deve portarsi nella stanza dei bottoni collaboratori di cui si fida. Giustissimo: ognuno ha diritto di circondarsi di uno staff proprio. Esattamente il motivo per cui i parlamentari vengono dotati di una somma mensile (4190 euro alla Camera, 4678 al Senato) per assumere «provvisoriamente» uno o due collaboratori, destinati a lavorare a Montecitorio o a Palazzo Madama. «Provvisoriamente », però. Fino alla scadenza del mandato. Sennò a ogni nuova legislatura ogni comunista che si ritrovasse uno staff di berlusconiani o ogni berlusconiano che si ritrovasse uno staff di comunisti dovrebbe chiedere nuove assunzioni. Di più: la macchina statale trabocca già di decine o centinaia di migliaia di dipendenti entrati senza alcuna selezione, alcun concorso, alcuna valutazione professionale. Assunti così, per anzianità di precariato. Nella scuola, nei ministeri, negli enti locali... Perfino al Quirinale, il cuore dell'Italia, non si fa un pubblico concorso (pessimo esempio che Napolitano si è impegnato a correggere) dal 1963, quando era ancora vivo Harpo Marx e Abdon Pamich si preparava alle Olimpiadi di Tokio. Il meccanismo, soprattutto in alcune aree del Paese, è sempre lo stesso. L'amico dell'amico, l'elettore che ti ha promesso il voto o il militante di partito vengono assunti «provvisoriamente » senza concorso: perché mai farne uno, se si tratta solo di un «contrattino » di due mesi? Poi il «contrattino » viene rinnovato una, due, tre, quattro volte. E intanto passano i mesi, le stagioni, gli anni. Finché arriva il momento fatidico: i precari vanno stabilizzati. Insomma: l'argine alla periodica assunzione degli «staffisti» sembra puro buonsenso. Pena il rischio che a ogni svolta elettorale entrino senza concorso ondate di portaborse piazzati dai vincitori sulla sola base della tessera di partito. Eppure, le violazioni a questa regola elementare ci sono già state. Un esempio? La Calabria. Dove nell'ottobre del 2001 il Consiglio regionale votò all'unanimità (neppure un voto contrario) per incamerare negli organici regionali, a carico delle pubbliche casse, 86 «collaboratori», divisi in due fette: una di funzionari di partito che dovevano essere forniti di uno stipendio fisso e una di fratelli, sorelle, cognati... Una porcheria tale da far insorgere perfino i vescovi calabresi, uniti nel denunciare il «terribile principio » che «l'appartenenza a certe forze » contasse nelle assunzioni «più della competenza». Quattro anni dopo, a maggioranza rovesciata (da destra a sinistra), ecco il replay. Tutto come previsto: «Non posso appoggiarmi solo allo staff messo a disposizione della Regione, mi servono persone di assoluta fiducia» dissero uno a uno tutti i consiglieri. E ottennero altre duecento assunzioni. Di nuovo figli, cognati, cugini... Il rifondarolo Egidio Masella andò più in là: nella prospettiva che un giorno o l'altro sarebbe stata «stabilizzata », assunse la moglie Maria. Non meno incredibili e scandalose, al di là dello Stretto, sono state le ripetute «sanatorie» della Regione Sicilia. Una per tutte, quella di tutti i portavoce di Totò Cuffaro e dei suoi assessori decisa alla vigilia delle elezioni del 2006. Un'infornata che portò l'ufficio stampa della presidenza regionale ad avere la bellezza di 23 giornalisti. Tutti da allora pagati vita natural durante con soldi pubblici senza avere mai superato una selezione che non fosse quella della fedeltà di partito. La solita politica clientelare che ammorba il Mezzogiorno, si sono ripetuti per anni, davanti a casi come questi e altri ancora, i virtuosi teorici della «diversità morale» del Nord. Non è esatto. Basti ricordare la sanatoria per i portaborse del Friuli-Venezia Giulia, sistemati sei anni fa dal centrodestra con una leggina che permetteva di assumere in Regione, senza concorso, chi aveva avuto un contrattino lavorando 120 giorni consecutivi nell'arco dell'ultimo quinquennio. Leggina indigesta almeno a una parte della sinistra, che la denunciò come un sistema per dare una busta paga con soldi pubblici ai collaboratori dei gruppi politici, dei consiglieri e degli assessori. In Veneto no: tutti d'accordo. Destra e sinistra. Meglio: quasi tutti. L'estensione ai 52 «portaborse» del progetto di assumere un certo numero di dipendenti indispensabili soprattutto nel mondo della sanità e di stabilizzare un po' di precari storici, era infatti assente nei piani della giunta. Tanto che, davanti all'insistenza dei partiti, l'assessore Flavio Silvestrin aveva chiesto un parere all'Ufficio legislativo della giunta. Il quale, sulla base della Finanziaria 2008 e di una serie di spiegazioni dell'ex ministro Luigi Nicolais (spiegazioni che avevano bloccato l'anno scorso lo stesso giochino alla Provincia di Napoli), aveva detto no: non si potevano assumere così i portaborse. Verdetto inutile. Perché, sulla base di un parere opposto dell'ufficio legislativo del Consiglio (sic!), i gruppi consiliari sono tornati alla carica. E davanti al rifiuto della giunta di allargare le assunzioni agli «staffisti» («facciano i concorsi, hanno già un 20% di quote riservate... », diceva Silvestrin) hanno promosso un emendamento, voluto in primo luogo da democratici e leghisti, con una sanatoria trasversale che fissa per i portaborse «un'apposita procedura selettiva riservata» che ha tutta l'aria di essere una foglia di fico. Voto in aula, unanimità: 33 voti su 33 presenti. Tutti contenti: basta con gli scontri all'arma bianca! Tutti meno Giancarlo Galan che, dicevamo, ha sbattuto la porta («vergogna!») uscendo dal gruppo forzista e chiedendo l'appoggio di Renato Brunetta. I maligni dicono che, dietro, ci siano anche rancori di altro genere. Sarà. Sui portaborse, però, ha ragione lui. A cosa serve parlare di merito, promettere un ritorno al merito, giurare su una svolta che premi il merito se poi si continua con l'andazzo di sempre? Gian Antonio Stella
June 14 Eurocrazia - Rincaro carburantiArriva l’autarchia, e non abbiamo niente da metterci
Maurizio Blondet 12 giugno 2008
Di colpo, sono tornati i dazi doganali. Ma non sono gli Stati a rialzarli per decisione politica. E’ il petrolio rincarato. Nel 2000, quando il petrolio costava 20 dollari il barile, il costo del trasporto per importare merci dalla Cina equivaleva a una tassa sull’import del 3%, un dazio modesto. Oggi, il «dazio petrolifero» pesa sulle merci cinesi per il 9%, e toccherà l’11% quando il barile andrà a 150. Col barile a 200 «previsto» da Goldman Sachs e voluto dai Bilderberg, la tassa sull’import sarà del 20%: un dazio pesante, da protezionismo autarchico.
Fornisce queste informazioni il Times di Londra, (1) con questo commento del tutto inusuale per un giornale british, cioè ultraliberista: «Il prezzo del petrolio sta, con brutale efficienza, facendo mancare il fiato a un mostro del ventesimo secolo, la globalizzazione». La delocalizzazione (mandare le fabbriche là dove il lavoro costa poco) conviene ogni giorno di meno. «La distanza dal tuo cliente non è solo una sciocca questione di logistica. Oggi, che tu venda acciaio o fiori recisi, il costo del trasporto diventa un problema».
La Cina, vittima del suo successo, deve continuare ad importare migliaia di tonnellate di minerale di ferro, e carbone per fonderlo; ma il trasporto di una tonnellata di tali materiali dal Brasile a Shanghai «supera oggi i 100 dollari, costo equivalente al valore del minerale» trasportato.
Per contro, l’industria siderurgica americana è rinata a vita nuova: non solo grazie al dollaro basso, ma per «il muro tariffario eretto dal costo di spedire per nave attraverso il Pacifico prodotti pesanti e di basso valore aggiunto». I metallurgici statunitensi hanno smesso di denunciare il dumping cinese (vendita sottocosto); ora il danno è rovesciato, e lo subiscono i Paesi asiatici esportatori.
Insomma, ciò che non hanno voluto fare i politici, lo fa la globalizzazione stessa come effetto collaterale indesiderato: è la globalizzazione che ha reso scarso e rincarato il greggio, la globalizzazione ha reso Cina e India grandi consumatrici, è la speculazione globalizzata che ha fatto salire il rincari alle stelle.
Naturalmente il dazio «naturale» petrolifero non colpisce tutte le esportazioni ugualmente. Le merci piccole e costose, come medicinali, elettronica sofisticata come telefonini e computer, risentono poco del rincaro del trasporto trans-oceanico; ma i materiali grossi, voluminosi e pesanti sono diventati meno convenienti da importare: mobili, scarpe, macchinari di base, materiali da costruzione - «ciò che esporta la Cina in America» non sono più a buon prezzo.
Forse è un po’ presto per prevedere la rinascita delle aziende tessili italiane o inglesi, e la chiusura delle fabbriche del Guangdong, dice il Times; «ma c’è da chiedersi che senso ha comprare la merce dalla Cina quando il viaggio per mare da Shanghai rappresenta metà del valore del prodotto». Ciò vale ancor più per i prodotti agricoli freschi o in scatola che l’Europa e gli USA importano dal mondo intero. L’autarchia, che nessuno ha voluto perchè politicamente scorretta, si impone da sè.
E dove sono finite le nostre aziende tessili che ci serviranno presto? Dove le nostre coltivazioni nazionali, le vacche e gli allevamenti? Dove le centrali nucleari per sostituire un decimo dell’import di petrolio che arriva su costose petroliere? Dove sono le fabbriche di mobili che hanno chiuso per andare altrove? Dove sono le competenze, gli ingegneri, i tecnici, gli specializzati per fabbricare e coltivare?
Ecco, si avvicina l’autarchia - per necessità, come sempre - e non abbiamo niente da metterci. Soprattutto, non abbiamo guide politiche capaci di prendere atto della realtà.
Il capo della Banca Centrale Europea Trichet ha minacciato - con questi chiari di luna - di aumentare il tasso di sconto, che è già quasi il triplo di quello americano: Bernanke ha abbassato il tasso al 2%, mentre le minacce di Trichet hanno aumentato il nostro al 5,2%. Ciò non solo sopravvaluta l’euro e strangola le nostre esportazioni, ma è un disasatro economico-sociale per alcuni Paesi.
La Spagna, per esempio, alle prese con lo scoppio della bolla immobiliare (le case costano il 18% in meno rispetto al boom), ha anche il 98% dei mutui in essere che sono a tasso variabile; il rialzo dei tassi BCE manderà in rovina centinaia di migliaia di famiglie. Zapatero ha chiesto a Trichet di starsene zitto; ma la Germania ha preso le difese del gran cretino della BCE. Sostenendo che con i tassi alti, «Trichet ci difende dall’inflazione» (2). Tutti fanno finta di ignorare che l’inflazione non è cosa che Trichet abbia il potere di controllare: dipende dal rincaro di petrolio e cibo.
E’ l’idiozia al potere. E con quale arroganza. Pressati dai camionisti e dai pescatori, i francesi vogliono bloccare l’IVA sui carburanti. Puro buon senso. Ma la Commissione Europea glielo ha vietato. Jean-Pierre Jouvet, il ministro di Parigi per gli Affari Europei, è sbottato: «La proposta francese sarà discutibile, ma ciò che non è ammissibile è che in Europa si dica che non accade niente sul fronte delle materie prime». Se l’Europa continua a «negare i problemi», ha aggiunto, il rischio è «un divorzio tra l’Europa e i suoi cittadini». «Si deve sapere se in Europa si vuol fare una politica che risponda alle aspirazioni dei suoi cittadini o no; non è possibile dire ‘business as usual’ quando il barile del petrolio è triplicato».
Il divorzio dei popoli con questi burocrati di legno è quello che occorre, e d’urgenza. La Commissione europoide, commenta Dedefensa, con furore e fervore sta alzando le barricate contro «un intruso spaventoso: la realtà» (3). Continuano a predicare liberismo, globalizzazione, «stabilità», pareggi di bilancio, insomma le ricette che hanno imparato da Washington e che ripetono a memoria. E’ il progetto per cui sono stati selezionati, e che sono decisi a difendere, a costo di farci morire.
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1) Carl Mortished, «Oil price crisis threatens to reverse globalization», Times, 11 giugno 2008.
2) Ambrose Evans-Pritchard, «Europe’s deep rift exposed over ECB interest rates policy», Telegraph, 11 giugno 2008. 3) «La Commission se doute-t’elle de quelque cose?», Dedefensa, 10 giugno 2008. Tedeschi dissociati dall'euro
Un biglietto da 100 euro equivale a un biglietto da 100 euro. Giusto? No, secondo i cittadini tedeschi. Il giornale popolare Handelsblatt rivela un curioso comportamento: quando vanno in banca a ritirare contanti, i tedeschi controllano le banconote per vederne l’origine; quelle stampate nell’area mediterranea se la fanno scambiare con banconote «Made in Germany» (1).
I bigliettoni stampati in Germania sono riconoscibili in quanto esibiscono una X davanti ai numeri di serie; il che li distingue da quelli fabbricati dalla Moneda iberica (che hanno una V) e dal nostro Poligrafico, dove il numeri di serie sono preceduti da «S».
Ogni Paese stampa un numero di banconote in stretto rapporto con il suo peso economico, secondo regole severe della Banca Centrale Europea. E in ogni caso si tratta di «moneta ex nihilo», non coperta da alcun tallone. Di conseguenza, la preferenza dei tedeschi per i loro euro nazionali sembra del tutto idiota.
Se la preferenza è giustificata per chi compra BOT - e infatti i BOT italiani pagano un interesse maggiore dei BOT tedeschi, per convincere i risparmiatori a comprarli da un debitore poco credibile, e questa forbice ( «spread») tende ad allargarsi - non ha alcun senso quando si prendono contanti.
Le banconote in euro sono perfettamente intercambiabili in tutta la zona euro, anzi nel mondo. Solo in un caso i cento euro stampati a Madrid o ad Atene, a Roma o a Lisbona, potrebbero valere meno dei cento euro fabbricati in Germania: se l’unità monetaria si spaccasse. Oppure in caso di caotica crisi, estrema.
Avvenne in USA nel decennio attorno al 1840, sotto la presidenza di Andrew Jackson, quando banconote in dollari stampate in differenti Stati erano scambiate a valori diversi (ma allora circolavano dollari «privati», emessi da oltre un migliaio di banche locali). Può succedere?
In fondo, oscuramente, i tedeschi lo pensano. Molti di loro hanno una casa di vacanza in Spagna, e ne hanno visto crollare il valore di mercato. Vedono come fumo negli occhi i tentativi di Parigi - cui si aggiungono Spagna e Italia - di dettare alla Banca Centrale Europea un ribasso dei tassi, il che indebolirebbe il cambio dell’euro, e sarebbe una «intrusione della politica» nel regno immacolato della moneta, che gli impolitici tedeschi credono meglio abbandonare ai tecnici, secondo loro immacolati. Soprattutto, i consumatori germanici vedono l’inflazione che galoppa.
Le autorità tedesche hanno ammesso quello che gli altri governi europei tacciono, o su cui alzano fumo: che l’inflazione in Germania è all’8,1%, un livello mai visto da un quarto di secolo. E in Germania si ricorda l’iper-inflazione degli anni ‘20 come il grande incubo nazionale. Si ricordano ancor meglio dell’inflazione del 1948, che fu provocata da una riforma monetaria: gli attivi finanziari dei risparmiatori furono tosati anche del 90%. Il problema si ripresenta.
Se l’inflazione è all’8% reale in Europa, i risparmiatori che mettono il loro gruzzolo in banca (al tasso massimo del 3,20% pronti-contro-termine) o in BOT al 4,6% (lordo), si accorgono di venire - ancora una volta - semplicemente derubati dei loro risparmi dalle banche usurarie. Le quali in Europa si procurano il denaro di cui hanno estremo bisogno dati i loro problemi di liquidità, a costo zero. Anzi negativo.
Il liberismo terminale non retribuisce il capitale, lo tosa e lo distrugge. In tutto il mondo la ruberia dei risparmi è in corso, con tassi bancari che regolarmente non coprono l’inflazione. La finanza anglo-americana accusa (come al solito) gli altri, anzitutto i Paesi emergenti (2). Per esempio la Russia, dove l’inflazione supera il 15% ma l’interesse che si dà ai depositi non arriva all’11%. O il Vietnam, inflazione al 25%, e interessi al 12%.
Ma naturalmente la causa motrice di tutto è la Federal Reserve: che per tenere a galla le sue banche speculatrici e in rovina non ha fatto che abbassare i tassi, perchè abbiano denaro a basso costo. Ciò favorisce gli USA - dove non esistono risparmiatori, ma solo indebitati, dalle famiglie allo Stato, quindi favoriti dai bassi tassi - ma è un disastro per Paesi dove si risparmia ancora. Come in Germania o, sempre meno, in Italia.
Attualmente 3 miliardi di esseri umani nel mondo sono sotto la bufera dell’inflazione che rode i loro averi monetari. Senza contare lo Zimbabwe (inflazione, un milione per cento) si va dal 25-30% di Argentina e Venezuela, al 21% egiziani; dal 14% del ricco Katar all’8-9% di Cina e India, che forse è l’11-12%.
La causa, ovviamente, sta negli Stati Uniti: che stanno facendo pagare il loro immenso deficit commerciale e pubblico agli altri, svalutando il dollaro. Quanto agli «altri», i loro governanti e capi delle Banche Centrali hanno creduto di fare i furbi comprando a man bassa buoni del Tesoro USA per mantenere alto il tasso di cambio delle loro monete, e dunque più competitive le loro esportazioni.
Hanno comprato i Bond americani stampando la loro moneta nazionale in libertà: ora questa affoga i mercati interni causando la fiammata inflattiva, mentre i Bond USA che hanno accumulato in cassaforte si sciolgono come gelati d’agosto. Ora stanno diversificando comprando euro, attratti dal tasso di ben due punti più alto che quello del dollaro. Ma dato che Trichet ha anche lui stampato moneta per salvare le banche, l’euro è un ben pericoloso rifugio contro l’inflazione.
Trichet vuol far credere di «controllare» l’inflazione tenendo fermo il tasso ad oltre il 5%, e minacciando di aumentarlo. Ma se proprio volesse prendere la misura reale, dovrebbe alzare il tasso più dell’inflazione, ossia sopra l’8%, per retribuire i risparmi. Il che è ovviamente improponibile, con i milioni di gente che ha il mutuo a tasso variabile e le aziende che già non riescono ad esportare. Ma con le mezze misure non si ottiene nulla. Finchè si adottano mezze misure, i prezzi non caleranno, e avremo inflazione più stagnazione.
Se non dovessimo mangiare ogni giorno, sarebbe interessante osservare come il sistema liberista mondiale imposto dal Washington consensus, e portato all’assurdo dogmatico da Bush, si stia sgretolando pezzo per pezzo.
La globalizzzazione aveva promesso prezzi bassi, e tutto rincara. I tedeschi non credono più all’euro e hanno di fatto ricreato il marco. Le banche americane, nonostante tutti i sostegni pubblici della Federal Reserve, continuano a crollare (l’ultima è la Lehman). La Turchia, membro della NATO e soggetta agli USA, ha praticamente stretto un’alleanza con l’Iran, scambiando con Teheran intelligence e coordinando le azioni militari contro il comune nemico, i kurdi (3).
Le minacce di Bush e di Israele all’Iran hanno l’effetto di rincarare ogni volta di più il prezzo del petrolio, con ciò mettendo nelle tasche dell’Iran profitti sempre maggiori, ed aumentandone l’importanza strategica nella regione agli occhi di Cina ed India, i suoi clienti (4).
Quanto alla Cina, metà delle 800 fabbriche di scarpe nel Guangdong hanno chiuso, e migliaia di piccole fabbriche tessili hanno il fiato corto (per cause convergenti: inflazione, apprezzamento dello yuan, costo dei trasporti crescente, rincaro dell’energia). La federazione industriali di Hong Kong avverte che diecimila aziende che operano nella Cina meridionale potrebbero presto fallire.
Insomma la globalizzazione predicata dalle armi USA sta crollando su se stessa, spargendo miseria anche fra i «favoriti». Il tutto sotto un regime di menzogna ufficiale che gabella l’inflazione al 5%, come le armi di distruzione di massa di Saddam e la bomba atomica di Teheran.
In questa situazione, c’è però qualcuno che continua a credere che Bush sia un buon cristiano ed abbia fatto la cosa giusta: il Santo Padre. Ovviamente, è meglio informato di noi: dal cardinal Bertone - il segretario di Stato tifoso di calcio - e dal «politologo» Vittorio Emanuele Parsi, messo in cattedra alla Cattolica come fantolino di Ruini, e che sta ancora studiando da Katz. Alle elementari.
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1) Ambrose Evans-Pritchard, «Support for euro in doubt as Germans reject Latin bloc notes» Telegraph, 13 giugno 2008.
2) Ambrose Evans-Pritchard, «Emerging markets face inflation meltdown», Telegraph, 13 giugno 2008. Stephen Roach, «The new stagflation: an Asian export», Financial Times, 12 giugno 2008. 3) Gareth Jenkins, «Turkey admits coordination with Iran», Asia Times, 13 giugno. «On June 6, General Ilker Basbug, the commander of the Turkish Land Forces, confirmed that Turkey and Iran were sharing intelligence and coordinating military operations against the Kurdistan Workers’ Party (PKK) - which is primarily composed of Turkish Kurds - and its Iranian affiliate, the Kurdistan Free Life Party (PJAK). (…) Turkey and Iran first signed a memorandum of understanding (MoU) on security cooperation on July 29, 2004, three months after PJAK’s inaugural congress in April 2004 and two months after the May 2004 decision by the PKK to return to violence following a five-year unilateral ceasefire. This agreement was reinforced on April 17, 2008, by a new MoU which foresaw a broadening and deepening of security cooperation between the two countries». 4) Robert Baer, «How Iran has Bush on a barrel», Time, 11 giugno 2008. «The Iranians haven’t been shy about making clear what’s at stake. If the U.S. or Israel so much as drops a bomb on one of its reactors or its military training camps, Iran will shut down Gulf oil exports by launching a barrage of Chinese Silkworm missiles on tankers in the Strait of Hormuz and Arab oil facilities. In the worst case scenario, seventeen million barrels of oil would come off world markets (…) Four-dollar-a-gallon of gasoline only reflects $100 oil because the refiners’ margins are squeezed», he said. «At $300, you have $12 a gallon of gasoline and riots in Newark, Los Angeles, Harlem, Oakland, Cleveland, Detroit, Dallas». Eurocrazia - Rabbia sull’Irlanda
Intercettazioni 2 - Di PietroDal blog di Antonio Di Pietro:
Il Governo ha violentato una norma necessaria ai magistrati. La proposta varata dal Cdm è solo una parziale marcia indietro rispetto agli annunci dei giorni scorsi, ed è grave. Alcune disposizioni sono illogiche, contraddittorie e controproducenti. Di fatto rendono più difficile un’intercettazione che è doverosa per la magistratura e necessaria per contrastare la criminalità. Ecco alcune perle: 1) Il Governo intende limitare l’intercettazione ai reati da dieci anni in su e quindi rimangono fuori fattispecie di reato come il falso in bilancio, l’evasione fiscale, i reati societari in genere e la truffa aggravata ai danni dello Stato. Insomma proprio i reati tipici della “casta”. Non si capisce la ragione di questo o meglio la si capisce benissimo. E’ stata tolta ai magistrati la possibilità di intercettare proprio per quei cinque, sei reati limitati alla solita categoria di persone molto vicina agli interessi del Cavaliere. 2) Per il Governo, l’ intercettazione deve essere autorizzata da ben tre giudici, collegialmente. Noi dell’Italia dei Valori non condividiamo questa impostazione. Infatti la proposta è incongruente rispetto al fatto che attualmente nell’ordinamento giudiziario è previsto il giudice unico per decisioni finali, come la sentenza. Abbiamo, dunque, da una parte il giudice unico che può decidere la condanna definitiva di una persona, dall’altra occorrono ben tre giudici anche per attivare le indagini preliminari. Soprattutto non siamo d’accordo perché quando si prendono decisioni che aumentano il lavoro dei magistrati bisogna anche creare le strutture e le condizioni che le supportano. 3) Il Governo ha previsto che i risultati delle intercettazioni per il procedimento penale non possano essere utilizzati in altri procedimenti. Questo lo contestiamo decisamente, proprio nel merito: riteniamo assurdo che mentre si ascolta un’intercettazione per uno specifico reato, tanto grave da aver messo l’utenza sotto controllo, se si vengono a scoprire elementi di prova in ordine ad un altro reato per cui si sta procedendo in un differente procedimento penale, non si possano utilizzare. Paradossalmente noi potremmo avere nei confronti dello stesso soggetto una Procura della Repubblica che procede per omicidio e la stessa Procura, ma con un altro pubblico ministero con un altro fascicolo che procede per accusa di rapina. Ad esempio: se un soggetto, indagato per omicidio, riceve una telefonata dalla quale si evince che lo stesso ha commesso un ulteriore e differente reato, non si può utilizzare l’intercettazione per l’altro procedimento. Quindi, la norma proposta dal Governo è un assurdo che serve solo ad impedire ai magistrati di utilizzare la nuova prova emersa dalla conversazione. 4) Il Governo ha previsto che “sic et simpliciter” il risultato delle intercettazioni telefoniche non possa esser reso noto all’opinione pubblica prima dell’inizio del dibattimento. 5) E’ falso che le intercettazioni siano consentite per i reati relativi alle indagini su mafia e terrorismo. Infatti rimangono fuori falsa testimonianza e altri reati connessi. Noi dell’Italia dei Valori faremo sentire le nostre ragioni dentro e fuori dal Parlamento e, nel caso di conversione del provvedimento in legge, proporremo un referendum. Intercettazioni 1 - TravaglioDal blog di Beppe Grillo, "Passaparola" di Travaglio:
"Buongiorno a tutti.
Allora, sia nel blog di Beppe un certo Daniele mi chiede della legge sulle intercettazioni che è stata annunciata da Berlusconi al convegno dei giovani industriali a Santa Margherita Ligure – mi chiede e mi domanda se potrebbe essere incostituzionale o oggetto di un pronunciamento della Corte di Giustizia Europea – sia sul mio blog, voglioscendere.it, Cle e Carla C. mi chiedono anch’esse di parlare di questa legge. E allora parliamone perché è il tema del giorno e credo che rimarrà il tema della settimana e forse del mese. Siamo alla prima legge vergogna che riguarda i processi di Berlusconi e che ha qualche speranza di passare, dopo quella per ora tramontata sul patteggiamento allargato che avrebbe spostato in là i processi al Cavaliere. Intanto vediamo quello che vuole fare Berlusconi, secondo quanto lui ha annunciato di voler fare. Lui ha detto: “divieto assoluto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di criminalità organizzata e di terrorismo”. Per chi le fa, cioè per i giudici che le dispongono al di fuori di questi reati – ammesso che ce ne siano ancora, ovviamente – e per gli agenti che poi le realizzano assieme ai gestori telefonici che prestano il loro supporto: cinque anni di galera. Questa la pena massima prevista. Per i giornalisti che le pubblicano, cinque anni di galera anche a loro. Si corona così il sogno del Cavaliere di arrestare tutti coloro che lo dovrebbero controllare e che lo controllano ancora, cioè magistrati e giornalisti. Invece di arrestare le persone che vengono intercettate e hanno commesso dei reati, si decide di arrestare coloro che le hanno scoperte e coloro che lo hanno fatto sapere. Che già non è male, devo dire. In più prevede, dice lui, “una forte penalizzazione economica per gli editori che pubblicano questi articoli contenenti intercettazioni”. Quindi, in teoria, dovrebbe essere condannata anche la sua famiglia, visto che i suoi giornali hanno abbondantemente pubblicato intercettazioni - sempre quelle degli altri di solito, mai le sue. L’annuncio era già scritto nel programma della Casa delle Libertà, era già stato detto in campagna elettorale. Il problema è che Berlusconi ha questa grande fortuna: viene sempre sottovalutato. Si dice: “sì, lui dice così. Poi in realtà non è vero…”. No, in realtà è vero. E infatti, ciò che sembrava impossibile, il divieto di intercettazioni per tutti i reati che non siano di mafia e terrorismo – stando a quello che lui dice, sempre che non sia stato frainteso o non parlasse a titolo personale – sarà oggetto della prossima legge in materia di giustizia. E così sono serviti tutti quegli allocchi, magistrati, associazione magistrati, partito democratico, che pensavano di poter dialogare con un soggetto del genere. Per fortuna che a mettersi di traverso contro il dialogo è sempre Berlusconi poi, alla fine. È interessante il fatto che lui annunci tutto questo proprio mentre a Napoli e dintorni lui va predicando che con lui ritorna lo Stato, arriva il pugno di ferro, arriva la tolleranza zero, arriva la certezza della pena. Arriva il castigamatti, insomma, e bisogna rigare diritto. E annuncia una legge che va esattamente in controtendenza. Non è una legge “ad personam”, nel senso che non serve solo a lui. È una legge “ad personas” nel senso che serve a tutta la classe dirigente. È un altro cunicolo enorme scavato sotto le carceri e sotto i tribunali per farci passare naturalmente le solite pantegane grandi così, ma da quello stesso cunicolo passeranno anche topolini medi e piccoli, che sono poi quelli che vanno ad accrescere l’emergenza sicurezza, la percezione di insicurezza. Ragion per cui poi bisogna ritornare indietro e fare altri pacchetti sicurezza. È un continuo. È il pendolo che una settimana dopo le norme per la sicurezza, torna indietro e si mette a salvare i colletti bianchi, ma anche, come vedremo fra un attimo, le principali categorie criminali che rendono rinomato nel mondo il nostro Paese. Facciamo degli esempi. Per l’omicidio, ad esempio, non è più possibile intercettare, se ha un senso quello che ha detto Berlusconi. Perché l’omicidio non è né mafia, né ‘ndrangheta, né camorra, o meglio, ci sono anche omicidi che non fanno parte di quelle organizzazioni. Per l’omicidio semplice - cioè io ammazzo un tizio non essendo un camorrista, un mafioso, un ‘ndranghetista e nemmeno un terrorista – non mi possono intercettare. Di solito, per scoprire chi è stato ad uccidere una persona si mettono sotto intercettazione tutti quelli che fanno parte della sua cerchia: parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro per cercare qualche attinenza tra la morte di quella persona e le conoscenze che ha. Non si potrà più fare. Quindi, molti più omicidi impuniti. Okay? Rapine in banca. Mettiamo che per fortuna una telecamera abbia ripreso di sguincio uno dei rapinatori e che gli inquirenti illuminando bene le immagini riescano a intuire chi potrebbe essere fra le loro vecchie conoscenze, spulciando tra le foto segnaletiche. Bene, per trovare la prova che è veramente lui gli mettono il telefono sotto controllo, vedono se parla di bottino. Se ne parla con altri complici, arrestano anche i complici e si riesce a sgominare la banda. Non si potrà più fare. La rapina, se non è fatta da mafiosi, camorristi o terroristi, sarà impossibile, o quasi, da punire... Mettiamo il classico caso del sequestro di persona a scopo di estorsione. Un gruppo di sbandati sempre più spesso capita, ormai non c’è più la grande “anonima sequestri”, ci sono gruppi di sbandati che si organizzano. Sequestri lampo. Prendiamo l’imprenditore. Ci facciamo dare il riscatto. Lo liberiamo. Di solito si mette sotto controllo il telefono della famiglia, i telefoni delle famiglie amiche, in modo che quando il sequestratore telefona per chiedere il riscatto si risale telefonicamente a lui e spesso lo si acciuffa. Con questo sistema sono stati sgominati moltissimi sequestri e restituiti alle famiglie tantissimi ostaggi. Perfetto. Non si potrà più fare. A meno che il sequestro non sia opera di mafia, camorra o ‘ndrangheta, però come sappiamo fanno i soldi in maniera diversa e molto più facile. Prendiamo il molestatore che telefona, con telefonate oscene, alla ragazza. Tipico caso: la ragazza fa denuncia, mettono il telefono sotto controllo, risalgono al molestatore e il molestatore viene preso. Non si può più fare. Perché? Perché, o il molestatore è un mafioso, un camorrista, un ‘ndranghetista o un terrorista, cosa che di solito non è, oppure niente da fare. Mettiamo una donna picchiata e violentata magari dall’ex marito o dall’ex fidanzato, o cose di questo genere. Trova il coraggio di denunciare. Mettono sotto intercettazione il presunto aggressore per vedere se è proprio vero ciò che dice la donna. Non lo si potrà più fare. Prendiamo la ricerca dei latitanti. Tutti quelli che sfuggono alla giustizia. Non lo so… dal mago di Vanna Marchi che scappa in Brasile, a quelli che fanno le rapina, a quelli che fanno gli omicidi, ecc. Ecco, se non sono mafiosi o terroristi, non si potrà più usare lo strumento delle intercettazioni per andare a vedere dove sono scappati e riacchiapparli. Finora non ho citato i reati finanziari naturalmente. Ci sono ancora le estorsioni. Pensate a quanta gente denuncia l’estorsore, quello che gli va a chiedere qualcosa, che li minaccia. Se non è un mafioso, non si potrà più controllare il telefono delle persone che ricevono queste richieste estorsive. Per non parlare delle truffe. Pensate a quante intercettazioni su Vanna Marchi ci hanno aiutato a scoprire le minacce che lei e la figlia facevano a quelle povere credulone che pagavano continuamente temendo chissà quali conseguenze negative, fino alla morte. Quelle telefonate non si potranno più, non dico utilizzare, non si potranno più intercettare e quindi ovviamente avremo molti più truffatori e molti più truffati perché poi alle vittime non ci pensa nessuno. Non ho parlato ancora dei reati finanziari che sono in realtà la vera ragione per cui non si vuole più che si utilizzi da parte della magistratura lo strumento delle intercettazioni. E questo è ovvio. Dato che i reati finanziari sono i più nascosti e i più difficili da vedere, non solo non si sa chi li ha commessi, ma non si sa nemmeno chi li abbia commessi. Mentre l’omicidio, la truffa, il furto, quelli si vedono perché c’è una vittima dichiarata che li va a denunciare. La corruzione, chi la viene a sapere? Se non parla quello che ha pagato e non parla quello che ha preso i soldi, la corruzione non si sa. E poi il falso il bilancio, chi lo può notare che un bilancio è falso? Quindi sono i reati che hanno più bisogno di intercettazioni. Bisogna scoprire anche che sono stati commessi, oltre a dover scoprire chi li ha commessi. Anche per questi, silenzio di tomba. Non sapremo mai nulla. Naturalmente, che cosa succede? Succede che tutti quelli che li commettono potranno commetterli liberamente. Quando passerà la legge, saranno molte di più le persone che li commetteranno perché a quel punto il rischio di essere scoperti e puniti è zero e quindi noi perderemo ancora più soldi con i reati finanziari di quelli che stiamo perdendo. Io vorrei fare solo alcuni esempi di processi dei quali non avremmo saputo nulla. Processi che non si sarebbero mai aperti, quindi tutti imputati che non sarebbero imputati se fosse passata questa legge. Il caso, per esempio, delle scalate bancarie. C’erano dei furbetti del quartierino che, contro la legge, cercavano di appropriarsi di due banche: Banca Nazionale del Lavoro, le cooperative rosse e l’Unipol di Consorte; Antonveneta, la Banca Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani; Rizzoli Corriere della Sera, cioè il più grosso gruppo editoriale indipendente non controllato dai partiti, che doveva finire nella mani di Ricucci il quale poi, secondo alcuni, l’avrebbe girato ai soliti amici di Berlusconi. Bene, queste tre scalate furono bloccate da Clementina Forleo e dalla procura di Milano, grazie a intercettazioni. Con questa nuova legge, niente intercettazioni, scalate a buon fine. Compreso il loro protettore massimo, cioè Antonio Fazio, che continuerebbe a essere governatore della Banca d’Italia non sospettato di niente. Sebbene, come abbiamo visto dalle telefonate, fosse colui che faceva il regista e il giocatore di queste partite, nelle quali avrebbe dovuto rimanere terzo distaccato e arbitro. Nessuno saprebbe le cose perché nella legge si prevede anche che nessuno le pubblichi. Quindi, dato che il processo non è ancora partito, noi non sapremmo ancora praticamente nulla di Fazio. E quindi Fazio sarebbe doppiamente al suo posto, sia perché non sarebbe stato scoperto, sia perché, anche se l’avessero scoperto, nessuno avrebbe poi potuto raccontarlo. Pensate ai riscontri che sono stati trovati sulle denunce di Stefania Ariosto sui giudici corrotti a Roma, con tutte le intercettazioni dell’enturage del giudice Squillante, dell’avvocato Pacifico, ecc. Niente. La truffa di Milano di Poggi Longostrevi che faceva le ricette facili a spese della Regione, con i rimborsi gonfiati ecc. 150 medici condannati grazie alle intercettazioni. Niente. Non avremo più nulla di tutto questo. A Torino, l’amministratore delle Molinette arrestato grazie alle intercettazioni perché pigliava le tangenti in ufficio su ogni fornitura, Luigi Odasso, anche lui sarebbe ancora al suo posto. Pensiamo al Lazio, grazie alle intercettazioni hanno trovato i riscontri alle denunce di Lady ASL, quella che ha raccontato il grande scandalo della sanità, che poi è responsabile del grande buco della sanità del Lazio, che per fortuna si è tamponato grazie all’intervento della magistratura, non avremmo saputo quasi niente. Pensate al caso di spionaggio. I casi di spionaggio illegale che abbiamo avuto in questi anni. Lo staff di Storace che fa spiare Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo alla vigilia delle elezioni regionali del 2005. Il SISMI di Pollari e Pompa, che fa i dossieraggi sui giornalisti, i magistrati, i politici ritenuti pericolosi per Berlusconi. Il SISMI che, secondo l’accusa della Procura di Milano, collabora al sequestro di un cittadino egiziano, Abu Omar, a cui noi avevamo dato ospitalità per motivi politici e poi l’abbiamo fatto rapire dalla CIA e mandare in Egitto a torturare. Nulla si saprebbe senza le intercettazioni, nemmeno ovviamente di quel caso patetico del giornalista Farina, alias Betulla, che lavorava a depistare le indagini sul sequestro. Pensate ai dossieraggi della Telecom. I dossieraggi della security della Telecom. Migliaia e migliaia di dossier accumulati illegalmente da Tavaroli e i suoi uomini, tutto grazie alle intercettazioni. Non sapremmo nulla. Pensate a ministri, sottosegretari. Abbiamo il ministro Fitto, che è stato preso grazie a intercettazioni in un processo per le tangenti della famiglia Angelucci per le cliniche nella Puglia. Abbiamo il sottosegretario Martinat che è sotto processo a Torino per gli appalti truccati del TAV e della Olimpiade Invernale del 2006. Pensate al ministro Matteoli che addirittura è sotto processo per le fughe di notizie per abusi edilizi all’Isola d’Elba. Tutte persone che non sarebbero ovviamente sotto processo. Come ovviamente non sapremmo niente del ruolo avuto, secondo la procura di Genova, dal capo della Polizia dell’epoca, Gianni de Gennaro, nei possibili depistaggi delle indagini sul G8. Come non sapremmo nulla della mega truffa sui farmaci appena scoperta da Guariniello a Torino. Come non sapremmo nulla della mega truffa sui rifiuti appena scoperta, coi 25 arresti dai magistrati di Napoli, per quanto riguarda la Campania. Non sapremmo nulla quello che ha fatto Mastella, la sua famiglia e il suo partito, smascherati dall’inchiesta di Santa Maria Capoa Vetere, poi passata a Milano. Non sapremmo nulla delle ruberie sui fondi pubblici in Calabria, che De Magistris ha scoperto e infatti gli sono costate una dura punizione dal Consiglio Superiore della Magistratura, mentre alcuni colleghi gli stanno smontando le indagini. Ecco, da questo punto di vista Clementina Forleo e De Magistris con una legge come questa già in vigore da qualche anno sarebbero a posto, in una botte di ferro. Perché se la legge avesse loro impedito di scoprire gli scandali di bancopoli e della Calabria, loro non avrebbero pagato le conseguenze quindi, almeno dal loro punto di vista, questa legge li avrebbe lasciati lavorare in pace, proprio perché avrebbe impedito loro di lavorare e di scoprire alcunché. Allora, quali sono i motivi con i quali ci viene indorata la pillola. Ci viene presentata questa legge come assolutamente urgente e necessaria. Oggi si sono mossi anche insigni tromboni per dare copertura questa legge vergognosa. La prima è che bisogna tutelare la privacy. Naturalmente la privacy è già tutelata da una legge, persino eccessiva, che è la Legge sulla Privacy che però ha una clausola assolutamente ovvia. Cioè che la privacy può essere tutelata, salvo esigenze di giustizia. Quando ci sono esigenze di scoprire reati e tutelare le vittime di quei reati, la privacy viene meno. Ciascuno di noi rinuncia a un pezzo della sua privatezza per consegnare allo Stato la possibilità di difenderci quando poi viene attaccata, non la nostra privatezza, ma la nostra vita, la nostra incolumità, il nostro patrimonio, i nostri interessi. La privacy non c’entra nulla. E del resto, quando si chiede: “ma quando mai è stata violata la privacy dalle intercettazioni o dalla pubblicazione delle intercettazioni?” rispondono sempre: “la povera Anna Falchi che si è ritrovata un sms sui giornali che diceva “ti amo”. A chi? A Ricucci. Che era che cosa? Suo marito. Pensate che violazione della privacy far sapere che c’è una moglie che dice “ti amo” a suo marito. Deve essere stato un danno irreversibile. Per il resto sono tutte balle. Dicono che ci sono troppe intercettazioni. E qui non si sa rispetto a cosa. C’è un numero ideale, un numero perfetto di intercettazioni? Quale sarebbe? Il numero delle intercettazioni dipende dal numero dei reati che si commettono. In Italia ci sono quattro regioni nelle mani della mafia? Perfetto, avremo un po’ più di intercettazioni rispetto alla Finlandia o alla Danimarca. E poi non è vero che abbiamo troppe intercettazioni rispetto agli altri paesi, perché negli altri paesi non si sa quante siano le intercettazioni. L’unico paese di cui con certezza si sa quante intercettazioni si facciano è l’Italia. Per quale motivo? Perché in Italia le può fare soltanto la magistratura e risultano tutte, dalla prima all’ultima, con tanto di autorizzazione di un giudice terzo. Mentre all’estero le fanno i servizi segreti, le forze di polizia, senza nessun controllo. Pensate, in Inghilterra le fa perfino il servizio ambulanze. Ci sono 156 enti, compresi gli enti locali, che possono fare le intercettazioni. In America le fa la SEC, che è l’equivalente della nostra CONSOB, solo che quella funziona e che controlla appunto le attività di borsa. Quindi in Italia non è vero che ce ne sono di più, le controlliamo tutte. Mentre all’estero ci sono, ma non incontrollate, quindi non si sa quante sono. L’argomento che fa più presa è che costano troppo. Costano troppo, ci dicono. E allora io vi do i dati. Due anni fa, l’ultimo anno dei quali abbiamo le statistiche, le procure italiane, che sono 165, hanno speso per intercettazioni 240 milioni di euro. Secondo altri calcoli il coso sarebbe pure inferiore. Ma prendiamo per buono il più grosso, cioè 240 milioni di euro. Che erano 40 in meno rispetto all’anno prima. Sono quattro euro per ogni cittadino. Quattro euro e qualcosa per ogni cittadino. La domanda è: “siete disposti da dare quattro euro all’anno, cioè quattro caffè all’anno, per sentirvi più sicuri e protetti contro reati di ogni genere?”. Penso che la risposta, se la domanda viene posta correttamente ai cittadini, sia sì. Potremmo risparmiare? Certo, potremmo averle gratis le intercettazioni. Sapete perché le paghiamo? Le paghiamo perché lo Stato, quando da la concessione alla Telecom, alla Vodafone e agli altri gestori telefonici potrebbero mettere una clausoletta nella quale c’è scritto: “voi siete concessionari pubblici dello Stato italiano. Perfetto. Avete un obbligo. Quando un magistrato vi chiede di tenere sotto controllo un telefono, voi lo fate gratis. Invece lo Stato italiano paga i gestori telefonici che sono suoi concessionari. Per cui li potrebbe tenere per le palle e fargli fare quello che vuole. Quando un magistrato chiede a una banca: “fammi quell’accertamento bancario”, la banca mica si fa pagare. Eppure la banca è un ente privato. Questi sono concessionari pubblici e lo Stato italiano paga loro ogni intercettazione. E in più, ad ogni indagine che deve fare, affitta un macchinario che non è proprio, da un’azienda privata. Basterebbe comprarli una volta, i macchinari per fare le intercettazioni e i costi verrebbero praticamente azzerati. Quindi, vi stanno raccontando balle anche quando vi dicono che questa legge è per risparmiare sui soldi. No, questa legge è per risparmiare sui processi. A chi? A Berlusconi e alla classe dirigente. C’è un piccolo problema. Berlusconi naturalmente ha un processo in corso a Napoli, d’udienza preliminare, insieme al suo amico Saccà, direttore di Rai Fiction sospeso, perché? Perché al telefono gli prometteva aiuti per una sua attività privata, a Saccà, in cambio dell’assunzione da parte di Saccà di alcune ragazzine, di alcune ragazzine che interessavano in parte a Berlusconi, e in parte a un misterioso senatore dell’Unione che un anno fa, in cambio del piazzamento della ragazzina a Rai Fiction, a spese nostre, avrebbe fatto cadere il governo Prodi. Pare, come ha scritto Repubblica ieri, che ci siano altre telefonate ancora più sfiziose su questo vero e proprio uso criminoso della televisione pagata con i soldi pubblici. E allora? Bisogna impedire che vengano fuori, con una legge che salverà migliaia di criminali, per salvare uno o due imputati. Passate parola." April 24 Bologna» Bologna « di Francesco Guccini Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli col seno sul piano padano ed il culo sui colli, Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale, Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana... Bologna per me provinciale Parigi minore: mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare. Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie... Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura... Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna cullati fra i portici cosce di mamma Bologna... Bologna è una donna emiliana di zigomo forte, Bologna capace d' amore, capace di morte, che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale, che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita... Bologna è una ricca signora che fu contadina: benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina, che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura. Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi confusi e legati a migliaia di mondi diversi? Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente, cantando canzoni che è come cantare di niente... Bologna è una strana signora, volgare matrona, Bologna bambina per bene, Bologna "busona", Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto, rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato... |
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