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    June 24

    Pacchetto sicurezza

    Dal blog di di Pietro

    Fin dal primo momento siamo stati chiari su questo tema, e cioè il Pacchetto Sicurezza.

    In quel Pacchetto Sicurezza, che è fatto in parte da decreti legge e in parte da disegni di legge, ci sono molte cose che condividiamo, tanto vero che oggi abbiamo deciso che farò personalmente da relatore in aula e in commissione, perché non vogliamo essere tracciati come coloro che si mettono sempre di traverso e sempre contro per spirito antiberlusconiano.
    In quel pacchetto sicurezza addirittura la metà delle norme previste, tra disegni di legge e decreti legge, sono non per ammissione mia, ma del ministro Maroni, norme che sono già state approvate nel Consiglio dei Ministri del governo Prodi. Pertanto vogliamo che queste norme siano approvate, e vogliamo aiutare e fare il nostro dovere dentro il Parlamento affinché siano subito approvate. Ecco perché vorremmo che si discutesse in merito a questo emendamento dell’ultimo minuto e si riflettesse bene che grande vulnus è stato introdotto rispetto ad un tema che tutti i cittadini sentono come sicurezza per il Paese.

    Non condividiamo, contrastiamo e ci opporremo in ogni sede, sia per ragioni di metodo sia per ragioni di merito rispetto alle proposte che sono state formulate di sospensione dei processi per un anno e la sospensione dei processi delle più alte cariche dello Stato, anche per quanto riguarda il Presidente del Consiglio in carica.

    Per questioni di metodo perché, in caso di decreto, il decreto legge deve intervenire in via d’urgenza su quello che fa paura ai cittadini, per quello che sono i loro problemi. Risolvere il problema di Berlusconi è una cosa che interessa a lui, non ai cittadini. Ai cittadini interessa intervenire sulla sicurezza per fare in modo che non ci siano più stupri, violenze sessuali, rapine, violenza, e tanti di quei reati al di sotto dei dieci anni che possono creare allarme sociale. Per questo riteniamo che non ci siano quei requisiti di urgenza e che richiede il decreto legge, ma neanche quei requisiti attinenti alla materia sicurezza.

    Nel merito contestiamo totalmente il principio per cui viene inserito tra i reati gravi per cui non si deve procedere il cosiddetto reato di corruzione in atti giudiziari da parte di una persona che fa il Presidente del Consiglio. Se c’è un reato grave, oltre ai reati sulla persona come l’omicidio, il sequestro di persona, violenza carnale, se c’è un reato grave per eccellenza è proprio la corruzione in atti giudiziari fatte dal massimo esponente dell’esecutivo che interviene sul test. Ora non sappiamo se questo è stato commesso o meno, ma c’è un processo in corso che è arrivato alla fine delle sue battute. Credo che ci sia una ragione, che il processo si concluda, e non che venga bloccato. Questo sarebbe una grande ingiustizia.

    Noi siamo tra quelli, minoritari o maggioritari, lo vedremo con il referendum da che parte sta la verità, che pensiamo che la legge deve essere uguale per tutti e che se c’è un Presidente del Consiglio che è sotto processo dovrebbe essere giudicato prima, e non dopo.

     

     

    June 23

    Salvare i pesci dall'annegamento

     
    Dal libro di Amy Tan "Saving fish from drowning":
     
    "A pious man explained to his followers: "It is evil to take lives and noble to save them. Each day I pledge to save a hundred lives. I drop my net in the lake and scoop out a hundred fishes. I place the fishes on the bank, where they flop and twirl. 'Don't be scared,' I tell those fishes. 'I am saving you from drowning.' Soon enough, the fishes grow calm and lie still. Yet, sad to say, I am always too late. The fishes expire. And because it is evil to waste anything, I take those dead fishes to market and I sell them for a good price. With the money I receive, I buy more nets so I can save more fishes."
     
    "Un uomo pio spiegò ai suoi discepoli: "E' male togliere la vita e nobile salvarla". Ogni giorno mi ripropongo di salvarne un centinaio. Butto la rete nel lago ed estraggo un centinaio di pesci. Metto i pesci sulla riva dove saltano e si contorcono. "Non abbiate paura" dico a quei pesci. "Vi stò salvando dall'annegamento". Poco dopo i pesci si calmano e stanno fermi. Eppure, triste a dirsi, sono sempre in ritardo. I pesci muoiono. E siccome è male sprecare qualsiasi cosa, porto quei pesci morti al mercato e li vendo a un buon prezzo. Coi soldi che ricevo, compro più reti, così posso salvare più pesci."
     
     
    "Le cose peggiori sono sempre state fatte con le migliori intenzioni." Oscar Wilde

    La mantide Berluscosa

    Dal blog di Grillo:

    Pubblico il testo dell'intevento di Marco Travaglio.

    "Buongiorno a tutti, c’è una parola molto usurata, molto abusata, che ormai semina noi attorno a sé quando qualcuno ne parla. È l’espressione “conflitto di interessi”. Dico subito che bisognerebbe cambiarne il nome. Bisognerebbe chiamarla Pippo, Giuseppe o Giovanni, come ci viene in mente. L’importante è riaccendere l’attenzione delle persone su questo concetto che è diventato noiosissimo e impronunciabile. Chi è di sinistra non ne può più sentir parlare, perché i suoi rappresentanti tradendo il mandato popolare, non lo hanno mai risolto per legge, anzi, lo hanno moltiplicato creando i propri conflitti di interessi. Vedi caso Unipol. Nel centro-destra, appena uno sente parlare del conflitto di interessi dice: “ecco, è arrivato un comunista che ce l’ha con Berlusconi”. Come se il confitto di interessi fosse solo quello delle televisioni di Silvio Berlusconi. Che è il più grosso, ma non è l’unico. E quindi anche il conflitto di interessi che riguarda le dimensioni del campo dove poi destra e sinistra devono giocare la partita, cioè riguarda le regole, è diventato una sorta di guerra politica. Una guerra tra bande per cui è un po’ come quando uno parla di giustizia. Si dice: “ecco, questo è uno di sinistra!”. In realtà parlare di giustizia non è né di destra, né di sinistra. Sono questioni pre-politiche che attengono alle regole. Quindi cambiarne il nome per ridargli sostanza, per ridargli senso. Se ci fosse opposizione politica in Italia, purtroppo non ce la abbiamo, salvo Di Pietro e pochissimi altri, avrebbe un’autostrada di fronte a sé. Perché tutto quello che ha iniziato a fare il governo Berlusconi rientra sotto il capitolo del conflitto di interessi e la gente lo capirebbe benissimo, spiegandole alcune cose. Perché tutti i provvedimenti che vengono presi in materia di sicurezza, legalità e giustizia sono frenati dal fatto che Berlusconi non può far funzionare la giustizia. Quindi non può dare sicurezza ai cittadini, perché, come è noto, se la giustizia funzionasse lui sarebbe rovinato. Quindi continua a far finta di far funzionare la giustizia. In realtà non lo può fare, quindi continua a sfasciarla. Se l’opposizione esistesse e fosse capace di parlare ai cittadini, soprattutto ai cittadini che hanno votato per Berlusconi, potrebbe far loro capire. “Ecco vedete, volevate sicurezza? Avete scelto le persone sbagliate.” Poi magari erano sbagliate anche le altre. Comunque, più sbagliate di queste, era difficile.
    Si potrebbe fare un piccolo riassunto per incominciare a raccontare questo conflitto di interessi, o meglio, chiamiamolo Pippo.
    C’era una volta un signore che nel 1994 aveva le sue aziende sotto inchiesta, come tutte le grandi aziende italiane. Soltanto che le altre aziende italiane, rassegnate al fatto che avendo pagato tangenti dovevano comunque renderne conto, andavano dal magistrato, confessavano, patteggiavano, restituivano. Cercavano di sistemare le loro cose, senza strappi. Una di queste aziende aveva un proprietario il quale non ci voleva stare a fare una confessione. Perché non ci voleva stare? Perché avrebbe dovuto confessare troppo, più delle altre. Non solo le tangenti ai partiti. Avrebbe dovuto confessare anche rapporti con la mafia e corruzione di giudici.

    Corruzione di giudici per comprare sentenze che dessero ragione a lui che aveva torto e torto alle controparti che avevano ragione. Stiamo parlando di reati talmente gravi che era impossibile confessare e rimanere nel mercato. Persino in un mercato bacato come quello del capitalismo italiano. Quindi optò per la seconda soluzione. Salvarsi dai processi entrando in politica. Infatti disse a Montanelli, a Biagi, entro in politica per non finire in galera e non fallire per debiti. Devo dire che ha mantenuto entrambe le promesse. Questo è il vero contratto con gli italiani. Questo è stato rigorosamente mantenuto. Infatti, 15 anni dopo non è ancora andato in galera e non è ancora fallito per debiti. Anzi, i debiti li ha scaricati sul mercato, cosiddetto, quotando in borsa le sue aziende e nel frattempo ha fatto un sacco di soldi grazie a una serie di leggi innumerevoli. Ma il conflitto di interessi era appunto quello che all’inizio era chiaro. Può una persona che ha le aziende sotto inchiesta andare in politica e sfasciare la giustizia per evitare che le sue aziende, oltre che sotto inchiesta, finiscano anche condannate? Nel ’94 sembrava impossibile, oggi è cronaca quotidiana. Oggi si da per scontato: “certo, sta lì! Di che cosa dovrebbe occuparsi se non delle sue aziende e degli affari suoi. Mica dei nostri, no?”. Ci sono molte persone che lo danno per scontato, senza rendersi conto che loro non fanno parte di quelle aziende quindi apparterrebbero a quelli che hanno interessi opposti. È appunto il conflitto di interessi. O Pippo.
    Nel ’94 capitò subito un incidente. C’erano un paio di indagini su suo fratello. Glielo arrestarono, il fratello Paolo, quello che va sempre in carcere al posto suo. E il fratello confessò dicendo che aveva fatto tutto lui per certe tangenti della Cariplo. Poi Berlusconi vinse le elezioni e venne fuori un maggiore della Guardia di Finanza che raccontò che il suo capo pattuglia gli aveva offerto un pezzo di una tangente che aveva appena incassato da una società del Gruppo Fininvest. E lui, giovane integerrimo, o forse solo inesperto, rifiutò quel pezzo di tangente e andò a denunciare il suo capo ai suoi superiori e a Di Pietro. Nacque l’indagine sulla corruzione della GdF e si scoprì che molte verifiche fiscali erano addomesticate da tangenti. Furono arrestati un centinaio di ufficiali e sottoufficiali della GdF e coinvolti 500 piccole e grandi aziende soltanto nella zona di Milano. Una di queste 500, anzi tre di queste 500 erano tre società della Fininvest. Le altre confessarono e patteggiarono, le tre della Fininvest non poterono perché il loro proprietario era presidente del Consiglio. E allora il presidente del Consiglio cominciò a lavorare, dato che gli stavano per arrestare il solito fratello e il pagatore, dirigente pagatore della Fininvest Salvatore Sciascia, lui decise di fare un decreto, il decreto Biondi, per impedire ai giudici di arrestare le persone per reati di corruzione e di tangentopoli. Il pool di Milano si dimise pubblicamente dalle indagini su tangentopoli perché disse: “potremo arrestare ancora i ladri di polli, ma non più i ladri di stato. È ingiusto. È una cosa che ripugna alla nostra coscienza e al nostro senso di equità”. Fortunatamente la Lega e AN, non ridotte ancora a protesi, a badanti del Cavaliere, lo costrinsero a tornare indietro rispetto a quel decreto, che fu ritirato. Infatti, suo fratello finì in galera, finì in galera anche Sciascia. Confessarono anche colpe che non erano loro, tanto poi che il fratello fu prosciolto perché si disse che l’autorizzazione non l’aveva data lui a pagare la GdF, ma l’aveva data il fratello maggiore.
    Cadde il primo governo. Arrivò il centro-sinistra, che per cinque anni fece tutto ciò che Berlusconi chiedeva in materia di giustizia. Prodi aveva un ottimo programma elettorale scritto dal ministro Flick. Giustizia più efficiente. Leggi anti corruzione, anti mafia, ecc. Non gliene fecero passare una. In Parlamento i PDS e popolari, D’Alema e Marini, si misero d’accordo con Berlusconi e approvarono tutte le leggi che erano previste nel programma di Previti, che aveva perso le elezioni. Pazienza. Leggi che mandavano in prescrizione i processi, che buttavano via le prove, che costringevano i giudici a rifare i processi daccapo cambiando le regole nel corso della partita. Leggi contro i pentiti, leggi contro i testimoni, leggi contro i poteri dei magistrati. Leggi che hanno sfasciato per cinque anni la giustizia rallentandola ulteriormente e producendo migliaia di nuove prescrizioni. Erano le famose “leggi ad personas” nel senso che all’epoca ce n’erano a centinaia di “personas” da salvare. Erano tutti gli indagati di tangentopoli che stavano per essere condannati.
    Nel frattempo si fece la Bicamerale, idea geniale di Massimo D’Alema, per mettere proprio nella Costituzione che i giudici devono essere meno indipendenti e meno autonomi dalla politica. E aggiunse tutta una serie, grazie alle bozze Boato, di interferenze del potere politico dentro la magistratura. Poi alla fine della legislatura Berlusconi gli fece pure saltare la bicamerale, perché dargli pure la soddisfazione di firmare una legge costituzionale quando ormai aveva ottenuto in Parlamento tutto quello che voleva, non gli avevano nemmeno fatto la legge contro il conflitto di interessi, nemmeno la legge antitrust sulle televisioni. Quindi all’ultimo momento fece saltare il banco e lasciò D’Alema con il cerino.
    Perché lui è così. I capi dell’opposizione li attira. Come la mantide religiosa. Li attira, ci fa un scopatine e poi se li mangia. Ha fatto così con D’Alema negli anni ’90, adesso sta facendo la stessa cosa con Veltroni, che praticamente è già stato mangiato e digerito.
    Dopo quei cinque anni di disastro del centro-sinistra sui temi della giustizia, perché poi Prodi sull’economia aveva fatto bene, aveva anche portato l’Italia in Europa, infatti l’hanno subito mandato via per sostituirlo con D’Alema, poi con Amato. Berlusconi aveva già la vittoria in pugno e fu la legislatura dei cinque anni famosi durante i quali non ha avuto tempo di fare altro, se non leggi in materia di suoi processi. È il trionfo del conflitto di interessi esattamente come la legislatura precedente. Solo che nella legislatura precedente era il centro-sinistra che gli faceva i favori, stavolta era lui che se li faceva da solo.
    Fu una legislatura che, a parte la legge antifumo e la legge sulla patente a punti, credo che il grosso delle leggi riguardassero i processi e le televisioni del Cavaliere. Ma era difficile far capire alla gente che quelle leggi erano un danno per tutti i cittadini. Perché erano talmente ritagliate sul suo caso, che soltanto alcune andavano a danno di altri. Quindi, in quel periodo era più difficile far capire il conflitto di interessi. Passò la legge sul falso in bilancio, di fatto depenalizzato, la legge sulle rogatorie – che dovevano essere cestinate tutte quante, perché mancava il timbro, il numero, la cosa – poi, per fortuna, era scritta coi piedi quella legge, contravveniva tutte le prassi e i trattati internazionali quindi fu di fatto disapplicata dai tribunali. Nessun tribunale l’ha mai applicata. Quindi non funzionò. Passò la legge che doveva facilitare lo spostamento dei processi, la legge Cirami. Ma anche quella non bastò, perché bisognava dimostrare che tutto il tribunale di Milano, 300 giudici, era infestato di toghe rosse. Dato che lì Berlusconi l’hanno sempre prescritto o in qualche piccolo caso assolto per insufficienza di prove, proprio tutto si poteva dire tranne che i giudici milanesi fossero prevenuti. Anzi, forse sono prevenuti al contrario, a suo favore. E quindi il processo rimase a Milano e non andò a Brescia. E quindi lui si inventò il Lodo Meccanico Schifani, che ovviamente essendo opera materiale di Schifani era anche quello scritto coi piedi – era di Schifani – e quindi fu immediatamente fulminato dalla Corte Costituzionale. Quindi il processo restò sospeso sei mesi, poi riprese. Fu lì che venne varata una legge devastante, non solo per i processi a Berlusconi, che uno potrebbe dire: “non me ne importa perché tanto sono amico suo!”. No, anche per i processi a carico degli altri delinquenti. Furono di fatto dimezzati i tempi della prescrizione. Quindi, mentre il Parlamento continuava ad allungare i tempi dei processi, la prescrizione – che di solito deve essere commisurata ai tempi dei processi, perché sennò scatta prima che arrivi la sentenza – bene, la prescrizione fu immediatamente dimezzata. Processi lunghi, prescrizione dimezzata. Risultato: tutte le sentenze di condanna si convertono in sentenze di prescrizione. E abbiamo pure gente impunita che se ne va in giro a dire: “mi hanno assolto perché sono innocente, sono una vittima di errori giudiziari, voglio il risarcimento!”. In realtà erano dei prescritti sfottuti, cioè degli impuniti, della gente che l’ha fatta franca. È la legge ex-Cirielli, talmente indecente, che Cirielli, che era un senatore di AN, quando ha visto come gliela avevano snaturata con gli emendamenti salva Berlusconi e salva Previti, rifiutò di prestarle il nome. Per cui ritirò la firma e non si trovò più nessuno che volesse chiamarla col suo nome e la dovettero chiamare ex-Cirielli. Alla memoria. Quella, disse il ministro Castelli, avrebbe prodotto decine di migliaia di prescrizioni in più rispetto all’anno prima. E infatti, da allora si prescrive quasi tutto. I tribunali sono ormai uffici dove entrano vagonate di carta ed escono vagonate di carta senza che succeda niente, un po’ come la macchina per tritare l’acqua.
    Quella legge passò. Berlusconi e Previti ottennero ovviamente dei benefici, anche perché in quella legge era scritto che chi ha più di settant’anni non finisce più in carcere. A parte Provenzano e i mafiosi. E infatti Previti fu di lì a poco condannato e avendo compiuto settant’anni beneficiò di questa specie di regalo di compleanno che gli avevano fatto e non entrò più in galera, andò agli arresti domiciliari. E poi gli fecero un altro regalo, che arriva fra un minuto. Ma intanto la legislatura si concluse con la legge Pecorella. Perché a Berlusconi era rimasto soltanto il processo in appello dello SME-Ariosto. E allora, dato che era preoccupato, aveva lì l’avvocato in parlamento, Pecorella, che non faceva niente, gli ha fatto una legge, che proponeva da tempo, per abolire i processi d’appello. Non tutti però. Soltanto quando uno viene assolto o prescritto in primo grado, il pubblico ministero non può più fare appello. Se invece uno viene condannato in primo grado, l’appello lo può fare. Ad libitum. “Non hai vinto. Ritenta. Sarai più fortunato la prossima volta”. Perché la giustizia serve ovviamente per garantire assoluzione e prescrizioni, non per garantire la condanna dei colpevoli. Nella loro ottica: conflitto di interessi. Pippo.
    Anche quella legge faceva schifo. Loro la rifecero uguale. Non ebbero il tempo materiale, perché stava finendo la legislatura. Prorogarono di un mese la legislatura per fare la legge che aboliva il processo d’appello a Berlusconi dopodichè la Corte Costituzionale ha fatto giustizia e ha cestinato anche la legge Pecorella.
    Finita la legislatura Berlusconi ha naturalmente perso le elezioni perché si era fatto i cazzi suoi per cinque anni. E qualcuno che non aveva proprio gli occhi foderati lo si è trovato alle urne. E quindi ha perso le elezioni, seppure di poco.
    Dopodichè è arrivato il centro-sinistra e ha continuato a fare esattamente ciò che faceva nel passato. A dargliele tutte vinte e ad occuparsi degli affari suoi, del capo dell’opposizione, invece di occuparsi degli affari dei cittadini. E quindi c’era subito un problema: Previti condannato a sette anni e mezzo, ne aveva già scontato uno e qualcosa. Con la legge ex-Cirielli lo presero dal carcere, lo mandarono ai domiciliari. Doveva rimanere lì almeno tre anni su sei rimasti. Che cosa hanno fatto? I tre anni di domiciliari glieli hanno abbonati con l’indulto. Potevano fare un indulto di un anno? Sarebbe stato giusto. Alleviava un po’ il sovraffollamento delle carceri, liberava dieci, quindicimila detenuti, teneva dentro i criminali grossi. E soprattutto era un piccolo sconto di pena. Un anno. Bene, l’hanno fatto di tre anni mandando fuori quaranta, forse cinquantamila criminali in pochi mesi, compresi quelli che erano in custodia cautelare, perché ne dovevano salvare uno: Previti.
    Naturalmente in quel momento il centro-sinistra ha cominciato a colare a picco e non si è più rialzato. E io ricordo quando io sull’Unità, Beppe Grillo sul blog, Flores D’Arcais, l’Unità di Furio Colombo e di Padellaro che continuavano a dire “non fatelo, non fatelo. Questo indulto è un disastro. Fatelo più leggero. Non salvato Previti. Guardate che gli effetti saranno devastanti”. Ci siamo presi insulti: forcaioli, giustizialisti, mascalzoni. Risultato finale: chi ha fatto quell’indulto seguito poi dalla legge Mastella liberticida per la libertà di informazione, per fortuna passata solo alla Camera, è stato punito alle urne. Ed è ritornato Berlusconi. Che, naturalmente, cosa doveva fare? Le riforme istituzionali? Il dialogo per un nuovo stato, per una nuova repubblica? Questo se lo può raccontare la sera andando a dormire Veltroni, da solo o assieme alla Finocchiaro e a quei pochi gonzi che avevano creduto al dialogo col Cavaliere ormai trasformato in uno statista.
    Naturalmente il Cavaliere che problemi aveva? Aveva i soliti problemi. L’Europa e la Corte Costituzionale italiana e forse anche i Consiglio di Stato che gli dicono di cedere le frequenze a chi ne ha diritto e mandare Rete4 sul satellite o venderla. E quindi, primo provvedimento: salva Rete4. secondo problema. Un processo che sta arrivando a sentenza entro l’estate: il processo Mills. Guardate, non è un processo che nasce dalla perfidia delle toghe rosse. Quello è un processo che nasce dal fatto che un giorno l’avvocato Mills, già consulente della Fininvest per la finanza estera, inglese, scrive una lettera al suo commercialista, Bob Drennan. Gli dice: “guarda che mister B. – che sarebbe il nostro presidente del Consiglio – mi ha fatto avere in Svizzera, tramite un suo dirigente, Bernasconi che poi è morto – seicentomila dollari. Me li ha fatti avere in nero, perché quelli sono un regalo in cambio delle mie testimonianze reticenti davanti al tribunale di Milano. Quando sono stato chiamato a testimoniare contro di lui, su di lui, nel processo delle mazzette alla GdF e nel processo dei fondi neri di All Iberian, io non è che proprio ho mentito. Ho fatto lo slalom, ho fatto lo zig zag. Non ho detto tutto quello che sapevo, e l’ho tenuto fuori – dice testualmente Milss al suo commercialista – da un mare di guai”. Questo, in Italia, ma anche in Italia e anche in Inghilterra, si chiama falsa testimonianza perché ha giurato di dire tutta la verità. E se uno in cambio di una falsa testimonianza poi prende dei soldi questa si chiama corruzione giudiziaria del testimone. Perché se corrompi un testimone che deve parlare di te, o lo ricompensi dopo che non ha parlato di te, vuol dire che tu ti sei comprato il processo. Cioè hai fatto in modo che un colpevole venisse assolto mentre era colpevole e meritava un condanna. Quindi, perché noi sappiamo di questa lettera? In fondo è una lettera privata di un cliente a un suo commercialista, direbbe un italiano nella sua mentalità italiana. Attenzione. Qui siamo a Londra. A Londra, il commercialista Drennan, tenuto a regole di comportamento etico strettissime, con un codice deontologico severissimo, letta quella lettera dice: “qui c’è puzza di mazzette. Qui c’è puzza di evasione fiscale”. Che cosa fa? Copre il suo cliente? Ma manco per sogno. Lo denuncia al fisco inglese. Pensate, il commercialista di Mills, pagato da Mills, denuncia Mills al fisco inglese. Parte l’indagine e le carte vengono trasmesse al tribunale di Milano per i reati commessi da quello che gli ha dato i soldi. Secondo Mills, e cioè mister B. Abbiamo quindi la confessione di un ex-consulente della Fininvest. È questo che innesca il processo. Non le toghe rosse… Naturalmente poi Mills, quando scopre che gli hanno trovato la lettera si precipita a Milano, prima dice che è vera, poi smentisce, poi ritratta, poi ritratta la ritrattazione. Ma insomma, fa fede quello che hai scritto quando pensavi che nessuno ti leggesse. A parte il tuo commercialista. Su questo si basa il processo Mills. E alla vigilia della sentenza, Berlusconi teme, sapendo ovviamente di avere fatto quello che ha fatto, una condanna non perché il giudice è rosso, ma perché c’è la lettera di Mills che lo incastra. Oltre al versamento. E quindi cosa fa? Ancora una volta è costretto a difendersi per legge. Anziché nel processo, cioè in aula, lui si difende dal processo stando in un’altra aula, quella del Parlamento, dove ha scritto una lettera al suo riportino Schifani, per farsi benedire e soprattutto per ottenere corsie di emergenza per una legge che è spettacolare. È una legge blocca-processi. Pensate che cosa si sono inventati. Dice: “noi blocchiamo tutti quei processi per fatti commessi fino a giugno del 2002 che si trovino nella fase o dell’udienza preliminare o del dibattimento di primo grado. Naturalmente il processo Mills riguarda fatti commessi entro e non oltre giugno 2002 e nella fase del dibattimento di primo grado. E li blocchiamo per un anno. Pensate che generosità. Ellekappa ha fatto vignetta bellissima, dice: “Berlusconi è altruista. Rinuncia volentieri ai suoi processi, a vantaggio di quelli altrui”. È un samaritano, praticamente. Quelli altrui andranno avanti, i suoi resteranno bloccati. Ma assieme ai suoi, resteranno bloccati tutti quelli come i suoi. E adesso qualcuno dirà: “va beh, saranno le solite quattro o cinque questioni finanziarie di cui siete fissati voi giustizialisti”. No. Vengono sospesi obbligatoriamente i processi per: sequestro di persona, estorsione, rapina, furto in appartamento, furto con strappo, associazione per delinquere, stupro e violenza sessuale, aborto clandestino, bancarotta fraudolenta, sfruttamento della prostituzione, frodi fiscali, usura, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, detenzione di documenti falsi per l’espatrio, corruzione, corruzione giudiziaria – è quella di Mills – abuso d’ufficio, peculato, rivelazioni di segreti d’ufficio, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti, detenzione di materiale pedo-pornografico, porto e detenzione di armi anche clandestine, immigrazione clandestina – pensate, dopo tutte le menate che fanno con la storia dell’immigrazione clandestina, adesso sospendono i processi – calunnia, omicidio colposo per colpa medica – tutti gli errori dei medici – omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata – tutti quelli che stendono la gente per la strada ubriachi, bene quelli non li si processa – truffa alla Comunità Europea, maltrattamenti in famiglia, incendio e incendio boschivo, molestie, traffico di rifiuti, adulterazione di sostanze alimentari, somministrazione di reati pericolosi, circonvenzione di incapace. Tutti questi, essendo puniti con pene inferiori ai dieci anni, vengono sospesi. Per sospenderne uno, l’Associazione Magistrati ha calcolato che ne sospende circa centomila.
    Esempio, perché poi c’è anche un aspetto psichiatrico in questa legge. Uno straniero violenta una studentessa alla fermata del tram. Secondo esempio, uno studente cede una canna di hashish a un coetaneo. Quale processo viene sospeso e quale invece si fa subito? Si fa subito quello allo studente che ha ceduto la canna. Mentre quello dello straniero irregolare che ha violentato la studentessa viene rinviato a data da destinarsi.
    Due zingarelle rapiscono un bambino. Oppure, due zingarelle rubano un pezzo di formaggio in un supermercato e uscendo la guardia giurata. Quale processo si fa per primo? Naturalmente quello alle due zingarelle che rubano il formaggio. Non a quelle che rapiscono il bambino.
    Risposta numero tre. Un chirurgo in un intervento fa un grave errore e provoca la morte di un bimbo. Un giovane ruba il telefono cellulare a un coetaneo e lo minaccia con un coltellino. Quale processo si fa prima? Si fa prima quello del furto del cellulare, non quello dell’errore medico.
    Esempio numero quattro. Un assessore becca una tangente per truccare appalti. Suo figlio compra un motorino rubato e poi ci cambia la targa. Indovinate quale processo viene sospeso? Naturalmente quello per la tangente. Invece quello per il motorino si fa subito.
    Infine, uno straniero ubriaco a bordo di un’auto rubata investe tre pedoni sulle strisce. Oppure due parcheggiatori abusivi chiedono un euro a un automobilista e minacciano di rigargli la macchina se non glielo da. Quale processo si fa per prima? Quello al posteggiatore abusivo. Quello allo straniero ubriaco che ha steso le tre persone sulle strisce, no.
    Questi sono tutti esempi che ha fatto l’Associazione Magistrati in uno studio sugli effetti di questa legge. Una legge che oltretutto non sospende i processi solo per un anno. Dice di sospenderli per un anno, poi in realtà bisognerà rimetterli a ruolo. La prescrizione si blocca per un anno. Dopodichè tutti i tempi morti, anni e anni, che richiederanno ai tribunali per rimetterli nel ruolo, farà sì che tutti quei processi sospesi per un anno riposeranno in pace e finiranno tutti in prescrizione. Compreso quello a Berlusconi.
    È quello che vi dicevo prima. È facilissimo con questi esempi far vedere come, per bloccare il processo Mills, si bloccano un terzo dei processi che poi realmente si fanno – un quarto, un quinto, stiamo parlando comunque di una quota enorme – che tutte le vittime che aspettavano di avere giustizia da quei processi si dirà loro: “chi si è visto, si è visto. Perché Berlusconi esce, e quindi escono anche tutti quelli come lui”. Il conflitto di interessi è immediatamente chiaro. Lo si capisce benissimo. Il nostro interesse è che quei processi si facciano. Il suo è, ovviamente, che quei processi non si facciano perché così non si fa nemmeno il suo, che non arriva a sentenza. E lui lo sa, come sarà la sentenza. Prossima settimana vedremo, tanto la stanno scrivendo, quali conseguenze comporterà e quali balle ci stanno raccontando a proposito del Lodo Schifani Bis. Il Lodo Schifani bis stanno preparandolo, stanno decidendo quali alte cariche inserire. Perché cinque sembravano poche, quindi pare che adesso ne vogliano mettere diciannove, forse anche il presidente dell’ArciCaccia, chi lo sa, l’Esercito della Salvezza… ci sono varie istituzioni da immunizzare. E probabilmente, da quando si è messo il panama in testa, come Al Capone, e ha chiesto a un vescovo di fargli fare la comunione anche se è divorziato, è molto probabile che nel Lodo Schifani bis ci sia anche il diritto di fare la comunione almeno per i divorziati che hanno il nome che comincia per “S”, il cognome che inizia per “B” e la testa bitumata.
    Grazie e passate parola."

     

     

    Eurostat: Spagna batte Italia 107 a 101

     

    Si accentua il divario a favore degli spagnoli del rapporto tra Pil e potere d'acquisto che nel 2006 era 105 a 103

    ROMA - Nel 2007 è cresciuto il divario fra Spagna e Italia su fronte del prodotto interno lordo pro-capite misurato in standard di potere d'acquisto. Secondo i dati diffusi da Eurostat, lo scorso anno la Spagna si è attestata su quota 107 mentre l'Italia è scesa a quota 101. Nel 2006 l'Italia era a quota 103 e la Spagna a 105.

    POLEMICHE - In passato la diffusione del dato 2006 aveva dato adito a una polemica sul presunto sorpasso dell'economuia di Madrid su quella di Roma, che aveva portato l'ex premier Romano Prodi far ricalcolare i dati sulla ricchezza nazionale per replicare al dato Eurostat.

    http://www.corriere.it/economia/08_giugno_23/pil_spagna_italia_pro_capite_212bdce2-4110-11dd-9ccf-00144f02aabc.shtml

     

     

    Il nostro arretramento pianificato

     
    Maurizio Blondet     23 giugno 2008

    Com’è vecchio Epifani (CGIL): crede di vivere ancora sotto la lira, al tempo della sovranità monetaria. Poichè Tremonti ha posto un «tasso d’inflazione programmato» ridicolo, 1,7%, Epifani ha fatto due conti e scoperto che un salario da 25 mila euro annui perde 1500 euro di potere d’acquisto in tre anni. Bella scoperta. Tremonti gli ha consigliato di telefonare alla BCE: «Vi spiegherà qual’ è il motivo tecnico per cui ci chiede di inserire nei documenti di finanza pubblica questa indicazione».
    Appunto, non siamo più sovrani della moneta. Viviamo sotto una moneta estera, l’euro, ed è la Banca Centrale Europea a imporre il tasso d’inflazione a quel ridicolo livello. Tremonti però avrebbe dovuto spiegare meglio il motivo tecnico: si tratta del piano di impoverimento programmato, deciso dai gestori monetari, della classe media e lavoratrice europea.
    La cosa risponde, in qualche modo, a giustizia: un popolo italiano che è meno colto, meno istruito, meno produttivo del popolo cinese o indiano, non può pretendere di avere un potere d’acquisto superiore. Nel prossimo decennio, ci impoveriremo al livello cino-indiano, mentre gli indiani e i cinesi saliranno tendenzialmente verso il livello attuale europeo. Ci si incontrerà a metà strada. Ma ovviamente, una cosa è essere dalla parte che sale, e ben peggio è stare dalla parte che scende.
    Non è solo perdita del potere d’acquisto; è la perdita storica di possibilità che attende le generazioni future (e semi-analfabete); ci saranno meno speranze, e prospettive più ristrette. E se l’istruzione continua a scendere, ci saranno sempre meno competenze, quelle da cui dipende se risaliremo dall’abisso. E’ l’Occidente che diventa terzo mondo (1).
    Il fenomeno non è solo italiano. Nè euro-dipendente. In Gran Bretagna, milioni di famiglie si sono accorte che il costo della vita è aumentato per loro del 6,7% annuo (inflazione reale) contro il 3,3% d’inflazione ufficiale. E un’inflazione programmata dal governo britannico del 2% (2). Il che è giusto, visto che i giovani maschi bianchi britannici intendono andare all’università solo in 26 casi su cento, mentre quelli di origine indiana o pakistana proseguono gli studi superiori in 62 casi su cento (3). Si sta evidentemente formando un sottoproletariato permanente di ignoranti bianchi, che saranno comandati e diretti da una classe dirigente di colorati.
    Epifani vuole un tasso d’inflazione più alto per ottenere aumenti automatici dei salari; tutto lavoro in meno per i sindacati. Ma - è questo il segreto di pulcinella rivelato da Tremonti - la politica imposta dalla Banca Centrale persegue deliberatamente il progetto contrario: tenere il tasso d’inflazione artificialmente basso, in modo che gli alti salari europei (immeritati) vengano a poco a poco divorati dall’inflazione reale. Chi vuol guadagnare di più - questa la teoria - non si affidi agli automatismi; si metta a sgobbare, a fare più straordinari, il doppio lavoro, o - extrema ratio - a studiare di più. Questa teoria, come tutte le teorie economiche, viene da Washington.
    Paul Krugman, economista di Princeton, benchè piuttosto critico del sistema capitalistico terminale,  segnala che ormai la sola cosa da fare è scongiurare l’innesco della spirale prezzi-salari degli anni ‘70-‘80 (4). Nel 1981, il sindacato minatori USA strappò un aumento contrattuale dell’11% in 33 anni, seguito da aumenti salariali per tutte le altre categorie. «Lavoratori e datori di lavoro si impegnarono nel gioco della cavallina: i primi chiedevano aumenti di salario per tener testa all’inflazione, le ditte passavano i costi salariali maggiorati sui prezzi delle merci e servizi, e prezzi rincarati portavano ad ulteriori richieste salariali e così via». La spirale della «stag-flation». Da cui l’America è uscita con la deregulation, spietata soprattutto per i lavoratori.
    Oggi, dice Krugman, è sciocco temere che l’alluvione monetaria con cui la FED ha salvato le banche d’affari provochi inflazione. «Dove sono i sindacati che chiedono aumenti salariali dell’11 %? Anzi, dove sono i sindacati tout court? I consumatori si preoccupano dell’inflazione, ma  bisogna cercare col lanternino lavoratori che chiedano di compensare l’inflazione con salari più alti, e meno ancora padroni disposti. Di fatto le paghe sembrano persino rallentare, data la debolezza del mercato del lavoro».
    L’offerta di lavoro - contrariamente all’offerta di petrolio - è sovrabbondante: è «giusto» che costi sempre meno. Quindi la FED fa benissimo a non aumentare il tasso primario per tenere sotto controllo l’inflazione. Non ci sarà inflazione. Il prezzo del disastro finanziario lo pagheranno i lavoratori.
    Agisce qui il dogma - sancito da Milton Friedman, l’autore dell’ultraliberismo terminale - che l’inflazione è sempre e solo un problema monetario. I rincari di petrolio e cibo, che hanno altre cause, non sono definiti «inflazione». Basta, dice Krugman, che i prezzi delle materie prime calino. E caleranno perchè, nell’immiserimento generale, ci sarà meno richiesta per esse. Allora «anche l’inflazione si calmerà da sè».
    E’ il Washington Consensus - sempre quello - a cui la Banca Centrale Europea sta obbedendo. A modo suo: mantiene interessi altissimi e impone ai Paesi membri più sconquassati «tassi d’inflazione programmata» ridicoli, raccomandando in più «moderazione salariale». Il lavoro italiano ha produttività bassa, e quindi il suo potere d’acquisto deve adeguarsi alla produttività.
    Naturalmente non è colpa dei lavoratori se la loro produttività è bassa: è colpa delle imprese che non hanno investito in impianti nè in sviluppo, ed è colpa dell’inefficienza pubblica sprecona, la vera palla al piede.
    Perciò, in questo fenomeno storico di arretramento - che dovremo sopportare -  il nostro vero problema non è l’erosione del reddito reale. Il vero problema italiano è che potenti categorie si difendono - perchè possono - dall’erosione. Gli stipendi pubblici sono aumentati regolarmente più dell’inflazione reale; e peggio, aumentano meno quelli degli statali utili (poliziotti, insegnanti) e moltissimo quelli dei grandi fannulloni ammanicati.
    Epifani ha fatto il calcolo su un salario privato di 25 mila euro l’anno, che perderà 1.500 euro di potere d’acquisto. Incauto: 25 mila euro sono la paga mensile dei deputati, e certo quelli si compenseranno dall’inflazione. E’ solo un esempio fra i tanti: pensate ai notai o agli idraulici, all’ENEL, ai bottegai, ai consiglieri regionali o dirigenti di ASL. Quelli, possono mantenere il loro livello di vita e d’acquisto, facendolo pagare a noi - precisamente a quella parte della popolazione che sta discendendo la china storica verso la miseria da terzo mondo.
    Un simile programma di arretramento storico richiederebbe la condivisione dei sacrifici, a cominciare dalle categorie parassitarie, che costano troppo per il nulla che danno. Oltretutto, la loro difesa dei propri livelli di vita indebiti rallenta il processo di discesa dei prezzi - già spasmodicamente lento - che deve seguire l’impoverimento generale. Sappiamo che ciò non avverrà. Ne abbiamo le avvisaglie.
    Il governo ha provato ad abolire nove province, e già si sta rimandando tutto, per le forti resistenze dietro le quinte che incontra. Tremonti ha preso provvediemnti timidi verso i profitti eccelsi dei petrolieri; e nessuno verso le banche e le assicurazioni (ho appena visto che, per fare un bonifico, la banca si è prelevata 6 euro, 12 mila lire!).
    Nessuno in Italia ha la forza di ridurre alla moderazione le cosche e le caste. Krugman, americano, si domanda «dove sono i sindacati». Noi no, perchè lo sappiamo: sono a fianco di ogni Casta.
     
    1) Ho spiegato più ampiamente questo processo  storico in «Schiavi delle banche» (EFFEDIEFFE).
    2) Harry Wallop, «Middle class hit as annual bills increase at twice inflation rates», Telegraph, 23 giugno 2008. «Le famiglie di classe  media sono quelle più colpite, perchè tendono ad usare più l’auto e a mandare I figli a scuole private e università». In Gran Bretagna la famiglia che l’hanno scorso spendeva 100 sterline a settimana per il cibo, oggi ne spende 406. Il costo dell’istruzione superiore è aumentato del 13,1% in un anno. E il ministro delle Finanze (Cancelliere allo Scacchiere) Alistair Darling raccomanda di non reagire chiedendo più alti stipendi: «L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di tornare alla situazione  degli anni ‘70-80, dove qualunque aumento salariale veniva divorato dagli aumenti dei prezzi nei negozi. Gli aumenti sia nel settore pubblico come in quello privato devono essere coerenti con la nostra inflazione programmata del 2%. Sarà difficile, sarà dura». Ma almeno in Inghilterra gli stipendi pubblici saranno trattati come i salari privati. Da noi è ben diverso.
    3) Alexandra Frean, «White teenagers are significantly less likely to go university than their peers from ethnic minority gropus», Times, 18 giugno 2008.
    4) Paul Krugman, «A return of that ‘70s show?», New York Times, 2 giugno 2008.
     
     
    June 22

    Testate nucleari americane in Italia

    Dal blog di Beppe Grillo:
     
    Il Dipartimento della Difesa Usa dà ragione al blog. Nel 2005 scrissi che a Ghedi Torre e ad Aviano c'erano novanta testate nucleari americane. Potenza distruttiva pari a 900 volte Hiroshima. Dissi nel mio spettacolo Reset che il livello di sicurezza del sito di Ghedi era inesistente. La televisione svizzera mostrò un gruppo di ragazzi entrato nella base a fare un picnic dimostrativo senza alcun problema. La sicurezza intervenne quasi mezz'ora dopo. Nel caso di un attentato le bombe contenute a Ghedi farebbero sparire l'Italia del Nord insieme a parte dell'Europa Centrale. Il federalismo della Lega sarebbe finalmente realizzato. Il rapporto riservato dell'Air Force è stato pubblicato dalla Federazione degli scienziati americani (FAS).
    Il rapporto è stato ordinato da Roger Brady, comandante dell'Air Force in Europa, dopo che un B52 trasportò per errore sei testate atomiche sorvolando gli Stati Uniti. Nel rapporto si legge: "problemi di edifici di supporto, alle recinzioni dei depositi, all'illuminazione e ai sistemi di sicurezza, a guardia dellle basi vi sono soldati di leva con pochi mesi di addestramento".
    Anna Maria Guarneri, sindaco di Ghedi, è sorpresa. "Ora (ORA?) si indica che nella base del mio centro ci sono bombe atomiche". La bella addormentata.
    In questa situazione di emergenza nazionale (che cosa è infatti emergenza se non la possibile scomparsa dalla cartine geografica dell'Italia?) La Russa e l'ambasciatore USA Ronald Spogli insistono perchè sia allargata la base di Vicenza. Nonostante la sospensione dei lavori a seguito dell'ordinanza del Tar del Veneto. La Russa: "Questa decisione non ci turba. Gli impegni con gli alleati saranno mantenuti". Spogli:"Le truppe USA di ritorno dalle missioni in Afghanistan si eserciteranno a Vicenza con i soldati italiani che si preparano a intervenire nelo stesso teatro".
    Perchè siamo in Afghanistan? Perchè abbiamo novanta bombe atomiche americani sotto il culo? I discendenti di Mussolini sono i primi ad aver abdicato alla sovranità nazionale. I leghisti vogliono essere padroni a casa loro, ma con le bombe e le basi degli altri e l'esercito per le strade.
    Fuori le bombe atomiche dall'Italia. Fuori gli italiani dalla guerra in Afghanistan.
    A ottobre ci sarà un referendum a Vicenza contro l'allargamento della base. Io ci sarò.

    I bei gesti

    Maurizio Blondet     21 giugno 2008
     
    Il consiglio di sicurezza ONU ha votato - all’unanimità - la fatwa che dichiara lo stupro delle donne dei vinti un crimine di guerra. Sul Foglio, Adriano Sofri esalta questa decisione come conquista di civiltà. Si attende che il prossimo consiglio di sicurezza voti il divieto ai soldati di fumare in zona d’operazione, per non inquinare i civili su cui si spara uranio impoverito. Sofri è il «politically correct» incarnato, sempre con le opinioni giuste al momento giusto: quando era «giusto»  l’assassinio politico, lo esaltava come igiene del mondo. Ma persino lui dovrebbe intuire l’ipocrisia nullista della faccenda.
    Le convenzioni di Ginevra vengono violate sanguinosamente ogni giorno da USA e Israele - e sono convenzioni «minime», il meno possibile per mantenere una parvenza di civiltà occidentale. Hanno valore solo se Stati responsabili le sottoscrivono. Il divieto dell’uso di bombe a frammentazione (che USA e Israele non hanno firmato) potrà almeno essere contestato ad autorità sovrane che lo infrangano. Ma lo stupro di massa nelle zone invase avviene in obbedienza ad ordini superiori? Se ne può dubitare. Lo strumento usato per questo crimine di guerra è, per eccellenza, un’arma individuale. Castriamo i combattenti? Influirebbe negativamente sul morale. Dunque, si stuprerà in guerra come s’è sempre fatto. Come fecero i sovietici con le donne tedesche, come fanno i soldati USA persino con le loro commilitone.
    Ma è un bel gesto, quello dell’ONU. I bei gesti sono forse tutto ciò che la politica può fare, quando è impotente. O peggio: l’Occidente moltiplica i bei gesti mentre, com’è logico nella sua fase terminale, compie azioni orribili in Iraq, a Guantanamo e a Gaza.
    Bel gesto anche quello di Berlusconi. Si è messo di nuovo in rotta di collisione con la magistratura «sovversiva», che «lancia accuse inconsistenti miranti a sovvertire il verdetto popolare». Contro una simile magistratura, potrebbe e dovrebbe fare una cosa: legiferare la divisione delle carriere, e magari la nomina per elezione popolare dei procuratori d’accusa. I numeri li ha.
    Ma ha preferito il «bel gesto»: ben cosciente che deve la sua sopravvivenza all’anti-berlusconismo, ed è dunque l’antiberlusconismo che deve accendere, contro il morbido abbraccio di Veltroni. Non ha bisogno di larghe intese, ha una schiacciante maggioranza. Se non riuscirà a fare nulla come governante, potrà sempre dire che gli hanno messo i bastoni tra le ruote poteri non eletti. I giornali di «sinistra», con riflesso condizionato, cascano nel tranello: «E’ tornato il Caimano», il Salame «pericolo per la democrazia», eccetera. Anni di lavoro assicurato per Travaglio, Sartori e simili.
    Ma le teste, diciamo così pensanti, della «sinistra», sono terrorizzate. Sanno che la deriva girotondina-giustizialista è perdente. Il perchè è ovvio: hanno tenuto su Prodi con la scusa che sennò tornava Berlusconi, ma il vero scopo era quello di difendere e ingrassare la Casta; il blocco sociale solido della sinistra è infatti il parassitismo che sfonda la spesa pubblica.
    Quella in corso è una lotta di «gesti», in perfetta malafede: Berlusconi salva se stesso, certo, ma anche la sinistra ha la coda di paglia. Gli elettori, pur rozzi, lo hanno capito: quando si abbandonano gli operai e la «lotta» passa alle nozze gay, al no alle discariche e sì alla ipertassazione per stipendiare milioni di fancazzisti e delegati sindacali in permesso pagato, non c’è più sinistra alcuna.
    Infatti, come ha notato un intelligente ascoltatore nella rassegna stampa di RAI3, non è che ha vinto Berlusconi; hanno vinto le «destre», quelle dei minimi termini s’intende, del teppismo calcistico, della xenofobia occasionale. Il popolo italiano è massicciamente di «destra» in questo senso (specie nei tornei di calcio), e lo resterà per  i secoli avvenire. Difatti, il solo partito che sta crescendo a «sinistra» è quello di Di Pietro: ossia una destra, ma  antiberlusconiana. Per i secoli a venire, potremo scegliere fra destra-Salame e destra anti-Salame.
    Bel gesto anche la retata di arresti dell’FBI contro i manipolatori di titoli subprime. «In America in banchiere ladro va in carcere», esulta Giannino su Libero. D’accordo - da noi i banchieri di Parmalat girano a piede libero e sono anzi intervistati in ginocchio dai giornalisti economici (nel senso che costa poco comprarli). Ma la retata dell’FBI arriva un pochino in ritardo, ci pare.
    Da anni i «banchieri americani» davano mutui al 100% a gente che non li poteva pagare, al solo scopo di confezionarli a pezzi in obbligazioni fruttifere da rifilare ad  ignari o complici. Anzi, davano mutui al 110% sul valore dell’immobile: chi accendeva un mutuo entrava in una casa, e aveva anche un bel pacchetto di dollari liquidi da spendere. Era chiaro che questo sistema serviva ad attrarre persone che i mutui non li avrebbero mai pagati, non i solvibili. Lo stesso hanno fatto le case automobilistiche: compri a rate oggi l’auto nuova, e ti diamo pure un anticipo liquido.
    Almeno questo comportamento doveva essere represso tre o quattro anni fa. Ma il governo USA non lo ha fatto. L’espansione mostruosa del credito faceva comodo, era indicato come segno del «benessere crescente», e «stimolava l’economia». Bastava non inceppare il mercato imponendogli regole di Stato; secondo il dogma liberista totalitario vigente, il mercato «si regola da sè».
    Infatti si è autoregolato. Le grandi banche speculative hanno creato le agenzie di rating, Standard & Poors, Fitch, eccetera, e le hanno incaricate - a pagamento - valutare i loro «proddotti strutturati» e «derivati». Le agenzie di rating li hanno valutati al massimo, perchè le banche emettitrici  li pagavano per farlo.    Era un delitto, da reprimere subito.
    Lo si reprime oggi. Oggi, in USA, le pompe della rincaratissima benzina ti fanno uno sconto di 6 cents a gallone, se paghi in contanti; così i gestori delle pompe cercano di salvarsi dalle esose commissioni che esigono le carte di credito. Ciò avviene nell’impero delle credit cards  e del «benessere»  a vendita rateale. Almeno, i benzinai  americani  fanno partecipare i clienti al beneficio, retrocedono a loro una parte della mancata perdita che andava a beneficio di American Express. E’ il solo mercato che si auto-regola: quello dove si vendono e comprano merci e beni necessari. Il vero mercato è quello rionale.
    Non in Italia, s’intende. Al mercato rionale i prezzi non ribassano nonostante la stretta dei consumi, perchè bisogna pagare infiniti parassitismi e rendite. E il governo non ci fa nulla; il grossista è di «destra», tifa Milan, vota Salame. Del resto, non ci ha fatto nulla nemmeno la «sinistra».
    Il ministro all’Agricoltura, il leghista Luca Zaia, ha abolito le livree per gli uscieri e i commessi del  suo ministero. «Cancellato un simbolo della Casta», applaude Libero (non più tanto libero oggi che la sua «destra» è al potere). La riforma concreta sarebbe stato vedere quanto guadagnano quei commessi ministeriali - 7 mila euro di stipendio iniziale - e tagliare lì. Ma è il bel gesto quello che conta. Forse la sola politica possibile, è quella dei bei gesti.
    Michela Vittoria Brambilla - la coscialunga della repubblica - vuol fare qualcosa di concreto per il turismo. I dati che snocciola sono interessanti: in Spagna il turismo apporta al PIL nazionale il 18%, mentre da noi l’11%, ed è in calo drammatico. Eppure l’Italia attira ancora, tanto che, come prima scelta, il 90% della clientela internazionale si rivolge ai tour operator esteri per venire in Italia; ma poi solo il 36% decide di venire qui davvero. Non è impossibile, dice la Brambilla a ragione, aumentare la quota del turismo sul PIL al 14%: sarebbe la salvezza dei conti pubblici e privati, il ritorno del benessere, forse il boom.
    E cosa ha deciso la Brambilla? La riforma dell’ENIT (l’inutile ente per il turismo), e la revisione del sistema delle stelle sugli alberghi. D’accordo, bastava mettersi nei panni del turista. Che sale su treni sporchi e mai puliti, frequentati da figuri che rapinano col metodo del sonnifero. Che arriva a Roma e vede le antiche mura bruttate da graffiti e subito capisce di essere nel Bronx, abitato dalla feccia cafona. Che paga gli alberghi più cari del mondo, eccetto Dubai. Che in Sicilia non riesce ad andare sulla spiaggia, per la fila ininterrotta di casette abusive che orla l’intero litorale come il nero di un’unghia sporca. E che ogni giorno di vacanza ha a che fare con gente maleducata, rozza e ignorante, che non parla alcuna lingua ma ti spilla il quattrino, e con rumori impossibili di giovinastri a motore acceso, con bottiglie di birra spaccate in piazza Navona. Che a Pompei non trova un cesso decentemente tenuto, o anche solo sufficiente, ma trova cammorristi minacciosi che si fingono guide autorizzate con tanto di badge, a 120 euro, prendere o lasciare.
    Bisognerebbe cambiare la «cultura» del popolo, quella formatasi sugli spalti degli stadi e nei concorsi per veline e Grande Fratello; insegnare da capo la buona educazione, la gentilezza contro la volgarità. Ma anche  la revisione delle stelle alle pensioni Mariuccia va bene, per cominciare. E’ un bel gesto.
     
     

     

    La legge anti-Caselli

    Dal blog di Di Pietro:
     

    Riporto un brano tratto da "Mani Sporche", libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Barbacetto, Gomez e Travaglio, dal titolo “La legge anti-Caselli” (pag.501).

    "Il 4 novembre 2004 il Csm bandisce il concorso per la nomina del nuovo procuratore nazionale antimafia: il mandato di Piero Luigi Vigna, dopo due incarichi per un totale di otto anni, scade il 15 gennaio 2005 e non è più prorogabile. Per la successione si candidano, fra gli altri, Caselli e Grasso, che sono i favoriti. Ma il 1° dicembre il Parlamento approva definitivamente la riforma Castelli dell’ordinamento giudiziario, che contiene uno strano codicillo (articolo 10, comma 2):

    Il magistrato preposto alla Direzione nazionale antimafia, alla data di entrata in vigore della presente legge, è prorogato sino al compimento dei settantadue anni di età nell’esercizio delle funzioni ad esso attribuito.

    Vigna compirà settantadue anni il 1° agosto 2005. Con un inedito regalo di compleanno, la maggioranza berlusconiana lo conferma al suo posto fino ad allora, concedendogli sette mesi in più rispetto alla scadenza canonica. Ma, più che un omaggio a Vigna, quella formuletta è una fucilata per Caselli. La stessa legge sull’ordinamento giudiziario, all’articolo 2/H/17, precisa che le funzioni direttive degli uffici giudiziari possono essere conferite esclusivamente a magistrati che abbiano ancora quattro anni di servizio prima di compiere settant’anni. Anche se la legge in vigore – voluta dallo stesso governo Berlusconi nella speranza di far cosa gradita alla Cassazione che doveva decidere sul trasferimento di certi processi da Milano a Brescia – consente ai magistrati di restare in servizio fino a settantacinque anni. Che senso ha dunque prorogare Vigna fino ai settantadue anni, che imporre al successore di prendere servizio non oltre i sessantasei per andare in pensione a settanta, in un sistema che consente di restare in toga fino a settantacinque? Follia? Schizofrenia? Amore per l’enigmistica?
    Nulla di tutto questo. La risposta è nella carta d’identità del candidato favorito alla successione di Vigna: Caselli, che compirà i sessantasei anni il 9 maggio 2005. Dopo quella data non potrà più garantire quattro anni pieni. Senza la proroga di Vigna, può tranquillamente partecipare al concorso bandito dal Csm, visto che a gennaio non avrà ancora compiuto sessantasei anni. Con la proroga di Vigna fino ad agosto, invece, sarà tagliato fuori dalla corsa. E l’altro pretendente, Grasso, avrà partita vinta. Sarà un caso, ma mentre l’Anm protesta e sciopera contro il nuovo ordinamento giudiziario, Grasso è tra i pochi procuratori a non attaccare quella norma ad personam (la sua persona) e anzi, isolatissimo nella sua categoria, definisce la Castelli “una riforma con luci e ombre”.
    Subito, si scatena contro Caselli il consueto fuoco di sbarramento mediatico, a opera della stampa berlusconiana, ma anche dalla sinistra cosiddetta “riformista” e del suo omonimo giornaletto. Gli argomenti sono i soliti: toga rossa, processi politici, persecuzione di poveri innocenti e cosi via. Ma proprio in quei giorni cruciali il partito anticaselliano subisce una serie di duri scacchi giudiziari. Il 15 ottobre la Cassazione conferma la prescrizione per Andreotti, colpevole di associazione a delinquere con la mafia fino al 1980. Il 5 novembre la Corte d’appello deposita le durissime motivazioni della condanna di Mannino. Il 10 dicembre il Tribunale di Palermo condanna Dell’Utri a nove anni. Tre verdetti che confermano la bontà del lavoro di Caselli.
    Non bastasse, il 16 dicembre il presidente Ciampi rinvia alle Camere l’ordinamento giudiziario perché incostituzionale. La legge è come se non esistesse, e cosi la proroga di Vigna. Che, dunque, “scadrà” regolarmente il 15 gennaio 2005. Caselli rimane in pista. Ma la prospettiva di vederlo tornare a occuparsi di mafia turba i sonni della Casa delle libertà. Cosi la sera del 30 dicembre, mentre l’Italia si prepara a festeggiare il nuovo anno, il Consiglio dei Ministri infila nel decreto legge “milleproroghe” un articoletto di tre righe affogato in una giungla di norme di straordinaria necessità e urgenza: misure per la Croce Rossa, per l’autotrasporto di merci, per gli spettacoli circensi. Tre righe che recitano:

    Il magistrato preposto alla Direzione nazionale antimafia alla data di entrata in vigore del presente decreto continua ad esercitare le proprie funzioni fino al compimento del settantaduesimo anno di età […] per garantire l’azione di contrasto alla criminalità da parte dell’Ufficio del Procuratore nazionale antimafia.

    Il pericolo che la Superprocura rimanga vacante, naturalmente, non esiste, visto che il concorso del Csm è già avviato da tempo. Si tratta di una scusa. Per la prima volta un governo decide - e per decreto – chi deve e chi non deve dirigere un ufficio giudiziario, in barba alla Costituzione che affida al Csm le nomine dei capi degli uffici giudiziari."

     

     

    June 21

    Notti bianche, conti in rosso

    Dal blog di Beppe Grillo:
     
    Se il vostro amministratore di condominio spendesse in spese straordinarie un milione di euro senza interpellare i condomini. E se il milione di euro di buco lo pagasse la collettività attraverso le tasse. In questo caso dovreste farvi due domande: perché l’amministratore può spendere i soldi che non ha? Perchè deve pagare la collettività? E’ quello che succede ogni giorno con i sindaci dei nostri comuni. Più dilapidi i soldi che non hai, più voti prenderai in campagna elettorale. Se James Bond aveva il diritto di uccidere, Topo Gigio Veltroni e i suoi colleghi hanno il diritto di spendere.
    La Ragioneria generale dello Stato ha trovato una voragine nel bilancio del Comune di Roma. Tra debiti di 8.151 milioni di euro accumulati a fine 2007, finanziamenti sul mercato, completamento metropolitane, debiti fuori bilancio e debiti di società partecipate, il comune capitolino ha raggiunto 10.709 milioni. Un K2 alla romana. Tecnicamente parlando il comune di Roma è fallito, non potrebbe pagare i suoi impiegati.
    Marco Causi, assessore al bilancio nei due mandati di Veltroni, ha dichiarato: “Non abbiamo occultato un bel nulla. Nel 2001 abbiamo ereditato uno stock di debito pesante, pari a 6,1 miliardi, aggravato dagli investimenti per costruire le nuove metropolitane. E’ un bluff”. Insomma, la colpa del debito è al 60% di Er Cicoria e al 40% di Topo Gigio. Un bluff di 10 miliardi a carico dei contribuenti di tutta Italia. Notti bianche e conti in rosso.
    Gli ispettori hanno rilevato che: “L’andamento delle entrate e delle spese non garantisce la sostenibilità finanziaria nemmeno nel breve periodo”. Tremonti, senza dare troppo nell’occhio, sta finanziando con qualche centinaio di milioni di euro dello Stato le casse vuote della Capitale dei debiti.
    I sindaci devono essere messi sotto controllo, non possono spendere i soldi che non hanno. Se lo fanno, paghino loro non i contribuenti. Nel 2009 ci saranno le amministrative. E’ bene prepararsi da ora. Roma è solo la punta dell’iceberg. Da oggi pubblicherò le segnalazioni sui Comuni con le mani bucate. Leggete i bilanci comunali, indagate, scrivete e inviate i documenti al blog.
     
    June 18

    Come ci rapinano, truffano e spogliano

    Maurizio Blondet     18 giugno 2008 
     
     
    Scusate, ma non c’è qualcosa di strano nelle vostre bollette? Dalle mie parti sì. La  ragazza romena che mi fa le pulizie in casa ha ricevuto da ENEL Gas una bolletta da 400 euro. Soldi che, semplicemente, non ha: è tanto se mette insieme 700 euro mensili.
    Il rincaro petrolifero globale? No, non c’entra nulla.  ENEL Gas le ha addebitato un consumo «presuntivo» doppio del reale, constatato sul contatore. Al telefono le hanno spiegato: paghi, poi faccia la «autolettura», e le sottraiamo il di più nella prossima bolletta. Siccome lei ha detto che i soldi non li ha, hanno risposto: d’accordo, faccia la «autolettura» e le mandiamo un’altra bolletta.
    E’ successo anche a me. Ricevo la bolletta-gas per il mese di marzo: 187,77 euro. Mi hanno addebitato un consumo, per un mese primaverile, di 117 metri cubi. Vado a controllare: ne ho consumato 43. Provo a comunicare, al numero verde, la mia lettura. Mi dicono: può farlo solo dopo il 20 del mese. Chissà perchè, non possono prima. Hanno troppo da lavorare?
    Ricevo un’altra bolletta-gas per l’altra casetta, più piccola, che sto cercando di affittare. Anche lì, solo per il mese di marzo. E stesso consumo presuntivo: 117 metri cubi. In realtà, controllo, lì il consumo è di 20 metri cubi. Ma invece è la stessa la cifra addebitata: 187,77 euro.
    Coincidenza, guarda caso.
    E’ chiaro: questi sparano a raffica bollette con gli stessi consumi «presunti». Non fanno nemmeno finta di  aver calcolato il consumo ipotetico: cifra fissa, 117 metri cubi a tutti. A centinaia di migliaia di utenti. D’accordo, poi - così dicono al telefono - ti scaleranno quanto hai pagato di più. Ma intanto si sono fatti anticipare una quantità enorme di liquidità. Miliardi.
    Se ENEL dovesse chiedere una simila anticipazione ad una banca, dovrebbe pagare  interessi passivi ragguardevoli. Invece, ENEL si fa finanziare gratis dai clienti. Quelli che dovrebbe servire. Al contrario: ENEL ha messo i clienti al suo servizio. Sia come finanziatori forzati, e privati degli interessi per il prestito che fanno alla mega-azienda, sia come lettori dei contatori. Non manda più in giro il personale, risparmia: tanto è l’utente che, allarmato, si precipita a fare «l’autolettura» e a comunicarla.
    Peggio mi accade con la bolletta dell’acqua: è ancor più indecifrabile, a bella posta. Apparentemente, ho consumato, in 78 giorni, 3 metri cubi. Devo pagare 122,77 euro (sempre questo 77, sarà un’altra coincidenza?). L’acqua è diventata cara come il petrolio, mi dico. Guardo meglio voce per voce: per «Minimo impegnato tariffa agevolata», devo a lorsignori euro 10.67. Per «Minimo impegnato tariffa base», euro 3,84. Per «quota fissa» (qualunque cosa sia), euro 2,86. Per «Tariffe fognature e depurazione», euro 1,38. Insomma, l’acqua costa ancora poco, me la posso permettere. Ma come raggiungo, allora, la cifra di 122,77 euro per meno di un trimestre?
    Ecco qui: oltre metà della bolletta - euro 69,28 - è dovuto a «Voci varie». E un altro terzo, 25,36, a «variazione dep. cauzionali».
    Voci Varie? Ad euro 69,28 più IVA? Provo a telefonare al «numero verde» per farmi spiegare questa varietà di voci. Ovviamente, non risponde nessuno. Se proprio si insiste, una voce artificiale dice che si può telefonare «dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30». Sono le 11.30 di un martedì.  Lorsignori, però, non si danno la pena di rispondere al telefono.
    E’ un metodo; è tutto così, come sa chi ha a che fare con Telecom, con ENI, con le banche, con una qualunque municipalizzata pseudo-privatizzata. Ogni Casta  che occupa un «servizio pubblico» si ingegna con ogni trucco per mettere i clienti, i cittadini, al proprio servizio, fargli pagare in anticipo il doppio del dovuto, obbligarli alla lettura contatori o alla raccolta differenziata o alle liste d’attesa. Tutto per lavorare meno loro, e  arraffare di più. Sempre di più.
    Ho la vaga sensazione che approfittino dell’allarme-rincari di cui parlano i giornali (il petrolio, il grano) per intensificare i loro furti, ciascuno il suo.
    Lo fanno anche i panettieri. Il grano è rincarato sì, ma il prezzo della materia prima conta solo il 10% dello sfilatino: e allora perchè il pane è triplicato? I pescatori - strozzati dal raddoppio del diesel - si lamentano allo stesso modo: loro vendono il pesce ai prezzi di prima, e lo vedono vendere a prezzi più che triplicati nelle botteghe. 300%. Ma il peggio sono i servizi in qualunque modo «pubblici». Chi se ne occupa, pensa solo a servire se stesso.
    All’anagrafe del Comune di Viterbo bisogna provare ad andare: certificati di residenza, di esistenza in vita, di stato civile, carte d’identità. Si scopre che fanno solo 4 certificati al giorno. Non uno di più. L’ufficio, per giunta, apre alle 10. Con comodo. Anche se la fila comincia a formarsi alle 7 del mattino, perchè bisogna arrivare all’alba per sperare di essere uno dei quattro - diconsi quattro - che potranno forse avere il certificato. «Prendete il numerino», ordina l’impiegato. Prendiamo il numerino, ma non c’è il quadro elettronico relativo: il numerino non serve a niente, si entra implorando, si litiga perchè qualcuno passa avanti, e si viene cacciati come bestie. E molti fanno la fila invano, implorando fino alle 12 di avere il documento che serve ed è urgente. A mezzogiorno, l’ufficio chiude.
    Viterbo ha il massimo tasso di assenteismo comunale, 37 impiegati su 100 non sono presenti al lavoro in ogni giorno che fa il Signore. La «riforma della pubblica amministrazione», qui, è qualcosa di cui non hanno mai sentito parlare. Neandertalismo municipale.
    E il peggio è che bisogna stare sempre sul chi vive, com’è logico non in un Paese civile, ma tra  malfattori: bisogna richiedere la bolletta Telecom particolareggiata, perchè ti affibbiano telefonate ai numeri a pagamento che non hai fatto. Se te ne accorgi, rispondono: «Un errore materiale», e ti stornano il non dovuto. Ma se non te ne acccorgi, loro sono contenti. Si incamerano un sacco di soldi rubati. O spalmano i loro costi - e le loro telefonate porno - su migliaia di bollette di pensionati e vecchiette.
    E’ un metodo ben collaudato, che oggi ha raggiunto, ne sono convinto, un’intensità feroce:  perchè la vita è più cara, la benzina costa di più, e lorsignori devono pur salvaguardare il loro personale potere d’acquisto. Tutti. Chiunque abbia il coltello dalla parte del manico, lo fa.
    Anzitutto, i loro stipendi ed emolumenti: che devono salire perchè la benzina costa di più anche per loro. Devono salire a spese nostre. Medici che strappano polmoni per  guadagnare di più. Professionisti e imprenditori (e gesuiti) che riescono a far ritardare processi a Trapani, basta pagare: arrestati, dicono, un poliziotto, un medico con un passato di violenze sessuali (bravo, bene), un dipendente pubblico impiegato in Cassazione. Variamente iscritti alla massoneria, si facevano pagare per aggiustare processi e far scadere i termini e le prescrizioni a favore di boss mafiosi. Il «servizio giudiziario». Tutto pagato con le nostre tasse.
    Il peso della casta è, in questi mesi, ancora aumentato. Ormai ci grava sul collo come un macigno, spogliandoci e truffandoci in piena impunità. Ci schiaccia. Ci riducono nella miseria che presto sarà nera. Perchè non c’è alcuna autorità, alcun organismo, alcun governo, che la sorvegli o la metta in riga. Anzi, la possibilità di class action è rimandata sine die. Via via che la vita si fa più difficile, loro se la cavano sempre meglio.
    Ci sono due Italie, una che aumenta come le pare, pro domo sua,  le «tariffe» e le «voci varie» per servizi sempre peggiori, e una che paga, paga e paga.
    «In Italia, appena esci di casa, devi pagare qualcosa», dice la mia romena. Ha capito tutto. Si fanno i salti mortali, si risparmia sulla frutta, si riducono i consumi necessari, e se tutto va bene alla fine del mese hai risparmiato 20 euro; poi ti arriva una bolletta indebita da 400. «Paghi e gliela scaliamo nella prossima bolletta», ti dicono. Non è un problema, per loro. Lorsignori vivono in un mondo, dove non è un problema pagare 400 euro imprevisti. Beati loro.
    Forse è il segno più chiaro che non siamo una patria. Ognuno per sè contro gli altri, meglio se deboli e innocui, vecchiette, pensionati, badanti extracomunitarie.  La criminalità diffusa, incoercibile, di una società  dove è scomparsa ogni idea di destino comune, ogni senso di essere «sulla stessa barca», quindi ogni senso di responsabilità e di dovere.
    Ricordo ancora una volta: quando si trattò di bonificare la paludi pontine, il governo di allora (sapete quale) stanziò una spesa di 5 mila lire all’ettaro. Alla fine, le paludi bonificate, risultarono spesi 4.300 lire l’ettaro. Nessuno aveva rubato, allora.
    Essere senza patria costa moltissimo, è la prima voce di spesa.
     
     
    Apposta mi indigno quando questo governo (o AN) viene chiamato fascista. Magari lo fosse, Mussolini pur coi suoi difetti aveva presente il bene dell'Italia, non le proprie tasche e proteggersi da furti e reati commessi strada facendo.
     
    Confermo alla lettera quanto è stato scritto su ENEL gas, è successo anche a me, solo che noi abbiamo già chiamato 10 volte per comunicare la nuova lettura e la bolletta successiva continuava a prevedere un consumo ipotetico 4 volte superiore a quello reale. Ci hanno detto di bloccare il pagamento della bolletta alla banca che ci avrebbero riemesso la fattura, la nuova fattura non si è vista, in compenso ci è arrivato a casa il bolletino che ci dice di pagare in posta, cosa che ovviamente non faremo. Un furto legalizzato.
     

    V-Day 3: legge sulle intercettazioni

    Dal blog di Grillo:
     

    Topo Gigio Veltroni, il più imbelle leader dell’opposizione che si ricordi, ha finalmente reagito. Lo psiconano introduce la cortina di ferro tra i politici e la giustizia e l’informazione. Taglia in due il Paese, di qua gli impuniti della politica, di là i cittadini. Topo Gigio dichiara allora: “Guai a farci schiacciare su posizioni girotondine”, ma anche: “Non mi pare che ci sia un clima positivo”, e ancora anche: “Troppi strappi, così il dialogo salta”.
    Quanti strappi alla Costituzione e alla legge sono necessari perché l’inciucio Veltrusconi salti? Ce lo dica Topo Gigio. Anzi, non dica più nulla, ci risparmi i suoi aggettivi da terzomondista, ma anche berlusconista e si dimetta. Negli Stati Uniti, dopo la serie impressionante di sconfitte che ha subito, Ueltròn farebbe la maschera del cinema a Hollywood.
    Lo psiconano ha dichiarato guerra al Paese. Non perché sia cattivo, ma per necessità. La galera non piace a nessuno. Per questo vuole mandarci i giornalisti e i magistrati al suo posto. Il disegno di legge sulle intercettazioni seppellisce in modo definitivo la (poca) informazione libera esistente in Italia. Non potremo più sapere nulla. Nulla. Unipol, Abu Omar, Santa Rita, la centrale di spionaggio di Telecom, Saccà, Parmalat. I processi, diventeranno segreti di Stato. Lo psiconano impedisce con la galera la pubblicazione di ciò che è pubblico. Non solo delle intercettazioni, che di fatto, vengono eliminate. Infatti, tutti gli atti delle indagini preliminari “anche se non sussiste più il segreto” non possono essere divulgate neppure “in modo parziale o per riassunto”. Nessuna intercettazione sotto i 10 anni di pena, nessuna pubblicazione di atti giudiziari pubblici. Questa è la sicurezza del nuovo Governo. I militari per le strade sono un insulto per le forze di Polizia. Lo scopo non è quello di difendere i cittadini, ma di creare un precedente. I militari potranno essere impiegati per le centrali nucleari, gli inceneritori, le nuove basi americane, la Tav in Val di Susa, il Ponte sullo stretto, per l’abolizione della class action Parmalat. Per proteggere i politici come nelle migliori tradizioni sudamericane.
    La legge sulle intercettazioni è la pietra tombale sulla democrazia. Io non ci sto. Una legge, fatta per i fuorilegge, che va chiamata, in modo corretto, legge Silvio Berlusconi.
    Il prossimo V-Day sarà dedicato a questa legge. Il V3-day sarà sulla Giustizia. Lancerò un referendum per l’abolizione della legge Berlusconi. Chiunque ci stia, associazioni, movimenti, raggruppamenti politici, è benvenuto. E’ arrivata l’ora di contarci. Non c’è più tempo. V-day, V-day, V-day.

    June 17

    Patto tra mafia e massoneria per ritardare i processi

    L'inchiesta vede coinvolti professionisti, medici, imprenditori, boss e iscritti a logge massoniche

    PALERMO - Massoneria e mafia strette in un patto segreto contro la giustizia, con il primo obiettivo di ritardare i processi ai boss delle cosche di Trapani e Palermo. I carabinieri hanno arrestato otto persone, in diverse città, accusate di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d'ufficio. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Palermo, Roberto Conti, su richiesta del procuratore Francesco Messineo, dell'aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto della Dda, Paolo Guido.

    COINVOLTI IMPRENDITORI, MEDICI, BOSS. ARRESTATO UN POLIZIOTTO - L'inchiesta vede coinvolti professionisti, medici, imprenditori, boss e alcuni iscritti a logge massoniche e si è sviluppata anche attraverso decine di perquisizioni. Fra le persone arrestate vi sono un'agente della polizia di Stato, un ginecologo di Palermo, imprenditori di Agrigento e Trapani, un impiegato del ministero della Giustizia in servizio a una cancelleria della Cassazione e un faccendiere originario di Orvieto. Dei ritardi dei processi, oltre che gli esponenti delle cosche, si sono avvalsi anche singoli professionisti, come il ginecologo di Palermo, che era stato condannato anche in appello per violenza sessuale su una minorenne. L'uomo avrebbe pagato somme di denaro per tentare di ottenere l'insabbiamento del procedimento in Cassazione, che infatti risulta pendente da tre anni, per poi accedere alla prescrizione del reato.

    IL PRIMO OBIETTIVO ERA RITARDARE I PROCESSI - Dall'inchiesta emerge che boss mafiosi, grazie all'aiuto di persone appartenenti a logge massoniche avrebbero ottenuto, dietro pagamento di tangenti, di ritardare l'iter giudiziario di alcuni processi in cui erano imputati affiliati a cosche di Trapani e Agrigento. Le indagini che hanno portato alla scoperta dei presunti intrecci fra boss e massoni diretti a ritardare i processi di alcuni affiliati alle cosche mafiose, sono state avviate dai carabinieri nel 2006. L'indagine, denominata "Hiram", coordinata dalla procura di Palermo, è stata coperta dal massimo riserbo, e ha preso il via da accertamenti svolti sulle famiglie mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano, in provincia di Trapani. Oltre alle perquisizioni, che non sono ancora terminate, altri controlli vengono svolti anche su conti correnti bancari intestati agli indagati.

    http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_17/mafia_massoneria_arresti_f54ee792-3c35-11dd-bc39-00144f02aabc.shtml

    Forse per combattere la mafia non serve l'esercito, serve la legalità, quindi Dear Mr. President, mi piacerebbe che invece delle solite leggi ad personam per indultare certi reati, abbreviare i tempi di prescrizione dei processi, imbavagliare la stampa perchè non ci informi su chi è indagato e per cosa, si facesse una riforma del sistema giudiziario per abbreviarne i tempi e farlo funzionare.

    Che non serve a nulla scomodare l'esercito per acchiappare il delinquentello o il mafioso salvo poi rimetterlo fuori il giorno dopo perchè la tal legge fatta per l'amichetto massone ha le maglie larghe ed oltre a lui ne fa passare altri mille.

    June 16

    Omicidio di Peppino Basile

    Dal blog di Di Pietro (giusto perchè non mi pare che tutti i partiti siano uguali, in alcuni fanno le leggi per salvarsi dalla giustizia in altri muoiono per farla rispettare):

    Non abbiamo paura

    Nella notte tra il 14 e 15 giugno è stato ucciso un nostro amico, un fratello di partito, Peppino Basile, consigliere comunale dell’Italia dei Valori ad Ugento e consigliere provinciale a Lecce.

    Un caro amico, lo ricordo sin dalle origini dell’Italia dei Valori, era sempre presente: voce grossa, determinato, si batteva sempre per i suoi ideali, tutto ciò che era illegale per lui andava combattuto senza avere riguardo a nessuno. Quando aveva preso posto come consigliere comunale aveva detto: “D’ora in poi qua non si farà più nulla di illegale, altrimenti bisogna passare sul mio corpo”. E cosi aveva detto al consiglio provinciale.

    Se lo ricordano tutti, e io lo ricordo bene perché ad ogni nostra manifestazione arrivava per primo con la bandiera addosso e lo striscione tra le mani, e poi arrivavamo noi. Ha fatto dell’Italia dei Valori il suo punto di riferimento per le sue battaglie di legalità, insomma, era più dipietrista di Di Pietro. Ecco perché noi dell’Italia dei Valori vogliamo ricordarlo come un amico che non c’è più, come un amico che ha rimesso la vita per portare avanti i suoi ideali.

    Lasciamo alla magistratura scoprire chi sono i colpevoli, crediamo che sia possibile scoprirli, crediamo che non sia difficile scoprirli, perché Peppino non ha mai tenuto nascosti i propri nemici, li ha sempre affrontati a cuore aperto, li ha affrontati nelle aule consiliari, li ha affrontati nelle piazze, li ha affrontati a muso duro, e quindi si può sapere per nome e cognome chi ha ritenuto di chiudere la partita con una decina di coltellate, evidentemente date perché non andava bene come lavorava Peppino.

    Non è la prima volta e non è il solo dell’Italia dei Valori che viene minacciato. Lui era già stato minacciato in precedenza. Se ne sa poco, ma settimana scorsa un altro nostro consigliere, Vittorio Giunta, al terzo municipio di Roma, apre la posta e trova un bossolo con minacce bene esplicite di smetterla, perché altrimenti fa una brutta fine.

    Vittorio Giunta si occupa di lotta all’usura, si occupa di un commercio trasparente nel suo territorio. Anche lui ha detto che qui le cose bisogna farle secondo legalità, e questo suo contrasto all’usura lo ha portato a queste minacce durissime. Gli siamo vicini, e a tutti i nostri dell’Italia dei Valori diciamo: mai come in questo momento ci sentiamo tutti una famiglia unita, perché le illegalità, ma soprattutto la prevaricazione, le minacce, e le violenze, possano finire.

    Non ci intimidiscono e non ci lasceremo intimidire, anche per ricordare in questo modo il lavoro di Peppino Basile, che era una persona vera, con un grande cuore, che credeva nei suoi ideali. Una persona che è morta per i suoi ideali.

     

    Veneto, sì ai portaborse a vita

    E Lega e Pd marciano insieme

    Dopo i precedenti di Calabria e Sicilia la leggina che «stabilizza» i collaboratori approda al Nord

    MILANO — Lo fanno in Calabria? «I soliti terroni». Lo fanno in Sicilia? «I soliti terroni». Lo fanno in Campania? «I soliti terroni». Facile, liquidare il tema così. Ma se capita nel Veneto? Ed ecco che l'assunzione dei «portaborse » come dipendenti regionali scatena mal di pancia mai visti. Al punto che il governatore Giancarlo Galan, per protesta, è arrivato a uscire dal gruppo di Forza Italia: «È una leggina vergognosa». Sono anni che i governi, di destra e di sinistra, promettono di mettere la parola fine a questo andazzo. E sono anni che va a finire così. Il punto di partenza è sempre lo stesso: chi viene eletto a una carica pubblica, deputato o presidente provinciale, governatore o sindaco, deve portarsi nella stanza dei bottoni collaboratori di cui si fida. Giustissimo: ognuno ha diritto di circondarsi di uno staff proprio.

    Esattamente il motivo per cui i parlamentari vengono dotati di una somma mensile (4190 euro alla Camera, 4678 al Senato) per assumere «provvisoriamente» uno o due collaboratori, destinati a lavorare a Montecitorio o a Palazzo Madama. «Provvisoriamente », però. Fino alla scadenza del mandato. Sennò a ogni nuova legislatura ogni comunista che si ritrovasse uno staff di berlusconiani o ogni berlusconiano che si ritrovasse uno staff di comunisti dovrebbe chiedere nuove assunzioni. Di più: la macchina statale trabocca già di decine o centinaia di migliaia di dipendenti entrati senza alcuna selezione, alcun concorso, alcuna valutazione professionale. Assunti così, per anzianità di precariato. Nella scuola, nei ministeri, negli enti locali... Perfino al Quirinale, il cuore dell'Italia, non si fa un pubblico concorso (pessimo esempio che Napolitano si è impegnato a correggere) dal 1963, quando era ancora vivo Harpo Marx e Abdon Pamich si preparava alle Olimpiadi di Tokio. Il meccanismo, soprattutto in alcune aree del Paese, è sempre lo stesso.

    L'amico dell'amico, l'elettore che ti ha promesso il voto o il militante di partito vengono assunti «provvisoriamente » senza concorso: perché mai farne uno, se si tratta solo di un «contrattino » di due mesi? Poi il «contrattino » viene rinnovato una, due, tre, quattro volte. E intanto passano i mesi, le stagioni, gli anni. Finché arriva il momento fatidico: i precari vanno stabilizzati. Insomma: l'argine alla periodica assunzione degli «staffisti» sembra puro buonsenso. Pena il rischio che a ogni svolta elettorale entrino senza concorso ondate di portaborse piazzati dai vincitori sulla sola base della tessera di partito. Eppure, le violazioni a questa regola elementare ci sono già state.

    Un esempio? La Calabria. Dove nell'ottobre del 2001 il Consiglio regionale votò all'unanimità (neppure un voto contrario) per incamerare negli organici regionali, a carico delle pubbliche casse, 86 «collaboratori», divisi in due fette: una di funzionari di partito che dovevano essere forniti di uno stipendio fisso e una di fratelli, sorelle, cognati... Una porcheria tale da far insorgere perfino i vescovi calabresi, uniti nel denunciare il «terribile principio » che «l'appartenenza a certe forze » contasse nelle assunzioni «più della competenza». Quattro anni dopo, a maggioranza rovesciata (da destra a sinistra), ecco il replay. Tutto come previsto: «Non posso appoggiarmi solo allo staff messo a disposizione della Regione, mi servono persone di assoluta fiducia» dissero uno a uno tutti i consiglieri. E ottennero altre duecento assunzioni. Di nuovo figli, cognati, cugini... Il rifondarolo Egidio Masella andò più in là: nella prospettiva che un giorno o l'altro sarebbe stata «stabilizzata », assunse la moglie Maria.

    Non meno incredibili e scandalose, al di là dello Stretto, sono state le ripetute «sanatorie» della Regione Sicilia. Una per tutte, quella di tutti i portavoce di Totò Cuffaro e dei suoi assessori decisa alla vigilia delle elezioni del 2006. Un'infornata che portò l'ufficio stampa della presidenza regionale ad avere la bellezza di 23 giornalisti. Tutti da allora pagati vita natural durante con soldi pubblici senza avere mai superato una selezione che non fosse quella della fedeltà di partito. La solita politica clientelare che ammorba il Mezzogiorno, si sono ripetuti per anni, davanti a casi come questi e altri ancora, i virtuosi teorici della «diversità morale» del Nord. Non è esatto. Basti ricordare la sanatoria per i portaborse del Friuli-Venezia Giulia, sistemati sei anni fa dal centrodestra con una leggina che permetteva di assumere in Regione, senza concorso, chi aveva avuto un contrattino lavorando 120 giorni consecutivi nell'arco dell'ultimo quinquennio. Leggina indigesta almeno a una parte della sinistra, che la denunciò come un sistema per dare una busta paga con soldi pubblici ai collaboratori dei gruppi politici, dei consiglieri e degli assessori. In Veneto no: tutti d'accordo.

    Destra e sinistra. Meglio: quasi tutti. L'estensione ai 52 «portaborse» del progetto di assumere un certo numero di dipendenti indispensabili soprattutto nel mondo della sanità e di stabilizzare un po' di precari storici, era infatti assente nei piani della giunta. Tanto che, davanti all'insistenza dei partiti, l'assessore Flavio Silvestrin aveva chiesto un parere all'Ufficio legislativo della giunta. Il quale, sulla base della Finanziaria 2008 e di una serie di spiegazioni dell'ex ministro Luigi Nicolais (spiegazioni che avevano bloccato l'anno scorso lo stesso giochino alla Provincia di Napoli), aveva detto no: non si potevano assumere così i portaborse. Verdetto inutile. Perché, sulla base di un parere opposto dell'ufficio legislativo del Consiglio (sic!), i gruppi consiliari sono tornati alla carica. E davanti al rifiuto della giunta di allargare le assunzioni agli «staffisti» («facciano i concorsi, hanno già un 20% di quote riservate... », diceva Silvestrin) hanno promosso un emendamento, voluto in primo luogo da democratici e leghisti, con una sanatoria trasversale che fissa per i portaborse «un'apposita procedura selettiva riservata» che ha tutta l'aria di essere una foglia di fico. Voto in aula, unanimità: 33 voti su 33 presenti. Tutti contenti: basta con gli scontri all'arma bianca! Tutti meno Giancarlo Galan che, dicevamo, ha sbattuto la porta («vergogna!») uscendo dal gruppo forzista e chiedendo l'appoggio di Renato Brunetta. I maligni dicono che, dietro, ci siano anche rancori di altro genere. Sarà. Sui portaborse, però, ha ragione lui. A cosa serve parlare di merito, promettere un ritorno al merito, giurare su una svolta che premi il merito se poi si continua con l'andazzo di sempre?

    Gian Antonio Stella

    http://www.corriere.it/cronache/08_giugno_16/stella_portaborse_0eb42e3a-3b6f-11dd-b4fb-00144f02aabc.shtml

     

    June 14

    Eurocrazia - Rincaro carburanti

    Arriva l’autarchia, e non abbiamo niente da metterci
     
    Maurizio Blondet     12 giugno 2008  
     
    Di colpo, sono tornati i dazi doganali. Ma non sono gli Stati a rialzarli per decisione politica. E’ il petrolio rincarato. Nel 2000, quando il petrolio costava 20 dollari il barile, il costo del trasporto per importare merci dalla Cina equivaleva a una tassa sull’import del 3%, un dazio modesto.
    Oggi, il «dazio petrolifero» pesa sulle merci cinesi per il 9%, e toccherà l’11% quando il barile andrà a 150. Col barile a 200 «previsto» da Goldman Sachs e voluto dai Bilderberg, la tassa sull’import sarà del 20%: un dazio pesante, da protezionismo autarchico.
    Fornisce queste informazioni il Times di Londra, (1) con questo commento del tutto inusuale per un giornale british, cioè ultraliberista: «Il prezzo del petrolio sta, con brutale efficienza, facendo mancare il fiato a un mostro del ventesimo secolo, la globalizzazione». La delocalizzazione (mandare le fabbriche là dove il lavoro costa poco) conviene ogni giorno di meno. «La distanza dal tuo cliente non è solo una sciocca questione di logistica. Oggi, che tu venda acciaio o fiori recisi, il costo del trasporto diventa un problema».
    La Cina, vittima del suo successo, deve continuare ad importare migliaia di tonnellate di minerale di ferro, e carbone per fonderlo; ma il trasporto di una tonnellata di tali materiali dal Brasile a Shanghai «supera oggi i 100 dollari, costo equivalente al valore del minerale» trasportato.
    Per contro, l’industria siderurgica americana è rinata a vita nuova: non solo grazie al dollaro basso, ma per «il muro tariffario eretto dal costo di spedire per nave attraverso il Pacifico prodotti pesanti e di basso valore aggiunto». I metallurgici statunitensi hanno smesso di denunciare il dumping cinese (vendita sottocosto); ora il danno è rovesciato, e lo subiscono i Paesi asiatici esportatori.
    Insomma, ciò che non hanno voluto fare i politici, lo fa la globalizzazione stessa come effetto collaterale indesiderato: è la globalizzazione che ha reso scarso e rincarato il greggio, la globalizzazione ha reso Cina e India grandi consumatrici, è la speculazione globalizzata che ha fatto salire il rincari alle stelle.
    Naturalmente il dazio «naturale» petrolifero non colpisce tutte le esportazioni ugualmente. Le merci piccole e costose, come medicinali, elettronica sofisticata come telefonini e computer, risentono poco del rincaro del trasporto trans-oceanico; ma i materiali grossi, voluminosi e pesanti sono diventati meno convenienti da importare: mobili, scarpe, macchinari di base, materiali da costruzione - «ciò che esporta la Cina in America» non sono più a buon prezzo.
    Forse è un po’ presto per prevedere la rinascita delle aziende tessili italiane o inglesi, e la chiusura delle fabbriche del Guangdong, dice il Times; «ma c’è da chiedersi che senso ha comprare la merce dalla Cina quando il viaggio per mare da Shanghai rappresenta metà del valore del prodotto». Ciò vale ancor più per i prodotti agricoli freschi o in scatola che l’Europa e gli USA importano dal mondo intero. L’autarchia, che nessuno ha voluto perchè politicamente scorretta, si impone da sè.
    E dove sono finite le nostre aziende tessili che ci serviranno presto? Dove le nostre coltivazioni nazionali, le vacche e gli allevamenti? Dove le centrali nucleari per sostituire un decimo dell’import di petrolio che arriva su costose petroliere? Dove sono le fabbriche di mobili che hanno chiuso per andare altrove? Dove sono le competenze, gli ingegneri, i tecnici, gli specializzati per fabbricare e coltivare?
    Ecco, si avvicina l’autarchia - per necessità, come sempre - e non abbiamo niente da metterci. Soprattutto, non abbiamo guide politiche capaci di prendere atto della realtà.
    Il capo della Banca Centrale Europea Trichet ha minacciato - con questi chiari di luna - di aumentare il tasso di sconto, che è già quasi il triplo di quello americano: Bernanke ha abbassato il tasso al 2%, mentre le minacce di Trichet hanno aumentato il nostro al 5,2%. Ciò non solo sopravvaluta l’euro e strangola le nostre esportazioni, ma è un disasatro economico-sociale per alcuni Paesi.
    La Spagna, per esempio, alle prese con lo scoppio della bolla immobiliare (le case costano il 18% in meno rispetto al boom), ha anche il 98% dei mutui in essere che sono a tasso variabile; il rialzo dei tassi BCE manderà in rovina centinaia di migliaia di famiglie. Zapatero ha chiesto a Trichet di starsene zitto; ma la Germania ha preso le difese del gran cretino della BCE. Sostenendo che con i tassi alti, «Trichet ci difende dall’inflazione» (2). Tutti fanno finta di ignorare che l’inflazione non è cosa che Trichet abbia il potere di controllare: dipende dal rincaro di petrolio e cibo.
    E’ l’idiozia al potere. E con quale arroganza. Pressati dai camionisti e dai pescatori, i francesi vogliono bloccare l’IVA sui carburanti. Puro buon senso. Ma la Commissione Europea glielo ha vietato. Jean-Pierre Jouvet, il ministro di Parigi per gli Affari Europei, è sbottato: «La proposta francese sarà discutibile, ma ciò che non è ammissibile è che in Europa si dica che non accade niente sul fronte delle materie prime». Se l’Europa continua a «negare i problemi», ha aggiunto, il rischio è «un divorzio tra l’Europa e i suoi cittadini». «Si deve sapere se in Europa si vuol fare una politica che risponda alle aspirazioni dei suoi cittadini o no; non è possibile dire ‘business as usual’ quando il barile del petrolio è triplicato».
    Il divorzio dei popoli con questi burocrati di legno è quello che occorre, e d’urgenza. La Commissione europoide, commenta Dedefensa, con furore e fervore sta alzando le barricate contro «un intruso spaventoso: la realtà» (3). Continuano a predicare liberismo, globalizzazione, «stabilità», pareggi di bilancio, insomma le ricette che hanno imparato da Washington e che ripetono a memoria. E’ il progetto per cui sono stati selezionati, e che sono decisi a difendere, a costo di farci morire.
     
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    1) Carl Mortished, «Oil price crisis threatens to reverse globalization», Times, 11 giugno 2008.
    2) Ambrose Evans-Pritchard, «Europe’s deep rift exposed over ECB interest rates policy», Telegraph, 11 giugno 2008.
    3) «La Commission se doute-t’elle de quelque cose?», Dedefensa, 10 giugno 2008.
     
     
     

    Tedeschi dissociati dall'euro

    Tedeschi dissociati dall’euro

    Maurizio Blondet    13 giugno 2008
     
    Un biglietto da 100 euro equivale a un biglietto da 100 euro. Giusto? No, secondo i cittadini tedeschi. Il giornale popolare Handelsblatt rivela un curioso comportamento: quando vanno in banca a ritirare contanti, i tedeschi controllano le banconote per vederne l’origine; quelle stampate nell’area mediterranea se la fanno scambiare con banconote «Made in Germany» (1).
    I bigliettoni stampati in Germania  sono riconoscibili in quanto esibiscono una X davanti ai numeri di serie; il che li distingue da quelli fabbricati dalla Moneda iberica (che hanno una V) e dal nostro Poligrafico, dove il numeri di serie sono preceduti da «S».
    Ogni Paese stampa un numero di banconote in stretto rapporto con il suo peso economico, secondo regole severe della Banca Centrale Europea. E in ogni caso si tratta di «moneta ex nihilo», non coperta da alcun tallone. Di conseguenza, la preferenza dei tedeschi per i loro euro nazionali sembra del tutto idiota.
    Se la preferenza è giustificata per chi compra BOT - e infatti i BOT italiani pagano un interesse maggiore dei BOT tedeschi, per convincere i risparmiatori a comprarli da un debitore poco credibile, e questa forbice ( «spread») tende ad allargarsi - non ha alcun senso quando si prendono contanti.
    Le banconote in euro sono perfettamente intercambiabili in tutta la zona euro, anzi nel mondo. Solo in un caso i cento euro stampati a Madrid o ad Atene, a Roma o a Lisbona, potrebbero valere meno dei cento euro fabbricati in Germania: se l’unità monetaria si spaccasse. Oppure in caso di caotica crisi, estrema.
    Avvenne in USA nel decennio attorno al 1840, sotto la presidenza di Andrew Jackson, quando banconote in dollari stampate in differenti Stati erano scambiate a valori diversi (ma allora circolavano dollari «privati», emessi da oltre un migliaio di banche locali). Può succedere?
    In fondo, oscuramente, i tedeschi lo pensano. Molti di loro hanno una casa di vacanza in Spagna, e ne hanno visto crollare il valore di mercato. Vedono come fumo negli occhi i tentativi di Parigi - cui si aggiungono Spagna e Italia - di dettare alla Banca Centrale Europea un ribasso dei tassi, il che indebolirebbe il cambio dell’euro, e sarebbe una «intrusione della politica» nel regno immacolato della moneta, che gli impolitici tedeschi credono meglio abbandonare ai tecnici, secondo loro immacolati. Soprattutto, i consumatori germanici vedono l’inflazione che galoppa.
    Le autorità tedesche hanno ammesso quello che gli altri governi europei  tacciono, o su cui alzano fumo: che l’inflazione in Germania è all’8,1%, un livello mai visto da un quarto di secolo. E in Germania si ricorda l’iper-inflazione degli anni ‘20 come il grande incubo nazionale. Si ricordano ancor meglio dell’inflazione del 1948, che fu provocata da una riforma monetaria: gli attivi finanziari dei risparmiatori furono tosati anche del 90%. Il problema si ripresenta.
    Se l’inflazione è all’8% reale in Europa, i risparmiatori che mettono il loro gruzzolo in banca (al tasso massimo del 3,20% pronti-contro-termine) o in BOT al 4,6% (lordo), si accorgono di venire - ancora una volta - semplicemente derubati dei loro risparmi dalle banche usurarie. Le quali in Europa si procurano il denaro di cui hanno estremo bisogno dati i loro problemi di liquidità, a costo zero. Anzi negativo.
    Il liberismo terminale non retribuisce il capitale, lo tosa e lo distrugge. In tutto il mondo la ruberia dei risparmi è in corso, con tassi bancari che regolarmente non coprono l’inflazione. La finanza anglo-americana accusa (come al solito) gli altri, anzitutto i Paesi emergenti (2). Per esempio la Russia, dove l’inflazione supera il 15% ma l’interesse che si dà ai depositi non arriva all’11%. O il Vietnam, inflazione al 25%, e interessi al 12%.
    Ma naturalmente la causa motrice di tutto è la Federal Reserve: che per tenere a galla le sue banche speculatrici e in rovina non ha fatto che abbassare i tassi, perchè abbiano denaro a basso costo. Ciò  favorisce gli USA - dove non esistono risparmiatori, ma solo indebitati, dalle famiglie allo Stato, quindi favoriti dai bassi tassi - ma è un disastro per Paesi dove si risparmia ancora. Come in Germania o, sempre meno, in Italia.
    Attualmente 3 miliardi di esseri umani nel mondo sono sotto la bufera dell’inflazione che rode i loro averi monetari. Senza contare lo Zimbabwe (inflazione, un milione per cento) si va dal 25-30% di Argentina e Venezuela, al 21% egiziani; dal 14% del ricco Katar all’8-9% di Cina e India, che forse è l’11-12%.
    La causa, ovviamente, sta negli Stati Uniti: che stanno facendo pagare il loro immenso deficit commerciale e pubblico agli altri, svalutando il dollaro. Quanto agli «altri», i loro governanti e capi delle Banche Centrali hanno creduto di fare i furbi comprando a man bassa buoni del Tesoro USA per mantenere alto il tasso di cambio delle loro monete, e dunque più competitive le loro esportazioni.
    Hanno comprato i Bond americani stampando la loro moneta nazionale in libertà: ora questa affoga i mercati interni causando la fiammata inflattiva, mentre i Bond USA che hanno accumulato in cassaforte si sciolgono come gelati d’agosto. Ora stanno diversificando comprando euro, attratti dal tasso di ben due punti più alto che quello del dollaro. Ma dato che Trichet ha anche lui stampato moneta per salvare le banche, l’euro è un ben pericoloso rifugio contro l’inflazione.
    Trichet vuol far credere di «controllare» l’inflazione tenendo fermo il tasso ad oltre il 5%, e minacciando di aumentarlo. Ma se proprio volesse prendere la misura reale, dovrebbe alzare il tasso più dell’inflazione, ossia sopra l’8%, per retribuire i risparmi. Il che è ovviamente improponibile, con i milioni di gente che ha il mutuo a tasso variabile e le aziende che già non riescono ad esportare. Ma con le mezze misure non si ottiene nulla. Finchè  si adottano mezze misure, i prezzi non caleranno, e avremo inflazione più stagnazione.
    Se non dovessimo mangiare ogni giorno, sarebbe interessante osservare come il sistema liberista mondiale imposto dal  Washington consensus, e portato all’assurdo dogmatico da Bush, si stia sgretolando pezzo per pezzo.
    La globalizzzazione aveva promesso prezzi bassi, e tutto rincara. I tedeschi non credono più all’euro e hanno di fatto ricreato il marco. Le banche americane, nonostante tutti i sostegni pubblici della Federal Reserve, continuano a crollare (l’ultima è la Lehman). La Turchia, membro della NATO e soggetta agli USA, ha praticamente stretto un’alleanza con l’Iran, scambiando con Teheran intelligence e coordinando le azioni militari contro il comune nemico, i kurdi (3).
    Le minacce di Bush e di Israele all’Iran hanno l’effetto di rincarare ogni volta di più il prezzo del petrolio, con ciò mettendo nelle tasche dell’Iran profitti sempre maggiori, ed aumentandone l’importanza strategica nella regione agli occhi di Cina ed India, i suoi clienti (4).
    Quanto alla Cina, metà delle 800 fabbriche di scarpe nel Guangdong hanno chiuso, e migliaia di piccole fabbriche tessili hanno il fiato corto (per cause convergenti: inflazione, apprezzamento dello yuan, costo dei trasporti crescente, rincaro dell’energia). La federazione industriali di Hong Kong  avverte che diecimila aziende che operano nella Cina meridionale potrebbero presto fallire.
    Insomma la globalizzazione predicata dalle armi USA sta crollando su se stessa, spargendo miseria anche fra i «favoriti». Il tutto sotto un regime di menzogna ufficiale che gabella l’inflazione al 5%, come le armi di distruzione di massa di Saddam e la bomba atomica di Teheran.
    In questa situazione, c’è però qualcuno che continua a credere che Bush sia un buon cristiano ed abbia fatto la cosa giusta: il Santo Padre. Ovviamente, è meglio informato di noi: dal cardinal Bertone - il segretario di Stato tifoso di calcio - e dal «politologo» Vittorio Emanuele Parsi, messo in cattedra alla Cattolica come fantolino di Ruini, e che sta ancora studiando da Katz. Alle elementari.
     
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    1) Ambrose Evans-Pritchard, «Support for euro in doubt as Germans reject Latin bloc notes» Telegraph, 13 giugno 2008.
    2) Ambrose Evans-Pritchard, «Emerging markets face inflation meltdown», Telegraph, 13 giugno 2008. Stephen Roach, «The new stagflation: an Asian export», Financial Times, 12 giugno 2008.
    3) Gareth Jenkins, «Turkey admits coordination with Iran», Asia Times, 13 giugno. «On June 6, General Ilker Basbug, the commander of the Turkish Land Forces, confirmed that Turkey and Iran were sharing intelligence and coordinating military operations against the Kurdistan Workers’ Party (PKK) - which is primarily composed of Turkish Kurds - and its Iranian affiliate, the Kurdistan Free Life Party (PJAK). (…) Turkey and Iran first signed a memorandum of understanding (MoU) on security cooperation on July 29, 2004, three months after PJAK’s inaugural congress in April 2004 and two months after the May 2004 decision by the PKK to return to violence following a five-year unilateral ceasefire. This agreement was reinforced on April 17, 2008, by a new MoU which foresaw a broadening and deepening of security cooperation between the two countries».
    4) Robert Baer, «How Iran has Bush on a barrel», Time, 11 giugno 2008. «The Iranians haven’t been shy about making clear what’s at stake. If the U.S. or Israel so much as drops a bomb on one of its reactors or its military training camps, Iran will shut down Gulf oil exports by launching a barrage of Chinese Silkworm missiles on tankers in the Strait of Hormuz and Arab oil facilities. In the worst case scenario, seventeen million barrels of oil would come off world markets (…) Four-dollar-a-gallon of gasoline only reflects $100 oil because the refiners’ margins are squeezed», he said. «At $300, you have $12 a gallon of gasoline and riots in Newark, Los Angeles, Harlem, Oakland, Cleveland, Detroit, Dallas».
     

    Eurocrazia - Rabbia sull’Irlanda

    Rabbia sull’Irlanda

    Maurizio Blondet    13 giugno 2008
     
    Fatto di significato umoristico: da diverse ore a Parigi, sull’edificio di Saint-Cloud che è la sede del Front National, sventola  il tricolore. Quello dell’Irlanda. «Stasera siamo tutti irlandesi!», si legge nel proclama emanato da Jean-Marie Le Pen.
    «Una volta di più la valorosa Irlanda ha dimostrato che quando i popoli si esprimono direttamente,  difendono i loro interessi nazionali. Che tutti i nazionalisti d’Europa trovino in questo risultato il coraggio  e la determinazione di combattere gli eurocrati brussellesi e i gestori del nuovo ordine mondiale, nemici dichiarati delle nazioni e dei popoli d’Europa! Nazionalisti di tutti i Paesi, uniamoci! Il trattato costituzionale è ormai caduco e la malefatta di Sarkozy, di far rivotare al congresso francese un testo identico a quello rigettato dal popolo francese, è cancellata».
    Quest’ultima frase è purtroppo lontana dalla realtà. Il governo francese e quello tedesco, Sarko & Merkel, avevano già deciso di pubblicare una dichiarazione congiunta sulla necessità di arrivare al completamento del processo di ratifica, «qualunque cosa accada», nei Paesi che non l’hanno ancora fatto. Tanto per capire le posizioni.
    Mentre le destre nazional-popolari (non dotate di kippà) esultano, Libération, il giornale della sinistra al caviale (posseduto dai Rotschild) vomita rabbia e disprezzo contro l’Irlanda (1).
    L’editoriale dice: «Quando è entrata nella comunità il primo gennaio 1973, l’Irlanda era povera e infelice. Il suo livello di vita tra i più miserabili del mondo occidentale, la sua società  fra le più primitive. Una Chiesa cattolica uscita appena dalla Controriforma le imponeva una frusta feroce in tema di costumi». Oggi il Paese «è coperto di case nuove», ed è «passato da James Joyce al SUV 4 per 4» (sai che miglioramento).
    Eppure, «si arroga senza esitare un dirittto e quasi un dovere d’ingratitudine». Il democratico autore schizza fiele contro «il meccanismo infernale dei referendum, queste macchine per far dire no alle domande che non sono poste», trionfo «della democrazia d’opinione con i suoi demagoghi, i suoi populisti e i suoi mitomani».
    L’Irlanda, coi suoi 4 milioni di abitanti, sta esercitando un «dispotismo», dice l’autore. Ha osato disobbedire «al 90% dei suoi sindacalisti, dei suoi intellettuali, dei suoi imprenditori (sic) e dei media (sic) che hanno spinto per il Sì».
    Appunto, questa è la libertà: non cantare nel coro. E infine, Libé propone di  sospendere «l’appartenenza» del Paese alle «istituzioni europee fino a che decida di riunirsi alla maggioranza che desidera avanzare». Insomma sanzioni ed espulsione di chi vota liberamente. E poi ci si meraviglia che la sinistra perda voti.
    L’autore di questa bava d’odio è Alain Duhamel, giornalista della «sinistra» ammanicatissima (suo fratello è il direttore generale di France Télévision), insomma la Casta che poppa dal denaro pubblico.
    Un altro esponente di questa sinistra, il ben noto Bernard Kouchner, aveva premuto sugli irlandesi con una dichiarazione anche più sprezzante: «Sarebbe molto, molto imbarazzante per l’onestà intellettuale che non si potesse contare sugli irlandesi, che - loro - hanno molto contato sul denaro dell’Europa». Insomma, vi abbiamo pagato.
    L’effetto è stato controproducente: i militanti per il No hanno diffuso miriardi di copie coi volantini sulla «french gaffe». Enda Kenny, segretaria del partito Fine Gael e pur militante per il Sì, ha ribattuto a Kouchner: «Gli elettori irlandesi sono capaci di fare le loro scelte da soli».
    Ma la sinistra al caviale non può fare a meno di mostrare tutta la sua altezzosità verso il popolo, ed esibire la sua aria di superiorità intellettuale. Mentre in realtà obbedisce agli ordini che vengono dal Bilderberg, dove il possibile no irlandese al Trattato di Lisbona è stato oggetto di preoccupate conversazioni a porte chiuse. In ogni caso, i poteri forti hanno ordinato ai loro maggiordomi «politici» di andare avanti che le «ratifiche» fasulle, fatte da parlamenti subalterni e non da referendum.
    L’eurocrazia è «autistica», ha detto persino il ministro francese degli Esteri, Fillon. Non vuole prendere atto che, nonostante menzogne e pressioni e minacce, non riesce a «vendere» la UE così com’è ai suoi cittadini. La sordità e cecità degli eurocrati e dei loro padroni transnazionali è però, in qualche modo, necessitata: oggi su Bruxelles pende la madre di tutte le crisi politiche, per non parlare del governo irlandese, che ha parteggiato con tutti i mezzi più discutibili per il sì.
    L’Europa senza democrazia è marchiata dalla illegittimità. Non prenderne atto, è l’unica difesa.
    In Francia appaiono manifesti non del tutto pubblicitari. Lo slogan dice: «Lovely day for a Guinness». E’ un bel giorno per brindare con la più célebre birra irlandese.
     
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    1) Alain Duhamel, «Le despotism irlandais», Libération, 12 giugno 2008.

    Intercettazioni 2 - Di Pietro

     
    Dal blog di Antonio Di Pietro:
     

    Il Governo ha violentato una norma necessaria ai magistrati. La proposta varata dal Cdm è solo una parziale marcia indietro rispetto agli annunci dei giorni scorsi, ed è grave.

    Alcune disposizioni sono illogiche, contraddittorie e controproducenti. Di fatto rendono più difficile un’intercettazione che è doverosa per la magistratura e necessaria per contrastare la criminalità. Ecco alcune perle:

    1) Il Governo intende limitare l’intercettazione ai reati da dieci anni in su e quindi rimangono fuori fattispecie di reato come il falso in bilancio, l’evasione fiscale, i reati societari in genere e la truffa aggravata ai danni dello Stato. Insomma proprio i reati tipici della “casta”. Non si capisce la ragione di questo o meglio la si capisce benissimo. E’ stata tolta ai magistrati la possibilità di intercettare proprio per quei cinque, sei reati limitati alla solita categoria di persone molto vicina agli interessi del Cavaliere.

    2) Per il Governo, l’ intercettazione deve essere autorizzata da ben tre giudici, collegialmente. Noi dell’Italia dei Valori non condividiamo questa impostazione. Infatti la proposta è incongruente rispetto al fatto che attualmente nell’ordinamento giudiziario è previsto il giudice unico per decisioni finali, come la sentenza. Abbiamo, dunque, da una parte il giudice unico che può decidere la condanna definitiva di una persona, dall’altra occorrono ben tre giudici anche per attivare le indagini preliminari. Soprattutto non siamo d’accordo perché quando si prendono decisioni che aumentano il lavoro dei magistrati bisogna anche creare le strutture e le condizioni che le supportano.
    Con lo stesso numero di giudici, con lo stesso numero di procedimenti in corso, ma senza riforme in ordine all’accelerazione dei processi, si finisce per imporre un alto carico di lavoro. Per cui, giorno dopo giorno, le stesse persone hanno un maggior numero di lavoro e i processi rallentano ancora di più invece di essere abbreviati.

    3) Il Governo ha previsto che i risultati delle intercettazioni per il procedimento penale non possano essere utilizzati in altri procedimenti. Questo lo contestiamo decisamente, proprio nel merito: riteniamo assurdo che mentre si ascolta un’intercettazione per uno specifico reato, tanto grave da aver messo l’utenza sotto controllo, se si vengono a scoprire elementi di prova in ordine ad un altro reato per cui si sta procedendo in un differente procedimento penale, non si possano utilizzare. Paradossalmente noi potremmo avere nei confronti dello stesso soggetto una Procura della Repubblica che procede per omicidio e la stessa Procura, ma con un altro pubblico ministero con un altro fascicolo che procede per accusa di rapina. Ad esempio: se un soggetto, indagato per omicidio, riceve una telefonata dalla quale si evince che lo stesso ha commesso un ulteriore e differente reato, non si può utilizzare l’intercettazione per l’altro procedimento. Quindi, la norma proposta dal Governo è un assurdo che serve solo ad impedire ai magistrati di utilizzare la nuova prova emersa dalla conversazione.

    4) Il Governo ha previsto che “sic et simpliciter” il risultato delle intercettazioni telefoniche non possa esser reso noto all’opinione pubblica prima dell’inizio del dibattimento.
    Noi dell’Italia dei Valori non lo condividiamo. Vogliamo ricordare che il dibattimento comincia dopo l’udienza preliminare e quindi può cominciare anche dopo anni dal fatto commesso. Bene, allora dobbiamo distinguere le telefonate utili per le indagini da quelle inutili, che non servono.
    Delle telefonate utili alle indagini e che facciano capire all’opinione pubblica cosa sta accadendo nel nostro Paese, dobbiamo stabilire, solo per ragioni di segreto investigativo, che non possono essere pubblicate fino a quando non sono conosciute dall’interessato. Ma nel momento in cui vengono conosciute dall’interessato, come ad esempio per un provvedimento di misura cautelare, a seguito di deposito, è bene che l’opinione pubblica sappia, perché siamo in uno stato democratico, chi e perché viene messo sotto indagine dalla magistratura e di cosa sia accusato. Ad esempio, secondo la proposta del Governo, casi come quello della clinica di Santa Rita a Milano non avremmo potuto conoscerli fino al momento dell’inizio del dibattimento. Credo, invece, necessario che l’opinione pubblica debba sapere in tempo cosa stia accadendo, senza aspettare l’inizio del processo.
    Altra cosa, invece, e totalmente diversa, sono le telefonate per fatti ininfluenti, in cui ben vengano gli atti di segretezza.
    Allora è giusto che chi ha divulgato l’intercettazione venga accusato, e non tanto i giornalisti che la rendono nota all’opinione pubblica.

    5) E’ falso che le intercettazioni siano consentite per i reati relativi alle indagini su mafia e terrorismo. Infatti rimangono fuori falsa testimonianza e altri reati connessi.

    Noi dell’Italia dei Valori faremo sentire le nostre ragioni dentro e fuori dal Parlamento e, nel caso di conversione del provvedimento in legge, proporremo un referendum.
    Così il Governo capirà che i cittadini non considerano queste norme una garanzia alla loro sicurezza.

    Intercettazioni 1 - Travaglio

     
    Dal blog di Beppe Grillo, "Passaparola" di Travaglio:
     
     "Buongiorno a tutti.
    Allora, sia nel blog di Beppe un certo Daniele mi chiede della legge sulle intercettazioni che è stata annunciata da Berlusconi al convegno dei giovani industriali a Santa Margherita Ligure – mi chiede e mi domanda se potrebbe essere incostituzionale o oggetto di un pronunciamento della Corte di Giustizia Europea – sia sul mio blog, voglioscendere.it, Cle e Carla C. mi chiedono anch’esse di parlare di questa legge. E allora parliamone perché è il tema del giorno e credo che rimarrà il tema della settimana e forse del mese. Siamo alla prima legge vergogna che riguarda i processi di Berlusconi e che ha qualche speranza di passare, dopo quella per ora tramontata sul patteggiamento allargato che avrebbe spostato in là i processi al Cavaliere. Intanto vediamo quello che vuole fare Berlusconi, secondo quanto lui ha annunciato di voler fare. Lui ha detto: “divieto assoluto di intercettazioni, salvo per i reati di mafia, di camorra, di ‘ndrangheta, di criminalità organizzata e di terrorismo”. Per chi le fa, cioè per i giudici che le dispongono al di fuori di questi reati – ammesso che ce ne siano ancora, ovviamente – e per gli agenti che poi le realizzano assieme ai gestori telefonici che prestano il loro supporto: cinque anni di galera. Questa la pena massima prevista. Per i giornalisti che le pubblicano, cinque anni di galera anche a loro. Si corona così il sogno del Cavaliere di arrestare tutti coloro che lo dovrebbero controllare e che lo controllano ancora, cioè magistrati e giornalisti. Invece di arrestare le persone che vengono intercettate e hanno commesso dei reati, si decide di arrestare coloro che le hanno scoperte e coloro che lo hanno fatto sapere. Che già non è male, devo dire. In più prevede, dice lui, “una forte penalizzazione economica per gli editori che pubblicano questi articoli contenenti intercettazioni”. Quindi, in teoria, dovrebbe essere condannata anche la sua famiglia, visto che i suoi giornali hanno abbondantemente pubblicato intercettazioni - sempre quelle degli altri di solito, mai le sue. L’annuncio era già scritto nel programma della Casa delle Libertà, era già stato detto in campagna elettorale. Il problema è che Berlusconi ha questa grande fortuna: viene sempre sottovalutato. Si dice: “sì, lui dice così. Poi in realtà non è vero…”. No, in realtà è vero. E infatti, ciò che sembrava impossibile, il divieto di intercettazioni per tutti i reati che non siano di mafia e terrorismo – stando a quello che lui dice, sempre che non sia stato frainteso o non parlasse a titolo personale – sarà oggetto della prossima legge in materia di giustizia. E così sono serviti tutti quegli allocchi, magistrati, associazione magistrati, partito democratico, che pensavano di poter dialogare con un soggetto del genere. Per fortuna che a mettersi di traverso contro il dialogo è sempre Berlusconi poi, alla fine. È interessante il fatto che lui annunci tutto questo proprio mentre a Napoli e dintorni lui va predicando che con lui ritorna lo Stato, arriva il pugno di ferro, arriva la tolleranza zero, arriva la certezza della pena. Arriva il castigamatti, insomma, e bisogna rigare diritto. E annuncia una legge che va esattamente in controtendenza. Non è una legge “ad personam”, nel senso che non serve solo a lui. È una legge “ad personas” nel senso che serve a tutta la classe dirigente. È un altro cunicolo enorme scavato sotto le carceri e sotto i tribunali per farci passare naturalmente le solite pantegane grandi così, ma da quello stesso cunicolo passeranno anche topolini medi e piccoli, che sono poi quelli che vanno ad accrescere l’emergenza sicurezza, la percezione di insicurezza. Ragion per cui poi bisogna ritornare indietro e fare altri pacchetti sicurezza. È un continuo. È il pendolo che una settimana dopo le norme per la sicurezza, torna indietro e si mette a salvare i colletti bianchi, ma anche, come vedremo fra un attimo, le principali categorie criminali che rendono rinomato nel mondo il nostro Paese. Facciamo degli esempi. Per l’omicidio, ad esempio, non è più possibile intercettare, se ha un senso quello che ha detto Berlusconi. Perché l’omicidio non è né mafia, né ‘ndrangheta, né camorra, o meglio, ci sono anche omicidi che non fanno parte di quelle organizzazioni. Per l’omicidio semplice - cioè io ammazzo un tizio non essendo un camorrista, un mafioso, un ‘ndranghetista e nemmeno un terrorista – non mi possono intercettare. Di solito, per scoprire chi è stato ad uccidere una persona si mettono sotto intercettazione tutti quelli che fanno parte della sua cerchia: parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro per cercare qualche attinenza tra la morte di quella persona e le conoscenze che ha. Non si potrà più fare. Quindi, molti più omicidi impuniti. Okay?
    Rapine in banca. Mettiamo che per fortuna una telecamera abbia ripreso di sguincio uno dei rapinatori e che gli inquirenti illuminando bene le immagini riescano a intuire chi potrebbe essere fra le loro vecchie conoscenze, spulciando tra le foto segnaletiche. Bene, per trovare la prova che è veramente lui gli mettono il telefono sotto controllo, vedono se parla di bottino. Se ne parla con altri complici, arrestano anche i complici e si riesce a sgominare la banda. Non si potrà più fare. La rapina, se non è fatta da mafiosi, camorristi o terroristi, sarà impossibile, o quasi, da punire...

    Mettiamo il classico caso del sequestro di persona a scopo di estorsione. Un gruppo di sbandati sempre più spesso capita, ormai non c’è più la grande “anonima sequestri”, ci sono gruppi di sbandati che si organizzano. Sequestri lampo. Prendiamo l’imprenditore. Ci facciamo dare il riscatto. Lo liberiamo. Di solito si mette sotto controllo il telefono della famiglia, i telefoni delle famiglie amiche, in modo che quando il sequestratore telefona per chiedere il riscatto si risale telefonicamente a lui e spesso lo si acciuffa. Con questo sistema sono stati sgominati moltissimi sequestri e restituiti alle famiglie tantissimi ostaggi. Perfetto. Non si potrà più fare. A meno che il sequestro non sia opera di mafia, camorra o ‘ndrangheta, però come sappiamo fanno i soldi in maniera diversa e molto più facile.
    Prendiamo il molestatore che telefona, con telefonate oscene, alla ragazza. Tipico caso: la ragazza fa denuncia, mettono il telefono sotto controllo, risalgono al molestatore e il molestatore viene preso. Non si può più fare. Perché? Perché, o il molestatore è un mafioso, un camorrista, un ‘ndranghetista o un terrorista, cosa che di solito non è, oppure niente da fare.
    Mettiamo una donna picchiata e violentata magari dall’ex marito o dall’ex fidanzato, o cose di questo genere. Trova il coraggio di denunciare. Mettono sotto intercettazione il presunto aggressore per vedere se è proprio vero ciò che dice la donna. Non lo si potrà più fare.
    Prendiamo la ricerca dei latitanti. Tutti quelli che sfuggono alla giustizia. Non lo so… dal mago di Vanna Marchi che scappa in Brasile, a quelli che fanno le rapina, a quelli che fanno gli omicidi, ecc. Ecco, se non sono mafiosi o terroristi, non si potrà più usare lo strumento delle intercettazioni per andare a vedere dove sono scappati e riacchiapparli.
    Finora non ho citato i reati finanziari naturalmente. Ci sono ancora le estorsioni. Pensate a quanta gente denuncia l’estorsore, quello che gli va a chiedere qualcosa, che li minaccia. Se non è un mafioso, non si potrà più controllare il telefono delle persone che ricevono queste richieste estorsive. Per non parlare delle truffe. Pensate a quante intercettazioni su Vanna Marchi ci hanno aiutato a scoprire le minacce che lei e la figlia facevano a quelle povere credulone che pagavano continuamente temendo chissà quali conseguenze negative, fino alla morte. Quelle telefonate non si potranno più, non dico utilizzare, non si potranno più intercettare e quindi ovviamente avremo molti più truffatori e molti più truffati perché poi alle vittime non ci pensa nessuno.
    Non ho parlato ancora dei reati finanziari che sono in realtà la vera ragione per cui non si vuole più che si utilizzi da parte della magistratura lo strumento delle intercettazioni. E questo è ovvio. Dato che i reati finanziari sono i più nascosti e i più difficili da vedere, non solo non si sa chi li ha commessi, ma non si sa nemmeno chi li abbia commessi. Mentre l’omicidio, la truffa, il furto, quelli si vedono perché c’è una vittima dichiarata che li va a denunciare. La corruzione, chi la viene a sapere? Se non parla quello che ha pagato e non parla quello che ha preso i soldi, la corruzione non si sa. E poi il falso il bilancio, chi lo può notare che un bilancio è falso? Quindi sono i reati che hanno più bisogno di intercettazioni. Bisogna scoprire anche che sono stati commessi, oltre a dover scoprire chi li ha commessi. Anche per questi, silenzio di tomba. Non sapremo mai nulla.
    Naturalmente, che cosa succede? Succede che tutti quelli che li commettono potranno commetterli liberamente. Quando passerà la legge, saranno molte di più le persone che li commetteranno perché a quel punto il rischio di essere scoperti e puniti è zero e quindi noi perderemo ancora più soldi con i reati finanziari di quelli che stiamo perdendo.
    Io vorrei fare solo alcuni esempi di processi dei quali non avremmo saputo nulla. Processi che non si sarebbero mai aperti, quindi tutti imputati che non sarebbero imputati se fosse passata questa legge.
    Il caso, per esempio, delle scalate bancarie. C’erano dei furbetti del quartierino che, contro la legge, cercavano di appropriarsi di due banche: Banca Nazionale del Lavoro, le cooperative rosse e l’Unipol di Consorte; Antonveneta, la Banca Popolare di Lodi di Giampiero Fiorani; Rizzoli Corriere della Sera, cioè il più grosso gruppo editoriale indipendente non controllato dai partiti, che doveva finire nella mani di Ricucci il quale poi, secondo alcuni, l’avrebbe girato ai soliti amici di Berlusconi. Bene, queste tre scalate furono bloccate da Clementina Forleo e dalla procura di Milano, grazie a intercettazioni. Con questa nuova legge, niente intercettazioni, scalate a buon fine. Compreso il loro protettore massimo, cioè Antonio Fazio, che continuerebbe a essere governatore della Banca d’Italia non sospettato di niente. Sebbene, come abbiamo visto dalle telefonate, fosse colui che faceva il regista e il giocatore di queste partite, nelle quali avrebbe dovuto rimanere terzo distaccato e arbitro.
    Nessuno saprebbe le cose perché nella legge si prevede anche che nessuno le pubblichi. Quindi, dato che il processo non è ancora partito, noi non sapremmo ancora praticamente nulla di Fazio. E quindi Fazio sarebbe doppiamente al suo posto, sia perché non sarebbe stato scoperto, sia perché, anche se l’avessero scoperto, nessuno avrebbe poi potuto raccontarlo.
    Pensate ai riscontri che sono stati trovati sulle denunce di Stefania Ariosto sui giudici corrotti a Roma, con tutte le intercettazioni dell’enturage del giudice Squillante, dell’avvocato Pacifico, ecc.
    Niente. La truffa di Milano di Poggi Longostrevi che faceva le ricette facili a spese della Regione, con i rimborsi gonfiati ecc. 150 medici condannati grazie alle intercettazioni. Niente. Non avremo più nulla di tutto questo. A Torino, l’amministratore delle Molinette arrestato grazie alle intercettazioni perché pigliava le tangenti in ufficio su ogni fornitura, Luigi Odasso, anche lui sarebbe ancora al suo posto. Pensiamo al Lazio, grazie alle intercettazioni hanno trovato i riscontri alle denunce di Lady ASL, quella che ha raccontato il grande scandalo della sanità, che poi è responsabile del grande buco della sanità del Lazio, che per fortuna si è tamponato grazie all’intervento della magistratura, non avremmo saputo quasi niente.
    Pensate al caso di spionaggio. I casi di spionaggio illegale che abbiamo avuto in questi anni. Lo staff di Storace che fa spiare Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo alla vigilia delle elezioni regionali del 2005.
    Il SISMI di Pollari e Pompa, che fa i dossieraggi sui giornalisti, i magistrati, i politici ritenuti pericolosi per Berlusconi. Il SISMI che, secondo l’accusa della Procura di Milano, collabora al sequestro di un cittadino egiziano, Abu Omar, a cui noi avevamo dato ospitalità per motivi politici e poi l’abbiamo fatto rapire dalla CIA e mandare in Egitto a torturare.
    Nulla si saprebbe senza le intercettazioni, nemmeno ovviamente di quel caso patetico del giornalista Farina, alias Betulla, che lavorava a depistare le indagini sul sequestro.
    Pensate ai dossieraggi della Telecom. I dossieraggi della security della Telecom. Migliaia e migliaia di dossier accumulati illegalmente da Tavaroli e i suoi uomini, tutto grazie alle intercettazioni. Non sapremmo nulla.
    Pensate a ministri, sottosegretari. Abbiamo il ministro Fitto, che è stato preso grazie a intercettazioni in un processo per le tangenti della famiglia Angelucci per le cliniche nella Puglia.
    Abbiamo il sottosegretario Martinat che è sotto processo a Torino per gli appalti truccati del TAV e della Olimpiade Invernale del 2006.
    Pensate al ministro Matteoli che addirittura è sotto processo per le fughe di notizie per abusi edilizi all’Isola d’Elba.
    Tutte persone che non sarebbero ovviamente sotto processo. Come ovviamente non sapremmo niente del ruolo avuto, secondo la procura di Genova, dal capo della Polizia dell’epoca, Gianni de Gennaro, nei possibili depistaggi delle indagini sul G8. Come non sapremmo nulla della mega truffa sui farmaci appena scoperta da Guariniello a Torino. Come non sapremmo nulla della mega truffa sui rifiuti appena scoperta, coi 25 arresti dai magistrati di Napoli, per quanto riguarda la Campania.
    Non sapremmo nulla quello che ha fatto Mastella, la sua famiglia e il suo partito, smascherati dall’inchiesta di Santa Maria Capoa Vetere, poi passata a Milano. Non sapremmo nulla delle ruberie sui fondi pubblici in Calabria, che De Magistris ha scoperto e infatti gli sono costate una dura punizione dal Consiglio Superiore della Magistratura, mentre alcuni colleghi gli stanno smontando le indagini. Ecco, da questo punto di vista Clementina Forleo e De Magistris con una legge come questa già in vigore da qualche anno sarebbero a posto, in una botte di ferro. Perché se la legge avesse loro impedito di scoprire gli scandali di bancopoli e della Calabria, loro non avrebbero pagato le conseguenze quindi, almeno dal loro punto di vista, questa legge li avrebbe lasciati lavorare in pace, proprio perché avrebbe impedito loro di lavorare e di scoprire alcunché.
    Allora, quali sono i motivi con i quali ci viene indorata la pillola. Ci viene presentata questa legge come assolutamente urgente e necessaria. Oggi si sono mossi anche insigni tromboni per dare copertura questa legge vergognosa. La prima è che bisogna tutelare la privacy. Naturalmente la privacy è già tutelata da una legge, persino eccessiva, che è la Legge sulla Privacy che però ha una clausola assolutamente ovvia. Cioè che la privacy può essere tutelata, salvo esigenze di giustizia. Quando ci sono esigenze di scoprire reati e tutelare le vittime di quei reati, la privacy viene meno. Ciascuno di noi rinuncia a un pezzo della sua privatezza per consegnare allo Stato la possibilità di difenderci quando poi viene attaccata, non la nostra privatezza, ma la nostra vita, la nostra incolumità, il nostro patrimonio, i nostri interessi. La privacy non c’entra nulla. E del resto, quando si chiede: “ma quando mai è stata violata la privacy dalle intercettazioni o dalla pubblicazione delle intercettazioni?” rispondono sempre: “la povera Anna Falchi che si è ritrovata un sms sui giornali che diceva “ti amo”. A chi? A Ricucci. Che era che cosa? Suo marito. Pensate che violazione della privacy far sapere che c’è una moglie che dice “ti amo” a suo marito. Deve essere stato un danno irreversibile. Per il resto sono tutte balle.
    Dicono che ci sono troppe intercettazioni. E qui non si sa rispetto a cosa. C’è un numero ideale, un numero perfetto di intercettazioni? Quale sarebbe? Il numero delle intercettazioni dipende dal numero dei reati che si commettono. In Italia ci sono quattro regioni nelle mani della mafia? Perfetto, avremo un po’ più di intercettazioni rispetto alla Finlandia o alla Danimarca.
    E poi non è vero che abbiamo troppe intercettazioni rispetto agli altri paesi, perché negli altri paesi non si sa quante siano le intercettazioni. L’unico paese di cui con certezza si sa quante intercettazioni si facciano è l’Italia. Per quale motivo? Perché in Italia le può fare soltanto la magistratura e risultano tutte, dalla prima all’ultima, con tanto di autorizzazione di un giudice terzo. Mentre all’estero le fanno i servizi segreti, le forze di polizia, senza nessun controllo. Pensate, in Inghilterra le fa perfino il servizio ambulanze. Ci sono 156 enti, compresi gli enti locali, che possono fare le intercettazioni. In America le fa la SEC, che è l’equivalente della nostra CONSOB, solo che quella funziona e che controlla appunto le attività di borsa.
    Quindi in Italia non è vero che ce ne sono di più, le controlliamo tutte. Mentre all’estero ci sono, ma non incontrollate, quindi non si sa quante sono.
    L’argomento che fa più presa è che costano troppo. Costano troppo, ci dicono. E allora io vi do i dati. Due anni fa, l’ultimo anno dei quali abbiamo le statistiche, le procure italiane, che sono 165, hanno speso per intercettazioni 240 milioni di euro. Secondo altri calcoli il coso sarebbe pure inferiore. Ma prendiamo per buono il più grosso, cioè 240 milioni di euro. Che erano 40 in meno rispetto all’anno prima. Sono quattro euro per ogni cittadino. Quattro euro e qualcosa per ogni cittadino. La domanda è: “siete disposti da dare quattro euro all’anno, cioè quattro caffè all’anno, per sentirvi più sicuri e protetti contro reati di ogni genere?”. Penso che la risposta, se la domanda viene posta correttamente ai cittadini, sia sì. Potremmo risparmiare? Certo, potremmo averle gratis le intercettazioni. Sapete perché le paghiamo? Le paghiamo perché lo Stato, quando da la concessione alla Telecom, alla Vodafone e agli altri gestori telefonici potrebbero mettere una clausoletta nella quale c’è scritto: “voi siete concessionari pubblici dello Stato italiano. Perfetto. Avete un obbligo. Quando un magistrato vi chiede di tenere sotto controllo un telefono, voi lo fate gratis. Invece lo Stato italiano paga i gestori telefonici che sono suoi concessionari. Per cui li potrebbe tenere per le palle e fargli fare quello che vuole. Quando un magistrato chiede a una banca: “fammi quell’accertamento bancario”, la banca mica si fa pagare. Eppure la banca è un ente privato. Questi sono concessionari pubblici e lo Stato italiano paga loro ogni intercettazione. E in più, ad ogni indagine che deve fare, affitta un macchinario che non è proprio, da un’azienda privata. Basterebbe comprarli una volta, i macchinari per fare le intercettazioni e i costi verrebbero praticamente azzerati.
    Quindi, vi stanno raccontando balle anche quando vi dicono che questa legge è per risparmiare sui soldi. No, questa legge è per risparmiare sui processi. A chi? A Berlusconi e alla classe dirigente. C’è un piccolo problema. Berlusconi naturalmente ha un processo in corso a Napoli, d’udienza preliminare, insieme al suo amico Saccà, direttore di Rai Fiction sospeso, perché? Perché al telefono gli prometteva aiuti per una sua attività privata, a Saccà, in cambio dell’assunzione da parte di Saccà di alcune ragazzine, di alcune ragazzine che interessavano in parte a Berlusconi, e in parte a un misterioso senatore dell’Unione che un anno fa, in cambio del piazzamento della ragazzina a Rai Fiction, a spese nostre, avrebbe fatto cadere il governo Prodi. Pare, come ha scritto Repubblica ieri, che ci siano altre telefonate ancora più sfiziose su questo vero e proprio uso criminoso della televisione pagata con i soldi pubblici.
    E allora? Bisogna impedire che vengano fuori, con una legge che salverà migliaia di criminali, per salvare uno o due imputati.
    Passate parola."
     
    April 24

    Bologna

    » Bologna «

    di Francesco Guccini

    Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
    col seno sul piano padano ed il culo sui colli,
    Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale,
    Bologna la grassa e l' umana già un poco Romagna e in odor di Toscana...

    Bologna per me provinciale Parigi minore:
    mercati all' aperto, bistrots, della "rive gauche" l' odore
    con Sartre che pontificava, Baudelaire fra l' assenzio cantava
    ed io, modenese volgare, a sudarmi un amore, fosse pure ancillare.

    Però che Bohéme confortevole giocata fra casa e osterie
    quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie...
    Oh quanto eravamo poetici, ma senza pudore e paura
    e i vecchi "imberiaghi" sembravano la letteratura...
    Oh quanto eravam tutti artistici, ma senza pudore o vergogna
    cullati fra i portici cosce di mamma Bologna...

    Bologna è una donna emiliana di zigomo forte,
    Bologna capace d' amore, capace di morte,
    che sa quel che conta e che vale, che sa dov' è il sugo del sale,
    che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita...

    Bologna è una ricca signora che fu contadina:
    benessere, ville, gioielli... e salami in vetrina,
    che sa che l' odor di miseria da mandare giù è cosa seria
    e vuole sentirsi sicura con quello che ha addosso, perchè sa la paura.

    Lo sprechi il tuo odor di benessere però con lo strano binomio
    dei morti per sogni davanti al tuo Santo Petronio
    e i tuoi bolognesi, se esistono, ci sono od ormai si son persi
    confusi e legati a migliaia di mondi diversi?
    Oh quante parole ti cantano, cullando i cliché della gente,
    cantando canzoni che è come cantare di niente...

    Bologna è una strana signora, volgare matrona,
    Bologna bambina per bene, Bologna "busona",
    Bologna ombelico di tutto, mi spingi a un singhiozzo e ad un rutto,
    rimorso per quel che m' hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato...